…I'll also show you a sweet dream next night…

About MEme – Giorno 5: Un episodio memorabile della mia vita

Eccoci arrivati all’ultimo appuntamento con l’About MEme!

Dopo mille riflessioni ho deciso di proporvi due piccoli episodi della mia vita, uno negativo e uno positivo.

Imprintig

Il 29 agosto 2013, a tarda sera, vengo chiamata da mia madre, che mi avvisa che “ci siamo”.
Parto da casa e mi dirigo all’ospedale. Incontro mia madre in sala d’aspetto e con lei resto per una decina di minuti. Poi mia madre viene invitata ad entrare per dare sostegno e io resto da sola ad attendere notizie, passeggiando freneticamente avanti e dietro, come una pazza, per tutta la stanza, al buio, apparentemente l’unica persona in quell’ala dell’ospedale, mandando a ripetizione la canzone con cui mi ero fissata quel giorno: Just Give Me a Reason, Pink.

Passa del tempo, ai miei occhi un’infinità!

Dopodiché vedo il ragazzo di mia sorella uscire, accompagnato da un’infermiera, tutto sorridente, con una cosetta microscopica tra le mani.
Ma dopo questa apparizione fugace, rimango nuovamente sola, in attesa che mia madre, insieme a mia sorella, escano dalla sala parto.
Quando finalmente le vedo, mia sorella sembra distrutta, come se avesse corso per chilometri (quando lei solitamente non copre un tragitto superiore a quello necessario per arrivare dal divano alla nutella) ma capisco che sta bene e che tutto è andato per il meglio.

Le seguo in camera e poi la vedo. Quella cosetta così piccola e morbida, addormentata, ancora un po’ rossa ma bellissima (cosa che non tutti i neonati sono appena nati, quando ancora hanno il viso schiacciato e paonazzo). E così poso gli occhi per la prima volta su mia nipote e accade questa specie di imprinting, per cui sono consapevole che penserò, probabilmente per sempre, che è la bambina più bella del mondo, anche qualora non dovesse più essere così o anche quando non sarà più una bambina.

Imprinting-cartoon_art

In questo caso il puncino coi cuoricini agli occhi dovrei essere io!

Secondo piano

Vi racconto poi di un fatto avvenuto più recentemente, ovvero quest’estate, per la precisione il 2 luglio.

Dormivo, come ho fatto per tutta l’estate, dal mio ragazzo e alla mattina alle 4 ci alziamo insieme perché lui deve andare a lavorare (attacca alle 5) e io quando posso gli preparo la colazione. Appena se ne va, io torno a letto e cerco di rimettermi a dormire (cosa non sempre facile, dato che dopo 5-6 ore di sonno non sei più così stanca da crollare… ma non sei neanche fresca come una rosa!). Quando mi alzo, verso le 8:15 mi accorgo che un paio di ore prima il mio ragazzo mi ha scritto per chiedermi se ricordo dove, il giorno prima, aveva messo i 20€ che voleva utilizzare per pagare al parcheggio ma che poi ha sostituito con gli spicci. Gli dico di no e lui mi chiede di controllare nelle tasche dei pantaloni che indossava quel giorno. Non c’erano. Decidiamo che li avremmo cercati meglio al suo ritorno a casa.
Mi metto quindi a fare colazione in sala e mentre guardo le repliche di Holly e Benji mi rendo conto che, fuori dalla finestra, al piano terra, il vicino del piano di sotto sta parlando con un carabiniere di qualcosa che si trova nei cespugli. Prendo al volo il cellulare per avvisare il mio ragazzo della situazione, pensando che fosse un’altra bravata dei ragazzini che due giorni prima avevano cercato di accendere un fuoco nel parco pubblico dietro casa, proprio sotto alle nostre finestre.

Ma non faccio in tempo a inviare il messaggio che sento il carabiniere che, ad alta voce, chiama il mio nome per intero.  Sbianco e immediatamente mi fiondo sulla mia borsetta, apprendendo che ciò che temevo è reale: il mio portafoglio non c’è più. Mi affaccio e dico che quello è il mio documento di identità, poi mi vesto di corsa e scendo. Scopro che i vicini sono stati derubati e che si sono ritrovati diversi oggetti davanti alla porticina del giardino. A quanto pare i ladri sono entrati in casa loro e, dopo averli derubati, sono saliti al piano superiore (sempre loro) e, passando dal loro balcone al primo piano si sono arrampicati sul nostro balcone, al secondo piano, e sono facilmente entrati in sala, dato che le finestre erano aperte per il gran caldo di quei giorni. A noi hanno preso solo i contanti, ma mentre nel portafoglio del mio ragazzo c’erano solo i 20€ famosi, il mio conteneva di tutto e per questo hanno ben pensato di prenderlo e portarlo fuori per spulciarlo meglio.

E’ così che abbiamo perso in totale 100€, ma siamo stati fortunati che non siano arrivati in camera (dormivamo con le porte della sala e della camera chiusa, quindi probabilmente non hanno voluto rischiare di far rumore aprendole).

Il mio ragazzo ci è rimasto male perché pensava che, vivendo al secondo piano, non rischiasse questo genere di furti. Io, invece, ho sempre avuto un po’ d’ansia a riguardo, ma non mi sono mai lamentata per non sembrare quella sempre troppo previdente… forse avrei dovuto farlo e ci saremmo risparmiati quest’episodio!
Per quanto mi riguarda, se il fatto non mi ha stupido poi molto, devo dire che, ora, riaddormentarmi quando il mio partner se ne va a lavorare è diventata un’impresa ancora più difficile!

lupin

Che poi, dato che il mio ragazzo si veste sempre da Lupin per i concerti coi Crostini d’Avena, posso dire che sono venuti a rubare a casa del ladro?

Si chiude qui l’About MEme, il meme per il 3° compleanno di Let’s Talk About It!
Spero di avervi tenuto compagnia in questa settimana e continuo a sperare che abbiate voglia di condividere qualcosa con me.
Inizia quindi il mio 4° anno di blog, spero di potervi regalare nuovi post interessanti e divertenti, magari mantenendo una certa costanza che, purtroppo, in tempo di esami e lezioni non mi ha caratterizza molto.

A presto,

Iya&Ceres

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2 Risposte

  1. La storia del portafogli è incredibile… panico totale.. sono cmq estranei che erano ad un soffio… @_@

    18 settembre 2015 alle 10:22

    • Esatto! Da una parte pensi “menomale che è stato un furto rapido e non si sono portati via altra roba”, ma poi pensi al fatto che delle persone sconosciute si sono intrufolate in casa tua mentre, tu eri in casa e dormivi! Non si può piú vivere tranquilli, neanche nei piccoli paesi o nelle piccole città! U.U

      18 settembre 2015 alle 10:56

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