…I'll also show you a sweet dream next night…

Hi...

Sono il genere di persona che ripete le cose un milione di volte perchè non sa mai se gli altri la stanno a sentire... Quindi eccomi qui, che il delirio abbia inizio!

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Questo post si autodistruggerà a breve!

Scusate se faccio questo post-messaggio ma per via di inconvenienti vari (ovvero il pc che ho portato in vacanza ha smesso di funzionare e sono dovuta rientrare di corsa all’Università dimenticando alimentatore del pc nuovo a casa) non ho potuto ultimare e pubblicare i post su Carloforte e gli altri che avevo in programma. Ma non sono andati persi e (anche se la vacanza ormai è finita), appena la fortuna deciderà di girare a mio favore, arriverà tutto! Promesso!

Quindi (spero) a prestissimo!!!! 

Iya&Ceres

Altro che ciclo…

Ci sono molti pregiudizi fastidiosi legati al nervosismo femminile, tra cui, il principale e più odioso, vede le donne infuriarsi irragionevolmente “in quei giorni“. Perchè, si sa, perdere sangue ci rende dei mostri spaventosi e vogliosi di succhiare energie agli altri e sfogare la nostra ira sul prossimo (che poi, non so voi, ma io solitamente non ho neanche le forze per arrabbiarmi).
Per quanto quasi tutti i pregiudizi abbiano una base di verità, lo scarica barile che si fa nei confronti delle donne in questi periodi critici è veramente esagerato e, tra l’altro, quanto si può ritenere il ciclo responsabile di certe variazioni emotive?
Nel mio caso, le cause di instabilità sono solitamente altre e oggi vi parlo dei 3 fattori che più influenzano (REALMENTE) il mio umore.

1) IL SONNO e il pessimismo cosmico

La carenza di sonno è una delle condizioni che più mi caratterizzano e le cause più comuni sono: incubi notturni, rumori esterni (ho il sonno abbastanza leggero), ansia eccessiva, il troppo caldo, etc…
Generalmente il dormire poco una sola notte non comporta alterazioni sostanziali nella mia persona, ma quando il mio sonno viene disturbato per diversi giorni consecutivi, inizio ad accusarne le conseguenze. La prima a risentirne, ovviamente, è la mia capacità di concentrazione, quindi rendo meno, soprattutto nello studio, ma anche nel lavoro o nella scrittura (divento praticamente incapace di formulare frasi intere di senso compiuto). Più i giorni passano, più il percepire tutto in maniera ovattata mi fa sentire confusa e incapace. Sbaglio spesso nel parlare e devo dire che anche il mio aspetto fisico non ne giova (ho le occhiaie anche a riposo, figuriamoci se sono stanca), cosa che intacca ulteriormente la mia autostima.
Tutto questo, come è prevedibile, mi porta a uno stato di pessimismo cosmico, in cui non mi sento più in grado di portare a termine alcun progetto.
Altro che ciclo…

2) LA FAME e l’impazienza

Lo dico apertamente e senza vergogna: sono una persona che ama mangiare. Quantitativamente non mangio neanche troppo (a parte durante eventi gioiosi e feste, in cui mi permetto di divorare anche il tavolino), ma ho bisogno di sgranocchiare frequentemente qualcosina, soprattutto se studio o lavoro. Quando questo non è possibile, la fame arriva e va ad ondate: all’inizio è un leggero languorino (della serie “Ambrogio, portami un Mon Cheri!”), poi questo passa e pare si possa tornare a concentrarsi su quanto si stava facendo; poi però quella sensazione torna, più forte di prima, facendoti brontolare lo stomaco e sai che devi per forza trovare qualcosa per fermare la situazioni… perchè, se non ci riesci, arriva la fame nera, quel vuoto allo stomaco che a volte si unisce a un leggero senso di nausea e che ti corrode lentamente dall’interno e tutto ciò a cui riesci a pensare, a mo’ di zombie, è “ciboooo!”.
Conscia che allo step 2 segue inevitabilmente lo status zombie-like, già all’arrivo del rumoroso richiamo dello stomaco la mia mente inizia a riorganizzare gli impegni in maniera meno lucida, posticipando alla fase post-prandiale tutto ciò che è troppo lungo o difficile da fare, che “a stomaco pieno si lavora meglio!”. Anche se immagino che a vedermi da fuori sembrerò solo una persona stranamente frettolosa, che sospira ad ogni nuovo imprevisto perchè annoiata o alterata (mentre dentro di me già riescheggia la voce dello zombie:”fameeeeee… cibooooo!”).

3) IL DENARO e il duo ansia-irrequietezza

Sono sempre stata della convinzione che i soldi non fanno la felicità, ma l’essere una studentessa perennemente al verde mi ha messo di fronte al fatto che, invece, l’assenza di denaro provoca in me una condizione di ansia perpetua (per cui, ecco, un po’ di denaro nella vita è auspicabile).
Vi spiego più o meno come è la mia situazione: vivo ancora a carico dei miei perchè studio (cosa che in sè è già abbastanza ansiogena di suo) ma i soldi che mi passano sono quasi interamente necessari per le spese base di uno studente fuori sede, quindi coprono affitto, trasporto e una spesa moderata. Se tutto va bene, i restanti dindini bastano anche per le bollette e per qualche, piccolo extra (es: un paio di fumetti al mese). Ma non sempre tutto fila liscio come l’olio e già il ritrovarmi con più bollette da pagare contemporaneamente o altre spese improvvise (come compleanni, feste di laurea, matrimoni, etc…) può alterare questo delicato equilibrio. Quando questo accade, mi ritrovo a calcolare al centesimo ogni mia spesa (anche alimentare, non crediate che le battute sugli studenti universitari che vivono di pasta con il tonno siano mere leggende metropolitane), pregando che non subentrino altri inconvenienti prima dei versamenti mensili dei miei genitori. Come potrete immaginare, essendo io già di mio una persona tendente all’ansia, in questi giorni di attesa divento emotivamente instabile e alterno momenti di tranquillità ad attimi di abbattimento o irrequietezza (che sfociano spesso in incubi e insonnia, il che ci riporta al punto 1!). E, si, forse in questo ultimo caso anche l’arrivo del ciclo ci mette del suo… se pensate a quanto costano gli assorbenti!

Detto questo, spero che questo post ironico vi abbia divertito. Il mio scopo, spero si sia capito, era quello di sottolineare quanto una persona sia complessa e non possa essere riassunta in uno stereotipo, soprattutto perchè, tra i tanti legati all’immagine femminile, questo è forse quello che, nella vita di tutti i giorni, più mi ritrovo davanti e quindi più mi dà fastidio.

Quali sono i pregiudizi che più vi danno sui nervi? E quali le cose che vi destabilizzano emotivamente?

A presto,

Iya&Ceres

Vacanze Sarde – Capitolo 2: Carloforte

Rieccomi a parlarvi del mio viaggio estivo in Sardegna.

Carloforte, come accenavo nello scorso post (qui) è l’unica città dell’isola di San Pietro e conta poco più di 6 mila abitanti. Pur essendo una località molto turistica, è di dimensioni modeste e molto tranquilla, per cui è perfetta per chi vuole godersi il sole e il mare, ma non ha interesse per la movida. Tra l’altro, gli edifici sono colorati, la città è molto pulita e la miriade di baretti e locali invogliano a fermarsi. Certo… è pur sempre una località turistica di mare, per cui i prezzi non sempre sono altrettanto invitanti.

 

 

Oltre alla cittadina, abbiamo già visitato diverse spiaggette. Il mio ragazzo, tra l’altro, è rimasto alquanto sconvolto nel vedere gran parte di queste ridursi drasticamente rispetto all’anno precedente. A quanto pare il mare, quest’anno, è stato abbastanza prepotente e le ha divorate.

La prima in assoluto è stata Girin. Molto più piccola che in passato, è comunque adatta a tutta la famiglia e anche per questo era decisamente affollata. Il mare è fantastico, l’acqua è trasparente e molto fresca.

