…I'll also show you a sweet dream next night…

Music

Chiacchiere di metà ottobre

Con delle chiacchiere vi ho lasciato quasi un mese fa e con chiacchiere di aggiornamento riprendo a scrivervi quest’oggi. Comincerei dicendovi che il tanto odiato e temuto ostacolo che mi si poneva davanti è stato superato con successo, levandomi di dosso uno stress non indifferente. Volendo andare ancor più nello specifico, posso dire di essere, finalmente, riuscita ad accedere all’ultimo anno dell’università che frequento e che quindi inizio a intravedere una piccola luce alla fine di questo lungo e tortuoso tunnel. Certo, di esami ancora ne mancano e sono i più tosti della facoltà (perchè, ovviamente, più si avanza, più ci si addentra nelle materie d’indirizzo) ma l’aver superato l’ultimo blocco crediti e l’aver svolto tutta la parte sperimentale della mia tesi (durante il famoso “maggio di fuoco” di cui vi ho parlato qui) mi fa sentire molto più vicina al raggiungimento della tanto agoniata e sudata laurea.

Ho inoltre finito il periodo di lavoro “part-time” che ho svolto da giugno a settembre e vorrei poter dire che anche questo mi riempe di gioia… ma dato che ancora non vedo arrivare i sonanti dindini che mi spettano, preferisco evitare di cantar vittoria. Tra l’altro il Lucca Comics, uno dei motivi per cui ho deciso di darmi da fare con questo lavoro, si avvicina rapidamente e io temo di non raggiungere in tempo il budget utile che ho tanto bramato, da poter sperperare in fumetti, anime e oggetti di ogni tipo. Non ci voglio pensare…

Quest’immagine potrei usarla all’infinito.

Comunque, qualche arrabbiatura a parte, sono carica e pronta a riprendere in mano tutto ciò che ho dovuto tralasciare in questo pesantissimo mese buio, compresa la cura di me stessa e il mio blog.
Tra le altre cose, è da un po’ che sto meditando sul cambiare un po’ qualche aspetto estetico di questo mio piccolo spazio virtuale e ho già iniziato a pensare a come farlo. Non so quanto riuscirò a combinare, anche perchè non sono poi così brava nel modificare immagini, ma spero di riuscire a tirar fuori qualcosa di carino. Per cominciare, l’immagine di inizio post è fatta da me e pensavo di tenerla fissa come intro agli articoli della categoria “Talking About it“. Che ne pensate? Vi piace?

Poi, lo scorso mese mi ero ripromessa di parlarvi della musica che stavo ascoltando per rilassarmi o come sottofondo per i momenti di studio e, invece, me ne sono totalmente dimenticata. Approfitto, quindi, di questa chiacchierata per rimediare.
Considerando che non posso ascoltare qualsiasi genere di musica mentre studio, perchè le canzoni che mi piacciono troppo o che mi viene da cantare mi distraggono da ciò che sto facendo, nell’ultimo periodo mi sono data a un sottogenere musicale che ho scoperto quest’anno: il Lofi Hip Pop o Chill Pop o in qualsiasi modo venga ufficialmente definito. Sono pezzi brevi, semplici, più o meno rilassanti, a volte con qualche traccia audio parlata o con effetti, come la pioggia, di sottofondo. Ovviamente, per farvi capire meglio, vi posto qualche sequenza che mi è piaciuta molto, presa YouTube.

Questi due mix li ho ascoltati moltissimo, soprattutto quando dovevo sgombrare la mente da altri pensieri al di fuori dello studio o di ciò a cui mi stavo dedicando. Come potete sentire, non sono pezzi canticchiabili o complessi, ma proprio per questo evitano di instaurarsi e prendere il sopravvento nella mia testolina bacata.

Sempre in questo periodo, ho recuperato i brani composti da un ragazzo che seguo da qualche mese, sempre su YouTube. Si chiama Adrian Von Ziegler e compone un sacco di bellissime canzoni, molte in stile celtico o con richiami al fantasy. Per questo, oltre ad ascoltarle per darmi la carica nei giorni subito prima dell’esame, le abbiamo spesso utilizzate, con i miei amici, per le sessioni di D&D. Anche in questo caso, vi posto alcuni dei miei pezzi preferiti, perchè penso che questo ragazzo meriti di essere conosciuto.

