…I'll also show you a sweet dream next night…

Hi...

Sono il genere di persona che ripete le cose un milione di volte perchè non sa mai se gli altri la stanno a sentire... Quindi eccomi qui, che il delirio abbia inizio!

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JoJo’s Bizarre Adventure – A Great Malloppost!

Finalmente riesco a mettere mano a questo post e a raccontarvi di questo spettacolare anime che mi ha fatto perdere la testa qualche mese fa. Prima di cominciare a spiegare qualsiasi cosa mi venga in mente, però, devo al solito precisare che ho visto solo l’opera animata, non ho ancora recuperato il fumetto originale, quindi, tutto ciò che segue, può riferirsi solo ed esclusivamente al cartone.
Inoltre, volendo trattare approfonditamente l’opera, non posso evitare alcuni spoiler parlando della trama e dei personaggi, anche se ho volutamente tralasciato dettagli interessanti per non svelare ogni sfaccettatura della storia. Per quanti, comunque, non vogliano rovinarsi la visione in alcun modo, consiglio di passare direttamente all’ultima parte del post.

Cosa è Le Bizzarre Avventure di JoJo?

Le Bizzarre Avventure di Jojo (JoJo’s Bizarre Adventure) è un anime, tratto dall’omonimo fumetto, di cui, ad ora, sono uscite 3 serie animate (per un totale di 113 episodi). Il cartone ha come caratteristica peculiare uno stile “super-fabulous”: tutto è super-enfatizzato, i personaggi sono super-colorati e ogni combattente è caratterizzato da frasi e pose particolari. Questo, come si può facilmente dedurre, da’ all’opera un tono molto singolare, che può non essere apprezzato da tutti, ma che è riuscito a catturare l’attenzione e il cuore di molti, me compresa.

I Serie – Phantom Blood e Battle Tendency
26 Episodi (2012-2013)

La prima serie è in realtà costituita da due filoni narrativi diversi, connessi tra loro come tutti i capitoli di questa saga, ma che meritano di essere trattati singolarmente.

Phantom Blood  (Episodi 1-9)

Ambientata in Inghilterra alla fine del diciannovesimo secolo, ha come protagonista Jonathan Joestar, il nostro primo “JoJo” (così denominato, come tutti i protagonisti di quest’opera, per le iniziali di nome e cognome). Jonathan è un ragazzo dallo spirito nobile e dal cuore d’oro, ma tremendamente ingenuo. Un giorno suo padre adotta un ragazzino orfano, Dio Brando, che fin da subito dimostra di avere un’indole totalmente opposta al nostro eroe. Il giovane Brando, infatti, molto furbo e subdolo, cerca di costruirsi un’immagine di ragazzo rispettabile agli occhi del padre di Jonathan solo per potersi avvicinare e, con il tempo, impadronirsi dei suoi averi e del suo potere. A distanza di anni, infatti, Dio cerca di uccidere il signor Joestar, ma viene smascherato da Jonathan, nel frattempo divenuto più forte e intelligente. Tuttavia, incredibilmente, la storia prende una piega sovrannaturale e Dio entra in possesso di poteri fuori dal comune. Riuscirà JoJo a fermare lo spietato fratellastro?

Personaggi

JoJo’s Bizarre Adventure è un’opera ricca di personaggi particolari e, più si prosegue nelle varie serie, più ai vecchi protagonisti, che fungono da legame tra le varie storie, si vanno a sostituire nuovi e bizzarri soggetti. Ovviamente ho intenzione di soffermarmi solo su una manciata di questi personaggi, quelli fondamentali per l’analisi dell’anime.

Il primo da citare trattando di Phantom Blood è ovviamente Jonathan Joestar, l’impavido e giusto JoJo che deve debellare il male e vendicare i torti subiti. Ho adorato questo primo JoJo, nonostante sia (per via della poca esperienza) molto meno forte dei successori, proprio per il suo grande senso di giustizia e per la sua abilità di entrare, in breve tempo, in un mondo che non gli apparteneva. Inoltre, Jonathan è un personaggio in un certo senso, talmente radioso da riuscire a commuovere e a legare a sé altri importanti personaggi.

Tra i personaggi che rimangono folgorati dalla bontà di Jonathan c’è ovviamente Robert Speedwagon, un furfante come tanti altri che viene radicalmente cambiato dall’incontro con JoJo, di cui decide di diventare il braccio destro. Non solo cercherà di supportare Jonathan nella sua impresa, ma resterà per tutta la vita devoto alla sua figura, tanto da fondare una associazione, denominata Associazione Speedwagon, per tutelare gli “affari” dei Joestar.

C’è poi Will A. Zeppeli, l’uomo delle “onde concentriche”, la cui missione è quella di sconfiggere il male da cui sono derivati i forti poteri di Dio. Zeppeli sarà prima insegnante e poi compagno di Jonathan, a cui affiderà la sua tecnica e con cui condividerà l’obiettivo di distruggere il nuovo e malvagio Dio.

Ovviamente va citata anche Erina Pendleton, invaghita di Jonathan sin da ragazzina, che resterà al fianco del giovane JoJo nei momenti di difficoltà, per poi diventare suo sposa. Nonostante non sia una combattente, Erina dimostrerà di avere uno spirito molto forte e sarà in grado di educare e formare un secondo JoJo decisamente da non sottovalutare.

Ultimo ad essere citato, ma non per l’importanza, è Dio Brando, il ragazzo intelligente e infimo che si converte alle tenebre e brama il potere, ad ogni costo. L’indole crudele di Dio è chiara fin dal primo episodio, eppure è quasi incredibile immaginare dove riuscirà ad arrivare e cosa riuscirà a fare grazie al potere ottenuto tramite una maschera di pietra, che lo rende un vampiro pressochè immortale, suscettibile solo al potere della luce solare. Inutile dire che sarà il nemico giurato di Jonathan… e di tutta la famiglia Joestar.

Battle Tendency (Episodi 10-26)

La seconda parte di questa serie è invece ambientata in America, nel 1938, e vede come protagonista un nuovo e giovane JoJo: Joseph Joestar, nipote di Jonathan, cresciuto da Erina Joestar poichè orfano di entrambi i genitori. Joseph non solo è un ragazzo molto scaltro, ma ha già sviluppato, senza quasi rendersene conto, dei poteri fuori dalla norma. Proprio per questo non potrà evitare di venire a contatto con lo stesso mondo con cui si scontrò suo nonno Jonathan. Infatti, dopo la scoperta di alcuni pericolosi reperti storici legati alla maschera di pietra che conferì a Dio Brando i suoi pericolosissimi poteri sovrannaturali, JoJo viene messo al corrente degli eventi passati e si troverà  a dover affrontare delle semi-divinità, finora rimaste sopite nella pietra, che minacciano l’umanità intera.

