…I'll also show you a sweet dream next night…

Talking about it

Chiacchiere di settembre

Salve a tutti!

Oggi dedico il post alle chiacchiere, perchè volevo comunicarvi un paio di cose e condividere con voi la mia attuale condizione.

Inizierei con il dire che l’8 settembre Let’s Talk About It ha compiuto ben 6 anni! YEEEEE!!!
Sapendo che questo momento si stava avvicinando, avevo già iniziato a meditare sui prossimi post da fare e, per festeggiare, vorrei riprendere il format Le Origini, che avevo lanciato lo scorso complyblog, per concludere con la mia prima serie fumettosa (che avevo lasciato in sospeso) e, dato che lo sto rivedendo ora con la dolce metà, vorrei parlare anche di quello che considero il primo anime che ha segnato l’inizio della mia passione per questo mondo (ovviamente, dopo averlo concluso… ci vorrà ancora un po’).

Il problema è che tutto questo non arriverà prima di ottobre, perchè, purtroppo, si avvicina una scadenza molto importante per la mia vita, di quelle che potrebbero sballare tutti i miei piani e, onestamente, farmi sprofondare in un’immensa agonia qualora non dovessi riuscire a compiere quanto mi sono prefissata. Per questo motivo potrebbe accadere, nelle prossime settimane, che le pubblicazioni rallentino o che, addirittura, si stoppino. Ve lo sto dicendo proprio perchè so che sarà una questione temporanea e volevo sottolineare il fatto che non ho alcuna intenzione di scomparire, nuovamente, per mesi. Per cui vi prego di pazientare … e magari di incrociare le dita per me!

Tra l’altro, anche se vorrei solo concentrarmi sui miei obiettivi, ho diverse cose a cui pensare. Solo questo week-end ho ben due matrimoni e sono giorni che cerco di contattare l’assistenza del pc perchè ci sono dei tasti che minacciano di abbandonarmi, nonostante questo nuovo e fantastico computer sia stato comprato solo a fine marzo. Dite che ho una qualche maledizione? Perchè è incredibile quanto gli impegni importanti richiamino altri impegni (e le spese altre spese)!

Per il resto, ho finalmente terminato il trasloco nella nuova casa universitaria e posso finalmente godere della pace che, nella vecchia casa, mi era stata negata. Vi scrivo giusto ora dalla nuova postazione, sotto la guida nyan-osa di un sensei speciale

Il mio nuovo collaboratore e guardiano: Nyanko-sensei (versione tazza-portapenne)!

Che altro dire… Spero che i post di quest’ultimo periodo vi siano piaciuti e volevo approfittare di questa chiacchierata per chiedervi quale tipologia di articolo preferireste vedere nel prossimo futuro: ho tante idee in cantiere e diverse bozze lasciate in sospeso, per cui potrei anche optare per dare la precedenza alla categoria che preferite. Volete qualche articolo sugli anime? Preferite un post personale? O volete che continui con le pubblicazioni randomiche a sorpresa?

Come sempre, vi ringrazio per avermi seguita,

a presto!

Iya&Ceres

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I Nani

Dato che Nyu me l’ha richiesto (la mia prima rischiesta!) vi parlo dei piccoli nanetti che stiamo ospitando a casa. Per farlo, però, dobbiamo fare un passo indietro e partire dall’inizio.

Foto de I Nani, direttamente dal post precedente…

Ho una casa in campagna, in cui mia nonna alleva animali e coltiva frutta e vegetali per il nostro consumo domestico. Da che ne ho memoria, abbiamo sempre avuto gatti in questa casa, ma, come si può ben immaginare, non sono animali molto addomesticati: gli si dà un po’ di crocchette, gli avanzi del cibo e accesso alla stalla, ma per il resto vivono liberi, cacciando topi e scorrazzando per il mondo. Questo stile di vita libero e selvaggio potrebbe sembrare l’ideale per un gatto, ma porta con sè delle ovvie conseguenze. Infatti, per via del loro girovagare e di qualche vicino non particolarmente amante dei gatti, il numero di questi animali è mantenuto costante nonostante non siano castrati o sterilizzati perchè c’è un continuo ricambio. Alcuni scompaiono, altri vengono ritrovati morti mesi dopo… fatto sta che la vita media del più di loro si aggira sull’anno e mezzo e la massima è di 3 anni.