E per ora, questo è quanto. Sta volta credo di aver detto tutto ciò che volevo condividere con voi. Per cui, vi saluto e vi chiedo di dirmi se vi sono piaciuti i pezzi/generi che vi ho condiviso e di farmi sapere cosa ascoltate voi quando dovete rilassarvi o concentrarvi.

A presto,

Iya&Ceres

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Il suono del mio 2016

Un altro anno sta volgendo al termine.

Devo dire che, per la sottoscritta, il 2016 è stato un anno ricco di avvenimenti e di emozioni, discretamente strano e che, in tutta onestà, ha lasciato in me una discreta sensazione di pesantezza. Ma, in un modo o nell’altro, pare che io stia lentamente uscendo dalla sinistra influenza di quest’annata e già, ai miei occhi, si prospetta un 2017 di gran lunga più tranquillo e piacevole. Pregate per me affinché, per una volta, non mi sia portata sfortuna da sola con questa affermazione!

Come  è già accaduto in passato (ovvero nel 2014 e nel 2013) oggi sono qui per condividere quelli che per me sono stati i “must” dell’anno e, dato che non sono riuscita a dedicarmi come avrei voluto a film, serie, cartoni e quant’altro, la mia lista sarà interamente volta a illuminarvi sui brani musicali che i miei dispositivi più hanno riprodotto.

Eccovi, quindi, la lista delle mie canzoni del 2016!

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Questa è anche l’espressione che ho avuto per tutto il 2016!

Inizierei dicendo che gran parte del mio anno è stata poco esplorativa a livello musicale e, dato il mio mood, ho messo in un infinito loop l’album That’s The Spirit dei Bring Me The Horizon (credo di avervi accennato qualcosa in passato) e non ho fatto che riascoltarmi le stesse canzoni per mesi, incapace di scostarmi, più di tanto, da questo genere. In questo album è anche contenuta quella che, più di altre, è stata la canzone del mio anno e che, forse, potrei considerare la canzone della mia vita. Ma non è questo il momento di parlarne… e non so se sarò mai in grado di condividere appieno, con voi, il significato che quel pezzo ha per me.

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Passerei, quindi, all’altro genere predominante del mio 2016, che, per assurdo, non ha nulla a che vedere con il precedente gruppo! Siccome sono una persona molto strana, infatti, al precedente periodo nero è seguita una fase molto più colorita e dai toni frizzanti. E’ iniziato quindi il periodo K-pop, in cui mi sono dedicata prevalentemente a due pezzi delle 4minute (Hate e Crazy) e alle BlackPink, che sono state in grado di intrigarmi con tutti e quattro i singoli da loro pubblicati (tutti, per altro, in quest’anno). Condivido con voi, nello specifico, Playing With Fire, perché è forse quella che ho ascoltato di più e di cui ho apprezzato tantissimo anche il video.

Rimanendo su pezzi provenienti dall’oriente, quest’anno, oltre a rispolverare la vecchia Gloria di Yui, sono andata in fissa per una canzone degli Stereopony, che si intitola Hitohira no Hanabira. Vi posto anche questa.

Ho anche recuperato alcuni brani tratti da anime. Il più significativo, per quest’anno, è senza dubbio Shinjitsu no Uta dei Do As Infinity, una delle sigle di chiusura di Inuyasha. Ve la consiglio tantissimo perchè la trovo meravigliosa e ogni volta che l’ascolto mi toglie il fiato.

Citando poi brani sicuramente più conosciuti, ho ascoltato anche diverse canzoni commerciali. Dalla stra-mandatissima Sofia di Alvaro Soler, passando poi, nei momenti di tristezza, per Faded di Alan Walker e concludendo, in quest’ultimo mese, con In The Name of Love di Martin Garrix ft. Bebe Rexha. Ricordo anche El Taxi (Osmani Garcia ft. Pitbull), che è stata la colonna sonora che ha accompagnato la mia fantastica ConfraNERDita durante il Lucca Comics (di cui vi ho parlato qui).

