…I'll also show you a sweet dream next night…

Hi...

Sono il genere di persona che ripete le cose un milione di volte perchè non sa mai se gli altri la stanno a sentire... Quindi eccomi qui, che il delirio abbia inizio!

Ultima

Me and My Avalanche

E’ almeno un anno che rimando questo post.
Per paura?
Perchè non riesco a costruire un discorso sensato?
Perchè questo fantasma che mi perseguita a tratti si nasconde e a tratti riemerge?

Fatto sta che ve ne voglio parlare. Ne voglio parlare. Perchè ho bisogno di ammettere che esiste. Che questa valanga c’è e colpisce forte.

Ma andiamo con ordine. Proviamoci, almeno.

Fin da piccola ho sempre avuto la sensazione di non essere come gli altri: grande idealista, avevo un mio modo, a volte anche troppo innocente e utopistico, di vedere il mondo, e mi sentivo presa in giro, derisa da chi avevo intorno, soprattutto i miei coetanei. Mi distaccavo anche dalla mentalità degli adulti, che mi sembrava incoerente, fredda e limitante. Ad oggi riconosco che forse queste premesse potrebbero essere comuni, che alla fine ci siamo sentiti tutti, almeno una volta, diversi e fuori luogo.

Crescendo ho iniziato a mettere  dei filtri e ad abituarmi all’idea di essere considerata “diversa“. Ho imparato a trattenere parte dei miei pensieri, a nascondere i miei sogni, i miei desideri più intimi e a mostrarmi schietta sul mio modo di essere, enfatizzando ciò che ero e che mi piaceva, così da allontanare fin da subito tutti quelli che non apprezzassero il mio ascoltare certi generi musicali, il mio guardare anime da una vita, il mio vestire di nero. Ovvero tutto ciò che di “diverso” ancora mostravo al mondo.

Tutto questo, ovviamente, se da una parte mi ha rafforzata, dall’altra ha contribuito alla nascita di un pensiero ancora più forte e più profondo nella mia persona. Quel “sono diversa” è mutato in qualcosa che non aveva una forma o un nome preciso, celato in una qualche parte buia del mio io.

Poi sono arrivate altre esperienze, è passata tanta acqua sotto i ponti e altrettante nuvole nel mio cielo. E anche nelle belle giornate, ho iniziato a sentire quella perenne presenza nella mia vita, come la luna nel cielo notturno, che a volte si mostra, altre no, ma tanto c’è. E come se ne va, ritorna.

Ho iniziato a percepire qualcosa di nuovo, che la gente vede (di me e di ciò che la circonda) solo quello che vuole. Ho iniziato a sentire che nessuno mi ascoltava davvero. Ho iniziato a pensare che io e il resto del mondo non parlassimo la stessa lingua, altrimenti sarebbe stato impossibile per le persone fraintendere le mie intenzioni, le mie parole, i miei sentimenti. E ho capito.

Ho capito che quel “sono diversa” era già mutato da tempo in un “sono sbagliata. Non in senso assoluto, in realtà. Mi voglio abbastanza bene da non considerarmi come il nulla cosmico, come qualcosa che non dovrebbe esistere. Ma sbagliata rispetto alla logica comune, rispetto a “gli altri”, rispetto al mondo.

Ho capito che il mio isolarmi, di tanto in tanto, era dovuto al mio sentirmi distante dagli altri. E ho anche capito che a volte questa distanza mi fa bene, altre volte mi fa male. Il mio rafforzare il mio amore per come sono non fa che rendermi consapevole del distacco verso gli altri, quindi a volte questa sensazione mi porta a sentirmi più forte, altre volte mi fa sprofondare nella convinzione che sono destinata a non trovare mai qualcuno che parli veramente la mia lingua, che sappia leggermi dentro.

Questo è valido anche nei confronti delle persone che amo, degli amici e dei familiari che mi sono vicini. Anche se voglio bene a loro e sò che loro ne vogliono a me, a volte sento questo muro invisibile che mi blocca e mi ricorda che comunque non possono vedermi in maniera completa, perchè ci sarà sempre un angolo d’ombra che non capiranno o non vorrò mostrare loro.