Ovviamente è una situazione che non mi riempe particolarmente di gioia, ma non posso neanche farci granchè, dato che mia nonna è irremovibile su alcune scelte e dato che in questo contesto campagnolo vige la filosofia “meglio una vita breve ma libera piuttosto che lunga rinchiusi in appartamento“. E, da una parte, potrei anche essere concorde, se non fosse che ho sempre la sensazione che alcuni vengano fatti fuori da estranei per futili motivi (e questo mi fa imbestialire).

Detto ciò, in questo instabile contesto è nata una nuova cucciolata di micini, composta, appunto, dai due nani in questione. Sembrava che tutto andasse per il meglio ed eravamo stupite nel vedere che anche mamma gatta, che con la scorsa cucciolata ha dimostrato l’istinto materno di un sasso, al punto che per farle allattare i cuccioli l’abbiamo dovuta chiudere per settimane in casa con solo i due piccoli, si stava impegnando. Poi, però, mamma gatta è scomparsa e non ha più fatto ritorno e i cuccioli, che avevano solo una settimana, hanno rischiato di fare una brutta fine.

Ed è così che, a pochi giorni dall’inizio delle mie vacanze sarde (vedi qui, qui, qui e qui), mia madre mi comunica che ha portato i nani a casa mia, che si sta occupando lei di allattarli… e che questo gravoso onere di badarli, al mio ritorno, sarebbe stato scaricato sulle mie spalle.
[Grazie mamma, che prendi sempre le decisioni al mio posto senza consultarmi. Grazie tante.]

Sono quindi pronta a presentarvi I Nani:

Attenta a cosa fai con noi…

Cosa posso dire de I Nani?

Innanzitutto, che sono adorabiliquando dormono! Perchè da svegli sono iperattivi come tutti i cuccioli e quando devono mangiare vengono posseduti dal demonio. Ancora pigolano al posto di miagolare, ma quando li metti davanti alla siringa con il latte (perchè ancora fanno una certa difficoltà a bere dal piattino) diventano indemoniati, si arrampicano con le loro tenere e dolorosissime unghiette sulle gambe, perforando con estrema facilità qualsiasi pantalone, si azzuffano a vicenda per avere la precedenza e, se non vengono immobilizzati anteriormente durante l’allattamento, iniziano a graffiarsi da soli, muovendo le zampette come se stesseo nuotando, per cercare di acchiappare la siringa.
Dei piccoli geni, insomma.

Sono due maschietti e nonostante siano fratelli, sono abbastanza diversi tra di loro.

Il più piccolo è quello un po’ meno autonomo, che impiega più tempo per imparare a mangiare autonomamente, ma per questo è quello più feroce e spietato quando ha fame e deve bere dalla siringa. E’ quasi ingestibile, in certi momenti! Ha sviluppato meno anche fisicamente, rimanendo un po’ più corto dell’altro, un po’ più goffo e con lo sguardo ancora un po’ perso. Gioca spesso con il fratellino, ma gradisce molto anche fare delle belle pause sulle sue “mamme” (ovvero io e mia madre, coloro che li sfamano) e dormire ciucciandosi la zampetta, come farebbe un bambino piccolo con il pollice.
E’ un po’ il mammone dei due!

Perdonate le immagini mosse, ma i nani non stanno mai fermi!

Il più grande, invece, oltre ad essere cresciuto più velocemente, è anche quello più intraprendente e che apprende prima. Questo deve essere legato al fatto che, quando mia nonna si è resa conto che mamma gatta non si vedeva da un po’, lui era quello che più ne aveva risentito ed era talmente mal messo che non riusciva più neanche a miagolare. Per questo motivo è stato, presumo per istinto di sopravvivenza, quello che ha imparato in fretta ad adattarsi anche all’allattamento artificiale e che quindi ha superato in breve tempo il fratellino nella crescita. E’ un gran giocherellone e cerca sempre di predare il fratello per gioco, preparando agguati e lanciando sfide (tra l’altro vederli mettere di fianco e gonfiarsi per sembrare più grossi, ma rimanere delle dimensioni di un nano-peto, mi fa sempre morire dal ridere).
Anche lui ama le coccole, ma solo quando ha corso in lungo e in largo per casa, quando lo prendi in braccio e inizi a fargli i grattini sul pancino o sulla testa. A quel punto cade nel mondo dei sogni e ci rimane anche se il più piccolo abbandona la sua posizione comoda sulla “mamma” e inizia a morderlo prepotentemente perchè vuole giocare.