L’ultima canzone pop che vi menziono è sicuramente meno conosciuta, ma l’ho ascoltata tantissimo, fino ad arrivare quasi al punto di non poterla più tollerare. Eh già, ho dei problemi grossi. Sto parlando di Flashlight, nella versione Sweet Life Remix, che rientra nella colonna sonora di Pitch Perfect 2.

Molto spesso, quando il mio umore era variabile e incerto, ho ascoltato Guilt di Nero, un brano dalle note elettroniche ma dal sound a tratti molto cupo.

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Si… sempre con questa faccia!

Veniamo quindi ai pezzi più alternativi. Quest’anno sono andata in fissa per due canzoni degli Halestorm (Love Bites, So Do I e I Miss The Misery) e, in questi ultimi giorni, sto ascoltando moltissimo Warriors degli Imagine Dragons. Volevo inoltre segnalarvi Hello di Leo Moracchioli, cover dell’omonima canzone di  Adele.

Non posso ovviamente dimenticarmi dei due pezzi degli About Wayne, tratti dall’album Bagarre, che mi hanno stregato: Riverside e In The Reign of Flies (che ho amato alla follia).

Nell’ultimo periodo mi hanno fatto sentire una fantastica canzone dei Sonata Arctica (gruppo power metal) di cui mi sono innamorata. Sto parlando di My Selene.

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Come base musicale durante i periodi di studio ho spesso usato un brano tratto dalla colonna sonora de Lo Hobbit: The Misty Mountains Cold. Penso che i fan del mondo de Il Signore Degli Anelli e affini sappiano molto bene di cosa sto parlando…

Vorrei poi parlarvi di un gruppo metal italiano che… fa canzoni un po’ fuori dalle righe e pazzerelle. Sono i Nanowar of Steel e tra le loro canzoni quest’anno sono andata in fissa con Giorgio Mastrota – The Keeper of Inox Steel. Non chiedetemi come mai questo pezzo mi sia entrato così tanto nella testa… ma veramente non posso farne più a meno!

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Lo stesso album contiene la meravigliosa To Kill The Dragon You Need A Sword! XD

Sempre per saltare da un genere all’opposto, chiudo con una cover che, se frequentate il pazzo mondo del rosso tubo, sicuramente avrete incrociato. Sto parlando di Hallelujah dei Pentatonix, un pezzo decisamente famoso e utilizzatissimo, ma che in questa versione a cappella sa affascinare ancor più che l’originale. Ve lo posto perché è, a mio parere, un pezzo musicale imperdibile di quest’anno.

Questo è quanto. Per l’ennesima volta vi  ho dimostrato quanto strani siano i miei gusti e quanto spazi tra generi totalmente diversi gli uni dagli altri.
Spero comunque che questa lista sia stata di vostro gradimento, che abbiate riconosciuto qualche titolo o che possa essere stata per voi di ispirazione.

Se avete voglia di condividere con me i brani musicali del vostro  2016 sarò lieta di ascoltarli, così come prenderò nota di eventuali titoli cinematografici o anime vorrete consigliare.

Vi auguro di passare una magica nottata e che il 2017 inizi, fin da subito, al meglio.

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Ci vediamo ad anno nuovo,

Iya&Ceres


Playlist #01

Salve a tutti!

Sono ancora viva… più o meno! 15410495gt7

Quest’ultimo mese è stato un inferno e… in realtà il periodo nero non è ancora terminato, per cui credo che, prima di Pasqua, non riuscirò a postare niente di particolarmente elaborato.
O, forse, niente-e-basta!