Personaggi:

Nonostante l’indole buona, legata sicuramente in parte agli insegnamenti di “nonna Erina”, Joseph Joestar è decisamente molto più esuberante e rumoroso del suo predecessore. Ama giocare con le parole, cercare di abbindolare il nemico e il più delle volte improvvisa trucchi e manovre diversive, riuscendo sempre a scamparsela per il rotto della cuffia. La sua lealtà e il suo coraggio, tuttavia, lo rendono degno di ereditare lo stesso soprannome del nonno e grazie alla sua intelligenza e versatilità (e a una discreta dose di fortuna) sarà in grado di affrontare un’impresa impossibile per chiunque altro.

Per combattere il potente nemico che minaccia il mondo, Joseph verrà condotto in Italia dallo stesso Speedwagon, dove farà la conoscenza di Caesar Zeppeli, discendente di Will A. Zeppeli e anche lui legato allo stile di lotta delle onde concentriche. Caesar e Joseph intraprenderanno un duro allenamento nella speranza di divenire abbastanza forti per scontrarsi con le potenti divinità risvegliatesi, per l’appunto, in Italia.

Ad allenarli c’è Lisa Lisa, una forte combattente, mantenuta giovane e bella grazie al potere delle onde concentrice. Il suo compito è proteggere una pietra rossa, che se cadesse in mano al nemico lo renderebbe invincibile, alla stregua di una divinità.

Va poi citata Suzie Q, la vivace e bella ragazza che lavora come cameriera per Lisa Lisa. Il suo compito… è quello di servire Lisa Lisa, ma nel farlo si invaghisce del prestante JoJo, che, prima dello scontro finale, le promette di tornare sano e salvo da lei.

Ci sono poi i tre antagonisti principali di questa serie: Whamoo, Acideecy (che non sono del tutto sicura si scriva così) e Kars, ovvero i tre uomini del pilastro, risvegliatesi a Roma e desiderosi di conquistare il mondo. Mentre i primi due sono più onorevoli e ancora degli esseri imperfetti, Kars è infimo e tramite i suoi meschini trucchetti riuscirà a diventare resistente al sole, una divinità pressochè completa.

II Serie – Stardust Crusaders
48 Episodi (2014-2015)

Giappone, 1987. Un ancor prestante, ormai sessantenne, Joseph Joestar si reca a trovare suo nipote, Jotaro Kujo, che afferma di essere posseduto dal demonio. Parlando con Joseph, Jotaro scopre che la strana presenza che ospita altro non è che uno Stand, un potere molto particolare che si è risvegliato in lui per combattere l’acerrimo nemico della famiglia Joestar, Dio Brando. Dio, infatti, grazie alla sua natura immortale, è riuscito a sopravvivere per un secolo sott’acqua, chiuso in una bara, e, riportato in superficie, è tornato a bramare il potere che ha sempre voluto. Le uniche persone che possono opporsi al suo malvagio piano sono ovviamente i Joestar e, dato che il ritorno di Dio ha fatto risvegliare uno Stand fuori controllo anche in Holly Joestar, madre di Jotaro, che rischia di venire “divorata” dal suo stesso potere, i nostri protagonisti hanno solo 50 giorni per scovare e annientare il nemico. Accompagnati da Abdul, amico di Joseph, e Kakyoin, un nuovo alleato, i due Joestar partono per l’Egitto, posto in cui ipotizzano si stia nascondendo il nemico. Il viaggio, ovviamente, non sarà semplice e il gruppo dovrà fronteggiare continuamente gli emissari di morte inviati da Dio.

Personaggi

In questa serie incontreremo ancora più personaggi che nella precedente e saranno ancor più bizzarri: gli emissari inviati da Dio sono numerosi e ognuno avrà uno Stand unico e particolare, in grado di mettere in serie difficoltà il gruppo di eroi.

Per quanto riguarda i protagonisti, alla guida del gruppo c’è il già noto Joseph, che, nonostante l’età, non ha per nulla mutato la sua indole casinara, anzi, è diventato addirittura più petulante che in passato. Come i suoi modi, anche il suo cuore e il suo coraggio non sono cambiati e non esiterà a lanciarsi in questa pericolosa avventura, pur di salvare l’amata figlia Holly.

Holly, dal canto suo, ha ereditato l’indole estroversa della madre, Suzie Q, e la forza d’animo dei Joestar, ma non avendo uno spirito e un fisico forti come Joseph o Jotaro, finisce per essere sopraffatta dallo Stand risvegliatosi in lei.

 

Jotaro Kujo, al contrario, è un tipo di poche parole e un vero duro. Nonostante la giovane età, è incredibilmente alto e muscoloso, molto forte ed è una specie di teppista. Spietato col nemico, Jotaro, dietro alla sua maschera da duro, nasconde un animo gentile e un carattere leale. Il suo Stand, Star Platinum, potente ed estremamente veloce, lo rende un avversario decisamente temibile.

Muhammed Abdul (o Avdol) è un potente e saggio guerriero, amico di Joseph e votato all’eliminazione del potente Dio. Dotato del potere dello Stand già dalla nascita, Abdul ha affinato le sue tecniche e sarà un punto di riferimento per il gruppo. Il suo Stand, Magician’s Red, domina il fuoco.

Noriaki Kakyoin è uno studente giapponese dotato di Stand e, inizialmente, avverso ai Joestar. Emissario di Dio, viene sconfitto da Jotaro, che si prodiga per salvargli la vita, dato che Kakyoin lo ha attaccato perché pilotato mentalmente dal nemico. Una volta liberatosi dall’influenza malevola di Brando, il giovane studente decide di seguire il gruppo in Egitto, per riscattare il suo onore e vendicarsi di chi lo ha usato come una marionetta.

C’è poi Jean Pierre Polnareff, anch’esso abile guerriero munito di Stand, sempre inviato da Dio per scontrarsi con il gruppo dei JoJo. Così come Kakyoin, anche le mosse di Polnareff sono dominate dal potere nemico, per cui, una volta liberato, il ragazzo non sarà più avverso ai nostri eroi e li seguirà nel loro percorso, per scoprire informazioni sull’assassino di sua sorella.

Infine, c’è il massiccio gruppo di nemici, che andrebbe trattato a parte per la diversità di aspetto, poteri, caratteri. Ma alla fine, ciò che è importante sottolineare in questa sede, è che, salvo i sopracitati Kakyoin e Polnareff, che venivano manovrati mentalmente, i seguaci di Dio sono tutte persone, ovviamente, poco raccomandabili: avidi, violenti, malvagi, desiderosi di potere… ognuno ha il suo bel caratteraccio e un forte Stand, quindi (quasi) tutti daranno del filo da torcere ai nostri protagonisti.
Dio Brando, poi, già potente ai tempi della maschera di pietra, si mostrerà in tutti il suo “splendore”, manifestando uno Stand praticamente imbattibile e minacciando seriamente la vita del gruppo di coraggiosi eroi, oltre che il mondo intero.