Nonostante richiedano ancora non poche attenzioni, sono due amori e devo dire che mi ci sto affezionando. Però non hanno ancora dei nomi, perchè non è certo che rimangano qui da me.
Mia nonna è convinta che verranno riportati in campagna e mia madre, nonostante sotto sotto li adori alla follia, non fa che lamentarsi del fatto che non può stargli dietro e che la nostra gatta li odia. Cosa non del tutto falsa, in realtà, ma perchè nessuno li ha fatti avvicinare gradualmente e lei, che è un gatto abbastanza poco socievole (e pure un po’ stupido), si è ritrovata due cose lamentose e puzzolenti nella sua proprietà. Pare che un pochino si stia abituando alla loro presenza, pur continuando ad odiarli, ma sembra proprio che mia madre sia intenzionata a rimpatriarli appena saranno autonomi a tutti gli effetti.

Dopo la fatica che abbiamo fatto per salvarli, riportarti in un posto in cui vivrebbero al massimo 2 anni mi sembra un pochino triste, ma dato che a breve ricomincerò con gli impegni universitari e che, comunque, è mia madre a spesare le bestiole di casa, so di non avere molta voce in capitolo.

Chissà come andrà a finire… Intanto cerco di godermeli e curarli al meglio, senza farmi troppe illusioni.

Ninne su “mamma”

Avete esperienze simili con gli animali? Siete per la “vita wild” o per far crescere i gatti in ambienti relativamente protetti? Fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres


Vacanze Sarde – Capitolo 4: Sayonara Carloforte, rientro e souvenir

Come potrete facilmente dedurre dal titolo, questo è l’ultimo post riguardo le mie vacanze. Purtroppo sono già rientrata a casa da una settimana e devo dire che il ritorno alla vita reale è stato piuttosto brusco, tanto che ho dovuto rimettermi a lavorare il 15 stesso e, nei giorni seguenti, mi sono occupata del trasloco all’università (ho cambiato appartamento per via di un’incompatibilità viscerale con il nuovo coinquilino).
Ma, volendo tornare ad argomenti più piacevoli, sono qui per mostrarvi le ultime foto che ho scattato prima di rientrare, oltre, ovviamente, ai diversi souvenir che ho riportato con me.

Dato che avevo necessità di essere “a lavoro” il 15 sera, siamo partiti la mattina molto presto (sveglia alle 6:00, partenza da Carloforte alle 6:45). Anche se chiudere le vacanze con una sveglia così presto è abbastanza demoralizzante, lo spettacolo che l’alba ci ha offerto ha reso il tutto molto più confortevole, anche se mi ha dato da subito l’impressione che avrei sentito la nostalgia di questo piccolo angolo di paradiso.

Ho portato diversi souvenir a casa con me, impresa che non è stata semplice, dato che viaggiavo in aereo con il solo bagaglio a mano. A darmi più problemi, sia per lo spazio che per i controlli in aeroporto, è stato il regalo preso per mia madre, ovvero un Bonsardo, un bonsai della macchia mediterranea, per la precisione una piantina di mirto che ho deciso di chiamare Mirtina. Ho scelto questa piantina sia perchè mi sembrava un regalo molto particolare da fare (e molto tipico), sia perchè le foglie e i rametti possono essere usati in cucina (soprattutto per insaporire la carne) e le bacche del mirto possono essere usate per fare l’omonimo liquore (forte, ma molto buono). Spero che mia mamma sappia prendersene cura e farlo fruttare (nel vero senso della parola).

Gli altri souvenir, invece, sono più canonici. Ho preso delle presine fatte dalle signore del luogo per le mie nonne, calamite e prodotti di oggettistica vari per gli amici e per mia sorella. Ho deciso di fare due vasetti con sassi, sabbia e conchiglie (il regalino home made è sempre carino) e il risultato non mi è sembrato male. Uno di questi credo lo terrò per me, così come il telo che ho comprato nei primi giorni e che ho portato per me durante tutti gli spostamenti per le spiagge dell’isola.

Non c’è che dire, i souvenir di Carloforte sono troppo carini!

 

Foto brutta di un bel telo.

Spero che abbiate gradito queste ultime immagini della vacanza, che dal prossimo post si torna a parlare di tutt’altro.
Mi auguro che vi stiate divertendo e che abbiate goduto anche voi delle vostre ferie.

A presto,

Iya&Ceres

Ps: nel mio pacchetto di cose da fare al rientro, è compresa anche l’impresa “allattamento nani“.

 


Vacanze Sarde – Capitolo 3: Altre spiagge e panorami da togliere il fiato.