Probabilmente non sono l’unica a sentirsi così, lo so.
Forse non è una cosa neanche così strana, forse tutti si sentono, sotto sotto, incompresi e inadatti. Sbagliati.

Nella mia presa di coscienza di questa situazione, di questa mia forza, di questa mia debolezza, ho incotrato lei. LA canzone. Quella di cui ho già accennato in passato, quella che sento come mia, quella che fatico a condividere con le persone “reali” per paura capiscano troppo di me.
Anche se tanto nessuno si ferma mai a tradurre la canzone preferita di qualcun altro…

Avalanche, Bring Me The Horizon. Vi ho già parlato di loro, ma non vi ho mai parlato di LEI. Perchè senza questa premessa non avreste mai capito quanto importante fosse, per me, questa valanga, quanto a fondo tiri e di come questo sentimento, che a volte mi fa sentire intoccabile, sappia essere soffocante come mani intorno al mio collo.

Cut me open and tell me what’s inside
Diagnose me cause I can’t keep wondering why
And no it’s not a phase cause it happens all the time
Start over, check again, now tell me what you find

Cause I’m going out of frequency
Can anyone respond?

It’s like an avalanche
I feel myself go under
Cause the weight of it’s like hands around my neck
I never stood a chance
My heart is frozen over
And I feel like I am treading on thin ice

Am I broken? What’s the chance I will survive?
Don’t sugarcoat me, cause I feel like suicide
Just give it to me straight cause I’m running out of time
I need an antidote, now what can you prescribe

It’s like an avalanche
I feel myself go under
Cause the weight of it’s like hands around my neck
I never stood a chance
My heart is frozen over
And I feel like I am treading on thin ice
And I’m going under

I need a cure for me cause a square doesn’t fit the circle
Give me a remedy cause my head wasn’t wired for this world
I need a cure for me cause a square doesn’t fit the circle
Give me a remedy cause my head wasn’t wired for this world

Cause I’m going out of frequency
Can anyone respond?
Cause I’m going out of frequency
Can anyone respond?

It’s like an avalanche
I feel myself go under
Cause the weight of it’s like hands around my neck
I never stood a chance
My heart is frozen over
And I feel like I am treading on thin ice
And I’m going under

I need a cure for me cause a square doesn’t fit the circle
Give me a remedy cause my head wasn’t wired for this world
I need a cure for me cause a square doesn’t fit the circle
Give me a remedy cause when it hits, well it hits like an avalanche.

Alla fine, è tutto qui. Sbagliata o meno, questo è ciò che sono, oltre a tutto il resto.
Alla fine sono riuscita a parlarne. Non so ce ne fosse veramente il bisogno, non so se questa cosa potrà darvi fastidio, non so se vi annoierà o vi lascerà indifferenti o vi farà sentire parte di qualcosa, meno soli.

Fatto sta che per il mio compleanno, quest’anno, ho deciso di regalarmi questo “coming out”.
Perchè avevo bisogno di ammettere con qualcun altro che questa parte c’è.

O forse serviva a rafforzarla ancora, solo per sentirmi meglio?

 

Iya&Ceres

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Benvenuto 2018 e spese da Black Friday (Parte 2)

Cari follower, salve.
Come è stato l’inizio del vostro 2018?
Il mio è stato una tragedia: ho salutato il nuovo anno ammalandomi, il primo gennaio è deceduto il mio cellulare, sono andata a ordinarne uno nuovo ma per una serie di eventi è arrivato solo l’8 gennaio (quindi sono dovuta andare in giro per una settimana usando il tablet di mia madre come telefono), ho dovuto portare l’auto dal meccanico perchè non funzionava, ho mosso degli amici dell’università per una sessione di d&d che poi è brutalmente saltata per un imprevisto dentro a un altro imprevisto (il master, che quel giorno non doveva neanche lavorare, ha invece fatto full time e all’ultimo secondo avuto un’emergenza per cui ci ha dovuto dare il 2 di picche) e tante altre piccole cosine simpatiche che mi hanno fatto chiedere se il destino non avesse deciso di prendermi in giro per via dei buoni propositi fatti.