Purtroppo le lezioni, la chiusa per l’esame e diversi incidenti di percorso, mi hanno riempito le giornate, impedendomi, a volte, anche solo di accendere il pc per giorni e giorni (figuriamoci se sono riuscita a vedere o leggere qualcosa), inoltre questo stato di tensione mi sta snervando per tanti tanti motivi…

1875cee9Ma comunque, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, è domenica e dato che non ho i libri che mi servono per studiare con me (cosa molto negativa, ma cerchiamo ancora di mantenerci positivi…), posso concedermi un piccolo momento di pace e relax… e quindi scrivo!
[Mi sa che non sono più in grado di godermi la nullafacenza…]

Quello che voglio fare oggi è condividere con voi la playlist di questi miei giorni di stress e ritmi frenetici, una serie di canzoni molto varie per genere musicale e quindi con elementi che potrebbero essere graditi anche a lettori dai gusti più disparati… FORSE! [Io ci provo lo stesso!]

A Rose For Epona – Eluveitie

Gli Eluveitie sono un gruppo metal che si avvale dell’utilizzo di flauti, cornamuse e strumenti particolari e che quindi hanno un sound molto folk. Non conosco tantissime canzoni di questo gruppo, ma le poche che ho scoperto in questi anni mi sono rimaste nel cuore. A Rose For Epona è l’ultima arrivata nella mia playlist e, dato che la voce principale è femminile, risulta molto più soft delle altre e quindi sicuramente più appetibile anche ai non amanti del genere.
Non è prepotente, non ha ritmi particolarmente incalzanti (per il genere), ma è un pezzo interessante e, data anche la particolarità nella scelta degli strumenti, mi piaceva farvelo presente.

Cheap Thrills – Sia ft. Sean Paul

Se avete bisogno di una canzone più pop, sempre ritmata ma senza gli eccessi tipici di molte canzoni commerciali, potete sicuramente ricaricarvi ascoltando questo pezzo di Sia, un’artista molto valida e dalla voce splendida. Questa canzone, in particolare, ha un testo piuttosto semplice (appunto, molto pop) ma è piacevole, molto orecchiabile, e la voce di Sean Paul la rende ancora più coinvolgente. 48449407ge9
Io l’ho sentita spesso mentre mi preparavo per uscire di casa, per ritrovare un po’ d’entusiasmo, senza cadere in generi musicali “distraenti” e inadatti alla routine di tutti i giorni (ma magari più affini a una serata in disco). Amanti del pop, se ancora non l’avete sentita, datele una chance!

Aria – Giovanni Allevi

Come si fa Allevi nella mia playlist? Mi rilassa, mi fa sognare, mi toglie il respiro… mi resetta!
Nei giorni più pesanti, quando ho bisogno di azzerare la mia giornata e di annullare ogni pensiero negativo, ogni ansia e ogni assillante preoccupazione, a farmi compagnia prima di dormire (o in qualsiasi momento critico della giornata) c’è Allevi. b210e58c
Anche in questo caso, non conosco tantissimi pezzi di questo bravissimo musicista, ma quei due-tre che ho nella playlist sono in grado di portare la mia testa e il mio corpo a una pace e a un equilibrio ottimali, rasserenandomi ed emozionandomi moltissimo. Aria, in particolar modo, riesce a scuotermi e a farmi vibrare qualcosa dentro (saranno le famose corde dell’anima?), perchè parte molto delicatamente per poi esplodere con una grinta unica, mantenendosi comunque dolcissima.
Se non la conoscete, almeno questa canzone di Allevi andatevela a cercare, che se amate la musica non ne potrete rimane delusi.

The Kill (Bury Me) – 30 Seconds To Mars

Non so come, in un momento di particolare rabbia post-litigio con persone a me care, questa canzone è riemersa dall’oltretomba (su suggerimento del grande e rosso Tubo) e ha riempito in toto un paio delle mie giornate, saltando dal nulla in cima alle più riprodotte dell’ultimo periodo.
Non ho un particolare legame con questa canzone e sicuramente è un titolo “meno sentito” (in senso anche emotivo) dei precedenti, ma mi ha fatto piacere rispolverare un pezzo meno recente, che in passato avevo apprezzato e che era un po’ finito nel mio personale dimenticatoio.
A volte rilassarsi non è abbastanza, ci si sente un po’ schiacciati dalle situazioni e soprattutto dalle persone a noi vicine e quindi anche sfogarsi e liberarsi dei propri pesi diventa importante.
Questa canzone è sicuramente significativa da questo punto di vista e può essere un incoraggiamento per rimettersi sui propri binari.