Come già sa chi ha letto la mia comunicazione d’emergenza sul blog (che verrà cancellata alla pubblicazione di questo articolo), ho avuto una serie di problemi con i miei dispositivi elettronici e non ho potuto continuare il tempo reale il racconto delle mie vacanze sarde. Tuttavia non mi sono trattenuta nel far foto e quindi eccomi a illustrarvi ancora le spiagge e i bellissimi luoghi che ho visto a Carloforte.

Dato che vi ho lasciato raccontandovi di alcune delle spiaggette che si possono frequentare, da qui riparto: quella che vedete qui sotto è Punta Nera, ed è stata la spiaggia comune che ho preferito come meta di tutti i giorni, perchè era vicina al centro, sabbiosa, spaziosa e l’acqua sempre cristallina. Come tutte le spiagge “comode”, anche questa era piena di famigliole e bambini, ma l’ho trovata piacevole e rilassante. Tra l’altro, la presenza del piccolo bar era sicuramente una comodità aggiunta (anche se i prezzi, al solito, non erano dei più bassi).

Notare la differenza tra la foto controluce fatta dal cellulare e quella fatta, in un altro momento, da macchia fotografica.

Tra le altre spiagge con bar e sabbia c’era la Bobba, che noi abbiamo visitato una sola volta, non per l’aspetto, ma perchè era sempre affollatissima, al punto che anche trovare un piccolo spazio per posare il telo era un’impresa. Per questo, data la somiglianza con altre mete (come la sopracitata Punta Nera), abbiamo deciso non valesse particolarmente la pena tornare e fare a pugni con gli altri turisti. Peccato.

Gente. Gente ovunque!

Parlando invece di spiagge un po’ più particolari, tra le prime che abbiamo visitato c’è stata Lucaise (che, per altro, si scrive con un accento introvabile/irriproducibile sulla u). Per arrivarci bisogna camminare un pochino, fare una bella discesa polverosa e poi si ritrovano una piccola striscia di sabbia (un altra spiaggia che, come le altre, si è ridotta drasticamente quest’anno) e degli scogli, dal quale molti ragazzi amano tuffarsi in acqua. Il mare è sempre limpido, ma, soprattutto dalla parte “rocciosa”, il fondale non è sabbioso, quindi questo potrebbe essere sfavorevole per chi cerca un ingresso in acqua facilitato. O per chi, come me, ama sapere cosa ha sotto i piedi quando è in acqua e odia mettere le zampe sulle alghe viscide che crescono sul fondale roccioso.
Si, sono una bambina lamentosa.

Come potete notare, il sole non è stato molto collaborativo in buona parte di queste foto.

Per qualche giorno abbiamo avuto anche la fortuna di avere la macchina a disposizione e per questo abbiamo optato per visitare due luoghi un po’ fuori mano. Tra di questi, c’è Cala Fico, raggiungibile sempre dopo una piccola camminata. Sostanzialmente è un piccolo piano roccioso tra due scogliere e il mare, qui, è decisamente più impetuoso che nelle spiaggette normali, per via del tragitto che compie per entrare in questa specie di baia. Tuttavia, il suo aspetto “wild” la rende sicuramente una meta degna di visita, anche se non si ha l’intenzione di fare il bagno.

Vista dall’alto (poco dopo il parcheggio)

“Riva rocciosa”

L’altra meta che abbiamo raggiunto grazie alla macchina è dall’altro versante dell’isola rispetto a Carloforte ed è la zona del faro. Oltre ad ammirare il faro in sè, dal parcheggio si accede a una piccola strada in mattoni che porta ad una terrazza sul mare, da cui si può godere di un meraviglioso panorama.

Concludo questo post mostrandovi quella che, per me, è stata la meta più spettacolare da vedere, ovvero la zona delle Conche. Anche in questo caso, la strada per arrivare al mare è un po’ lunga (soprattutto in assenza della macchina, perchè i mezzi pubblici rimangono solo sulla strada principale) e il tragitto non è sempre comodo, per cui è consigliato avere un abbigliamento adatto per raggiungere la destinazione, ma decisamente vale la pena fare qualche passo in più, pur di ammirare questa location rocciosa.

I più temerari si tuffano dalla cima delle due scogliere, in quell’insenatura…

 

… chi, invece, preferisce entrare con più calma (tipo me), può approfittare di questa piccola piscina naturale per immergersi!

Che dite, ho dei buoni gusti in fatto di location?

Spero che questo post vi sia piaciuto. Vi lascio i link per il primo (qui) e il secondo (qui) post delle vacanze sarde, qualora vogliate recuperarli.
Come sempre, se avete voglia di raccontarmi delle vostre vacanze, sarò felice di leggere le vostre avventure!