Tuttavia non mollo e sono ancora determinata a fare del mio meglio, sperando ovviamente che l’infinita catena di sfortune si sia esaurita e il fato torni a sorridermi, soprattutto sulle questioni importanti.

Lamentini a parte, oggi volevo con fierezza mostrarvi la seconda parte delle spese folli fatte durante il Black Friday di novembre, poichè l’ultimo pacco che tanto attendevo (e che è stato fermo un mese in dogana un mese, non si sa bene per quale motivo) è finalmente giunto a destinazione.

Oltre alle cose acquistate per casa nuova (di cui vi ho già parlato qui), approfittando dei saldi ho acquistato articoli da due diversi siti. Il primo e Shop Dixi, che tenevo d’occhio già da un po’ e da cui ho recuperato due articoli già scontati a 5£, per poi ottenere il 50% di sconto sul resto della spesa. Come potevo non approfittarne?

Ho preso in tutto 2 collane e 2 anelli. Mi sono trattenuta da comprare l’intero negozio perchè non avevo mai acquistato da questo sito e quindi non ero del tutto sicura della qualità degli articoli. Ad ora non posso proprio lamentarmi di ciò che ho preso, soprattutto considerando il prezzo vantaggioso a cui ho portato a casa il tutto (circa 40€, quando normalmente solo la prima collana mi sarebbe costata altrettanto). Gli articoli sono molto belli, ma ho due annotazioni da fare: la prima è che sia collane che anelli risultano un po’ più piccoli di come apparivano nel sito. La seconda è che le catene delle collane sono abbastanza corte: quella con la luna incastrata tra i rovi, che adoro, non sono riuscita ancora a metterla perchè dovrebbe essere portata a mo’ di choker ma tende a strangolarmi… eppure se c’è una parte di me che non ho mai reputato grossa, è proprio il collo… Vedrò di farla allargare, giusto di un paio di anellini.

Gli altri due articoli che sto per mostrarvi, invece, sono quelli acquistati da Aliexpress e che tanto si sono fatti attendere, nonostante il negozio da cui li ho presi fosse in realtà collocato in Gran Bretagna.

Il primo è uno zaino ispirato a Natsume Yuujinchou, con una stampa di Nyanko-sensei nella tasca anteriore. Mi ispirava molto sia per la forma, che per la stampa, che per l’infinita serie di scomparti presenti. All’arrivo devo dire che mi sono ritrovata tra le mani uno zaino vero e proprio, molto più capiente e grande di quello che mi aspettassi (per darvi un’idea della capienza, nella seconda foto ho messo nella tasca interna per il pc una cartellina poco più grande di un A4 e nell’altra tasca interna una bottiglia da 2 litri di acqua… e ancora avrei potuto metterci un’infinità di cose). Per quanto riguarda la qualità del prodotto, invece, non saprei sbilanciarmi: da una parte ci sono diversi fili vacanti e la stampa non sembra delle migliori (sembra di quella plastica-gommosa che cola con il calore), ma per il resto dà l’idea di essere molto resistente e ben pensato. Non mi ero fatta grandi aspettative e quindi sono molto soddisfatta dell’acquisto. Per il resto, presumo ne testerò la qualità solo col tempo.

Curiosando nella pagina dello stesso negozio avevo notato anche una pochette nera che mi ha catturata dal primo momento. Come sarà chiaro a chiunque, è ispirata a Luna, la gatta nera di Sailor Moon, e il prodotto è stato fatto, come altri della stessa serie, per il 25° anniversario del cartone. Nella seconda immagine vi mostro l’interno della borsetta, che è stato il dettaglio che mi ha fatto dire “questa cosa deve assolutamente essere mia”.
Necessitavo di una borsetta carina di dimensioni modeste e quindi mi sono fatta tentare. Posso dire dire che sembra di buona qualità e, anche questa, di dimensioni un po’ superiori a quelle che mi aspettavo (il che è un bene per me, che ho sempre un sacco di cianfrusaglia nella borsa). Non vedo l’ora di mostrarla alle mie amiche, sono sicura che un paio di loro l’apprezzeranno quanto me.

