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Anime&Manga

JoJo’s Bizarre Adventure – A Great Malloppost!

Finalmente riesco a mettere mano a questo post e a raccontarvi di questo spettacolare anime che mi ha fatto perdere la testa qualche mese fa. Prima di cominciare a spiegare qualsiasi cosa mi venga in mente, però, devo al solito precisare che ho visto solo l’opera animata, non ho ancora recuperato il fumetto originale, quindi, tutto ciò che segue, può riferirsi solo ed esclusivamente al cartone.
Inoltre, volendo trattare approfonditamente l’opera, non posso evitare alcuni spoiler parlando della trama e dei personaggi, anche se ho volutamente tralasciato dettagli interessanti per non svelare ogni sfaccettatura della storia. Per quanti, comunque, non vogliano rovinarsi la visione in alcun modo, consiglio di passare direttamente all’ultima parte del post.

Cosa è Le Bizzarre Avventure di JoJo?

Le Bizzarre Avventure di Jojo (JoJo’s Bizarre Adventure) è un anime, tratto dall’omonimo fumetto, di cui, ad ora, sono uscite 3 serie animate (per un totale di 113 episodi). Il cartone ha come caratteristica peculiare uno stile “super-fabulous”: tutto è super-enfatizzato, i personaggi sono super-colorati e ogni combattente è caratterizzato da frasi e pose particolari. Questo, come si può facilmente dedurre, da’ all’opera un tono molto singolare, che può non essere apprezzato da tutti, ma che è riuscito a catturare l’attenzione e il cuore di molti, me compresa.

I Serie – Phantom Blood e Battle Tendency
26 Episodi (2012-2013)

La prima serie è in realtà costituita da due filoni narrativi diversi, connessi tra loro come tutti i capitoli di questa saga, ma che meritano di essere trattati singolarmente.

Phantom Blood  (Episodi 1-9)

Ambientata in Inghilterra alla fine del diciannovesimo secolo, ha come protagonista Jonathan Joestar, il nostro primo “JoJo” (così denominato, come tutti i protagonisti di quest’opera, per le iniziali di nome e cognome). Jonathan è un ragazzo dallo spirito nobile e dal cuore d’oro, ma tremendamente ingenuo. Un giorno suo padre adotta un ragazzino orfano, Dio Brando, che fin da subito dimostra di avere un’indole totalmente opposta al nostro eroe. Il giovane Brando, infatti, molto furbo e subdolo, cerca di costruirsi un’immagine di ragazzo rispettabile agli occhi del padre di Jonathan solo per potersi avvicinare e, con il tempo, impadronirsi dei suoi averi e del suo potere. A distanza di anni, infatti, Dio cerca di uccidere il signor Joestar, ma viene smascherato da Jonathan, nel frattempo divenuto più forte e intelligente. Tuttavia, incredibilmente, la storia prende una piega sovrannaturale e Dio entra in possesso di poteri fuori dal comune. Riuscirà JoJo a fermare lo spietato fratellastro?

Personaggi

JoJo’s Bizarre Adventure è un’opera ricca di personaggi particolari e, più si prosegue nelle varie serie, più ai vecchi protagonisti, che fungono da legame tra le varie storie, si vanno a sostituire nuovi e bizzarri soggetti. Ovviamente ho intenzione di soffermarmi solo su una manciata di questi personaggi, quelli fondamentali per l’analisi dell’anime.

Il primo da citare trattando di Phantom Blood è ovviamente Jonathan Joestar, l’impavido e giusto JoJo che deve debellare il male e vendicare i torti subiti. Ho adorato questo primo JoJo, nonostante sia (per via della poca esperienza) molto meno forte dei successori, proprio per il suo grande senso di giustizia e per la sua abilità di entrare, in breve tempo, in un mondo che non gli apparteneva. Inoltre, Jonathan è un personaggio in un certo senso, talmente radioso da riuscire a commuovere e a legare a sé altri importanti personaggi.

Tra i personaggi che rimangono folgorati dalla bontà di Jonathan c’è ovviamente Robert Speedwagon, un furfante come tanti altri che viene radicalmente cambiato dall’incontro con JoJo, di cui decide di diventare il braccio destro. Non solo cercherà di supportare Jonathan nella sua impresa, ma resterà per tutta la vita devoto alla sua figura, tanto da fondare una associazione, denominata Associazione Speedwagon, per tutelare gli “affari” dei Joestar.

C’è poi Will A. Zeppeli, l’uomo delle “onde concentriche”, la cui missione è quella di sconfiggere il male da cui sono derivati i forti poteri di Dio. Zeppeli sarà prima insegnante e poi compagno di Jonathan, a cui affiderà la sua tecnica e con cui condividerà l’obiettivo di distruggere il nuovo e malvagio Dio.

Ovviamente va citata anche Erina Pendleton, invaghita di Jonathan sin da ragazzina, che resterà al fianco del giovane JoJo nei momenti di difficoltà, per poi diventare suo sposa. Nonostante non sia una combattente, Erina dimostrerà di avere uno spirito molto forte e sarà in grado di educare e formare un secondo JoJo decisamente da non sottovalutare.

Ultimo ad essere citato, ma non per l’importanza, è Dio Brando, il ragazzo intelligente e infimo che si converte alle tenebre e brama il potere, ad ogni costo. L’indole crudele di Dio è chiara fin dal primo episodio, eppure è quasi incredibile immaginare dove riuscirà ad arrivare e cosa riuscirà a fare grazie al potere ottenuto tramite una maschera di pietra, che lo rende un vampiro pressochè immortale, suscettibile solo al potere della luce solare. Inutile dire che sarà il nemico giurato di Jonathan… e di tutta la famiglia Joestar.