Psycho Killer – Talking Heads

Mentre facevo colazione al bar dell’università, qualche giorno fa, la radio ha riprodotto questo pezzo e… non solo mi è venuto da canticchiarlo di cuore, ma mi sono resa conto che in questo periodo potrebbe descrivere discretamente il mio stato d’animo e questo mi ha inevitabilmente portato a sorridere della mia stessa condizione.
[Per inciso, no, non sto pensando di uccidere qualcuno, state tranquilli!]
Volendo essere breve e concisa, sono fortemente stressata e preoccupata da diverse cose e se da un lato sto sopportando molto bene il tutto (non è che mi sto facendo prendere da crisi d’ansia o pianti isterici, per intenderci), allo stesso tempo mi sono resa conto che in questo momento ho una bassissima tolleranza di tutti quelli che mi stanno attorno. Non nel senso che odio le persone, molto semplicemente iniziano a pesarmi molto di più certi comportamenti egoisti, ipocriti, poco delicati della gente che incontro quotidianamente. Comportamenti sui quali normalmente sorvolo, ma che in momenti come questi accendono in me il nervoso, alimentando il mio lato cattivo e portandomi a pensare che arriverà forse il giorno in cui darò di matto e inizierò a insultare tutti coloro che mi hanno infastidito per suddetti motivi. 97461205gx4
[Ovviamente mi sto impegnando affinchè quel giorno non arrivi mai!]
Se capita anche a voi, a volte, di sentirvi così, magari apprezzerete questa canzone come è successo a me (anche se l’audio è quello che è, dato che il pezzo è un po’ datato… è stato pubblicato nel 1977)!

E con quest’ultimo pezzo ho discretamente rappresentato una buona parte della lista delle canzoni che più mi stanno facendo compagnia in questo periodo o che con piacere ho riscoperto.

Ne conoscete qualcuna? C’è qualche titolo che vi sembra interessante? Cosa c’è in riproduzione, in questo periodo, nella vostra personalissima playlist? Fatemi sapere!

A presto,

Iya&Ceres


Don’t Let Me Drown

Tratto dall’ultimo cd dei Bring Me The HorizonThat’s the Spirit, uscito a settembre 2015 – c’è un pezzo che non riesco a togliermi dalla testa e che, tra musica, testo e video, mi ha ammaliata e mi mette una voglia di cantare… o, meglio, di urlare a squarciagola, come solo questo gruppo sa farmi fare!

Perchè, come vi dissi già in passato, quando vi parlai di un altro loro pezzo, Sleepwalking, la voce del cantante, Oliver Sykes, riesce a raggiungerti l’anima e a farla vibrare, a risvegliarla. E questa canzone, come altre prima di lei, fa venir voglia di correre e di dar voce a tutto ciò che hai dentro, di rilasciare ogni demone che ti tormenta e cerchi nascondi, ogni giorno, negli angoli più profondi della tua persona.

Nel caso specifico della canzone che vi sto presentando, Drown, ho ritrovato qualcosa in cui mi rispecchio particolarmente, e forse anche per questo mi è piaciuta da subito.
Volendo riassumere il testo con una frase, non potrei che scegliere “Don’t Let Me Drown” come rappresentate di questo pezzo, ma fate attenzione, che non stiamo parlando di una banale richiesta di aiuto per superare una comune difficoltà.

In certi momenti della vita si prendono batoste. Grandi, sonore bastonate. Veniamo feriti da qualcosa o finiamo a terra ed è difficile ricominciare, tornare alla normalità. Però non è detto che ci serva una mano per rialzarci: apparentemente siamo in grado di farlo da soli. Ma ciò che sembra passato in realtà non scompare e continua a consumarci, poco per volta. Ed è in quel momento che affondiamo… e la colpa non è che nostra, perchè continuiamo a vedere ciò che potevamo evitare, gli errori che potevamo non fare, le parole che avremmo potuto dire, le umiliazioni che ci saremmo potuti risparmiare. Oppure siamo fragili, troppo stanchi, sfiniti da tutto, e ci lasciamo sprofondare, che di forza di andare avanti e di continuare a lottare non ne abbiamo. In questi momenti, in ognuno di questi momenti, sprofondiamo davvero, nel buio che è dentro di noi… nel nero e immenso mare che è dentro di noi.