III Serie – Diamond Is Unbreakable
39 Episodi (2016)

Giungiamo infine all’ultima serie animata (per ora) di JoJo’s Bizarre Adventure, ambientata nel 1999, in Giappone, nella città immaginaria di Morio-cho. Qui ritroviamo Jotaro, 11 anni dopo lo scontro con Dio, alla ricerca di Josuke Higashikata, che si rivelerà essere il nostro nuovo JoJo. Come mai il soprannome JoJo, se nel cognome non vi sono le lettere “Jo”? Beh… perché Josuke altro non è che il figlio illegittimo del rumoroso Joseph Joestar, concepito evidentemente poco prima degli eventi di Stardust Crusaders, durante uno dei tanti viaggi di Joseph. Anche Josuke è dotato di un potente Stand e Jotaro lo contatta per risolvere un’enigma che pare riguardare proprio Morio-cho. Qui sembra essersi nascosto colui che porta con se l’arco e la freccia dagli oscuri poteri, usati da Dio in passato per creare il suo piccolo esercito di soggetti dotati di Stand.

Ora penserete che, catturato questo criminale e impadronitisi della freccia e dell’arco magici, la serie abbia fine, invece, a Morio-cho, il male si cela anche in un’altra forma. Pare infatti che ci sia un serial-killer, dotato anch’esso di Stand, che miete vittime da anni senza lasciare traccia. Cosa succederebbe se la sua strada si incrociasse con quella dei nostri protagonisti?

Quanto devastante per le retine è il verde di questo pezzo della sigla finale di Diamond Is Unbreakable?

Personaggi

In questa serie abbiamo un’elevatissima concentrazione di JoJo, dato che ci si ripresentano sia Jotaro (anche se, aimè, non in forma splendente come nella serie precedente) che il vecchio Joseph, di cui scopriamo un lato che, sarò onesta, non ho particolarmente apprezzato: quello infedele.

A loro si unisce il giovane Josuke Higashikata-Joestar, un teppista gentile, che nonostante la forza e il potere molto particolare di cui è dotato (alias lo Stand Crazy Diamond) cerca di mantenere sempre la calma… a parte quando vengono criticati i suoi capelli, cosa che lo manda su tutte le furie e gli fa perdere totalmente il controllo. Vorrei parlare di Josuke come di un cavaliere dal cuore d’oro, ma devo dire che rispetto ai precedenti JoJo non manifesta una grande maturità, anche se coraggio, intelligenza, determinazione e forza lo rendono comunque un degno discendente dei Joestar.

Oltre a Josuke, durante tutta la serie, incontreremo tanti particolarissimi (per non dire folli) ragazzi, molti dei quali liceali come il protagonista. Tra di questi va citato il piccolo Koichi Hirose, uno dei nuovi amici e coetaneo di Josuke, anche lui appena entrato al liceo. Tipo molto timido e remissivo, Koichi, anche per il suo aspetto, sembrerebbe del tutto inoffensivo, ma trovarsi davanti a situazioni estreme lo indurrà a sviluppare un carattere più sicuro e impulsivo. Anche se, ai miei occhi, rimarrà solo un tipo che si butta nell’azione troppo tardi…

Al contrario di Koichi, uno che passa subito ai fatti (spesso senza neanche cercare la via pacifica) è Okuyasu Nijimura, un altro bel personaggio che si presenta come nemico di Josuke e, in poco, viene convertito dalla determinazione del protagonista, a cui si legherà moltissimo e di cui diventerà un fedele alleato. Okuyasu non è dotato di grandissima intelligenza, al contrario di molti astuti personaggi di quest’anime, ma vanta uno Stand, The Hand, dai poteri decisamente efficaci.

Va per forza citato Rohan Kishibe, un fumettista molto famoso che risiede a Morio-cho e che conduce una vita solitaria. Apparentemente un nemico, dopo qualche scontro Rohan passa dalla parte dei “buoni”, soprattutto per via del legame che svilupperà con Koichi. La sua figura, oltre ad avere un fascino tutto suo, nonostante anche questo individuo non sembri sempre in pieno possesso della salute mentale, è importante perché aiuta ad aggiungere molti tasselli alla trama di  questo Diamond is Unbreakable.

Anche in questa serie si presenta, poi, una fitta serie di antagonisti, inizialmente legati alla corsa per appropriarsi dell’arco e della freccia magici di Dio, in seguito connessi al misterioso serial killer che minaccia gli abitanti di Morio-cho.

E su questo spietato personaggio, Kira, mi soffermerò solo qualche istante, perché non può non essere menzionato. Innanzitutto, perché è totalmente fuori di testa, perverso e la sua voglia di uccidere lo accompagna da ben 15 anni, rendendolo uno dei principali motivi delle misteriose sparizioni avvenute nella ridente cittadina di Morio-cho. In secondo luogo, perché il potere Stand, che ha sviluppato qualche anno dopo l’aver iniziato a mietere vittime, è dannatamente pericoloso e incredibilmente versatile, data la straordinaria capacità di evolvere. Kira è uno di quei cattivi che non smette mai di stupirti e che arriverai a pensare possa sconfiggere qualsiasi ostacolo sul suo cammino.

Come dire… Kira è personaggio esplosivo!

Connessa alla figura di Kira c’è un altro giovanissimo personaggio, che cito a grandi linee, per non spoilerare troppo, ma che non posso tralasciare dato che è stato, forse, uno dei miei preferiti di questa serie. Sto parlando di Hayato Kawajiri, un bambino delle elementari molto astuto, che si renderà conto della vera natura di Kira e che cercherà, con tutte le sue forze di sconfiggerlo o smascherarlo, per il bene di chi ha vicino, pur essendo consapevole che questo maligno individuo è dotato di poteri sovrannaturali. Hayato è decisamente uno di quei personaggi a cui affezionarsi e per cui tifare.

Altre cose che potreste voler sapere su Le Bizzarre Avventure di JoJo [Spoiler Free]

♡ Come già accennato, questo anime è tratto dall’omonima serie manga, di Hirohiko Araki, composta attualmente di 119 volumi, iniziata nel lontano 1987 e ancora in corso. Il fumetto, di impronta shonen-seinen, è diviso nelle seguenti parti:

  • Phantom Blood
  • Battle Legacy
  • Stardust Crusaders
  • Diamond Is Unbreakable
  • Vento Aureo
  • Stone Ocean
  • Steel Ball Run
  • JoJolion               (penultima serie, ancora in corso)

♡ In quest’opera ci sono moltissime citazioni a cantanti e gruppi rock, tanto che una grandissima parte dei nemici ha dei nomi palesemente ispirati al genere (es: Red Hot Chilly Peppers, Killer Queen, Bites The Dust, Kars, ecc…)

♡ Prima dell’adattamento animato di tutte le serie, è stata prodotta una serie di 13 OAV, nel 1993, incentrati solo sulla terza parte del manga (Stardust Crusaders).