A presto (tecnologia permettendo),

Iya&Ceres

 


Altro che ciclo…

Ci sono molti pregiudizi fastidiosi legati al nervosismo femminile, tra cui, il principale e più odioso, vede le donne infuriarsi irragionevolmente “in quei giorni“. Perchè, si sa, perdere sangue ci rende dei mostri spaventosi e vogliosi di succhiare energie agli altri e sfogare la nostra ira sul prossimo (che poi, non so voi, ma io solitamente non ho neanche le forze per arrabbiarmi).
Per quanto quasi tutti i pregiudizi abbiano una base di verità, lo scarica barile che si fa nei confronti delle donne in questi periodi critici è veramente esagerato e, tra l’altro, quanto si può ritenere il ciclo responsabile di certe variazioni emotive?
Nel mio caso, le cause di instabilità sono solitamente altre e oggi vi parlo dei 3 fattori che più influenzano (REALMENTE) il mio umore.

1) IL SONNO e il pessimismo cosmico

La carenza di sonno è una delle condizioni che più mi caratterizzano e le cause più comuni sono: incubi notturni, rumori esterni (ho il sonno abbastanza leggero), ansia eccessiva, il troppo caldo, etc…
Generalmente il dormire poco una sola notte non comporta alterazioni sostanziali nella mia persona, ma quando il mio sonno viene disturbato per diversi giorni consecutivi, inizio ad accusarne le conseguenze. La prima a risentirne, ovviamente, è la mia capacità di concentrazione, quindi rendo meno, soprattutto nello studio, ma anche nel lavoro o nella scrittura (divento praticamente incapace di formulare frasi intere di senso compiuto). Più i giorni passano, più il percepire tutto in maniera ovattata mi fa sentire confusa e incapace. Sbaglio spesso nel parlare e devo dire che anche il mio aspetto fisico non ne giova (ho le occhiaie anche a riposo, figuriamoci se sono stanca), cosa che intacca ulteriormente la mia autostima.
Tutto questo, come è prevedibile, mi porta a uno stato di pessimismo cosmico, in cui non mi sento più in grado di portare a termine alcun progetto.
Altro che ciclo…

2) LA FAME e l’impazienza

Lo dico apertamente e senza vergogna: sono una persona che ama mangiare. Quantitativamente non mangio neanche troppo (a parte durante eventi gioiosi e feste, in cui mi permetto di divorare anche il tavolino), ma ho bisogno di sgranocchiare frequentemente qualcosina, soprattutto se studio o lavoro. Quando questo non è possibile, la fame arriva e va ad ondate: all’inizio è un leggero languorino (della serie “Ambrogio, portami un Mon Cheri!”), poi questo passa e pare si possa tornare a concentrarsi su quanto si stava facendo; poi però quella sensazione torna, più forte di prima, facendoti brontolare lo stomaco e sai che devi per forza trovare qualcosa per fermare la situazioni… perchè, se non ci riesci, arriva la fame nera, quel vuoto allo stomaco che a volte si unisce a un leggero senso di nausea e che ti corrode lentamente dall’interno e tutto ciò a cui riesci a pensare, a mo’ di zombie, è “ciboooo!”.
Conscia che allo step 2 segue inevitabilmente lo status zombie-like, già all’arrivo del rumoroso richiamo dello stomaco la mia mente inizia a riorganizzare gli impegni in maniera meno lucida, posticipando alla fase post-prandiale tutto ciò che è troppo lungo o difficile da fare, che “a stomaco pieno si lavora meglio!”. Anche se immagino che a vedermi da fuori sembrerò solo una persona stranamente frettolosa, che sospira ad ogni nuovo imprevisto perchè annoiata o alterata (mentre dentro di me già riescheggia la voce dello zombie:”fameeeeee… cibooooo!”).