Qualora foste interessati, vi lascio alcuni link utili:

Spero che questo post vi abbia intrattenuti, che i miei acquisti siano stati di vostro gradimento e che il vostro 2018 sia iniziato in maniera positiva. Se così fosse, fatemi sapere che cosa combinate di bello. Se invece la sfortuna dovesse aver avuto un occhio di riguardo anche per voi, sfogate pure con me il vostro disappunto.

A presto,

Iya&Ceres

Ps: piccola comunicazione di servizio che mi sentivo di far presente a quanti si fossero lasciati sfuggire questa news. E’ iniziata una nuova serie animata di Sakura Card Captor, sequel di quella di mooooolti anni fa (che io ho amato e che mi ha spinto a comprare, lo scorso Lucca Comics, tutto il fumetto). Per chi fosse interessato, trovate gli episodi direttamente su YouTube, sottotitolati e in contemporanea con il Giappone, sul canale della Yamato Animation.

Welcome to the N.H.K. (Flashpost)

Per cominciare in bellezza questo 2018 ho deciso di parlare dell’ultimo anime visto lo scorso anno: Welcome to the N.H.K.

Questo cartone, che potete trovare già doppiato in italiano su YouTube, è stato consigliato in un video di uno youtuber che ho da poco iniziato a seguire e che approfondisce tematiche di ogni tipo, partendo anche da cose semplici ed estrapolando delle riflessioni. Il suo canale si chiama WesaChannel e vi posto il video in questione qui sotto, qualora siate interessati all’argomento o al suo lavoro.

Come avrete intuito dal titolo del video, l’argomento principe di quest’opera, composta di 24 episodi e risalente al 2006, è il fenomeno degli Hikikomori, ovvero l’isolamento volontario dalla vita sociale, che è sempre più frequente in Giappone (ma non solo).

Trama

Tatsuhiro Sato è un giovane che vive chiuso in casa da ormai 4 anni, mantenuto a distanza dai genitori. Ha abbandonato l’università a cui si era iscritto e, di punto in bianco, ha iniziato a distaccarsi dal mondo esterno e dalla vita sociale, diventando un vero Hikikomori. Un giorno alla sua porta bussa una signora, interessata a far propaganda su questioni sociali, accompagnata da una giovane ragazza. Nonostante Sato chiuda immediatamente la conversazione con le due, la ragazza, Misaki Nakahara, mostrerà interesse nei suoi confronti e si presenterà nuovamente, proponendo al protagonista di sottoporsi ad una terapia per guarire dal suo stato di Hikikomori.

Welcome to the NHK è un bel cartone?

Nonostante io abbia a lungo meditato, durante e dopo la visione di questo titolo, sulla qualità del cartone non sono ancora riuscita a darmi una vera e propria risposta, forse proprio per la particolarità del tema che propone e del modo in cui viene trattato.

Iniziando a vedere l’anime si ha da subito l’impressione che sia datato. I disegni sembrano in alcuni tratti poco curati, i visi a volte risultano piuttosto distorti e i colori tenui della gran parte delle ambientazioni e dei personaggi contribuiscono a dare la sensazione di anime vecchio. Eppure il 2006 non è poi così lontano…

Altra cosa da evidenziare è il fatto che l’anime non risulta particolarmente avvincente.
Ma quale vita di un Hikikomori lo sarebbe?
A parte qualche situazione curiosa, a mandare avanti nella visione del cartone non è tanto la smania di sapere come andrà a finire, quanto piuttosto la curiosità di vedere come evolverà la condizione mentale e fisica del/dei protagonisti. Perchè Sato è l’Hikikomori sotto ai riflettori, ma non è l’unico ad avere i suoi problemi, i suoi momenti bui, le sue crisi.
Da questo punto di vista, presumo che l’anime riesca a raggiungere proprio ciò che si era prefissato: trattare questioni difficili e amare senza banalizzare il problema, senza trasformarlo in una grande storia d’amore o in una grande avventura pur di tener il pubblico appiccicato allo schermo, anche a costo di sembrare noioso o ripetitivo in alcuni momenti.