Da quell’acqua tetra e oscura dobbiamo essere salvati. Da noi stessi, dobbiamo essere salvati. Noi che ci feriamo più di quanto dovremmo, che continuiamo a farci male anche quando tutto, ormai, è finito. Ed è questo che io ho trovato in questa canzone, è questo che sento vibrare nelle corde di Sykes, fino ad arrivare alla mia persona, a quel lato fragile del mio essere. Questa richiesta di aiuto, intima, che può essere condivisa solo con qualcuno di vicino, con qualcuno che veramente può prendere il bambino spaventato in noi, quello perso nel buio, per mano e portarlo a casa… o riportarlo a galla.

O magari sono sempre io quella “rotta“, sia per il mio farmi paranoie, per il mio sentire il peso continuo di ogni parola, il peso di ogni gesto, sia perchè vedo sempre grandi significati in tutto, anche in poche semplici parole di una canzone.

Intanto vi posto sia il video che il testo di Drown, e quanti di voi avranno voglia di cimentarsi nell’ascolto potranno dirmi se o di quanto mi sbaglio.

Drown

What doesn’t kill you makes you wish you were dead.
Got a hole in my soul, growing deeper and deeper.
And I can’t take one more moment of this silence.
The loneliness is haunting me.
And the weight of the world’s getting harder to hold up.

It comes in waves, I close my eyes.
Hold my breath and let it bury me.
I’m not okay, and it’s not alright.
Won’t you drag the lake and bring me home again?

Who will fix me now? Dive in when I’m down?
Save me from myself, don’t let me drown.
Who will make me fight? Drag me out alive?
Save me from myself, don’t let me drown.

What doesn’t destroy you, leaves you broken instead.
Got a hole in my soul growing deeper and deeper.
And I can’t take one more moment of this silence.
The loneliness is haunting me.
And the weight of the world’s getting harder to hold up.

It comes in waves, I close my eyes.
Hold my breath and let it bury me.
I’m not okay, and it’s not alright
Won’t you drag the lake and bring me home again?

Who will fix me now? Dive in when I’m down?
Save me from myself, don’t let me drown.
Who will make me fight? Drag me out alive?
Save me from myself, don’t let me drown.

‘Cause you know that I can’t do this on my own.
‘Cause you know that I can’t do this on my own.
‘Cause you know that I can’t do this on my own.
(‘Cause you know that I can’t do this on my own.)

Who will fix me now?
Who will fix me now?
Who will fix me now? Dive in when I’m down?
Save me from myself, don’t let me drown.

Se conoscete questa canzone o vi siete mai sentiti così, non esitate a farmi sapere cosa ne pensate o a condividere con me qualche sentimento affinemagari parlarne potrebbe anche alleggerire, se pur di poco, quel peso che vi tira a fondo.

A presto,

Iya&Ceres


“I lived”

E’ ormai da qualche anno che ho iniziato a vedere il mondo con un’ottica diversa. In particolare, posso dire di aver cambiato la mia opinione sulle priorità della vita. Sono sempre stata una che rimanda al giorno dopo, un po’ per pigrizia, un po’ perchè a volta non riesco ad incastrare tutto come vorrei e finisco per non riuscire a stare dietro ai vari impegni e a tutte le cose che vorrei fare. Però, a seguito di alcuni eventi che mi portarono a riflettere parecchio e per un lunghissimo periodo sulle cose importanti, sul tempo che passa e sulle mutevolezza delle situazioni di ogni giorno, ho capito che non tutto si può rimandare.

