…I'll also show you a sweet dream next night…

Anime&Manga

A Silent Voice – Il Film [Flashpost]

Mi è capitato di recente di imbattermi, grazie alla riproduzione automatica di Youtube (che mi fa scoprire sempre un sacco di cose interessantissime), in una canzone tratta dal film A Silent Voice (tradotto anche con The Shape of Voice), che ho riconosciuto immediatamente perchè, qualche tempo fa, lessi un articolo dell’omonimo fumetto. Sapendo che l’opera era, per l’appunto, tratta dalla controparte cartacea e non avendo molto tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura, ho deciso di cimentarmi, per lo meno, nella visione del film, della durata di 129 minuti.

Trama

Shoya Ishida è un ragazzino delle elementari vivace come altri, con un ristretto gruppo di fedelissimi amici e molte energie da spendere. Un giorno nella sua classe arriva una ragazza sorda, Shoko Nishimiya, che viene inizialmente accolta a braccia aperte dai compagni, ma che, con il passare del tempo, inizia a sembrare quasi un peso agli occhi dei giovani e ancor egoisti esponenti della classe. In particolar modo, il gruppo di Shoya non la tollera e il ragazzo, per la sua indole impulsiva e fastidiosa, diventa il portavoce del bullismo contro la giovane e sfortunata Shoko. Le sue azioni, però, finiranno per ritorcerglisi drasticamente contro.

Commento

Quest’opera, come avrete facilmente dedotto dalla trama, parla principalmente di bullismo e disabilità. Ma tratta soprattutto delle conseguenze di questo bullismo, non solo sulla vittima, ma anche su chi è a lei vicina e, a volte, sugli stessi carnefici. E, a dirla tutta, ciò che più mi ha commosso non è stata la storia di Shoko, che ovviamente mi ha fatto tenerezza fin da subito, ma è stato vedere la sofferenza di Shoya, nata da un suo errore infantile e che il protagonista si porta con sè da sempre.

Non voglio ovviamente dire che il giovane Shoya non abbia sbagliato, il bullismo è sempre una cosa da rimproverare, ma ciò che ho trovato interessante è che, in quest’opera, ci si  focalizzi non solo sulla vittima “canonica”, ma si dia spessore anche a colui che, più di ogni altro, poteva sembrare il cattivo della storia. E che lo è, ma non è il solo e non è poi così malvagio. Perchè da piccoli, presi dalle proprie futili motivazioni, dall’egoismo e dall’inesperienza, si possono fare anche degli enormi errori… chi pensa di non averne mai fatti?
Quindi viene da chiedersi: è giusto giudicare una persona solo in base a quanto ha fatto in passato? E’ giusto etichettare una persona che ha sbagliato come una persona sbagliata?

Questi sono i quesiti che nascono nello spettatore, mentre vede passare tutta l’adolescenza di Shoya sullo schermo, con i suoi tentativi di riparare agli errori e con le evidenti cicatrici che questa vicenda ha scavato in lui, facendolo enormemente cambiare.

Dall’altra parte c’è Shoko, la vittima, che cerca di essere sempre disponibile perchè si sente un peso e che vorrebbe solo avere degli amici, ma ha, ovviamente, difficoltà a farsi comprendere e a percepire quello che la circonda. C’è una Shoko fragile che continua a farsi forza nel tentativo di trovare il suo posto nel mondo, ma che ovviamente deve fare i conti con i traumi passati.

Ci sono poi amici, familiari, altri punti di vista e altre situazioni che vengono delineate in A Silent Voice e anche per questo il titolo mi è piaciuto moltissimo (e mi ha fatto piangere tantissimo), quindi non potevo non proporvelo, anche se ho preferito non approfondire situazioni e personaggi per evitare di anticipare le principali svolte della trama. Spero di essere riuscita, comunque, ad incuriosirvi.

Come sempre, se avete visto o letto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

 

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Finalmente… BERSERK!

PICCOLA PREMESSA:
Questo post riguarda esclusivamente l’anime ed è pressochè SPOILER-FREE.
Ma può contenere olio di palma.

Era da anni, anni, ANNI (potrei quasi azzardare la parola “decennio”) che posticipavo la visione di questo anime. La sua fama mi tormentava da molto ed ero sicura che avrei potuto trovarlo molto interessante. Ma sapevo di cosa si trattasse, mi era stata descritta come un’opera cruda e conoscevo, a grandi linee, la storia del protagonista. Tutto questo, non so per quale motivo, aveva fatto nascere in me la convinzione che fosse qualcosa di pesante e difficile da digerire, per cui ho continuato a rimandarne la visione, nonostante volessi assolutamente depennare questo titolo dalla lista dei miei “must see”.

Poi il mio ragazzo mi ha proposto alcuni titoli per sceglierne uno da vedere insieme (l’ultimo lo avevo scelto io, quindi spettava a lui proporre qualcosa) e nella sua lista figurava, appunto, il “temibile” Berserk. Così ho deciso di farmi coraggio e lanciarmi nella visione (accompagnata, manco fossi una bimba) di questo anime e ora mi sento di dire un paio di cose a riguardo.

Inizierei col dire che non l’ho trovato così pesante come pensavo che fosse. Certo, di tematiche pesanti e personaggi sfortunati ce ne sono piove se piovesse e sicuramente non ne consiglierei la visione a un ragazzino, ma la versione animata (che mi dicono essere più “light”, come spesso accade, della controparte cartacea) ha giusto qualche scena veramente pesante. A parte questo, l’opera è molto d’azione e l’ho trovata piuttosto scorrevole (alla fine, come sempre, mi sono fatta prendere e ho finito per divorarla in pochissimo tempo).

Altra cosa che mi sento di dire è che Berserk mi è piaciuto. Nonostante qualche pecca, ai miei occhi, qua e là, mi sono appassionata alla storia e non vedo l’ora di poter vedere il seguito. L’ho trovato un anime completo, che non manca nè d’azione nè di approfondimento emotivo, ma che, di tanto in tanto, lascia anche spazio a qualche risata. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidito è stata l’impressione che, qualche volta, le scene non siano state gestite nel migliore dei modi. Non so come spiegarlo, ma ci sono scene che iniziano in maniera troppo brusca o cambi di location non chiari… un po’ confusionario in certi passaggi, insomma. Inizialmente pensavo fosse una pecca legata al fatto che la prima serie è un po’ datata e, come altre degli anni ’90, porta con sè uno stile e un “sapore” di quel periodo. Invece queste piccole mancanze le ho riscontrate anche in alcuni episodi delle serie recenti (datate 2016 e 2017), quindi è proprio un carattere dell’anime di Berserk, forse legato a dei problemi di trasposizione di alcune scene dal manga? Comunque l’opera in sè non ne risente particolarmente e trovo possa essere considerato davvero un ottimo titolo.

Se avete visto quest’anime, potrete facilmente immaginare quali saranno i prossimi due punti.

Da dove cavolo vengono fuori disegni e animazioni della seconda stagione? Perchè hanno voluto punire i fan di quest’opera con questo stacco repentino dal disegno classico e quella cosa mezza 3D che si muove, in certi momenti, in maniera più legnosa dell’anime del 1997?
Magari sono io che non capisco l’innovazione e questo nuovo modo di fare anime è spettacolare, ma a me il gusto retro delle immagini della prima stagione è piaciuto un casino e l’ho trovato mille volte più delicato e adatto a delineare i personaggi. Prendiamo ad esempio [quella gran m***a di] Griffith (o “GRIFFISSSSTHSSSS”, se preferite): nella versione moderna ha dei tratti molto meno delicati rispetto alla vecchia rappresentazione. In certe immagini sembra quasi sproporzionato, finto. Che senso ha usare una grafica moderna se fa sembrare qualcosa più finto di quanto non sia un’immagine bidimensionale?

Veramente è meglio la seconda versione? E’ un mio problema perchè sono abituata agli anime vecchio stile? Se è così, per favore, ditemelo!

E ora potrete anche odiarmi, oh voi fan di Berserk di vecchia data… ma mi dovete dire cosa cavolo è la prima sigla! Seriamente, ditemi: tolto l’affetto per l’opera in sè, vi sembra davvero una buona canzone? Perchè io, quando l’ho sentita la prima volta, mi sono immaginata che avessero preso un chitarrista che ha appena imparato a strimpellare e che ha scoperto che la sua chitarra può fare un suono stranissimo, allora ci ha fatto un’intera canzone, su cui poi hanno cantato i suoi amici, di cui uno ubriaco alla voce principale e l’altro, stonato, ai cori. Questo è l’effetto che mi ha fatto, ai primi ascolti, Tell My Why, la prima sigla di Berserk. E magari, al solito, sono io che non capisco un cavolo di musica, potrebbe anche essere, però, se la pensate così, dovete spiegarmi il lato positivo di questa sigla.

Le altre due, invece, le ho adorate e le sto continuando a sentire in loop da giorni. Sono entrambe dei 9mm Parabellum Bullet (gruppo di cui ho scoperto, grazie a queste opening, anche altre canzoni e che, devo dire, trovo interessante) e hanno un sound grintoso, ma rimandano anche a un senso di rabbia e/o malinconia. Due pezzi perfetti, se pensiamo a come ritroviamo in nostro caro Gatsu, il protagonista, dopo una certa Eclissi di cui non ho intenzione di parlare… [tra l’altro, per la serie “quando una parola normale acquisisce, d’un tratto, tutto un altro significato ai tuoi occhi”].

Tra l’altro, una piccola menzione se la merita anche un pezzo della soundtrack, Hai Yo, che si fa sentire ogni volta che il buon Gatsu entra in azione. Veramente bellissima e d’effetto, ve la posto qui sotto.

E questo è, a grandi linee, come ho trovato Berserk. Non volevo fare un post molto lungo e non volevo andare a parlare in dettaglio della trama o delle tematiche, perchè probabilmente non ne sarei uscita viva. Tuttavia, se avete piacere di confrontarvi su qualche punto, se ne può sempre parlare nei commenti!

Come al solito, fatemi sapere se avete visto quest’anime, se vi è piaciuto o se invece avete letto il manga e potete fornirmi qualche info o dettaglio interessante in più! E se non concordate su quanto ho detto, aspetto nei commenti il vostro punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 


Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres


Yuri!!! on Ice

Grazie al suggerimento di Nyu ho scoperto che la maglia che ho ricevuto per sbaglio dal sito Qwertee (vedi qui) è dell’anime Yuri!!! On Ice. Presa dalla curiosità suscitatami dalle immagini trovate su internet, ho deciso di lanciarmi nella visione del titolo e… mi sono divorata tutta la serie in meno di 48 ore.

Trama

Yuri Katsuki è uno dei migliori pattinatori artistici del Giappone. Nonostante sia riuscito ad arrivare al Grand Prix, una competizione mondiale, preso dall’agitazione e per via di alcuni avvenimenti personali che lo hanno scosso, finisce per classificarsi ultimo. Esce dalla competizione estremamente amareggiato e pensa seriamente di abbandonare la carriera agonistica. A scuoterlo dal suo torpore arriva però Victor Nikiforov, cinque volte medaglia d’oro nel pattinaggio artistico e suo idolo, che si propone come suo coach.

Commenti

Non so se sarò in grado di esprimere quanto questo titolo, inaspettatamente, mi abbia emozionata e coinvolta, ma ritenevo doveroso fare un tentativo. Perchè ho adorato ogni singolo episodio di questo anime.

Ma partiamo dall’inizio: Yuri!!! on Ice parla di pattinaggio artistico e, nonostante io non sia esperta in questo campo, non ho trovato quest’opera minimamente noiosa.  Spesso viene utilizzato il linguaggio tecnico, ma tutto ciò che serve per capire l’anime viene spiegato di volta in volta, così da non escludere uno spettatore meno esperto, e ai momenti  seri e dal maggiore impatto emotivo, come gare e allenamenti, si alternano scene e siparetti molto più di leggeri e qualche flashback inatteso. Questo bel mix rende l’opera emozionante e divertente, quindi, ai miei occhi, molto godibile.

Ho amato il fatto che, durante le varie esibizioni, oltre che ascoltare le bellissime musiche e osservare le coreografie, ci vengano mostrati i pensieri dei pattinatori e delle persone a loro vicine. Questo rende possibile non solo una maggior empatia col protagonista, Yuri, ma consente allo spettatore di percepire la personalità di ogni singolo personaggio messo in campo. Ogni gara non è solo una serie di movimenti armonici su una meravigliosa base, ma per ognuno rappresenta qualcosa di diverso e questo ci porta anche a contestualizzare gli errori, le espressioni e la determinazione di tutti. Per questo, in certi momenti, si finisce quasi per dispiacersi o tifare un po’ anche per gli avversari.

Ho apprezzato molto il fatto che, nonostante ognuno voglia vincere per continuare a inseguire i propri sogni, ci sia lealtà e rispetto tra tutti i concorrenti. E’ un anime che ci racconta che competizione e sportività possono coesistere e che avere degli avversari forti non sempre è un male, ma può essere un forte stimolo per dare il meglio. Ci viene chiaramente mostrato come Victor sia stato lo stimolo maggiore per alcuni degli altri pattinatori, che hanno accusato anche il suo ritirarsi dalle scene, e allo stesso modo Yuri, con la sua nuova determinazione e i suoi miglioramenti, è ciò che sprona i più giovani a giocarsi il tutto e per tutto. In particolare, a risentire della presenza del “Yuri giapponese” sarà il russo Yuri Plisetsky (soprannominato Yurio), appena entrato nella categoria senior e voglioso di lasciare il segno. Durante tutto l’anime seguiremo molto anche la sua storia, i suoi progressi e nonostante il carattere da gatto schivo, Yurio finirà per rimanere nel cuore non solo di Yuri e Victor, ma dello stesso spettatore.

Veniamo poi all’altra cosa che ho follemente amato di questo cartone: il rapporto tra Yuri e Victor.
Yuri ha sempre adorato Victor, lo ha sempre stimato come pattinatore e ha sempre desiderato di poter raggiungere la sua bravura. Victor, d’altro canto, è un grande campione che rimane affascinato dallo stile e dall’emotività che Yuri riesce ad esprimere. Ma questo, ovviamente, è solo l’inizio del loro rapporto, che è destinato a crescere e diventare immensamente profondo.
Grazie al suo coach, Yuri riscoprirà la passione per lo sport che li accomuna, ma si ritroverà tra le mani un sentimento ancor più forte, più ardente, una voglia di lottare e di dimostrare che la presenza di Victor gli ha cambiato la vita, lo ha fatto rinascere: il suo carattere introverso e insicuro muterà gradualmente, portandolo ad aprirsi, per mostrare al mondo chi è veramente e quanto forte possa brillare.
Dall’altra parte c’è Victor, inizialmente incuriosito da Yuri, che non si limierà a condividere con lui programmi ed esperienza, ma finirà per riversare in lui speranze, emozioni e ad ogni sua esibizione capirà di voler dare ancora di più, sia al suo pupillo che al mondo.
Un legame pressochè indissolubile, così ci appare alla fine dei 12 episodi, tanto da avermi sinceramente fatto sperare in qualcosa di più. Normalmente non sono una ragazza che vede connotazioni yaoi in ogni titolo che si ritrova davanti, ma ogni gesto compiuto dai due protagonisti nel corso della serie non ha fatto che enfatizzare la forza e la purezza del loro rapporto. Ogni abbraccio, ogni lacrima, ogni frase racchiude rispetto, complicità e, per l’appunto, amore. E tutto questo mi ha emozionata tantissimo.

La bellissima opening, che vi posto qui sotto, è un’ottima rappresentazione di ciò che ho cercato di raccontarvi. Nonostante i disegni quasi abbozzati, la sigla esplime dolcezza, volontà di combattere, di riscattarsi, di emozionare.

Purtroppo molte delle opening trovate su YouTube sono state private della traccia audio, che viola i copyright, per cui spero che almeno questo link rimanga funzionante. Tra l’altro, questo video evidenzia la variazione tra la sigla del primo episodio e le altre 11, enfatizzando la rilevanza che ha avuto l’incontro tra i due protagonisti.

Vi consiglio di vedere anche la ending, molto bella ed energica, e di ascoltare alcune delle canzoni usate per le esibizioni, che tolgono il fiato. Sarò banale, ma quelle che ho preferito sono In regards to love – Agape e Eros e, ovviamente, Yuri on Ice.

Che altro dire? Sarò stata nel mood adatto per vedere questo titolo, perchè, contro ogni aspettativa, mi sono ritrovata a pregare con ogni mia forza affinchè Yuri riuscisse a farsi valere e, più ci si avvicinava al gran finale, più sentivo nascere in me aspettative, ansia e curiosità. Non vi nego che mi sono anche commossa e che sto desiderando ardentemente che arrivi, come ho letto in giro, una seconda stagione.

Spero che questo post vi abbia incuriositi e mi auguro di non essere sembrata eccessivamente prolissa o esagerata. Se avete visto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ha colpiti come ha fatto con me.

A presto,

Iya&Ceres

 


See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post – Ranpo Kitan, storie di personaggi storti

Io e la mia “Onee-chan” abbiamo recentemente sperimentato l’ebrezza di provare un anime molto particolare e… che tutt’ora non ho capito se e quanto mi sia piaciuto. Devo, però, ammettere che Ranpo Kitan non è un titolo scontato o incapace di colpire, quindi ho deciso di parlarne con voi.

Ranpo Kitan – Game of Laplace è un anime investigativo del 2015, costituito da soli 11 episodi, dai toni decisamente thriller e dagli avvenimenti piuttosto macabri.

Trama

Kobayashi è un ragazzo delle medie, tranquillo e molto distaccato dalla realtà che lo circonda. Un giorno il giovane studente si risveglia nella sua classe, ignaro di come sia arrivato sul posto. Nello stesso luogo scopre il cadavere di un suo insegnante e finisce per essere accusato di omicidio. Nelle indagini verrà coinvolto un giovanissimo detective, Akechi, che risolverà facilmente il macabro giallo, affascinando l’apatico Kobayashi, che gli chiederà di diventare suo apprendista.

Commento

Durante la visione di questo anime non ho potuto che ripetere a me stessa (e a mia sorella, compagna di …sventure?) che questo anime è pieno di gente storta, moralmente o fisicamente.
Perchè, effettivamente, tutta la storia ruota attorno a personaggi strambi, pittoreschi, pazzi, malati… o incapaci di tenere una postura normale!
E ora starete pensando: “ma allora sarà una schifezza!“.
(Vi capirei, è quello che mi è balenato nella testa al primo episodio, però…)
No. Non proprio.

Ho dei sentimenti molto discordanti riguardo questo titolo, ma di sicuro posso dire una cosa: nonostante la partenza assurda, già dopo i primi due episodi è chiaro che tutti i casi affrontati, che tutti i personaggi incontrati, sono destinati a narrare qualcosa di più grande, mettendo le radici ad un caso ben più ingarbugliato e dalla forte componente psicologica. Perchè, al di fuori dei macabri e assurdi delitti, questo anime narra di  debolezze, di limiti, di scelte difficili e, a modo suo, ti mette davanti ad una domanda: io cosa avrei fatto in una situazione del genere? Perchè dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, guardando esternamente una vicenda, è sempre molto facile. Ma quando ci si ritrova impotenti davanti a delle realtà orribili, ma concrete, cosa saremmo effettivamente disposti a fare pur di non rimanere solo a guardare?

Di contro, l’anime presenta dei personaggi fin troppo assurdi, a volte stereotipati (si può veramente stereotipare un personaggio assurdo?) e alcuni episodi risultano decisamente meno interessanti e coinvolgenti di altri. Gli avvenimenti sono a volte sensati, altre volte un po’ troppo estremizzati e non ho ancora capito se questo sia o meno accettabile, tenendo in considerazione che stiamo parlando di un titolo molto particolare e che, in realtà, il focus non dovrebbe essere sui casi in sè, ma sull’emotività o sulla psiche dei personaggi.
Si, appunto, sono un po’ confusa a riguardo.

Due note sicuramente positive, tuttavia, posso citarle: sia io che mia sorella abbiamo apprezzato molto la scelta di rappresentare il mondo di Kobayashi come un mondo fatto di manichini grigi, che prendono forma solo quando accade qualcosa di rilevante. Un modo molto efficace per sottolineare il totale distacco del protagonista dalle persone che ha attorno. Allo stesso modo, nell’arco di tutto l’anime vengono usati degli stratagemmi scenici interessanti che possono attirare l’attenzione dello spettatore.

L’altra nota positiva, se mi conoscete un minimo, potrete facilmente indovinarla…

… Sto ovviamente parlando delle due sigle dell’anime, che vi posto qui sotto.
La opening è coinvolgente, sia per il ritmo che per le immagini, e lascia pregustare chiaramente l’atmosfera distorta che ci si ritroverà davanti.

La ending, invece, l’ho adorata ancor prima di vedere l’anime ed è, anzi, ciò che mi ha portato a scoprire questo titolo. Per questo condivido il video dell’artista, Sayuri, e non la sigla del cartone.

Ho cercato di dire la mia su questo titolo, ma non sono sicura di essere riuscita ad esprimere tutto ciò che si poteva dire a riguardo. Spero però di avervi un pochino incuriositi e che qualcuno di voi mi offra il suo punto di vista su questo anime.

A presto,

Iya&Ceres