Citerei poi le rappresentazioni surreali delle ansie di Sato, delle sue paure: tutto questo viene espresso animando l’ambiente che circonda il protagonista, cosicchè ci ritroveremo frigo, microonde e altri elettrodomestici di casa in grado di parlare e di infierire sul povero Hikikomori. Queste scene possono sembrare assurde all’osservatore (e ad un certo punto avevano anche iniziato ad infastidirmi) ma credo contribuiscano a dare l’impressione di ambiente opprimente, del fatto che, in situazioni come quella narrata, lo stesso star in casa da solo e abbandonato ai propri pensieri peggiori la percezione di se stessi e del mondo. Le scimmiette che spuntano da ogni lato, ridendo di ciò che si fà, si pensa, si dice… quelle invece, nella loro astrattezza, le ho sentite dannatamente reali.

Welcome to the NHK è un titolo che mostra e fa riflettere su molte cose: la solitudine, la fragilità umana, il suicidio, la percezione della realtà e le necessità di sopravvivere, di trovare uno scopo, qualcuno per cui essere importanti, di adattarsi a un futuro diverso da quello desiderato.

Non è un anime leggero, probabilmente non è un anime per tutti e non sono ancora sicura si possa considerare in toto una bella opera, o se magari tutto ciò poteva essere mostrato in maniera divera o migliore. Sicuramente, però, posso garantirvi che riuscirà a smuovere qualcosa all’interno di chi sarà vorrà “ascoltare”, quindi non posso esimermi dal consigliarvelo.

Mi dispiace che il primo post dell’anno sia così confuso e pesante, ma volevo assolutamente parlarvi di questo titolo (pur non avendo ancor chiaro, neanche io, cosa suscita in me) sperando possa interessarvi e incuriosirvi.
Se avete visto l’anime o letto il rispettivo fumetto fatemi sapere come vi sono parsi e cosa vi hanno fatto provare.

A presto,

Iya&Ceres

Anno Nuovo, Nuovo Inizio?

Negli ultimi giorni dell’anno molti si fermano a fare un resoconto della loro annata, di quello che è andato bene e di cosa invece vorrebbero cancellare e questa usanza io ce l’ho nel sangue sin da quando ero piccola. Ogni anno, il 31 dicembre, prima dello scoccare della mezzanotte, anche se ero ad una festa con amici o con la famiglia, mi sono sempre ritagliata un piccolo momento per riflettere, respirando la fredda aria invernale, per rinfrescarmi le idee.
Ma quest’anno ho avuto la sensazione che non sarebbero bastati 10 minuti per fare mente locale.

Il 2017 è stato un anno lungo e complesso. Non credo finirò mai di ripetere quanto strano e scombussolato sia stato, ricco di alti e bassi, imprevedibile, incoerente. Mi ha lasciato carica di sensazioni e perplessità, soddisfazione e tristezza… Non c’è nulla di chiaro in ciò che provo e che ho provato, soprattutto in quest’ultimo periodo, per cui ho deciso di mettere tutto su carta (come ogni volta che qualcosa non mi torna) e voglio condivide questa cosa con voi, non tanto per mostrarvi l’andamento della mia vita, quanto perchè spero possa essere utile a quanti si ritrovino in una situazione simile e non sappiano da che punto iniziare.

Questo è ciò che ho realizzato dopo qualche ora di riflessione:

Perdonate gli spazi bianchi poco estetici, ma non posso condividere proprio tutto…

Pro e Contro credo si spieghino da soli: basta scavare a fondo e realizzare quali sono stati gli alti e i bassi dell’anno. Non dimenticate le piccole soddisfazioni, perchè nel quotidiano sono molto importanti, e non sottovalutate i piccoli fallimenti, perchè il più delle volte sono quelli che avremmo potuto evitare.