Battle Tendency (Episodi 10-26)

La seconda parte di questa serie è invece ambientata in America, nel 1938, e vede come protagonista un nuovo e giovane JoJo: Joseph Joestar, nipote di Jonathan, cresciuto da Erina Joestar poichè orfano di entrambi i genitori. Joseph non solo è un ragazzo molto scaltro, ma ha già sviluppato, senza quasi rendersene conto, dei poteri fuori dalla norma. Proprio per questo non potrà evitare di venire a contatto con lo stesso mondo con cui si scontrò suo nonno Jonathan. Infatti, dopo la scoperta di alcuni pericolosi reperti storici legati alla maschera di pietra che conferì a Dio Brando i suoi pericolosissimi poteri sovrannaturali, JoJo viene messo al corrente degli eventi passati e si troverà  a dover affrontare delle semi-divinità, finora rimaste sopite nella pietra, che minacciano l’umanità intera.

Personaggi:

Nonostante l’indole buona, legata sicuramente in parte agli insegnamenti di “nonna Erina”, Joseph Joestar è decisamente molto più esuberante e rumoroso del suo predecessore. Ama giocare con le parole, cercare di abbindolare il nemico e il più delle volte improvvisa trucchi e manovre diversive, riuscendo sempre a scamparsela per il rotto della cuffia. La sua lealtà e il suo coraggio, tuttavia, lo rendono degno di ereditare lo stesso soprannome del nonno e grazie alla sua intelligenza e versatilità (e a una discreta dose di fortuna) sarà in grado di affrontare un’impresa impossibile per chiunque altro.

Per combattere il potente nemico che minaccia il mondo, Joseph verrà condotto in Italia dallo stesso Speedwagon, dove farà la conoscenza di Caesar Zeppeli, discendente di Will A. Zeppeli e anche lui legato allo stile di lotta delle onde concentriche. Caesar e Joseph intraprenderanno un duro allenamento nella speranza di divenire abbastanza forti per scontrarsi con le potenti divinità risvegliatesi, per l’appunto, in Italia.

Ad allenarli c’è Lisa Lisa, una forte combattente, mantenuta giovane e bella grazie al potere delle onde concentrice. Il suo compito è proteggere una pietra rossa, che se cadesse in mano al nemico lo renderebbe invincibile, alla stregua di una divinità.

Va poi citata Suzie Q, la vivace e bella ragazza che lavora come cameriera per Lisa Lisa. Il suo compito… è quello di servire Lisa Lisa, ma nel farlo si invaghisce del prestante JoJo, che, prima dello scontro finale, le promette di tornare sano e salvo da lei.

Ci sono poi i tre antagonisti principali di questa serie: Whamoo, Acideecy (che non sono del tutto sicura si scriva così) e Kars, ovvero i tre uomini del pilastro, risvegliatesi a Roma e desiderosi di conquistare il mondo. Mentre i primi due sono più onorevoli e ancora degli esseri imperfetti, Kars è infimo e tramite i suoi meschini trucchetti riuscirà a diventare resistente al sole, una divinità pressochè completa.

II Serie – Stardust Crusaders
48 Episodi (2014-2015)

Giappone, 1987. Un ancor prestante, ormai sessantenne, Joseph Joestar si reca a trovare suo nipote, Jotaro Kujo, che afferma di essere posseduto dal demonio. Parlando con Joseph, Jotaro scopre che la strana presenza che ospita altro non è che uno Stand, un potere molto particolare che si è risvegliato in lui per combattere l’acerrimo nemico della famiglia Joestar, Dio Brando. Dio, infatti, grazie alla sua natura immortale, è riuscito a sopravvivere per un secolo sott’acqua, chiuso in una bara, e, riportato in superficie, è tornato a bramare il potere che ha sempre voluto. Le uniche persone che possono opporsi al suo malvagio piano sono ovviamente i Joestar e, dato che il ritorno di Dio ha fatto risvegliare uno Stand fuori controllo anche in Holly Joestar, madre di Jotaro, che rischia di venire “divorata” dal suo stesso potere, i nostri protagonisti hanno solo 50 giorni per scovare e annientare il nemico. Accompagnati da Abdul, amico di Joseph, e Kakyoin, un nuovo alleato, i due Joestar partono per l’Egitto, posto in cui ipotizzano si stia nascondendo il nemico. Il viaggio, ovviamente, non sarà semplice e il gruppo dovrà fronteggiare continuamente gli emissari di morte inviati da Dio.

Personaggi

In questa serie incontreremo ancora più personaggi che nella precedente e saranno ancor più bizzarri: gli emissari inviati da Dio sono numerosi e ognuno avrà uno Stand unico e particolare, in grado di mettere in serie difficoltà il gruppo di eroi.

Per quanto riguarda i protagonisti, alla guida del gruppo c’è il già noto Joseph, che, nonostante l’età, non ha per nulla mutato la sua indole casinara, anzi, è diventato addirittura più petulante che in passato. Come i suoi modi, anche il suo cuore e il suo coraggio non sono cambiati e non esiterà a lanciarsi in questa pericolosa avventura, pur di salvare l’amata figlia Holly.

Holly, dal canto suo, ha ereditato l’indole estroversa della madre, Suzie Q, e la forza d’animo dei Joestar, ma non avendo uno spirito e un fisico forti come Joseph o Jotaro, finisce per essere sopraffatta dallo Stand risvegliatosi in lei.

 

Jotaro Kujo, al contrario, è un tipo di poche parole e un vero duro. Nonostante la giovane età, è incredibilmente alto e muscoloso, molto forte ed è una specie di teppista. Spietato col nemico, Jotaro, dietro alla sua maschera da duro, nasconde un animo gentile e un carattere leale. Il suo Stand, Star Platinum, potente ed estremamente veloce, lo rende un avversario decisamente temibile.

Muhammed Abdul (o Avdol) è un potente e saggio guerriero, amico di Joseph e votato all’eliminazione del potente Dio. Dotato del potere dello Stand già dalla nascita, Abdul ha affinato le sue tecniche e sarà un punto di riferimento per il gruppo. Il suo Stand, Magician’s Red, domina il fuoco.