Sembrerò forse banale per quello che sto per dire, o forse vi apparirò come una persona che semplicemente non ha voglia di impegnarsi come dovrebbe nel “mondo lavorativo”, ma quello che ho capito è che ogni età, ogni momento della vita di una persona, è unico e irripetibile e ci sono opportunità e avventure che non capiteranno mai più se non cogli al volo l’occasione di viverle. Per cui, ai miei occhi, talvolta è meglio saltare una lezione, prendere un giorno di ferie, staccare dai proprio impegni e vivere il momento. Perchè il momento potrebbe non tornare. Perchè il mondo non sempre può aspettare. Perchè può, in un qualsiasi momento, accadere qualcosa in grado di sconvolgere la tua esistenza.

In questi giorni una persona per me molto importante ha condiviso con me una canzone (che probabilmente molti di voi, più amanti della radio, già conosceranno da parecchio tempo) e non ho potuto ignorare il fatto che esprima esattamente il concetto che vi ho appena introdotto. Sto parlando di I Lived, dei OneRepublic, un inno alla vita e a tutte le esperienze, belle e brutte, che questa ci può mettere davanti.

Se non avete ancora avuto modo di sentirla o di soffermarvi sul testo non temete, trovate tutto qui sotto!

Hope when you take that jump
You don’t fear the fall
Hope when the water rises
You built a wall
Hope when the crowd screams out
They’re screaming your name
Hope if everybody runs
You choose to stay

Hope that you fall in love
And it hurts so bad
The only way you can know
You give it all you have
And I hope that you don’t suffer
But take the pain
Hope when the moment comes,
You’ll say

I, I did it all
I, I did it all
I owned every second that this world could give
I saw so many places, the things that I did
Yeah with every broken bone
I swear I lived

Hope that you spend your days
But they all add up
And when that sun goes down
Hope you raise your cup
I wish that I could witness
All your joy and all your pain
But until my moment comes
I’ll say

I, I did it all
I, I did it all
I owned every second that this world could give
I saw so many places, the things that I did
Yeah with every broken bone
I swear I lived

Oh whoa oh oh oh oh oh

With every broken bone
I swear I lived
With every broken bone
I swear I

I, I did it all
I, I did it all
I owned every second that this world could give
I saw so many places, the things that I did
Yeah with every broken bone
I swear I lived

Oh whoa oh oh oh oh oh
I swear I lived
Oh whoa oh oh oh oh oh

 

Per altre info sulla canzone, sul suo significato o su quello del video, vi rimando alla relativa pagina di Wikipedia (a cui potete andare cliccando qui).

Spero che questa canzone vi piaccia e vi faccia venir voglia di dare il meglio ogni giorno, per prendere tutto ciò che potete da ogni singolo momento della vostra vita. Al solito, se vi va, fatemi sapere cosa ne pensate di questo pezzo o se condividete o meno questo punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres


Cose che non ti aspetti

In questi giorni ho scoperto un paio di cosine interessanti che non mi aspettavo di trovare.
La prima è una canzone che le radio mandano plurime volte al giorno ma che mi era sfuggita alla grande; l’altra è una web-serie di qualche anno fa che ho scoperto in ritardo, ma che ho apprezzato lo stesso, e quindi ve ne voglio parlare.

♪ Musica ♪

Voglio fare una premessa: solitamente non amo canzoni e autori italiani, soprattutto quelli recenti e la marea di facce che viene rilasciata dai vari straseguiti programmi televisivi, ma questa canzone mi ha davvero incantata.
Perchè?
Perchè esce dagli schemi del classico pezzo italiano, ha un ritmo coinvolgente, il video è curato e particolare e la voce di Arisa spezza perfettamente la parte rappata dei Club Dogo (chi l’avrebbe mai pensato che avrei parlato dei Club Dogo?!).
E il testo?
Beh, a me piace anche quello. Magari non è tutto poesia pura, ma ci sono diverse frasi che ascoltandole mi è venuto da pensare “cavolo, si!” (come una scema, si…).

Per chi ancora non la conoscese, ecco a voi Fragili dei Club Dogo ft. Arisa:

Siamo fragili se tutti ci toccano
siamo fatti di sogni che non ci fanno dormire.