♡ Oltre ai 39 episodi, la serie Diamond Is Unbreakable vanta anche un OAV. Nella controparte cartacea della stessa serie è stato anche creato uno spin-off a puntate, intitolato Thus Spoke Kishibe Rohan, incentrato, per l’appunto, sul personaggio di Rohan.

♡ Lo stile grafico cambia tra le varie serie dell’anime ed è particolarmente evidente nell’ultima serie animata uscita finora, Diamond Is Unbreakable.

Jotaro caro, cosa ti hanno fatto?!?

Commenti

Non saprei veramente da dove iniziare per dirvi quanto questa serie mi sia piaciuta, nonostante, inizialmente, fossi un po’ scettica a riguardo, soprattutto per il sopracitato stile molto enfatizzato (ho problemi quando, in una serie, ti spiegano ogni singola cosa a parole come se non fossi in grado di capire con i tuoi occhi ciò che stai palesemente vedendo). La prima puntata, in particolar modo, mi aveva fatto un’impressione orribile, perché aveva lasciato in me il senso di sbagliato: veder Dio prevalere ingiustamente e brutalmente sul giovane Jonathan ha rischiato seriamente di non farmi proseguire nella visione della serie. Per fortuna, invece, la guida del mio paziente compagno, che aveva già visto JoJo, mi ha ricondotto sulla retta via e, episodio dopo episodio, la trama ha saputo prendermi, i personaggi mi hanno catturata e ho iniziato ad amare ogni posa, ogni frase, ogni cosa. Sino a raggiungere il livello di hype generalizzato ogni volta che se ne parla.

I personaggi messi in campo sono tantissimi, una valanga, più si avanza e più se ne intravedono di nuovi e in grandissima parte sono soggetti interessanti e piuttosto bizzarri (se così non fosse, non ne deriverebbero delle altrettanto bizzarre avventure). Costumi, stile, carattere, pose, frasi: sono studiati sotto moltissimi aspetti e stimo molto l’autore per la fantasia con cui è riuscito a creare un mondo così variopinto.

I vari JoJo, a modo loro, sono tutti unici e irripetibili, hanno dei caratteri diversi, ma conservano quel valore di giustizia e quel coraggio che li rende, complessivamente, sempre piacevoli. Ai miei occhi, il migliore è (e probabilmente rimarrà per sempre) Jonathan, per la sua onestà, per la purezza del suo spirito, per, appunto, gli ideali. Per questo, devo dire, ho un po’ sofferto il fatto che, tra tutti i JoJo, sia stato l’unico a non aver veramente ottenuto ciò per cui stava lottando.
Certo, anche il tenebroso Jotaro e il suo stile “severo ma giusto” ha il suo perché!

A questo punto della terza opening, di solito, iniziavo a piagnucolare “Jonathan!!!”… con un fanatismo che potrebbe essere invidiato dalle teenager!

Tra i personaggi “secondari” ci sono altrettanti soggetti meritevoli di attenzione, tra cui Speedwagon, Erina, Kakyoin, Okuyasu… tutti valorosi e pronti a fare il massimo per i rispettivi amici/compagni. Ho gradito molto meno, invece, (ma non disprezzato, eh) le figure di Caesar, Polnareff e di Koichi: i primi due per il troppo parlare, seguito da pochi fatti; il secondo per la pessima abitudine a svegliarsi sempre troppo tardi. Anche se, lo ammetto, hanno avuto il loro ruolo fondamentale nella storia e sicuramente non sono dei brutti personaggi.

Poi ci sono gli antagonisti. Dei cattivi cattivissimi, dei malvagi malvagissimi. Esseri che veramente non si fanno scrupoli davanti a nulla e a nessuno, né chi li ha cresciuti, né bambini, donne, l’umanità intera. Anche da questo punto di vista trovo che l’autore abbia fatto un ottimo lavoro nel delineare questi personaggi, perché sono tutti veramente maligni e, nell’insieme, indubbiamente disprezzabili. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidita è stata l’impressione che il personaggio di Dio Brando perdesse di tridimensionalità dal primo arco narrativo al terzo: la sua figura era nata per essere in contrapposizione a quella di Jonathan, che lo stesso Dio ha sempre considerato una parte importante della sua evoluzione, mentre più volte, soprattutto alla fine di Stardust Crusaders, sembra rinnegare lo stesso sangue che ora gli scorre nelle vene. Sarà per la mancanza di rispetto per la figura di Jonathan, sarà perché sminuisce gli avversari che ha temuto per un’intera serie, ma questo secondo Dio, pur mantenendo la sua malignità e il suo subdolo modo di fare, mi è piaciuto un po’ meno.

Kira, invece, è stato forse il cattivo che più mi ha tenuto con il fiato sospeso e, paradossalmente (dato che era l’unico ad essere lontano anni luce dall’ essere una divinità e bramare la conquista del mondo), è stato quello maggiormente che mi ha colpita, scossa e lasciata con la pelle d’oca. Credo che questo sia dovuto al fatto che, anche senza il suo Stand, Kira era una minaccia molto più “reale” dei precedenti cattivi: un mostro umano che si muove nell’ombra di una piccola città, colpendo innocenti senza mai essere scoperto. Questa caratteristica ha fatto della seconda metà di Diamond Is Unbreakable uno delle mie preferite di tutto l’anime, insieme a buona parte di Stardust Crusaders.

Certo… mentirei se dicessi che di buchi nella trama, particolarmente in quest’ultima serie, non ve ne sono. Più di una volta, durante Diamond Is Unbreakable, mi sono chiesta come mai i personaggi agissero in un modo piuttosto che in un altro, senza trovare risposte con un’effettiva valenza, e il fatto che la serie intera proceda presentando nemici che, dopo essere stati sconfitti, da un giorno all’altro, passano dal lato dei protagonisti mi ha un po’ fatto storcere il naso. Ma, come disse qualcuno (ovvero Dario Moccia, lo YouTuber, in un suo video in cui parlava di JoJo, includendolo nella sua classifica dei migliori shonen) andare a focalizzarsi troppo su alcuni tratti della trama fa perdere di vista il senso dell’opera e ne rovina l’ottima godibilità. In fondo, non è solo per gli intrecci della trama che JoJo è un bell’anime, ma per i valori che trasmette, per il divertimento che regala, per i brividi, per le grandi risate e per l’attaccamento che ti fa sviluppare verso alcuni dei tantissimi personaggi.