Noriaki Kakyoin è uno studente giapponese dotato di Stand e, inizialmente, avverso ai Joestar. Emissario di Dio, viene sconfitto da Jotaro, che si prodiga per salvargli la vita, dato che Kakyoin lo ha attaccato perché pilotato mentalmente dal nemico. Una volta liberatosi dall’influenza malevola di Brando, il giovane studente decide di seguire il gruppo in Egitto, per riscattare il suo onore e vendicarsi di chi lo ha usato come una marionetta.

C’è poi Jean Pierre Polnareff, anch’esso abile guerriero munito di Stand, sempre inviato da Dio per scontrarsi con il gruppo dei JoJo. Così come Kakyoin, anche le mosse di Polnareff sono dominate dal potere nemico, per cui, una volta liberato, il ragazzo non sarà più avverso ai nostri eroi e li seguirà nel loro percorso, per scoprire informazioni sull’assassino di sua sorella.

Infine, c’è il massiccio gruppo di nemici, che andrebbe trattato a parte per la diversità di aspetto, poteri, caratteri. Ma alla fine, ciò che è importante sottolineare in questa sede, è che, salvo i sopracitati Kakyoin e Polnareff, che venivano manovrati mentalmente, i seguaci di Dio sono tutte persone, ovviamente, poco raccomandabili: avidi, violenti, malvagi, desiderosi di potere… ognuno ha il suo bel caratteraccio e un forte Stand, quindi (quasi) tutti daranno del filo da torcere ai nostri protagonisti.
Dio Brando, poi, già potente ai tempi della maschera di pietra, si mostrerà in tutti il suo “splendore”, manifestando uno Stand praticamente imbattibile e minacciando seriamente la vita del gruppo di coraggiosi eroi, oltre che il mondo intero.

III Serie – Diamond Is Unbreakable
39 Episodi (2016)

Giungiamo infine all’ultima serie animata (per ora) di JoJo’s Bizarre Adventure, ambientata nel 1999, in Giappone, nella città immaginaria di Morio-cho. Qui ritroviamo Jotaro, 11 anni dopo lo scontro con Dio, alla ricerca di Josuke Higashikata, che si rivelerà essere il nostro nuovo JoJo. Come mai il soprannome JoJo, se nel cognome non vi sono le lettere “Jo”? Beh… perché Josuke altro non è che il figlio illegittimo del rumoroso Joseph Joestar, concepito evidentemente poco prima degli eventi di Stardust Crusaders, durante uno dei tanti viaggi di Joseph. Anche Josuke è dotato di un potente Stand e Jotaro lo contatta per risolvere un’enigma che pare riguardare proprio Morio-cho. Qui sembra essersi nascosto colui che porta con se l’arco e la freccia dagli oscuri poteri, usati da Dio in passato per creare il suo piccolo esercito di soggetti dotati di Stand.

Ora penserete che, catturato questo criminale e impadronitisi della freccia e dell’arco magici, la serie abbia fine, invece, a Morio-cho, il male si cela anche in un’altra forma. Pare infatti che ci sia un serial-killer, dotato anch’esso di Stand, che miete vittime da anni senza lasciare traccia. Cosa succederebbe se la sua strada si incrociasse con quella dei nostri protagonisti?

Quanto devastante per le retine è il verde di questo pezzo della sigla finale di Diamond Is Unbreakable?

Personaggi

In questa serie abbiamo un’elevatissima concentrazione di JoJo, dato che ci si ripresentano sia Jotaro (anche se, aimè, non in forma splendente come nella serie precedente) che il vecchio Joseph, di cui scopriamo un lato che, sarò onesta, non ho particolarmente apprezzato: quello infedele.

A loro si unisce il giovane Josuke Higashikata-Joestar, un teppista gentile, che nonostante la forza e il potere molto particolare di cui è dotato (alias lo Stand Crazy Diamond) cerca di mantenere sempre la calma… a parte quando vengono criticati i suoi capelli, cosa che lo manda su tutte le furie e gli fa perdere totalmente il controllo. Vorrei parlare di Josuke come di un cavaliere dal cuore d’oro, ma devo dire che rispetto ai precedenti JoJo non manifesta una grande maturità, anche se coraggio, intelligenza, determinazione e forza lo rendono comunque un degno discendente dei Joestar.

Oltre a Josuke, durante tutta la serie, incontreremo tanti particolarissimi (per non dire folli) ragazzi, molti dei quali liceali come il protagonista. Tra di questi va citato il piccolo Koichi Hirose, uno dei nuovi amici e coetaneo di Josuke, anche lui appena entrato al liceo. Tipo molto timido e remissivo, Koichi, anche per il suo aspetto, sembrerebbe del tutto inoffensivo, ma trovarsi davanti a situazioni estreme lo indurrà a sviluppare un carattere più sicuro e impulsivo. Anche se, ai miei occhi, rimarrà solo un tipo che si butta nell’azione troppo tardi…

Al contrario di Koichi, uno che passa subito ai fatti (spesso senza neanche cercare la via pacifica) è Okuyasu Nijimura, un altro bel personaggio che si presenta come nemico di Josuke e, in poco, viene convertito dalla determinazione del protagonista, a cui si legherà moltissimo e di cui diventerà un fedele alleato. Okuyasu non è dotato di grandissima intelligenza, al contrario di molti astuti personaggi di quest’anime, ma vanta uno Stand, The Hand, dai poteri decisamente efficaci.

Va per forza citato Rohan Kishibe, un fumettista molto famoso che risiede a Morio-cho e che conduce una vita solitaria. Apparentemente un nemico, dopo qualche scontro Rohan passa dalla parte dei “buoni”, soprattutto per via del legame che svilupperà con Koichi. La sua figura, oltre ad avere un fascino tutto suo, nonostante anche questo individuo non sembri sempre in pieno possesso della salute mentale, è importante perché aiuta ad aggiungere molti tasselli alla trama di  questo Diamond is Unbreakable.

Anche in questa serie si presenta, poi, una fitta serie di antagonisti, inizialmente legati alla corsa per appropriarsi dell’arco e della freccia magici di Dio, in seguito connessi al misterioso serial killer che minaccia gli abitanti di Morio-cho.

E su questo spietato personaggio, Kira, mi soffermerò solo qualche istante, perché non può non essere menzionato. Innanzitutto, perché è totalmente fuori di testa, perverso e la sua voglia di uccidere lo accompagna da ben 15 anni, rendendolo uno dei principali motivi delle misteriose sparizioni avvenute nella ridente cittadina di Morio-cho. In secondo luogo, perché il potere Stand, che ha sviluppato qualche anno dopo l’aver iniziato a mietere vittime, è dannatamente pericoloso e incredibilmente versatile, data la straordinaria capacità di evolvere. Kira è uno di quei cattivi che non smette mai di stupirti e che arriverai a pensare possa sconfiggere qualsiasi ostacolo sul suo cammino.

Come dire… Kira è personaggio esplosivo!

Connessa alla figura di Kira c’è un altro giovanissimo personaggio, che cito a grandi linee, per non spoilerare troppo, ma che non posso tralasciare dato che è stato, forse, uno dei miei preferiti di questa serie. Sto parlando di Hayato Kawajiri, un bambino delle elementari molto astuto, che si renderà conto della vera natura di Kira e che cercherà, con tutte le sue forze di sconfiggerlo o smascherarlo, per il bene di chi ha vicino, pur essendo consapevole che questo maligno individuo è dotato di poteri sovrannaturali. Hayato è decisamente uno di quei personaggi a cui affezionarsi e per cui tifare.

Altre cose che potreste voler sapere su Le Bizzarre Avventure di JoJo [Spoiler Free]

♡ Come già accennato, questo anime è tratto dall’omonima serie manga, di Hirohiko Araki, composta attualmente di 119 volumi, iniziata nel lontano 1987 e ancora in corso. Il fumetto, di impronta shonen-seinen, è diviso nelle seguenti parti:

  • Phantom Blood
  • Battle Legacy
  • Stardust Crusaders
  • Diamond Is Unbreakable
  • Vento Aureo
  • Stone Ocean
  • Steel Ball Run
  • JoJolion               (penultima serie, ancora in corso)

♡ In quest’opera ci sono moltissime citazioni a cantanti e gruppi rock, tanto che una grandissima parte dei nemici ha dei nomi palesemente ispirati al genere (es: Red Hot Chilly Peppers, Killer Queen, Bites The Dust, Kars, ecc…)

♡ Prima dell’adattamento animato di tutte le serie, è stata prodotta una serie di 13 OAV, nel 1993, incentrati solo sulla terza parte del manga (Stardust Crusaders).

♡ Oltre ai 39 episodi, la serie Diamond Is Unbreakable vanta anche un OAV. Nella controparte cartacea della stessa serie è stato anche creato uno spin-off a puntate, intitolato Thus Spoke Kishibe Rohan, incentrato, per l’appunto, sul personaggio di Rohan.

♡ Lo stile grafico cambia tra le varie serie dell’anime ed è particolarmente evidente nell’ultima serie animata uscita finora, Diamond Is Unbreakable.

Jotaro caro, cosa ti hanno fatto?!?

Commenti

Non saprei veramente da dove iniziare per dirvi quanto questa serie mi sia piaciuta, nonostante, inizialmente, fossi un po’ scettica a riguardo, soprattutto per il sopracitato stile molto enfatizzato (ho problemi quando, in una serie, ti spiegano ogni singola cosa a parole come se non fossi in grado di capire con i tuoi occhi ciò che stai palesemente vedendo). La prima puntata, in particolar modo, mi aveva fatto un’impressione orribile, perché aveva lasciato in me il senso di sbagliato: veder Dio prevalere ingiustamente e brutalmente sul giovane Jonathan ha rischiato seriamente di non farmi proseguire nella visione della serie. Per fortuna, invece, la guida del mio paziente compagno, che aveva già visto JoJo, mi ha ricondotto sulla retta via e, episodio dopo episodio, la trama ha saputo prendermi, i personaggi mi hanno catturata e ho iniziato ad amare ogni posa, ogni frase, ogni cosa. Sino a raggiungere il livello di hype generalizzato ogni volta che se ne parla.

I personaggi messi in campo sono tantissimi, una valanga, più si avanza e più se ne intravedono di nuovi e in grandissima parte sono soggetti interessanti e piuttosto bizzarri (se così non fosse, non ne deriverebbero delle altrettanto bizzarre avventure). Costumi, stile, carattere, pose, frasi: sono studiati sotto moltissimi aspetti e stimo molto l’autore per la fantasia con cui è riuscito a creare un mondo così variopinto.

I vari JoJo, a modo loro, sono tutti unici e irripetibili, hanno dei caratteri diversi, ma conservano quel valore di giustizia e quel coraggio che li rende, complessivamente, sempre piacevoli. Ai miei occhi, il migliore è (e probabilmente rimarrà per sempre) Jonathan, per la sua onestà, per la purezza del suo spirito, per, appunto, gli ideali. Per questo, devo dire, ho un po’ sofferto il fatto che, tra tutti i JoJo, sia stato l’unico a non aver veramente ottenuto ciò per cui stava lottando.
Certo, anche il tenebroso Jotaro e il suo stile “severo ma giusto” ha il suo perché!

A questo punto della terza opening, di solito, iniziavo a piagnucolare “Jonathan!!!”… con un fanatismo che potrebbe essere invidiato dalle teenager!