Io non dormo quando ti penso
io non dormo basta e compenso
io lo so che siamo uniti se a capirsi basta il silenzio
senza te sarei nel vuoto mentre insieme siamo immortali
baby accelero la moto, chiudi gli occhi e spegni i fanali
vedi noi siamo la luce insieme
il male che produce il bene
la notte abbassa lo sguardo che guardarci non gli conviene
noi fumiamo questa vita, una paglia dopo l’orgasmo
stanno tutti quanti a riva, facciamo l’amore al largo
siamo il bianco siamo il nero, siamo Dio che appare davvero
siamo piccoli e perfetti come il mondo visto dal cielo.

Siamo fragili se tutti ci toccano
siamo fatti di sogni che non ci fanno dormire
cose che non si possono dire
insieme siamo l’inizio e la fine..
e la fine.

Per te cammino sulle mine
per te passo questo confine
portando nel bagagliaio cose che non ti posso dire
la mia vita è un film come al cine
io e te poli opposti: alcaline
solo tu mi rilassi alla fine
solo tu mi rilasci endorfine
non mi fido delle altre bambine
siamo unici: tigri alpine
sotto il sole di mezzanotte io ti scriverò le mie rime
e la nostra vita è musica quindi rappo sopra il tuo battito
e quanta gente ci giudica, nessuno coglie quest’attimo
sognavo che ero innocente ma poi mi sono svegliato
e tu non c’eri per niente e restavo il tipo sbagliato.

Siamo fragili se tutti ci toccano
siamo fatti di sogni che non ci fanno dormire
cose che non si possono dire
insieme siamo l’inizio e la fine..
e la fine.

Ci cerchiamo come animali
a piedi nudi come i gitani
contro il mondo con le mani
come se non ci fosse un domani
ora siamo pronti a tutto, a cose che non possiamo dire
a sogni che non fanno dormire, noi siamo l’inizio e la fine

Non devo guardare il cielo per capire da dove piove
se mi cerchi sono già altrove: indirizzo nuvola 9
io che ti ho coperta d’oro, dei nostri giorni preziosi
ed ora piango sangue e di te son tutti invidiosi.

Siamo fragili se tutti ci toccano
siamo fatti di sogni che non ci fanno dormire
cose che non si possono dire
insieme siamo l’inizio e la fine..
e la fine.

▶ YouTube

Giracchiando su YouTube, un po’ random un po’ no come al solito, mi imbatto in un canale a me già noto: quello dei The Jackal. Ma oltre alle solite scenette simpatiche, sta volta mi è caduto l’occhio su un titolo di cui avevo già sentito parlare in passato ma che non avevo ancora avuto modo di vedere. Per cui mi sono presa un paio di ore per “perdermi in Google“!

Lost in Google è una simpatica web-serie che ha come particolarità quella di essere creata seguendo i commenti dei fan. Dopo un episodio pilota di poco più di 3 minuti, la storia ha iniziato a prendere la piega dettata da chi seguiva le avventure del protagonista, Ruzzo Simone, e dei suoi amici Ciro e Proxy. Questo fa si che la serie sia impregnata di cose no-sense e scene al limite dell’assurdo, con qualche tocco nerd qua e là. Magari non sarà la storia del secolo, ma è un modo divertente per staccare il cervello per un po’.

Vi posto quindi la prima puntata, poi sta a voi scegliere se proseguire.

E non sarei io se non mi lasciassi trasportare dalla colonna sonora, per cui, a tradimento, vi posto anche le due canzoni (che mi sono piaciute) degli Electrophelia che sono state utilizzate come sigla e come soundtrack durante tutta la serie. Hanno un testo semplice e piuttosto ripetitivo e dei suoni decisamente elettronici (scommetto che dal nome del gruppo non l’avreste mai detto) ma adempiono adeguatamente al loro ruolo.

Sigla – Lost In Google

Soundtrack – Don’t Wake Up

E anche questa volta vi ho parlato di cose strane, random e che magari non vi interessano. Ad ogni modo, se vi va di farmi sapere cose pensate di Fragili e Lost In Google mi fa molto piacere.

A presto,

Iya&Ceres