3) IL DENARO e il duo ansia-irrequietezza

Sono sempre stata della convinzione che i soldi non fanno la felicità, ma l’essere una studentessa perennemente al verde mi ha messo di fronte al fatto che, invece, l’assenza di denaro provoca in me una condizione di ansia perpetua (per cui, ecco, un po’ di denaro nella vita è auspicabile).
Vi spiego più o meno come è la mia situazione: vivo ancora a carico dei miei perchè studio (cosa che in sè è già abbastanza ansiogena di suo) ma i soldi che mi passano sono quasi interamente necessari per le spese base di uno studente fuori sede, quindi coprono affitto, trasporto e una spesa moderata. Se tutto va bene, i restanti dindini bastano anche per le bollette e per qualche, piccolo extra (es: un paio di fumetti al mese). Ma non sempre tutto fila liscio come l’olio e già il ritrovarmi con più bollette da pagare contemporaneamente o altre spese improvvise (come compleanni, feste di laurea, matrimoni, etc…) può alterare questo delicato equilibrio. Quando questo accade, mi ritrovo a calcolare al centesimo ogni mia spesa (anche alimentare, non crediate che le battute sugli studenti universitari che vivono di pasta con il tonno siano mere leggende metropolitane), pregando che non subentrino altri inconvenienti prima dei versamenti mensili dei miei genitori. Come potrete immaginare, essendo io già di mio una persona tendente all’ansia, in questi giorni di attesa divento emotivamente instabile e alterno momenti di tranquillità ad attimi di abbattimento o irrequietezza (che sfociano spesso in incubi e insonnia, il che ci riporta al punto 1!). E, si, forse in questo ultimo caso anche l’arrivo del ciclo ci mette del suo… se pensate a quanto costano gli assorbenti!

Detto questo, spero che questo post ironico vi abbia divertito. Il mio scopo, spero si sia capito, era quello di sottolineare quanto una persona sia complessa e non possa essere riassunta in uno stereotipo, soprattutto perchè, tra i tanti legati all’immagine femminile, questo è forse quello che, nella vita di tutti i giorni, più mi ritrovo davanti e quindi più mi dà fastidio.

Quali sono i pregiudizi che più vi danno sui nervi? E quali le cose che vi destabilizzano emotivamente?

A presto,

Iya&Ceres


Vacanze Sarde – Capitolo 2: Carloforte

Rieccomi a parlarvi del mio viaggio estivo in Sardegna.

Carloforte, come accenavo nello scorso post (qui) è l’unica città dell’isola di San Pietro e conta poco più di 6 mila abitanti. Pur essendo una località molto turistica, è di dimensioni modeste e molto tranquilla, per cui è perfetta per chi vuole godersi il sole e il mare, ma non ha interesse per la movida. Tra l’altro, gli edifici sono colorati, la città è molto pulita e la miriade di baretti e locali invogliano a fermarsi. Certo… è pur sempre una località turistica di mare, per cui i prezzi non sempre sono altrettanto invitanti.

 

 

Oltre alla cittadina, abbiamo già visitato diverse spiaggette. Il mio ragazzo, tra l’altro, è rimasto alquanto sconvolto nel vedere gran parte di queste ridursi drasticamente rispetto all’anno precedente. A quanto pare il mare, quest’anno, è stato abbastanza prepotente e le ha divorate.

La prima in assoluto è stata Girin. Molto più piccola che in passato, è comunque adatta a tutta la famiglia e anche per questo era decisamente affollata. Il mare è fantastico, l’acqua è trasparente e molto fresca.

Il giorno dopo siamo andati a Guidi. Questa, inizialmente, era una spiaggia mista, con rocce e sassi che lasciavano posto a una striscia di sabbia prima di arrivare al mare. Come potrete capire dalle foto qui sotto, la striscia sabbiosa è praticamente sparita, ergo rimane un posto ideale solo per chi non ha problemi a stare su una pavimentazione dura. Io, per esempio, l’ho trovata comunque piuttosto piacevole e sicuramente ha il vantaggio di essere molto meno affollata della precedente.

Infine abbiamo provato La Caletta, quella che ancora è la spiaggia più grande e che pare aver risentito meno dell’influenza del mare. A base sabbiosa, data la vastità del posto è meta prediletta delle famiglie. Unica pecca, per i miei gusti, è il tappeto abbastanza ampio di alghe che separa la riva dal mare “pulito”. L’acqua, tuttavia, rimane sempre limpida e assolutamente magnifica. Inoltre pare che, quando c’è un po’ di vento, si formino delle belle onde… quindi non escludo che potremmo provare ancora ad andarci (e io, da bambina viziata, mi farò nuovamente trasportare sulle spalle dal mio compagno per evitare il viscido muro di alghette).

Se osservate bene, in questa foto potrete avvistare due esponenti della razza felina, ahimè, piuttosto rara in quest’isoletta.

Spero che queste foto vi siano piaciute e vi abbiano un po’ fatto sognare, soprattutto se siete tra gli sfortunati che ancora non sono andati in ferie. L’esplorazione, comunque, continua, quindi spero di potervi aggiornare presto!

Iya&Ceres