Veniamo poi al lato emotivo. Ciò che mi confonde di più, in questo periodo, è proprio l’insieme delle sensazioni relative all’anno che riaffiorano tutte in una volta, apparentemente senza senso. Su queste emozioni mi sono voluta soffermare, quest’anno, decifrandole una ad una. Ho anche deciso di abbinare una faccina o un simbolo a ciascuna, per avere un effetto immediato alla rilettura e non rendere tutte queste emozioni una mera lista della spesa.

Ovviamente rimuginare su ciò che è stato non è utile se non si punta a migliorare se stessi e la propria condizione. Questa prima serie di riflessioni è stata quindi utilizzata per stilare gli obiettivi del 2018.

Come potrete notare, mi sono data relativamente pochi obiettivi (sono quelli scritti con i pennarelli colorati), ma tutti discretamente fattibili e ho arricchito il tutto con citazioni che reputavo d’incoraggiamento, riflessioni, promemoria. Questo foglio verrà appeso nella mia camera e sarà davanti ai miei occhi nei prossimi mesi, affinchè non dimentichi di mettere in pratica i buoni propositi, che perdere il focus sui propri obiettivi è il primo step per non portarli a termine.

Oltre a questo piccolo lavoro di introspezione, mi sono resa conto di aver compreso tante piccole cose in questo 2017.

La prima consapevolezza, universale e che mi rattrista discretamente, è che i soldi sono importanti. Ho sempre idealmente creduto che il denaro non rendesse felici e in buona parte sono ancora di quell’idea (se sei un riccone e non sai approcciarti con il mondo se non con i tuoi soldi non credo potrai mai essere felice, nè se sei abituato a vedere tutto solo in base al suo valore economico) ma la verità è che quest’anno, arrancando tra spese impreviste e diverse necessità, mi sono resa conto di quanto peso possa avere una cosa così effimera sulla qualità della vita delle persone. Perchè mangiare bene e variare l’alimentazione ha un costo, fare attività fisica di un certo tipo (es: piscina o sport vari) ha un costo, ricercare la propria indipendenza ha un discreto costo e anche cercare di svagarsi una volta ogni tanto, magari andando al cinema o a mangiare una pizza, costa.
Ed è tutto ovvio e chiaro a tutti, ma quando ci si ritrova alle strette per un lungo periodo questo bel quadro inizia a pesare e soffocare. Perchè sì, si può ridurre il tenore di vita, spendere poco per il mangiare, passare ogni week end chiusi in casa (magari, come nel mio caso, senza neanche internet), adattarsi a fare ginnastica a casa o rinunciando del tutto a muoversi, ma vivere di rinunce per mesi e mesi ti priva veramente dell’entusiasmo e della gioia di vivere. Forse sono solo una persona materiale, ma questa mia condizione di ristrettezza, che ho rivisto anche in molte persone a me vicine, mi ha veramente lasciato l’amaro in bocca, un po’ perchè l’ideale che ancora continuavo ad alimentare è stato duramente colpito, un po’ perchè mi ha portato a dover ridimensionare molti aspetti della mia vita, facendomi vivere perennemente in tensione.
Quindi, take home message: i soldi non fanno la felicità, se pensi servano a comprarla, ma un po’ di denaro in più serve a campar bene.