E veniamo, infine, a un altro dei punti forti di questa serie. Come molti sanno, ho un debole per le sigle degli anime giapponesi e, quando guardo un’opera di questo genere, non posso che soffermarmi anche su questo aspetto. Ebbene, fino a qualche tempo fa difficilmente avrei creduto di poter imbattermi in sigle così spettacolari e perfette come quelle di JoJo’s Bizarre Adventure. Qui non si parla solo di belle canzoni, ma ci si ritrova davanti sigle che rispecchiano, ognuna, lo stile del rispettivo JoJo, che nascondono dettagli di ogni tipo (a volte, lo ammetto, facendo spoiler), con scene spettacolari e in grado di ricreare hype in un amante dell’opera anche a distanza di mesi dalla fine di una serie.
Alcune sigle hanno addirittura delle varianti nel video o nell’audio in base agli avvenimenti che vengono svelati nella trama principale (quindi possiamo dire che le sigle facciano uno spoiler selettivo). Qualora voleste vedere con i vostri occhi ciò di cui sto parlando, vi lascio qui sotto un video che racchiude tutte le opening de Le Bizzarre Avventure di JoJo (anche se le ending meriterebbero altrettanta attenzione), ma vi avverto nuovamente che potreste rovinarvi qualche colpo di scena.

Concludendo

Nonostante la notevole lunghezza di questo post, ho  probabilmente mostrato solo “la punta dell’iceberg” dell’opera. Avrei potuto parlare ancora della trama, dei colpi di scena, dei personaggi (ce ne sono a bizzeffe che non ho neanche nominato), degli Stand, delle scene di lotta e di ciò che più ho amato o meno mi è piaciuto in questa serie, ma spero di essere riuscita a far passare il concetto che quest’opera merita di essere vista, per la sua particolarità, per il modo in cui riesce a racchiudere divertimento e momenti drammatici, per il modo in cui riesce a scavarsi un posticino nel cuore. Comunque, sia che vi piaccia il genere sia che non apprezziate quest’opera, difficilmente, se la guarderete/l’avete vista, riuscirete a dimenticare Le Bizzarre Avventure di JoJo.

Spero di non avervi annoiato troppo con questo Malloppost (che batte, forse, tutti quelli che ho scritto finora) e come sempre vi chiedo di lasciarmi un feed-back: avete visto questo anime o letto il manga? Siete interessati al genere? Quale altro shonen vi ha entusiasmato a questi livelli?

A presto,

Iya&Ceres

 

Note: Le immagini in questo post non sono di mia proprietà e sono state usate a puro scopo illustrativo.

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Chiacchiere di metà ottobre

Con delle chiacchiere vi ho lasciato quasi un mese fa e con chiacchiere di aggiornamento riprendo a scrivervi quest’oggi. Comincerei dicendovi che il tanto odiato e temuto ostacolo che mi si poneva davanti è stato superato con successo, levandomi di dosso uno stress non indifferente. Volendo andare ancor più nello specifico, posso dire di essere, finalmente, riuscita ad accedere all’ultimo anno dell’università che frequento e che quindi inizio a intravedere una piccola luce alla fine di questo lungo e tortuoso tunnel. Certo, di esami ancora ne mancano e sono i più tosti della facoltà (perchè, ovviamente, più si avanza, più ci si addentra nelle materie d’indirizzo) ma l’aver superato l’ultimo blocco crediti e l’aver svolto tutta la parte sperimentale della mia tesi (durante il famoso “maggio di fuoco” di cui vi ho parlato qui) mi fa sentire molto più vicina al raggiungimento della tanto agoniata e sudata laurea.

Ho inoltre finito il periodo di lavoro “part-time” che ho svolto da giugno a settembre e vorrei poter dire che anche questo mi riempe di gioia… ma dato che ancora non vedo arrivare i sonanti dindini che mi spettano, preferisco evitare di cantar vittoria. Tra l’altro il Lucca Comics, uno dei motivi per cui ho deciso di darmi da fare con questo lavoro, si avvicina rapidamente e io temo di non raggiungere in tempo il budget utile che ho tanto bramato, da poter sperperare in fumetti, anime e oggetti di ogni tipo. Non ci voglio pensare…

Quest’immagine potrei usarla all’infinito.

Comunque, qualche arrabbiatura a parte, sono carica e pronta a riprendere in mano tutto ciò che ho dovuto tralasciare in questo pesantissimo mese buio, compresa la cura di me stessa e il mio blog.
Tra le altre cose, è da un po’ che sto meditando sul cambiare un po’ qualche aspetto estetico di questo mio piccolo spazio virtuale e ho già iniziato a pensare a come farlo. Non so quanto riuscirò a combinare, anche perchè non sono poi così brava nel modificare immagini, ma spero di riuscire a tirar fuori qualcosa di carino. Per cominciare, l’immagine di inizio post è fatta da me e pensavo di tenerla fissa come intro agli articoli della categoria “Talking About it“. Che ne pensate? Vi piace?

Poi, lo scorso mese mi ero ripromessa di parlarvi della musica che stavo ascoltando per rilassarmi o come sottofondo per i momenti di studio e, invece, me ne sono totalmente dimenticata. Approfitto, quindi, di questa chiacchierata per rimediare.
Considerando che non posso ascoltare qualsiasi genere di musica mentre studio, perchè le canzoni che mi piacciono troppo o che mi viene da cantare mi distraggono da ciò che sto facendo, nell’ultimo periodo mi sono data a un sottogenere musicale che ho scoperto quest’anno: il Lofi Hip Pop o Chill Pop o in qualsiasi modo venga ufficialmente definito. Sono pezzi brevi, semplici, più o meno rilassanti, a volte con qualche traccia audio parlata o con effetti, come la pioggia, di sottofondo. Ovviamente, per farvi capire meglio, vi posto qualche sequenza che mi è piaciuta molto, presa YouTube.

Questi due mix li ho ascoltati moltissimo, soprattutto quando dovevo sgombrare la mente da altri pensieri al di fuori dello studio o di ciò a cui mi stavo dedicando. Come potete sentire, non sono pezzi canticchiabili o complessi, ma proprio per questo evitano di instaurarsi e prendere il sopravvento nella mia testolina bacata.

Sempre in questo periodo, ho recuperato i brani composti da un ragazzo che seguo da qualche mese, sempre su YouTube. Si chiama Adrian Von Ziegler e compone un sacco di bellissime canzoni, molte in stile celtico o con richiami al fantasy. Per questo, oltre ad ascoltarle per darmi la carica nei giorni subito prima dell’esame, le abbiamo spesso utilizzate, con i miei amici, per le sessioni di D&D. Anche in questo caso, vi posto alcuni dei miei pezzi preferiti, perchè penso che questo ragazzo meriti di essere conosciuto.

E per ora, questo è quanto. Sta volta credo di aver detto tutto ciò che volevo condividere con voi. Per cui, vi saluto e vi chiedo di dirmi se vi sono piaciuti i pezzi/generi che vi ho condiviso e di farmi sapere cosa ascoltate voi quando dovete rilassarvi o concentrarvi.

A presto,

Iya&Ceres

Chiacchiere di settembre

Salve a tutti!

Oggi dedico il post alle chiacchiere, perchè volevo comunicarvi un paio di cose e condividere con voi la mia attuale condizione.

Inizierei con il dire che l’8 settembre Let’s Talk About It ha compiuto ben 6 anni! YEEEEE!!!
Sapendo che questo momento si stava avvicinando, avevo già iniziato a meditare sui prossimi post da fare e, per festeggiare, vorrei riprendere il format Le Origini, che avevo lanciato lo scorso complyblog, per concludere con la mia prima serie fumettosa (che avevo lasciato in sospeso) e, dato che lo sto rivedendo ora con la dolce metà, vorrei parlare anche di quello che considero il primo anime che ha segnato l’inizio della mia passione per questo mondo (ovviamente, dopo averlo concluso… ci vorrà ancora un po’).

Il problema è che tutto questo non arriverà prima di ottobre, perchè, purtroppo, si avvicina una scadenza molto importante per la mia vita, di quelle che potrebbero sballare tutti i miei piani e, onestamente, farmi sprofondare in un’immensa agonia qualora non dovessi riuscire a compiere quanto mi sono prefissata. Per questo motivo potrebbe accadere, nelle prossime settimane, che le pubblicazioni rallentino o che, addirittura, si stoppino. Ve lo sto dicendo proprio perchè so che sarà una questione temporanea e volevo sottolineare il fatto che non ho alcuna intenzione di scomparire, nuovamente, per mesi. Per cui vi prego di pazientare … e magari di incrociare le dita per me!

Tra l’altro, anche se vorrei solo concentrarmi sui miei obiettivi, ho diverse cose a cui pensare. Solo questo week-end ho ben due matrimoni e sono giorni che cerco di contattare l’assistenza del pc perchè ci sono dei tasti che minacciano di abbandonarmi, nonostante questo nuovo e fantastico computer sia stato comprato solo a fine marzo. Dite che ho una qualche maledizione? Perchè è incredibile quanto gli impegni importanti richiamino altri impegni (e le spese altre spese)!

Per il resto, ho finalmente terminato il trasloco nella nuova casa universitaria e posso finalmente godere della pace che, nella vecchia casa, mi era stata negata. Vi scrivo giusto ora dalla nuova postazione, sotto la guida nyan-osa di un sensei speciale

Il mio nuovo collaboratore e guardiano: Nyanko-sensei (versione tazza-portapenne)!

Che altro dire… Spero che i post di quest’ultimo periodo vi siano piaciuti e volevo approfittare di questa chiacchierata per chiedervi quale tipologia di articolo preferireste vedere nel prossimo futuro: ho tante idee in cantiere e diverse bozze lasciate in sospeso, per cui potrei anche optare per dare la precedenza alla categoria che preferite. Volete qualche articolo sugli anime? Preferite un post personale? O volete che continui con le pubblicazioni randomiche a sorpresa?

Come sempre, vi ringrazio per avermi seguita,

a presto!

Iya&Ceres

A Silent Voice – Il Film [Flashpost]

Mi è capitato di recente di imbattermi, grazie alla riproduzione automatica di Youtube (che mi fa scoprire sempre un sacco di cose interessantissime), in una canzone tratta dal film A Silent Voice (tradotto anche con The Shape of Voice), che ho riconosciuto immediatamente perchè, qualche tempo fa, lessi un articolo dell’omonimo fumetto. Sapendo che l’opera era, per l’appunto, tratta dalla controparte cartacea e non avendo molto tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura, ho deciso di cimentarmi, per lo meno, nella visione del film, della durata di 129 minuti.

Trama

Shoya Ishida è un ragazzino delle elementari vivace come altri, con un ristretto gruppo di fedelissimi amici e molte energie da spendere. Un giorno nella sua classe arriva una ragazza sorda, Shoko Nishimiya, che viene inizialmente accolta a braccia aperte dai compagni, ma che, con il passare del tempo, inizia a sembrare quasi un peso agli occhi dei giovani e ancor egoisti esponenti della classe. In particolar modo, il gruppo di Shoya non la tollera e il ragazzo, per la sua indole impulsiva e fastidiosa, diventa il portavoce del bullismo contro la giovane e sfortunata Shoko. Le sue azioni, però, finiranno per ritorcerglisi drasticamente contro.

Commento

Quest’opera, come avrete facilmente dedotto dalla trama, parla principalmente di bullismo e disabilità. Ma tratta soprattutto delle conseguenze di questo bullismo, non solo sulla vittima, ma anche su chi è a lei vicina e, a volte, sugli stessi carnefici. E, a dirla tutta, ciò che più mi ha commosso non è stata la storia di Shoko, che ovviamente mi ha fatto tenerezza fin da subito, ma è stato vedere la sofferenza di Shoya, nata da un suo errore infantile e che il protagonista si porta con sè da sempre.

Non voglio ovviamente dire che il giovane Shoya non abbia sbagliato, il bullismo è sempre una cosa da rimproverare, ma ciò che ho trovato interessante è che, in quest’opera, ci si  focalizzi non solo sulla vittima “canonica”, ma si dia spessore anche a colui che, più di ogni altro, poteva sembrare il cattivo della storia. E che lo è, ma non è il solo e non è poi così malvagio. Perchè da piccoli, presi dalle proprie futili motivazioni, dall’egoismo e dall’inesperienza, si possono fare anche degli enormi errori… chi pensa di non averne mai fatti?
Quindi viene da chiedersi: è giusto giudicare una persona solo in base a quanto ha fatto in passato? E’ giusto etichettare una persona che ha sbagliato come una persona sbagliata?

Questi sono i quesiti che nascono nello spettatore, mentre vede passare tutta l’adolescenza di Shoya sullo schermo, con i suoi tentativi di riparare agli errori e con le evidenti cicatrici che questa vicenda ha scavato in lui, facendolo enormemente cambiare.

Dall’altra parte c’è Shoko, la vittima, che cerca di essere sempre disponibile perchè si sente un peso e che vorrebbe solo avere degli amici, ma ha, ovviamente, difficoltà a farsi comprendere e a percepire quello che la circonda. C’è una Shoko fragile che continua a farsi forza nel tentativo di trovare il suo posto nel mondo, ma che ovviamente deve fare i conti con i traumi passati.

Ci sono poi amici, familiari, altri punti di vista e altre situazioni che vengono delineate in A Silent Voice e anche per questo il titolo mi è piaciuto moltissimo (e mi ha fatto piangere tantissimo), quindi non potevo non proporvelo, anche se ho preferito non approfondire situazioni e personaggi per evitare di anticipare le principali svolte della trama. Spero di essere riuscita, comunque, ad incuriosirvi.

Come sempre, se avete visto o letto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

 

Finalmente… BERSERK!

PICCOLA PREMESSA:
Questo post riguarda esclusivamente l’anime ed è pressochè SPOILER-FREE.
Ma può contenere olio di palma.

Era da anni, anni, ANNI (potrei quasi azzardare la parola “decennio”) che posticipavo la visione di questo anime. La sua fama mi tormentava da molto ed ero sicura che avrei potuto trovarlo molto interessante. Ma sapevo di cosa si trattasse, mi era stata descritta come un’opera cruda e conoscevo, a grandi linee, la storia del protagonista. Tutto questo, non so per quale motivo, aveva fatto nascere in me la convinzione che fosse qualcosa di pesante e difficile da digerire, per cui ho continuato a rimandarne la visione, nonostante volessi assolutamente depennare questo titolo dalla lista dei miei “must see”.

Poi il mio ragazzo mi ha proposto alcuni titoli per sceglierne uno da vedere insieme (l’ultimo lo avevo scelto io, quindi spettava a lui proporre qualcosa) e nella sua lista figurava, appunto, il “temibile” Berserk. Così ho deciso di farmi coraggio e lanciarmi nella visione (accompagnata, manco fossi una bimba) di questo anime e ora mi sento di dire un paio di cose a riguardo.

Inizierei col dire che non l’ho trovato così pesante come pensavo che fosse. Certo, di tematiche pesanti e personaggi sfortunati ce ne sono piove se piovesse e sicuramente non ne consiglierei la visione a un ragazzino, ma la versione animata (che mi dicono essere più “light”, come spesso accade, della controparte cartacea) ha giusto qualche scena veramente pesante. A parte questo, l’opera è molto d’azione e l’ho trovata piuttosto scorrevole (alla fine, come sempre, mi sono fatta prendere e ho finito per divorarla in pochissimo tempo).

Altra cosa che mi sento di dire è che Berserk mi è piaciuto. Nonostante qualche pecca, ai miei occhi, qua e là, mi sono appassionata alla storia e non vedo l’ora di poter vedere il seguito. L’ho trovato un anime completo, che non manca nè d’azione nè di approfondimento emotivo, ma che, di tanto in tanto, lascia anche spazio a qualche risata. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidito è stata l’impressione che, qualche volta, le scene non siano state gestite nel migliore dei modi. Non so come spiegarlo, ma ci sono scene che iniziano in maniera troppo brusca o cambi di location non chiari… un po’ confusionario in certi passaggi, insomma. Inizialmente pensavo fosse una pecca legata al fatto che la prima serie è un po’ datata e, come altre degli anni ’90, porta con sè uno stile e un “sapore” di quel periodo. Invece queste piccole mancanze le ho riscontrate anche in alcuni episodi delle serie recenti (datate 2016 e 2017), quindi è proprio un carattere dell’anime di Berserk, forse legato a dei problemi di trasposizione di alcune scene dal manga? Comunque l’opera in sè non ne risente particolarmente e trovo possa essere considerato davvero un ottimo titolo.

Se avete visto quest’anime, potrete facilmente immaginare quali saranno i prossimi due punti.

Da dove cavolo vengono fuori disegni e animazioni della seconda stagione? Perchè hanno voluto punire i fan di quest’opera con questo stacco repentino dal disegno classico e quella cosa mezza 3D che si muove, in certi momenti, in maniera più legnosa dell’anime del 1997?
Magari sono io che non capisco l’innovazione e questo nuovo modo di fare anime è spettacolare, ma a me il gusto retro delle immagini della prima stagione è piaciuto un casino e l’ho trovato mille volte più delicato e adatto a delineare i personaggi. Prendiamo ad esempio [quella gran m***a di] Griffith (o “GRIFFISSSSTHSSSS”, se preferite): nella versione moderna ha dei tratti molto meno delicati rispetto alla vecchia rappresentazione. In certe immagini sembra quasi sproporzionato, finto. Che senso ha usare una grafica moderna se fa sembrare qualcosa più finto di quanto non sia un’immagine bidimensionale?

Veramente è meglio la seconda versione? E’ un mio problema perchè sono abituata agli anime vecchio stile? Se è così, per favore, ditemelo!

E ora potrete anche odiarmi, oh voi fan di Berserk di vecchia data… ma mi dovete dire cosa cavolo è la prima sigla! Seriamente, ditemi: tolto l’affetto per l’opera in sè, vi sembra davvero una buona canzone? Perchè io, quando l’ho sentita la prima volta, mi sono immaginata che avessero preso un chitarrista che ha appena imparato a strimpellare e che ha scoperto che la sua chitarra può fare un suono stranissimo, allora ci ha fatto un’intera canzone, su cui poi hanno cantato i suoi amici, di cui uno ubriaco alla voce principale e l’altro, stonato, ai cori. Questo è l’effetto che mi ha fatto, ai primi ascolti, Tell My Why, la prima sigla di Berserk. E magari, al solito, sono io che non capisco un cavolo di musica, potrebbe anche essere, però, se la pensate così, dovete spiegarmi il lato positivo di questa sigla.

Le altre due, invece, le ho adorate e le sto continuando a sentire in loop da giorni. Sono entrambe dei 9mm Parabellum Bullet (gruppo di cui ho scoperto, grazie a queste opening, anche altre canzoni e che, devo dire, trovo interessante) e hanno un sound grintoso, ma rimandano anche a un senso di rabbia e/o malinconia. Due pezzi perfetti, se pensiamo a come ritroviamo in nostro caro Gatsu, il protagonista, dopo una certa Eclissi di cui non ho intenzione di parlare… [tra l’altro, per la serie “quando una parola normale acquisisce, d’un tratto, tutto un altro significato ai tuoi occhi”].

Tra l’altro, una piccola menzione se la merita anche un pezzo della soundtrack, Hai Yo, che si fa sentire ogni volta che il buon Gatsu entra in azione. Veramente bellissima e d’effetto, ve la posto qui sotto.

E questo è, a grandi linee, come ho trovato Berserk. Non volevo fare un post molto lungo e non volevo andare a parlare in dettaglio della trama o delle tematiche, perchè probabilmente non ne sarei uscita viva. Tuttavia, se avete piacere di confrontarvi su qualche punto, se ne può sempre parlare nei commenti!

Come al solito, fatemi sapere se avete visto quest’anime, se vi è piaciuto o se invece avete letto il manga e potete fornirmi qualche info o dettaglio interessante in più! E se non concordate su quanto ho detto, aspetto nei commenti il vostro punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 

I Nani

Dato che Nyu me l’ha richiesto (la mia prima rischiesta!) vi parlo dei piccoli nanetti che stiamo ospitando a casa. Per farlo, però, dobbiamo fare un passo indietro e partire dall’inizio.

Foto de I Nani, direttamente dal post precedente…

Ho una casa in campagna, in cui mia nonna alleva animali e coltiva frutta e vegetali per il nostro consumo domestico. Da che ne ho memoria, abbiamo sempre avuto gatti in questa casa, ma, come si può ben immaginare, non sono animali molto addomesticati: gli si dà un po’ di crocchette, gli avanzi del cibo e accesso alla stalla, ma per il resto vivono liberi, cacciando topi e scorrazzando per il mondo. Questo stile di vita libero e selvaggio potrebbe sembrare l’ideale per un gatto, ma porta con sè delle ovvie conseguenze. Infatti, per via del loro girovagare e di qualche vicino non particolarmente amante dei gatti, il numero di questi animali è mantenuto costante nonostante non siano castrati o sterilizzati perchè c’è un continuo ricambio. Alcuni scompaiono, altri vengono ritrovati morti mesi dopo… fatto sta che la vita media del più di loro si aggira sull’anno e mezzo e la massima è di 3 anni.

Ovviamente è una situazione che non mi riempe particolarmente di gioia, ma non posso neanche farci granchè, dato che mia nonna è irremovibile su alcune scelte e dato che in questo contesto campagnolo vige la filosofia “meglio una vita breve ma libera piuttosto che lunga rinchiusi in appartamento“. E, da una parte, potrei anche essere concorde, se non fosse che ho sempre la sensazione che alcuni vengano fatti fuori da estranei per futili motivi (e questo mi fa imbestialire).

Detto ciò, in questo instabile contesto è nata una nuova cucciolata di micini, composta, appunto, dai due nani in questione. Sembrava che tutto andasse per il meglio ed eravamo stupite nel vedere che anche mamma gatta, che con la scorsa cucciolata ha dimostrato l’istinto materno di un sasso, al punto che per farle allattare i cuccioli l’abbiamo dovuta chiudere per settimane in casa con solo i due piccoli, si stava impegnando. Poi, però, mamma gatta è scomparsa e non ha più fatto ritorno e i cuccioli, che avevano solo una settimana, hanno rischiato di fare una brutta fine.

Ed è così che, a pochi giorni dall’inizio delle mie vacanze sarde (vedi qui, qui, qui e qui), mia madre mi comunica che ha portato i nani a casa mia, che si sta occupando lei di allattarli… e che questo gravoso onere di badarli, al mio ritorno, sarebbe stato scaricato sulle mie spalle.
[Grazie mamma, che prendi sempre le decisioni al mio posto senza consultarmi. Grazie tante.]

Sono quindi pronta a presentarvi I Nani:

Attenta a cosa fai con noi…

Cosa posso dire de I Nani?

Innanzitutto, che sono adorabiliquando dormono! Perchè da svegli sono iperattivi come tutti i cuccioli e quando devono mangiare vengono posseduti dal demonio. Ancora pigolano al posto di miagolare, ma quando li metti davanti alla siringa con il latte (perchè ancora fanno una certa difficoltà a bere dal piattino) diventano indemoniati, si arrampicano con le loro tenere e dolorosissime unghiette sulle gambe, perforando con estrema facilità qualsiasi pantalone, si azzuffano a vicenda per avere la precedenza e, se non vengono immobilizzati anteriormente durante l’allattamento, iniziano a graffiarsi da soli, muovendo le zampette come se stesseo nuotando, per cercare di acchiappare la siringa.
Dei piccoli geni, insomma.

Sono due maschietti e nonostante siano fratelli, sono abbastanza diversi tra di loro.

Il più piccolo è quello un po’ meno autonomo, che impiega più tempo per imparare a mangiare autonomamente, ma per questo è quello più feroce e spietato quando ha fame e deve bere dalla siringa. E’ quasi ingestibile, in certi momenti! Ha sviluppato meno anche fisicamente, rimanendo un po’ più corto dell’altro, un po’ più goffo e con lo sguardo ancora un po’ perso. Gioca spesso con il fratellino, ma gradisce molto anche fare delle belle pause sulle sue “mamme” (ovvero io e mia madre, coloro che li sfamano) e dormire ciucciandosi la zampetta, come farebbe un bambino piccolo con il pollice.
E’ un po’ il mammone dei due!

Perdonate le immagini mosse, ma i nani non stanno mai fermi!

Il più grande, invece, oltre ad essere cresciuto più velocemente, è anche quello più intraprendente e che apprende prima. Questo deve essere legato al fatto che, quando mia nonna si è resa conto che mamma gatta non si vedeva da un po’, lui era quello che più ne aveva risentito ed era talmente mal messo che non riusciva più neanche a miagolare. Per questo motivo è stato, presumo per istinto di sopravvivenza, quello che ha imparato in fretta ad adattarsi anche all’allattamento artificiale e che quindi ha superato in breve tempo il fratellino nella crescita. E’ un gran giocherellone e cerca sempre di predare il fratello per gioco, preparando agguati e lanciando sfide (tra l’altro vederli mettere di fianco e gonfiarsi per sembrare più grossi, ma rimanere delle dimensioni di un nano-peto, mi fa sempre morire dal ridere).
Anche lui ama le coccole, ma solo quando ha corso in lungo e in largo per casa, quando lo prendi in braccio e inizi a fargli i grattini sul pancino o sulla testa. A quel punto cade nel mondo dei sogni e ci rimane anche se il più piccolo abbandona la sua posizione comoda sulla “mamma” e inizia a morderlo prepotentemente perchè vuole giocare.

Nonostante richiedano ancora non poche attenzioni, sono due amori e devo dire che mi ci sto affezionando. Però non hanno ancora dei nomi, perchè non è certo che rimangano qui da me.
Mia nonna è convinta che verranno riportati in campagna e mia madre, nonostante sotto sotto li adori alla follia, non fa che lamentarsi del fatto che non può stargli dietro e che la nostra gatta li odia. Cosa non del tutto falsa, in realtà, ma perchè nessuno li ha fatti avvicinare gradualmente e lei, che è un gatto abbastanza poco socievole (e pure un po’ stupido), si è ritrovata due cose lamentose e puzzolenti nella sua proprietà. Pare che un pochino si stia abituando alla loro presenza, pur continuando ad odiarli, ma sembra proprio che mia madre sia intenzionata a rimpatriarli appena saranno autonomi a tutti gli effetti.

Dopo la fatica che abbiamo fatto per salvarli, riportarti in un posto in cui vivrebbero al massimo 2 anni mi sembra un pochino triste, ma dato che a breve ricomincerò con gli impegni universitari e che, comunque, è mia madre a spesare le bestiole di casa, so di non avere molta voce in capitolo.

Chissà come andrà a finire… Intanto cerco di godermeli e curarli al meglio, senza farmi troppe illusioni.

Ninne su “mamma”

Avete esperienze simili con gli animali? Siete per la “vita wild” o per far crescere i gatti in ambienti relativamente protetti? Fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

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