Il giorno dopo siamo andati a Guidi. Questa, inizialmente, era una spiaggia mista, con rocce e sassi che lasciavano posto a una striscia di sabbia prima di arrivare al mare. Come potrete capire dalle foto qui sotto, la striscia sabbiosa è praticamente sparita, ergo rimane un posto ideale solo per chi non ha problemi a stare su una pavimentazione dura. Io, per esempio, l’ho trovata comunque piuttosto piacevole e sicuramente ha il vantaggio di essere molto meno affollata della precedente.

Infine abbiamo provato La Caletta, quella che ancora è la spiaggia più grande e che pare aver risentito meno dell’influenza del mare. A base sabbiosa, data la vastità del posto è meta prediletta delle famiglie. Unica pecca, per i miei gusti, è il tappeto abbastanza ampio di alghe che separa la riva dal mare “pulito”. L’acqua, tuttavia, rimane sempre limpida e assolutamente magnifica. Inoltre pare che, quando c’è un po’ di vento, si formino delle belle onde… quindi non escludo che potremmo provare ancora ad andarci (e io, da bambina viziata, mi farò nuovamente trasportare sulle spalle dal mio compagno per evitare il viscido muro di alghette).

Se osservate bene, in questa foto potrete avvistare due esponenti della razza felina, ahimè, piuttosto rara in quest’isoletta.

Spero che queste foto vi siano piaciute e vi abbiano un po’ fatto sognare, soprattutto se siete tra gli sfortunati che ancora non sono andati in ferie. L’esplorazione, comunque, continua, quindi spero di potervi aggiornare presto!

Iya&Ceres

Vacanze Sarde – Capitolo 1: Low Cost

Sono ufficialmente partita per le vacanze!

Dato che sono una studentessa squattrinata, l’unico modo di fare una vera e propria vacanza, quest’anno, era recarmi nella casetta in Sardegna del mio amoroso, collocata in un’isola a sud-ovest, chiamata San Pietro, in cui l’unica città presente è Carloforte.
Considerando i miei livelli di poraggine, direi proprio di non potermi lamentare!

Ovviamente, viaggiando a budget limitato, anche la compagnia aerea era low cost e diciamo che i problemi non sono mancati. Più di un’ora di ritardo, alcuni passeggeri si sono visti mettere il bagaglio a mano in stiva per mancanza di posto e, nonostante sui fogli di check-in fossero indicati dei posti specifici, molti hanno dovuto dividersi o spostarsi per motivazioni non ancora del tutto chiare. Fortunatamente noi non abbiamo dovuto cambiare sedile, ma avrei preferito farlo, dato che qualche barbaro prima di me non solo aveva lasciato lo schifo a terra, ma aveva anche ben pensato di appiccicare una gomma da masticare sul foglio con le istruzioni per le emergenze!

Sia il decollo che l’atterraggio mi sono sembrati piuttosto turbolenti, molto più di come ricordassi… Sarà che non viaggio in aereo da un po’ e non sono più abituata! Tra l’altro questo viaggio mi ha riportato alla mente come mai non amo molto questo mezzo di trasporto (fondamentalmente perchè se capita un qualche incidente, per quanto poco probabile, le possibilità di salvarsi rasentano lo zero) e quindi durante il breve tragitto mi sono trovata più volte a pensare a come rendere più sicuro un aereo e ho deciso di esplicare il tutto mettendolo su carta:

Notare la mia elevata capacità artistica…

Per fortuna, comunque, dopo qualche imprevisto, un bus navetta e una piccola tratta in traghetto, siamo riusciti a raggiungere la meta (che vi mostrerò in un post successivo)!

In questi giorni, oltre a eventuali post normali, pensavo di condividere con voi foto e situazioni in tempo reale con dei mini articoli (che tuttavia saranno meno curati, dato che dovrò per lo più lavorare da cellulare), per cui, probabilmente, ci sentiremo più spesso!

A presto, 

Iya&Ceres

Come Viziarsi

Dato che il cibo è sempre una cosa gradita, io e la dolce metà, spesso, optiamo per cucinarci qualcosa di particolare, soprattutto perchè passiamo la settimana a mangiare piatti semplici e veloci e nel week-end o nelle occasioni speciali ci piace sperimentare qualche piatto nuovo. Diciamo che è uno dei nostri modi preferiti per viziarci reciprocamente.

Ecco alcune delle ricette semplici ma appetitose che abbiamo provato in questi mesi e che vi consiglio di sperimentare (anche da single, che per mangiare bene non serve essere accoppiati)!

Sweet Breakfast

Volendo variare dalle crèpes (che ormai sono un classico, quando si vuole fare la colazione ghiotta) ho optato per provare a preparare i pancakes. Metà li ho fatti con i mirtilli (che bramavo da tempo), mentre l’altra metà l’ho farcita, in cottura, con un po’ di Nutella (l’ingrediente infallibile).

La ricetta è molto semplice e veloce da preparare (ergo adatta anche per la colazione, se non ci si vuole svegliare 2 ore prima), e il risultato è davvero spettacolare.
Certo… non esagererei con le quantità, se poi si ha un pranzo importante…

Per le dosi, mi sono basata su questo sito qui, variando, ovviamente, la farcitura per quelli ai mirtilli.

Il grande classico: la pasta

Qualche mese fa, per il 6° mesiversario (si, eravamo ancora in fase romantica-pucciosa) la dolce metà ha deciso di festeggiare preparandomi una pasta ultra-ricca… a cui, ovviamente, ha voluto aggiungere un po’ di pancetta, perchè sennò rischiava di risultare poco saporita!

Sostanzialmente è una pasta con pomodoro, basilico, dadini di melanzane (leggermente) fritte e formaggio stagionato. Il tutto, ripassato in forno. Con, nel nostro caso, l’aggiunta extra di pancetta sopra “per rendere tutto un pochino più croccante” (cit.).

Se vi interessasse la ricetta… penso possiate ritrovarla su Giallo Zafferano (che my sweet heart bazzica spesso in queste occasioni), ma non posso garantirlo al 100%. Sorry.

Next, please

Un’altro primo di cui ci siamo innamorati e che abbiamo ripetuto spesso, per via sia della rapida preparazione che della leggerezza del piatto, è la pasta con il pesto di agrumi.

Sta volta vi posto direttamente la ricetta da Giallo Zafferano: http://ricette.giallozafferano.it/Bavette-con-pesto-di-agrumi.html

Un piatto davvero fresco e pieno di vitamine, quindi adatto anche al clima caldo di questo periodo. Consigliatissimo. Noi lo abbiamo provato anche con gli anacardi al posto dei pinoli.

Dall’oriente, con furore (più o meno)

Dopo aver provato a preparare un pollo simil-teriyaki con la salsa si soia, ho deciso di tentare ancora e cucinare un piatto di spaghetti in stile vagamente orientale. Come si evince dall’incertezza espressa in queste due righe, non avevo una ricetta vera e propria su cui basarmi, ma mi sono lasciata ispirare da qualche video del canale YouTube Tasty e… il resto l’ha fatto l’intuito.

E’ andata più o meno così: ho lasciato il pollo a cubetti a marinare nella salsa di soia, a cui avevo aggiunto delle spezie e il sale. Nel frattempo ho preparato un soffritto con la cipolla e carote e sedano a pezzetti grandi. Dopo almeno una mezz’ora di marinatura, ho aggiunto il pollo (comprensivo di salsa in cui aveva marinato) e ho fatto cuocere. Intanto ho cotto anche gli spaghetti di riso (che ho dovuto prendere al posto delle simil-tagliatelle usate solitamente nell’udon, perchè al centro commerciale c’erano solo questi) e quando pronti li ho fatti saltare con il sugo/contorno.

Nonostante l’impiattammento infelice (che farebbe rabbrividire qualsiasi giapponese lo vedesse) devo dire che il risultato non è stato affatto male e il mio ragazzo ha gradito molto.
Certo, se avessi usato quelle fantastiche tagliatelle da udon…

Spero di avervi convinto a provare anche solo una delle ricette proposte. Ovviamente non sono le uniche che abbiamo testato in questi mesi… ma sono quelle che sono andate meglio o che più sono rimaste nella memoria. Se vi va, condividete con me qualche ricetta ghiotta che amate preparare quando volete coccolarvi un po’!

A presto,

Iya&Ceres

 

Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres

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