Altra consapevolezza che ho conquistato quest’anno è quella di non essere una persona sociale. E’ qualcosa su cui ho sempre scherzato e di cui non mi sono mai preoccupata più di tanto, ma più vado avanti e più mi rendo conto che le persone mi appaiono sempre più false, vuote e costruite, vengo perennemente delusa o ferita da chi ho intorno e che la gente vede solo ciò che vuole vedere. Tutto questo mi ha reso ancor più schiva e più fredda nei confronti della massa, ma anche di chi ho vicino. In particolare, sono rimasta colpita nel realizzare due cose: la prima è che nei posti affollati, con molte altre persone, non sto più a mio agio. Provo ansia, distacco e sento di essere inadeguata all’ambiente, eppure fino a qualche tempo fa mi consideravo una persona versatile, in grado, seppur con un po’ di sforzo, di adattarsi ad ogni contesto. Ora invece, in certi momenti, mi da fastidio anche solo il concetto di dovermi sforzare di interagire con qualcun altro.
La seconda cosa che ho realizzato, e che veramente mi ha fatto male, è che non mostro più volentieri i miei sentimenti agli altri, compreso l’affetto verso i cari. Una volta, dietro al mio aspetto schivo, ero un persona calorosa, piena di buone parole da riversare in biglietti di auguri e sempre disposta a dare un bacio o un abbraccio. Ora, non so come sia accaduto, mi ritrovo a ricevere bei biglietti e belle parole e pensare: “Perchè questa volta non ho fatto altrettanto? Perchè ho smesso di fare queste cose?”.
Non so se il mio cambiamento sia solo un modo per adattarmi alla nuova percezione che ho del mondo, ma onestamente non so apprezzare questo nuovo aspetto di me.
In compenso, ho avuto la brillante idea di partecipare ad un capodanno in montagna con altre 38 persone, per la maggior parte sconosciute. Diciamo che è un po’ un mio tentativo di non chiudere totalmente i ponti col mondo, ma non sono affatto convinta che andrà tutto per il meglio. Quindi… questo 31 dicembre riservatevi una preghierina anche per me!

Oltre a queste pillole amare ci sono stati anche bei momenti, non crediate, ma se con facilità si riesce a chiudere i bei ricordi in una scatola per conservarli, difficilmente si riesce a seppellire ciò che ha oscurato le nostre giornate e tutto ciò che non vorremmo aver visto o vissuto torna a galla, soprattutto ora, soprattutto oggi.

Però questo post segna la fine del 2017, per me e per voi, e l’inizio di qualcosa di nuovo, che ho intenzione di rendere migliore, impegnandomi e rimboccandomi le maniche. Spero vorrete unirvi a me in questo tentativo di “rinascita” e ritroviate lo stimolo per allontanare i cattivi pensieri dedicarvi a una nuova partenza. Di sicuro i fantasmi che ci tormentano non possono essere esorcizzati, ma al posto di cercare invano di distogliere lo sguardo per non farci tirare a fondo, possiamo decidere di imparare a conviverci e guardare avanti.

Vi auguro che il 2018 sia brillante e riusciate ad ottenere tutto ciò che questo 2017 vi ha negato. Se avete delle riflessioni da condividere, sarò lieta di ascoltarvi (anche se potrei metterci un po’ a rispondere, dato che sarò dispersa su un qualche monte). Se invece avete passato un buon 2017… raccontate a noi sfortunelli le belle esperienze fatte (che magari ci strappate un sorriso) e spero che l’anno nuovo vi porti altrettanta soddisfazione.

A presto,

Iya&Ceres

Cosa c’era sotto l’albero – Edizione 2017

Miei cari follower, salve!
Oggi sono qui per condividere, con quelli di voi che saranno sopravvissuti ai pranzi e ai cenoni della Vigilia e di Natale, i regali che  il buon Babbo Natale mi ha donato in questo 2017.

Chi ha seguito il blog nell’ultimo periodo sa che ho recentemente iniziato una convivenza (per ora temporanea) con il mio compagno, per cui, come potete immaginare, molti dei regali che mi sono stati fatti sono articoli per la casa.

La mia famiglia ha provveduto a rifornirmi di piatti e bicchieri, così da averne abbastanza da poter iniziare ad invitare persone a cena, e alcuni accessori da thè, che come avrete capito è immancabile a casa nostra.

Sono arrivate in dono anche delle tovagliette con i nomi mio e di Darling cuciti sopra… l’immagine dei gufi è carina, ma devo dire che la tovaglietta in sè ha più l’aspetto di uno strofinaccio
Mia nonna, invece, ha fatto centro regalandomi una bellissima teiera blu con dei fiocchi di neve, abbinata a uno strofinaccio (sta volta vero e proprio) a tema natalizio. Ho molto moooolto apprezzato anche la stufetta, che non avevo richiesto ma di cui avevo un grande bisogno, poichè il piccolo bagno di casa nuova si scalda lentamente. Troppo lentamente.

Mia sorella ha poi scelto per me una cuffia e un paio di guanti, molto semplici ma sicuramente sobri, utili e versatili. Tra l’altro adoro il fatto che nei guanti ci sia una piccola parte in gomma che consente l’uso dei cellulari anche mentre si tiene le manine al caldo… decisamente un’ottima idea!
Degli amici mi hanno regalato una powerbank carinissima della Thun, a forma di panda, che saprò sfruttare a dovere. L’altra nonna, invece, ha optato per qualcosa di utile che evidentemente reputa immancabile in una casa: il macchinario per misurarsi la pressione.

Ho poi ricevuto dei regali molto carini da parte di alcuni amici, che devo dire hanno imparato molto bene quali sono i miei gusti: matita e mascara nero, cucchiaini a forma di gatto accompagnati da una barretta di cioccolato al sale e un manga one-shot che non vedo l’ora di leggere!

Ci sono poi stati due regali meravigliosi che non posso mostrarvi perchè, purtroppo, sono arrivati danneggiati (cosa che mi ha veramente rattristata, come se fossi una bambina che non sa che queste cose possono succedere). Il primo è un libro di testo specifico del mio indirizzo di studi che avevo chiesto a Santa Claus e che quindi aspettavo con grande ansia. E’ arrivato un uno spigolo tutto acciaccato (e la piega si vede dalla prima all’ultima pagina del libro) e con qualche graffio in copertina. Certo, il libro è comunque leggibile, ma credo tenterò di farmene mandare uno nuovo, perchè tengo parecchio a questo particolare volume e mi scoccia abbastanza l’idea che i miei abbiano pagato per nuovo qualcosa che poi si è presentato come un oggetto usato.
L’altro regalo, sta volta totalmente inaspettato, è arrivato invece dalla mia dolce metà, che mi ha preso un kit con microfono per iniziare a far pratica con il canto a casa e, magari, provare anche a registrare qualcosa. Mi sono quasi commossa quando ho capito di cosa si trattava, perchè era qualcosa che non avevo mai neanche osato chiedere, ma ho rischiato ancor più le lacrime quando ho aperto la scatola e, scartato il microfono, ne ho trovato un lato totalmente acciaccato. Questo articolo verrà sicuramente cambiato e mi auguro sia presto nuovamente nelle mie mani, perchè non vedo l’ora di vedere come funziona.

“Piccoli” inconventienti a parte, credo veramente di non potermi lamentare: ho ricevuto un mare di cose che volevo o che mi servivano e anche gli “articoli extra” sono risultati azzeccatissimi, per cui sono davvero soddisfatta!

Come è andato il vostro Natale? Ci sono stati bei regali? Avete avuto sorprese e imprevisti? C’è qualcosa che avreste volentieri evitato di ricevere?

A presto,

Iya&Ceres

Buon Natale a tutti!

Cari lettori e care lettrici, Buon Natale!

Spero che, oltre ai bei doni, Babbo Natale vi porti tutto ciò che c’è di importante, ciò che non può essere regalato dagli amici o dai familiari. Vi auguro, insomma, tutto quello che avrei voluto donare io ai miei cari: salute, tranquillità, prospettive per un futuro tranquillo, certezza economica, pace interiore, meno stress e tanta fortuna.

Questo è stato un anno particolare, con tanti pro ma anche molti problemi, imprevisti e tanta tanta irriquietezza. L’ho visto in me, ma soprattutto nelle persone che mi stanno accanto e per questo prego affinchè questo Natale possa coprire tutto con un po’ della sua magia e mettere le basi per un 2018 migliore per tutti.

A presto,

Iya&Ceres

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