Tra i personaggi “secondari” ci sono altrettanti soggetti meritevoli di attenzione, tra cui Speedwagon, Erina, Kakyoin, Okuyasu… tutti valorosi e pronti a fare il massimo per i rispettivi amici/compagni. Ho gradito molto meno, invece, (ma non disprezzato, eh) le figure di Caesar, Polnareff e di Koichi: i primi due per il troppo parlare, seguito da pochi fatti; il secondo per la pessima abitudine a svegliarsi sempre troppo tardi. Anche se, lo ammetto, hanno avuto il loro ruolo fondamentale nella storia e sicuramente non sono dei brutti personaggi.

Poi ci sono gli antagonisti. Dei cattivi cattivissimi, dei malvagi malvagissimi. Esseri che veramente non si fanno scrupoli davanti a nulla e a nessuno, né chi li ha cresciuti, né bambini, donne, l’umanità intera. Anche da questo punto di vista trovo che l’autore abbia fatto un ottimo lavoro nel delineare questi personaggi, perché sono tutti veramente maligni e, nell’insieme, indubbiamente disprezzabili. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidita è stata l’impressione che il personaggio di Dio Brando perdesse di tridimensionalità dal primo arco narrativo al terzo: la sua figura era nata per essere in contrapposizione a quella di Jonathan, che lo stesso Dio ha sempre considerato una parte importante della sua evoluzione, mentre più volte, soprattutto alla fine di Stardust Crusaders, sembra rinnegare lo stesso sangue che ora gli scorre nelle vene. Sarà per la mancanza di rispetto per la figura di Jonathan, sarà perché sminuisce gli avversari che ha temuto per un’intera serie, ma questo secondo Dio, pur mantenendo la sua malignità e il suo subdolo modo di fare, mi è piaciuto un po’ meno.

Kira, invece, è stato forse il cattivo che più mi ha tenuto con il fiato sospeso e, paradossalmente (dato che era l’unico ad essere lontano anni luce dall’ essere una divinità e bramare la conquista del mondo), è stato quello maggiormente che mi ha colpita, scossa e lasciata con la pelle d’oca. Credo che questo sia dovuto al fatto che, anche senza il suo Stand, Kira era una minaccia molto più “reale” dei precedenti cattivi: un mostro umano che si muove nell’ombra di una piccola città, colpendo innocenti senza mai essere scoperto. Questa caratteristica ha fatto della seconda metà di Diamond Is Unbreakable uno delle mie preferite di tutto l’anime, insieme a buona parte di Stardust Crusaders.

Certo… mentirei se dicessi che di buchi nella trama, particolarmente in quest’ultima serie, non ve ne sono. Più di una volta, durante Diamond Is Unbreakable, mi sono chiesta come mai i personaggi agissero in un modo piuttosto che in un altro, senza trovare risposte con un’effettiva valenza, e il fatto che la serie intera proceda presentando nemici che, dopo essere stati sconfitti, da un giorno all’altro, passano dal lato dei protagonisti mi ha un po’ fatto storcere il naso. Ma, come disse qualcuno (ovvero Dario Moccia, lo YouTuber, in un suo video in cui parlava di JoJo, includendolo nella sua classifica dei migliori shonen) andare a focalizzarsi troppo su alcuni tratti della trama fa perdere di vista il senso dell’opera e ne rovina l’ottima godibilità. In fondo, non è solo per gli intrecci della trama che JoJo è un bell’anime, ma per i valori che trasmette, per il divertimento che regala, per i brividi, per le grandi risate e per l’attaccamento che ti fa sviluppare verso alcuni dei tantissimi personaggi.

E veniamo, infine, a un altro dei punti forti di questa serie. Come molti sanno, ho un debole per le sigle degli anime giapponesi e, quando guardo un’opera di questo genere, non posso che soffermarmi anche su questo aspetto. Ebbene, fino a qualche tempo fa difficilmente avrei creduto di poter imbattermi in sigle così spettacolari e perfette come quelle di JoJo’s Bizarre Adventure. Qui non si parla solo di belle canzoni, ma ci si ritrova davanti sigle che rispecchiano, ognuna, lo stile del rispettivo JoJo, che nascondono dettagli di ogni tipo (a volte, lo ammetto, facendo spoiler), con scene spettacolari e in grado di ricreare hype in un amante dell’opera anche a distanza di mesi dalla fine di una serie.
Alcune sigle hanno addirittura delle varianti nel video o nell’audio in base agli avvenimenti che vengono svelati nella trama principale (quindi possiamo dire che le sigle facciano uno spoiler selettivo). Qualora voleste vedere con i vostri occhi ciò di cui sto parlando, vi lascio qui sotto un video che racchiude tutte le opening de Le Bizzarre Avventure di JoJo (anche se le ending meriterebbero altrettanta attenzione), ma vi avverto nuovamente che potreste rovinarvi qualche colpo di scena.

Concludendo

Nonostante la notevole lunghezza di questo post, ho  probabilmente mostrato solo “la punta dell’iceberg” dell’opera. Avrei potuto parlare ancora della trama, dei colpi di scena, dei personaggi (ce ne sono a bizzeffe che non ho neanche nominato), degli Stand, delle scene di lotta e di ciò che più ho amato o meno mi è piaciuto in questa serie, ma spero di essere riuscita a far passare il concetto che quest’opera merita di essere vista, per la sua particolarità, per il modo in cui riesce a racchiudere divertimento e momenti drammatici, per il modo in cui riesce a scavarsi un posticino nel cuore. Comunque, sia che vi piaccia il genere sia che non apprezziate quest’opera, difficilmente, se la guarderete/l’avete vista, riuscirete a dimenticare Le Bizzarre Avventure di JoJo.

Spero di non avervi annoiato troppo con questo Malloppost (che batte, forse, tutti quelli che ho scritto finora) e come sempre vi chiedo di lasciarmi un feed-back: avete visto questo anime o letto il manga? Siete interessati al genere? Quale altro shonen vi ha entusiasmato a questi livelli?

A presto,

Iya&Ceres

 

Note: Le immagini in questo post non sono di mia proprietà e sono state usate a puro scopo illustrativo.

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A Silent Voice – Il Film [Flashpost]

Mi è capitato di recente di imbattermi, grazie alla riproduzione automatica di Youtube (che mi fa scoprire sempre un sacco di cose interessantissime), in una canzone tratta dal film A Silent Voice (tradotto anche con The Shape of Voice), che ho riconosciuto immediatamente perchè, qualche tempo fa, lessi un articolo dell’omonimo fumetto. Sapendo che l’opera era, per l’appunto, tratta dalla controparte cartacea e non avendo molto tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura, ho deciso di cimentarmi, per lo meno, nella visione del film, della durata di 129 minuti.

Trama

Shoya Ishida è un ragazzino delle elementari vivace come altri, con un ristretto gruppo di fedelissimi amici e molte energie da spendere. Un giorno nella sua classe arriva una ragazza sorda, Shoko Nishimiya, che viene inizialmente accolta a braccia aperte dai compagni, ma che, con il passare del tempo, inizia a sembrare quasi un peso agli occhi dei giovani e ancor egoisti esponenti della classe. In particolar modo, il gruppo di Shoya non la tollera e il ragazzo, per la sua indole impulsiva e fastidiosa, diventa il portavoce del bullismo contro la giovane e sfortunata Shoko. Le sue azioni, però, finiranno per ritorcerglisi drasticamente contro.

Commento

Quest’opera, come avrete facilmente dedotto dalla trama, parla principalmente di bullismo e disabilità. Ma tratta soprattutto delle conseguenze di questo bullismo, non solo sulla vittima, ma anche su chi è a lei vicina e, a volte, sugli stessi carnefici. E, a dirla tutta, ciò che più mi ha commosso non è stata la storia di Shoko, che ovviamente mi ha fatto tenerezza fin da subito, ma è stato vedere la sofferenza di Shoya, nata da un suo errore infantile e che il protagonista si porta con sè da sempre.

Non voglio ovviamente dire che il giovane Shoya non abbia sbagliato, il bullismo è sempre una cosa da rimproverare, ma ciò che ho trovato interessante è che, in quest’opera, ci si  focalizzi non solo sulla vittima “canonica”, ma si dia spessore anche a colui che, più di ogni altro, poteva sembrare il cattivo della storia. E che lo è, ma non è il solo e non è poi così malvagio. Perchè da piccoli, presi dalle proprie futili motivazioni, dall’egoismo e dall’inesperienza, si possono fare anche degli enormi errori… chi pensa di non averne mai fatti?
Quindi viene da chiedersi: è giusto giudicare una persona solo in base a quanto ha fatto in passato? E’ giusto etichettare una persona che ha sbagliato come una persona sbagliata?

Questi sono i quesiti che nascono nello spettatore, mentre vede passare tutta l’adolescenza di Shoya sullo schermo, con i suoi tentativi di riparare agli errori e con le evidenti cicatrici che questa vicenda ha scavato in lui, facendolo enormemente cambiare.

Dall’altra parte c’è Shoko, la vittima, che cerca di essere sempre disponibile perchè si sente un peso e che vorrebbe solo avere degli amici, ma ha, ovviamente, difficoltà a farsi comprendere e a percepire quello che la circonda. C’è una Shoko fragile che continua a farsi forza nel tentativo di trovare il suo posto nel mondo, ma che ovviamente deve fare i conti con i traumi passati.

Ci sono poi amici, familiari, altri punti di vista e altre situazioni che vengono delineate in A Silent Voice e anche per questo il titolo mi è piaciuto moltissimo (e mi ha fatto piangere tantissimo), quindi non potevo non proporvelo, anche se ho preferito non approfondire situazioni e personaggi per evitare di anticipare le principali svolte della trama. Spero di essere riuscita, comunque, ad incuriosirvi.

Come sempre, se avete visto o letto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

 


Finalmente… BERSERK!

PICCOLA PREMESSA:
Questo post riguarda esclusivamente l’anime ed è pressochè SPOILER-FREE.
Ma può contenere olio di palma.

Era da anni, anni, ANNI (potrei quasi azzardare la parola “decennio”) che posticipavo la visione di questo anime. La sua fama mi tormentava da molto ed ero sicura che avrei potuto trovarlo molto interessante. Ma sapevo di cosa si trattasse, mi era stata descritta come un’opera cruda e conoscevo, a grandi linee, la storia del protagonista. Tutto questo, non so per quale motivo, aveva fatto nascere in me la convinzione che fosse qualcosa di pesante e difficile da digerire, per cui ho continuato a rimandarne la visione, nonostante volessi assolutamente depennare questo titolo dalla lista dei miei “must see”.

Poi il mio ragazzo mi ha proposto alcuni titoli per sceglierne uno da vedere insieme (l’ultimo lo avevo scelto io, quindi spettava a lui proporre qualcosa) e nella sua lista figurava, appunto, il “temibile” Berserk. Così ho deciso di farmi coraggio e lanciarmi nella visione (accompagnata, manco fossi una bimba) di questo anime e ora mi sento di dire un paio di cose a riguardo.

Inizierei col dire che non l’ho trovato così pesante come pensavo che fosse. Certo, di tematiche pesanti e personaggi sfortunati ce ne sono piove se piovesse e sicuramente non ne consiglierei la visione a un ragazzino, ma la versione animata (che mi dicono essere più “light”, come spesso accade, della controparte cartacea) ha giusto qualche scena veramente pesante. A parte questo, l’opera è molto d’azione e l’ho trovata piuttosto scorrevole (alla fine, come sempre, mi sono fatta prendere e ho finito per divorarla in pochissimo tempo).

Altra cosa che mi sento di dire è che Berserk mi è piaciuto. Nonostante qualche pecca, ai miei occhi, qua e là, mi sono appassionata alla storia e non vedo l’ora di poter vedere il seguito. L’ho trovato un anime completo, che non manca nè d’azione nè di approfondimento emotivo, ma che, di tanto in tanto, lascia anche spazio a qualche risata. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidito è stata l’impressione che, qualche volta, le scene non siano state gestite nel migliore dei modi. Non so come spiegarlo, ma ci sono scene che iniziano in maniera troppo brusca o cambi di location non chiari… un po’ confusionario in certi passaggi, insomma. Inizialmente pensavo fosse una pecca legata al fatto che la prima serie è un po’ datata e, come altre degli anni ’90, porta con sè uno stile e un “sapore” di quel periodo. Invece queste piccole mancanze le ho riscontrate anche in alcuni episodi delle serie recenti (datate 2016 e 2017), quindi è proprio un carattere dell’anime di Berserk, forse legato a dei problemi di trasposizione di alcune scene dal manga? Comunque l’opera in sè non ne risente particolarmente e trovo possa essere considerato davvero un ottimo titolo.

Se avete visto quest’anime, potrete facilmente immaginare quali saranno i prossimi due punti.

Da dove cavolo vengono fuori disegni e animazioni della seconda stagione? Perchè hanno voluto punire i fan di quest’opera con questo stacco repentino dal disegno classico e quella cosa mezza 3D che si muove, in certi momenti, in maniera più legnosa dell’anime del 1997?
Magari sono io che non capisco l’innovazione e questo nuovo modo di fare anime è spettacolare, ma a me il gusto retro delle immagini della prima stagione è piaciuto un casino e l’ho trovato mille volte più delicato e adatto a delineare i personaggi. Prendiamo ad esempio [quella gran m***a di] Griffith (o “GRIFFISSSSTHSSSS”, se preferite): nella versione moderna ha dei tratti molto meno delicati rispetto alla vecchia rappresentazione. In certe immagini sembra quasi sproporzionato, finto. Che senso ha usare una grafica moderna se fa sembrare qualcosa più finto di quanto non sia un’immagine bidimensionale?

Veramente è meglio la seconda versione? E’ un mio problema perchè sono abituata agli anime vecchio stile? Se è così, per favore, ditemelo!

E ora potrete anche odiarmi, oh voi fan di Berserk di vecchia data… ma mi dovete dire cosa cavolo è la prima sigla! Seriamente, ditemi: tolto l’affetto per l’opera in sè, vi sembra davvero una buona canzone? Perchè io, quando l’ho sentita la prima volta, mi sono immaginata che avessero preso un chitarrista che ha appena imparato a strimpellare e che ha scoperto che la sua chitarra può fare un suono stranissimo, allora ci ha fatto un’intera canzone, su cui poi hanno cantato i suoi amici, di cui uno ubriaco alla voce principale e l’altro, stonato, ai cori. Questo è l’effetto che mi ha fatto, ai primi ascolti, Tell My Why, la prima sigla di Berserk. E magari, al solito, sono io che non capisco un cavolo di musica, potrebbe anche essere, però, se la pensate così, dovete spiegarmi il lato positivo di questa sigla.

Le altre due, invece, le ho adorate e le sto continuando a sentire in loop da giorni. Sono entrambe dei 9mm Parabellum Bullet (gruppo di cui ho scoperto, grazie a queste opening, anche altre canzoni e che, devo dire, trovo interessante) e hanno un sound grintoso, ma rimandano anche a un senso di rabbia e/o malinconia. Due pezzi perfetti, se pensiamo a come ritroviamo in nostro caro Gatsu, il protagonista, dopo una certa Eclissi di cui non ho intenzione di parlare… [tra l’altro, per la serie “quando una parola normale acquisisce, d’un tratto, tutto un altro significato ai tuoi occhi”].

Tra l’altro, una piccola menzione se la merita anche un pezzo della soundtrack, Hai Yo, che si fa sentire ogni volta che il buon Gatsu entra in azione. Veramente bellissima e d’effetto, ve la posto qui sotto.

E questo è, a grandi linee, come ho trovato Berserk. Non volevo fare un post molto lungo e non volevo andare a parlare in dettaglio della trama o delle tematiche, perchè probabilmente non ne sarei uscita viva. Tuttavia, se avete piacere di confrontarvi su qualche punto, se ne può sempre parlare nei commenti!

Come al solito, fatemi sapere se avete visto quest’anime, se vi è piaciuto o se invece avete letto il manga e potete fornirmi qualche info o dettaglio interessante in più! E se non concordate su quanto ho detto, aspetto nei commenti il vostro punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 


Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres


Yuri!!! on Ice

Grazie al suggerimento di Nyu ho scoperto che la maglia che ho ricevuto per sbaglio dal sito Qwertee (vedi qui) è dell’anime Yuri!!! On Ice. Presa dalla curiosità suscitatami dalle immagini trovate su internet, ho deciso di lanciarmi nella visione del titolo e… mi sono divorata tutta la serie in meno di 48 ore.

Trama

Yuri Katsuki è uno dei migliori pattinatori artistici del Giappone. Nonostante sia riuscito ad arrivare al Grand Prix, una competizione mondiale, preso dall’agitazione e per via di alcuni avvenimenti personali che lo hanno scosso, finisce per classificarsi ultimo. Esce dalla competizione estremamente amareggiato e pensa seriamente di abbandonare la carriera agonistica. A scuoterlo dal suo torpore arriva però Victor Nikiforov, cinque volte medaglia d’oro nel pattinaggio artistico e suo idolo, che si propone come suo coach.

Commenti

Non so se sarò in grado di esprimere quanto questo titolo, inaspettatamente, mi abbia emozionata e coinvolta, ma ritenevo doveroso fare un tentativo. Perchè ho adorato ogni singolo episodio di questo anime.

Ma partiamo dall’inizio: Yuri!!! on Ice parla di pattinaggio artistico e, nonostante io non sia esperta in questo campo, non ho trovato quest’opera minimamente noiosa.  Spesso viene utilizzato il linguaggio tecnico, ma tutto ciò che serve per capire l’anime viene spiegato di volta in volta, così da non escludere uno spettatore meno esperto, e ai momenti  seri e dal maggiore impatto emotivo, come gare e allenamenti, si alternano scene e siparetti molto più di leggeri e qualche flashback inatteso. Questo bel mix rende l’opera emozionante e divertente, quindi, ai miei occhi, molto godibile.

Ho amato il fatto che, durante le varie esibizioni, oltre che ascoltare le bellissime musiche e osservare le coreografie, ci vengano mostrati i pensieri dei pattinatori e delle persone a loro vicine. Questo rende possibile non solo una maggior empatia col protagonista, Yuri, ma consente allo spettatore di percepire la personalità di ogni singolo personaggio messo in campo. Ogni gara non è solo una serie di movimenti armonici su una meravigliosa base, ma per ognuno rappresenta qualcosa di diverso e questo ci porta anche a contestualizzare gli errori, le espressioni e la determinazione di tutti. Per questo, in certi momenti, si finisce quasi per dispiacersi o tifare un po’ anche per gli avversari.

Ho apprezzato molto il fatto che, nonostante ognuno voglia vincere per continuare a inseguire i propri sogni, ci sia lealtà e rispetto tra tutti i concorrenti. E’ un anime che ci racconta che competizione e sportività possono coesistere e che avere degli avversari forti non sempre è un male, ma può essere un forte stimolo per dare il meglio. Ci viene chiaramente mostrato come Victor sia stato lo stimolo maggiore per alcuni degli altri pattinatori, che hanno accusato anche il suo ritirarsi dalle scene, e allo stesso modo Yuri, con la sua nuova determinazione e i suoi miglioramenti, è ciò che sprona i più giovani a giocarsi il tutto e per tutto. In particolare, a risentire della presenza del “Yuri giapponese” sarà il russo Yuri Plisetsky (soprannominato Yurio), appena entrato nella categoria senior e voglioso di lasciare il segno. Durante tutto l’anime seguiremo molto anche la sua storia, i suoi progressi e nonostante il carattere da gatto schivo, Yurio finirà per rimanere nel cuore non solo di Yuri e Victor, ma dello stesso spettatore.

Veniamo poi all’altra cosa che ho follemente amato di questo cartone: il rapporto tra Yuri e Victor.
Yuri ha sempre adorato Victor, lo ha sempre stimato come pattinatore e ha sempre desiderato di poter raggiungere la sua bravura. Victor, d’altro canto, è un grande campione che rimane affascinato dallo stile e dall’emotività che Yuri riesce ad esprimere. Ma questo, ovviamente, è solo l’inizio del loro rapporto, che è destinato a crescere e diventare immensamente profondo.
Grazie al suo coach, Yuri riscoprirà la passione per lo sport che li accomuna, ma si ritroverà tra le mani un sentimento ancor più forte, più ardente, una voglia di lottare e di dimostrare che la presenza di Victor gli ha cambiato la vita, lo ha fatto rinascere: il suo carattere introverso e insicuro muterà gradualmente, portandolo ad aprirsi, per mostrare al mondo chi è veramente e quanto forte possa brillare.
Dall’altra parte c’è Victor, inizialmente incuriosito da Yuri, che non si limierà a condividere con lui programmi ed esperienza, ma finirà per riversare in lui speranze, emozioni e ad ogni sua esibizione capirà di voler dare ancora di più, sia al suo pupillo che al mondo.
Un legame pressochè indissolubile, così ci appare alla fine dei 12 episodi, tanto da avermi sinceramente fatto sperare in qualcosa di più. Normalmente non sono una ragazza che vede connotazioni yaoi in ogni titolo che si ritrova davanti, ma ogni gesto compiuto dai due protagonisti nel corso della serie non ha fatto che enfatizzare la forza e la purezza del loro rapporto. Ogni abbraccio, ogni lacrima, ogni frase racchiude rispetto, complicità e, per l’appunto, amore. E tutto questo mi ha emozionata tantissimo.

La bellissima opening, che vi posto qui sotto, è un’ottima rappresentazione di ciò che ho cercato di raccontarvi. Nonostante i disegni quasi abbozzati, la sigla esplime dolcezza, volontà di combattere, di riscattarsi, di emozionare.

Purtroppo molte delle opening trovate su YouTube sono state private della traccia audio, che viola i copyright, per cui spero che almeno questo link rimanga funzionante. Tra l’altro, questo video evidenzia la variazione tra la sigla del primo episodio e le altre 11, enfatizzando la rilevanza che ha avuto l’incontro tra i due protagonisti.

Vi consiglio di vedere anche la ending, molto bella ed energica, e di ascoltare alcune delle canzoni usate per le esibizioni, che tolgono il fiato. Sarò banale, ma quelle che ho preferito sono In regards to love – Agape e Eros e, ovviamente, Yuri on Ice.

Che altro dire? Sarò stata nel mood adatto per vedere questo titolo, perchè, contro ogni aspettativa, mi sono ritrovata a pregare con ogni mia forza affinchè Yuri riuscisse a farsi valere e, più ci si avvicinava al gran finale, più sentivo nascere in me aspettative, ansia e curiosità. Non vi nego che mi sono anche commossa e che sto desiderando ardentemente che arrivi, come ho letto in giro, una seconda stagione.

Spero che questo post vi abbia incuriositi e mi auguro di non essere sembrata eccessivamente prolissa o esagerata. Se avete visto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ha colpiti come ha fatto con me.

A presto,

Iya&Ceres

 


See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres