…I'll also show you a sweet dream next night…

Anime&Manga

Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres


Yuri!!! on Ice

Grazie al suggerimento di Nyu ho scoperto che la maglia che ho ricevuto per sbaglio dal sito Qwertee (vedi qui) è dell’anime Yuri!!! On Ice. Presa dalla curiosità suscitatami dalle immagini trovate su internet, ho deciso di lanciarmi nella visione del titolo e… mi sono divorata tutta la serie in meno di 48 ore.

Trama

Yuri Katsuki è uno dei migliori pattinatori artistici del Giappone. Nonostante sia riuscito ad arrivare al Grand Prix, una competizione mondiale, preso dall’agitazione e per via di alcuni avvenimenti personali che lo hanno scosso, finisce per classificarsi ultimo. Esce dalla competizione estremamente amareggiato e pensa seriamente di abbandonare la carriera agonistica. A scuoterlo dal suo torpore arriva però Victor Nikiforov, cinque volte medaglia d’oro nel pattinaggio artistico e suo idolo, che si propone come suo coach.

Commenti

Non so se sarò in grado di esprimere quanto questo titolo, inaspettatamente, mi abbia emozionata e coinvolta, ma ritenevo doveroso fare un tentativo. Perchè ho adorato ogni singolo episodio di questo anime.

Ma partiamo dall’inizio: Yuri!!! on Ice parla di pattinaggio artistico e, nonostante io non sia esperta in questo campo, non ho trovato quest’opera minimamente noiosa.  Spesso viene utilizzato il linguaggio tecnico, ma tutto ciò che serve per capire l’anime viene spiegato di volta in volta, così da non escludere uno spettatore meno esperto, e ai momenti  seri e dal maggiore impatto emotivo, come gare e allenamenti, si alternano scene e siparetti molto più di leggeri e qualche flashback inatteso. Questo bel mix rende l’opera emozionante e divertente, quindi, ai miei occhi, molto godibile.

Ho amato il fatto che, durante le varie esibizioni, oltre che ascoltare le bellissime musiche e osservare le coreografie, ci vengano mostrati i pensieri dei pattinatori e delle persone a loro vicine. Questo rende possibile non solo una maggior empatia col protagonista, Yuri, ma consente allo spettatore di percepire la personalità di ogni singolo personaggio messo in campo. Ogni gara non è solo una serie di movimenti armonici su una meravigliosa base, ma per ognuno rappresenta qualcosa di diverso e questo ci porta anche a contestualizzare gli errori, le espressioni e la determinazione di tutti. Per questo, in certi momenti, si finisce quasi per dispiacersi o tifare un po’ anche per gli avversari.

Ho apprezzato molto il fatto che, nonostante ognuno voglia vincere per continuare a inseguire i propri sogni, ci sia lealtà e rispetto tra tutti i concorrenti. E’ un anime che ci racconta che competizione e sportività possono coesistere e che avere degli avversari forti non sempre è un male, ma può essere un forte stimolo per dare il meglio. Ci viene chiaramente mostrato come Victor sia stato lo stimolo maggiore per alcuni degli altri pattinatori, che hanno accusato anche il suo ritirarsi dalle scene, e allo stesso modo Yuri, con la sua nuova determinazione e i suoi miglioramenti, è ciò che sprona i più giovani a giocarsi il tutto e per tutto. In particolare, a risentire della presenza del “Yuri giapponese” sarà il russo Yuri Plisetsky (soprannominato Yurio), appena entrato nella categoria senior e voglioso di lasciare il segno. Durante tutto l’anime seguiremo molto anche la sua storia, i suoi progressi e nonostante il carattere da gatto schivo, Yurio finirà per rimanere nel cuore non solo di Yuri e Victor, ma dello stesso spettatore.

Veniamo poi all’altra cosa che ho follemente amato di questo cartone: il rapporto tra Yuri e Victor.
Yuri ha sempre adorato Victor, lo ha sempre stimato come pattinatore e ha sempre desiderato di poter raggiungere la sua bravura. Victor, d’altro canto, è un grande campione che rimane affascinato dallo stile e dall’emotività che Yuri riesce ad esprimere. Ma questo, ovviamente, è solo l’inizio del loro rapporto, che è destinato a crescere e diventare immensamente profondo.
Grazie al suo coach, Yuri riscoprirà la passione per lo sport che li accomuna, ma si ritroverà tra le mani un sentimento ancor più forte, più ardente, una voglia di lottare e di dimostrare che la presenza di Victor gli ha cambiato la vita, lo ha fatto rinascere: il suo carattere introverso e insicuro muterà gradualmente, portandolo ad aprirsi, per mostrare al mondo chi è veramente e quanto forte possa brillare.
Dall’altra parte c’è Victor, inizialmente incuriosito da Yuri, che non si limierà a condividere con lui programmi ed esperienza, ma finirà per riversare in lui speranze, emozioni e ad ogni sua esibizione capirà di voler dare ancora di più, sia al suo pupillo che al mondo.
Un legame pressochè indissolubile, così ci appare alla fine dei 12 episodi, tanto da avermi sinceramente fatto sperare in qualcosa di più. Normalmente non sono una ragazza che vede connotazioni yaoi in ogni titolo che si ritrova davanti, ma ogni gesto compiuto dai due protagonisti nel corso della serie non ha fatto che enfatizzare la forza e la purezza del loro rapporto. Ogni abbraccio, ogni lacrima, ogni frase racchiude rispetto, complicità e, per l’appunto, amore. E tutto questo mi ha emozionata tantissimo.

La bellissima opening, che vi posto qui sotto, è un’ottima rappresentazione di ciò che ho cercato di raccontarvi. Nonostante i disegni quasi abbozzati, la sigla esplime dolcezza, volontà di combattere, di riscattarsi, di emozionare.

Purtroppo molte delle opening trovate su YouTube sono state private della traccia audio, che viola i copyright, per cui spero che almeno questo link rimanga funzionante. Tra l’altro, questo video evidenzia la variazione tra la sigla del primo episodio e le altre 11, enfatizzando la rilevanza che ha avuto l’incontro tra i due protagonisti.

Vi consiglio di vedere anche la ending, molto bella ed energica, e di ascoltare alcune delle canzoni usate per le esibizioni, che tolgono il fiato. Sarò banale, ma quelle che ho preferito sono In regards to love – Agape e Eros e, ovviamente, Yuri on Ice.

Che altro dire? Sarò stata nel mood adatto per vedere questo titolo, perchè, contro ogni aspettativa, mi sono ritrovata a pregare con ogni mia forza affinchè Yuri riuscisse a farsi valere e, più ci si avvicinava al gran finale, più sentivo nascere in me aspettative, ansia e curiosità. Non vi nego che mi sono anche commossa e che sto desiderando ardentemente che arrivi, come ho letto in giro, una seconda stagione.

Spero che questo post vi abbia incuriositi e mi auguro di non essere sembrata eccessivamente prolissa o esagerata. Se avete visto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ha colpiti come ha fatto con me.

A presto,

Iya&Ceres

 


See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post – Ranpo Kitan, storie di personaggi storti

Io e la mia “Onee-chan” abbiamo recentemente sperimentato l’ebrezza di provare un anime molto particolare e… che tutt’ora non ho capito se e quanto mi sia piaciuto. Devo, però, ammettere che Ranpo Kitan non è un titolo scontato o incapace di colpire, quindi ho deciso di parlarne con voi.

Ranpo Kitan – Game of Laplace è un anime investigativo del 2015, costituito da soli 11 episodi, dai toni decisamente thriller e dagli avvenimenti piuttosto macabri.

Trama

Kobayashi è un ragazzo delle medie, tranquillo e molto distaccato dalla realtà che lo circonda. Un giorno il giovane studente si risveglia nella sua classe, ignaro di come sia arrivato sul posto. Nello stesso luogo scopre il cadavere di un suo insegnante e finisce per essere accusato di omicidio. Nelle indagini verrà coinvolto un giovanissimo detective, Akechi, che risolverà facilmente il macabro giallo, affascinando l’apatico Kobayashi, che gli chiederà di diventare suo apprendista.

Commento

Durante la visione di questo anime non ho potuto che ripetere a me stessa (e a mia sorella, compagna di …sventure?) che questo anime è pieno di gente storta, moralmente o fisicamente.
Perchè, effettivamente, tutta la storia ruota attorno a personaggi strambi, pittoreschi, pazzi, malati… o incapaci di tenere una postura normale!
E ora starete pensando: “ma allora sarà una schifezza!“.
(Vi capirei, è quello che mi è balenato nella testa al primo episodio, però…)
No. Non proprio.

Ho dei sentimenti molto discordanti riguardo questo titolo, ma di sicuro posso dire una cosa: nonostante la partenza assurda, già dopo i primi due episodi è chiaro che tutti i casi affrontati, che tutti i personaggi incontrati, sono destinati a narrare qualcosa di più grande, mettendo le radici ad un caso ben più ingarbugliato e dalla forte componente psicologica. Perchè, al di fuori dei macabri e assurdi delitti, questo anime narra di  debolezze, di limiti, di scelte difficili e, a modo suo, ti mette davanti ad una domanda: io cosa avrei fatto in una situazione del genere? Perchè dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, guardando esternamente una vicenda, è sempre molto facile. Ma quando ci si ritrova impotenti davanti a delle realtà orribili, ma concrete, cosa saremmo effettivamente disposti a fare pur di non rimanere solo a guardare?

Di contro, l’anime presenta dei personaggi fin troppo assurdi, a volte stereotipati (si può veramente stereotipare un personaggio assurdo?) e alcuni episodi risultano decisamente meno interessanti e coinvolgenti di altri. Gli avvenimenti sono a volte sensati, altre volte un po’ troppo estremizzati e non ho ancora capito se questo sia o meno accettabile, tenendo in considerazione che stiamo parlando di un titolo molto particolare e che, in realtà, il focus non dovrebbe essere sui casi in sè, ma sull’emotività o sulla psiche dei personaggi.
Si, appunto, sono un po’ confusa a riguardo.

Due note sicuramente positive, tuttavia, posso citarle: sia io che mia sorella abbiamo apprezzato molto la scelta di rappresentare il mondo di Kobayashi come un mondo fatto di manichini grigi, che prendono forma solo quando accade qualcosa di rilevante. Un modo molto efficace per sottolineare il totale distacco del protagonista dalle persone che ha attorno. Allo stesso modo, nell’arco di tutto l’anime vengono usati degli stratagemmi scenici interessanti che possono attirare l’attenzione dello spettatore.

L’altra nota positiva, se mi conoscete un minimo, potrete facilmente indovinarla…

… Sto ovviamente parlando delle due sigle dell’anime, che vi posto qui sotto.
La opening è coinvolgente, sia per il ritmo che per le immagini, e lascia pregustare chiaramente l’atmosfera distorta che ci si ritroverà davanti.

La ending, invece, l’ho adorata ancor prima di vedere l’anime ed è, anzi, ciò che mi ha portato a scoprire questo titolo. Per questo condivido il video dell’artista, Sayuri, e non la sigla del cartone.

Ho cercato di dire la mia su questo titolo, ma non sono sicura di essere riuscita ad esprimere tutto ciò che si poteva dire a riguardo. Spero però di avervi un pochino incuriositi e che qualcuno di voi mi offra il suo punto di vista su questo anime.

A presto,

Iya&Ceres


Commenti agli acquisti di Lucca 2016 (parte 2) – Black Clover e Addio, Stregone

Salve a tutti e bentornati al format più ritardatario della storia! Perchè commentare ora gli acquisti di ottobre fa un po’ ridere… ma di tempo per leggere ne ho avuto solo ora e per questo, anche oggi, mi esprimerò su fumetti che probabilmente molti di voi avranno già recuperato da tempo (o beatamente deciso di ignorare).

E dopo questa ottima premessa, aggiungerei che oggi parlo di altre due opere della Planet Manga: il primo numero di uno shonen intitolato Black Clover e Addio, Stregone, una mini-serie ispirata alla vita del pittore Vincent Van Gogh.

Black Clover
di Yuki Tabata

Planet Manga, primo volume, 4,50€

Trama

Ci troviamo in un mondo in cui la magia è una delle doti più apprezzate e per questo il potere spetta alla figura dell’Imperatore Magico, un personaggio dalle immense abilità, incaricato di mantenere l’ordine e difendere il paese.
In questo stesso mondo vivono Asta e Yuno, due orfani, cresciuti insieme e desiderosi di unirsi alle armate imperiali per difendere il loro paese e portare prestigio alla chiesa che li ha accolti. C’è solo un problema: mentre Yuno è un talentuoso mago dalle forte potenzialità, Asta, il più chiassioso dei due, nonostante le grandi ambizioni, non è in grado di produrre il benchè minimo incantesimo.

Commento

Sarò onesta con voi: ho seriamente rischiato di dar fuoco al volume durante le prime 5 pagine. Asta, il protagonista, è sembrato l’ennesimo personaggio tutto fumo e niente arrosto, che va sventolando ai quattro venti le sua grandi ambizioni e il suo voler diventare, in futuro, Imperatore Magico… senza però avere la benchè minima capacità magica (zero, niente di niente, neanche per sbaglio). Un bel controsenso, non vi pare? Al suo fianco il serissimo Yuno, il ragazzo super dotato, composto, ammirato da tutti… il classico amico-rivale del protagonista, a volte freddo ma sotto sotto buono. Sembrava tutto trito e ritrito e seriamente mi stavo dispiacendo dell’acquisto. Finchè questi due personaggi non hanno mostrato un po’ di grinta e di carattere, tentando di allontanarsi un po’ dalle sagome stereotipate che erano. Asta non è solo un chiacchierone, ma ha veramente voglia di riscattarsi, di cancellare le povere origini e portare gloria a chi lo ha salvato, da piccolo. Yuno, invece, nonostante il talento e il carattere schivo, adora Asta e lo considera il suo più grande rivale, ammirando la sua determinazione e il suo coraggio.
Ha preso così il via una storia che parla di azione, ma anche di ingiustizie, di discriminazioni (non solo in base al talento magico, ma anche alla provenienza) e di voglia di migliorare.

Nonostante l’inghippo iniziale, quindi, la lettura è risultata abbastanza interessante e scorrevole. I disegni sono piacevoli, discretamente dettagliati e rendono bene movimenti e azioni. Tutto molto shonen, insomma!

Esito lettura

Sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo titolo e devo dire che mi sento piuttosto incuriosita dalla storia. Non so se ad accendere la mia attenzione, alla fine, siano stati i personaggi o la tematica “giustizia e riscatto” che tanto mi sta a cuore, ma credo che in futuro potrei farci un pensierino. Certo… considerando che potrebbe essere l’ennesima infinita serie shonen, mi prenderò un po’ di tempo per vedere come procede la pubblicazione dei vari volumi prima di iniziare l’acquisto.

Addio, Stregone (Sayonara, Sorcier)
di Hozumi

Planet Manga, 2 volumi, 4,50€ cad.

Trama

Theodorus è un rinomato mercante di quadri di Parigi. Nonostante lavori in un ambiente estremamente legato ai canoni classici, Theo vede la necessità di portare l’arte a un nuovo livello, introducendo opere che rappresentino un nuovo tipo di bellezza, in grado di essere percepita e capita anche dalla gente comune. I suoi ideali e i suoi sforzi sono ispirati dalla figura di suo fratello maggiore, Vincent Van Gogh, uno dei talentuosi artisti disconosciuti dagli esperti d’arte dell’epoca.

Commento

Nonostante si tratti di un’opera in due volumi, non mi dilungherò nel parlarvi della storia perchè rischierei di spoilerare le poche dinamiche in campo. Credo che per descrivere questo fumetto basti dire che ha dei disegni veramente molto belli (ho adorato le rappresentazioni dei personaggi) e cerchi di ricostruire, in maniera alternativa, la vita del pittore Vincent Van Gogh e di suo fratello Theodorus. Personalmente l’ho trovato piuttosto particolare e a modo suo interessante, anche se in alcuni punti è sembrato un po’ troppo estremizzato, soprattutto nei dialoghi e nei modi di fare eccessivamente teatrali di alcuni personaggi. C’è una scena, in particolare, che non mi è andata particolarmente a genio, poichè una situazione apparentemente drammatica viene risolta con una lunga serie di chiacchiere e improbabili rivelazioni dei personaggi. Per il resto è sicuramente un’opera che cerca di dare spessore ai personaggi dei due fratelli e di descrivere appieno il loro modo di vedere il mondo e i loro obiettivi. Il finale è quasi toccante e, da sè, vale forse più dei restanti 2/3 del fumetto, che possono risultare, a volte, un po’ piatti (salvo i grandi risvolti della trama).

Esito lettura

Sicuramente Addio, Stregone è un titolo poco impegnativo, sia dal punto di vista economico che a livello di concentrazione richiesta per la lettura. Anche per questo lo consiglierei a quanti vogliano distaccarsi dai classici generi principali (come shonen e shojo) per dedicarsi a un’opera di fantasia che cerca di ricostruire realisticamente un certo periodo storico, con le sue problematiche e con le sue novità, ma soprattutto che cerca di esaltare la figura dell’artista Vincent Van Gogh e di colui che (in questa storia) ha agito nell’ombra per farlo diventare grande, Theodorus, il vero protagonista dell’opera.

Come sempre, spero di avervi fornito uno spunto interessante di lettura o di avervi piacevolmente intrattenuti. Se avete letto queste opere, date pure il vostro parere o, se preferite, consigliatemi qualche titolo simili che vi è piaciuto.

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post – Gosick

Tra le varie serie animate che sto recuperando ultimamente (sto cercando di completare alcune delle molte opere lasciate in sospeso in passato) c’è anche Gosick, anime a base investigativa di 24 episodi, terminato nell’ormai lontano 2011.

Trama

Kujo Kazuya è uno studente giapponese che va a studiare all’estero, nell’immaginario regno di Saubure, collocato sulle Alpi, tra Italia e Francia e in cui si parla, appunto, la lingua francese. E’ il 1924.
All’Accademia St. Marguerite, però, Kujo fatica a farsi amici, poichè la popolazione, molto superstiziosa, per via del suo aspetto (occhi neri, capelli neri), lo paragona da subito al personaggio di una delle tante storie di fantasmi del posto: il Dio della Morte Primaverile. In cerca del significato di questo soprannome, Kujo si avventura nell’immensa biblioteca scolastica, dove farà la conoscenza di Victorique, una ragazza dai lunghissimi capelli biondi, dall’aspetto angelico e dalla sovraumana intelligenza. Nonostante le prime incomprensioni, i due diventeranno molto amici e insieme risolveranno la moltitudine di casi misteriosi in cui si ritroveranno coinvolti, anche per via del fatto che il fratello di Victorique è un commisario di polizia.

Commento rapido

Devo dire che, a parte qualche pecca qua e là, ho trovato questo anime piacevole e abbastanza scorrevole. I vari casi sono abbastanza interessanti e ho apprezzato molto che alcuni di questi misteri portino a conseguenze anche nella vita dei protagonisti o che facciano avanzare la trama generale dell’opera: tutto ciò che viene esposto già dal primo episodio serve a rafforzare il rapporto tra Kujo e Victorique, così come a costruire lo scenario in cui i personaggi si muovono.
I personaggi sono abbastanza strani, a volte (pecca n°1) un po’ troppo ripetitivi nel loro modo di fare e stereotipati, ma hanno un loro ruolo nella storia e tutto sommato, anche non amandoli alla follia, non fanno storcere il naso. Lo stesso Kujo ne è un esempio: non fa che ripetere “Victorique” (ovviamente pronunciato in una lingua che di francese non ha nulla) e chiamare la sua partner per soccorerlo in ogni occasione, ma anche sembrando un po’ stupido e piagnone, in realtà è molto altruista e coraggioso. Ho apprezzato che, nel loro piccolo, alcuni dei personaggi principali evolvano nell’arco dei “soli” 24 episodi.
Nonostante sia un cartone che non fa eccessivo uso di scene splatter o brutali, non si risparmia alcuni avvenimenti abbastanza pesanti dal punto di vista umano: sacrifici di bambini, donne rapite e obbligate e partorire figli non voluti… insomma, per intenderci, pur non essendo visivamente brutale ha dei toni abbastanza macabri e per questo non lo farei vedere a dei bambini solo perchè i protagonisti sembrano “kawaii” e perchè ci sono pizzi e merletti ovunque.
In contrasto con questi avvenimenti crudi e col tentativo dell’anime di non sfociare nel surreale, il finale di alcune sottotrame, così come dell’anime in generale, possono risultare un po’ troppo buonisti (pecca n°2) e alcune scene possono sembrare particolarmente inverosimili o improbabili (pecca n°3).

Nel complesso è comunque un anime poco impegnativo che vi consiglio sicuramente, soprattutto se vi piacciono storie investigative e di misteri. Tenete, però, a mente che il riflettore sarà sempre e comunque puntato sui protagonisti, più che sui casi in sè.

Spero che questa mini-recensione vi sia stata d’aiuto. Come sempre, se avete visto questo titolo, fatemi sapere che ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres