…I'll also show you a sweet dream next night…

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Anno Nuovo, Nuovo Inizio?

Negli ultimi giorni dell’anno molti si fermano a fare un resoconto della loro annata, di quello che è andato bene e di cosa invece vorrebbero cancellare e questa usanza io ce l’ho nel sangue sin da quando ero piccola. Ogni anno, il 31 dicembre, prima dello scoccare della mezzanotte, anche se ero ad una festa con amici o con la famiglia, mi sono sempre ritagliata un piccolo momento per riflettere, respirando la fredda aria invernale, per rinfrescarmi le idee.
Ma quest’anno ho avuto la sensazione che non sarebbero bastati 10 minuti per fare mente locale.

Il 2017 è stato un anno lungo e complesso. Non credo finirò mai di ripetere quanto strano e scombussolato sia stato, ricco di alti e bassi, imprevedibile, incoerente. Mi ha lasciato carica di sensazioni e perplessità, soddisfazione e tristezza… Non c’è nulla di chiaro in ciò che provo e che ho provato, soprattutto in quest’ultimo periodo, per cui ho deciso di mettere tutto su carta (come ogni volta che qualcosa non mi torna) e voglio condivide questa cosa con voi, non tanto per mostrarvi l’andamento della mia vita, quanto perchè spero possa essere utile a quanti si ritrovino in una situazione simile e non sappiano da che punto iniziare.

Questo è ciò che ho realizzato dopo qualche ora di riflessione:

Perdonate gli spazi bianchi poco estetici, ma non posso condividere proprio tutto…

Pro e Contro credo si spieghino da soli: basta scavare a fondo e realizzare quali sono stati gli alti e i bassi dell’anno. Non dimenticate le piccole soddisfazioni, perchè nel quotidiano sono molto importanti, e non sottovalutate i piccoli fallimenti, perchè il più delle volte sono quelli che avremmo potuto evitare.

Veniamo poi al lato emotivo. Ciò che mi confonde di più, in questo periodo, è proprio l’insieme delle sensazioni relative all’anno che riaffiorano tutte in una volta, apparentemente senza senso. Su queste emozioni mi sono voluta soffermare, quest’anno, decifrandole una ad una. Ho anche deciso di abbinare una faccina o un simbolo a ciascuna, per avere un effetto immediato alla rilettura e non rendere tutte queste emozioni una mera lista della spesa.

Ovviamente rimuginare su ciò che è stato non è utile se non si punta a migliorare se stessi e la propria condizione. Questa prima serie di riflessioni è stata quindi utilizzata per stilare gli obiettivi del 2018.

Come potrete notare, mi sono data relativamente pochi obiettivi (sono quelli scritti con i pennarelli colorati), ma tutti discretamente fattibili e ho arricchito il tutto con citazioni che reputavo d’incoraggiamento, riflessioni, promemoria. Questo foglio verrà appeso nella mia camera e sarà davanti ai miei occhi nei prossimi mesi, affinchè non dimentichi di mettere in pratica i buoni propositi, che perdere il focus sui propri obiettivi è il primo step per non portarli a termine.

Oltre a questo piccolo lavoro di introspezione, mi sono resa conto di aver compreso tante piccole cose in questo 2017.

La prima consapevolezza, universale e che mi rattrista discretamente, è che i soldi sono importanti. Ho sempre idealmente creduto che il denaro non rendesse felici e in buona parte sono ancora di quell’idea (se sei un riccone e non sai approcciarti con il mondo se non con i tuoi soldi non credo potrai mai essere felice, nè se sei abituato a vedere tutto solo in base al suo valore economico) ma la verità è che quest’anno, arrancando tra spese impreviste e diverse necessità, mi sono resa conto di quanto peso possa avere una cosa così effimera sulla qualità della vita delle persone. Perchè mangiare bene e variare l’alimentazione ha un costo, fare attività fisica di un certo tipo (es: piscina o sport vari) ha un costo, ricercare la propria indipendenza ha un discreto costo e anche cercare di svagarsi una volta ogni tanto, magari andando al cinema o a mangiare una pizza, costa.
Ed è tutto ovvio e chiaro a tutti, ma quando ci si ritrova alle strette per un lungo periodo questo bel quadro inizia a pesare e soffocare. Perchè sì, si può ridurre il tenore di vita, spendere poco per il mangiare, passare ogni week end chiusi in casa (magari, come nel mio caso, senza neanche internet), adattarsi a fare ginnastica a casa o rinunciando del tutto a muoversi, ma vivere di rinunce per mesi e mesi ti priva veramente dell’entusiasmo e della gioia di vivere. Forse sono solo una persona materiale, ma questa mia condizione di ristrettezza, che ho rivisto anche in molte persone a me vicine, mi ha veramente lasciato l’amaro in bocca, un po’ perchè l’ideale che ancora continuavo ad alimentare è stato duramente colpito, un po’ perchè mi ha portato a dover ridimensionare molti aspetti della mia vita, facendomi vivere perennemente in tensione.
Quindi, take home message: i soldi non fanno la felicità, se pensi servano a comprarla, ma un po’ di denaro in più serve a campar bene.

Altra consapevolezza che ho conquistato quest’anno è quella di non essere una persona sociale. E’ qualcosa su cui ho sempre scherzato e di cui non mi sono mai preoccupata più di tanto, ma più vado avanti e più mi rendo conto che le persone mi appaiono sempre più false, vuote e costruite, vengo perennemente delusa o ferita da chi ho intorno e che la gente vede solo ciò che vuole vedere. Tutto questo mi ha reso ancor più schiva e più fredda nei confronti della massa, ma anche di chi ho vicino. In particolare, sono rimasta colpita nel realizzare due cose: la prima è che nei posti affollati, con molte altre persone, non sto più a mio agio. Provo ansia, distacco e sento di essere inadeguata all’ambiente, eppure fino a qualche tempo fa mi consideravo una persona versatile, in grado, seppur con un po’ di sforzo, di adattarsi ad ogni contesto. Ora invece, in certi momenti, mi da fastidio anche solo il concetto di dovermi sforzare di interagire con qualcun altro.
La seconda cosa che ho realizzato, e che veramente mi ha fatto male, è che non mostro più volentieri i miei sentimenti agli altri, compreso l’affetto verso i cari. Una volta, dietro al mio aspetto schivo, ero un persona calorosa, piena di buone parole da riversare in biglietti di auguri e sempre disposta a dare un bacio o un abbraccio. Ora, non so come sia accaduto, mi ritrovo a ricevere bei biglietti e belle parole e pensare: “Perchè questa volta non ho fatto altrettanto? Perchè ho smesso di fare queste cose?”.
Non so se il mio cambiamento sia solo un modo per adattarmi alla nuova percezione che ho del mondo, ma onestamente non so apprezzare questo nuovo aspetto di me.
In compenso, ho avuto la brillante idea di partecipare ad un capodanno in montagna con altre 38 persone, per la maggior parte sconosciute. Diciamo che è un po’ un mio tentativo di non chiudere totalmente i ponti col mondo, ma non sono affatto convinta che andrà tutto per il meglio. Quindi… questo 31 dicembre riservatevi una preghierina anche per me!

Oltre a queste pillole amare ci sono stati anche bei momenti, non crediate, ma se con facilità si riesce a chiudere i bei ricordi in una scatola per conservarli, difficilmente si riesce a seppellire ciò che ha oscurato le nostre giornate e tutto ciò che non vorremmo aver visto o vissuto torna a galla, soprattutto ora, soprattutto oggi.

Però questo post segna la fine del 2017, per me e per voi, e l’inizio di qualcosa di nuovo, che ho intenzione di rendere migliore, impegnandomi e rimboccandomi le maniche. Spero vorrete unirvi a me in questo tentativo di “rinascita” e ritroviate lo stimolo per allontanare i cattivi pensieri dedicarvi a una nuova partenza. Di sicuro i fantasmi che ci tormentano non possono essere esorcizzati, ma al posto di cercare invano di distogliere lo sguardo per non farci tirare a fondo, possiamo decidere di imparare a conviverci e guardare avanti.

Vi auguro che il 2018 sia brillante e riusciate ad ottenere tutto ciò che questo 2017 vi ha negato. Se avete delle riflessioni da condividere, sarò lieta di ascoltarvi (anche se potrei metterci un po’ a rispondere, dato che sarò dispersa su un qualche monte). Se invece avete passato un buon 2017… raccontate a noi sfortunelli le belle esperienze fatte (che magari ci strappate un sorriso) e spero che l’anno nuovo vi porti altrettanta soddisfazione.

A presto,

Iya&Ceres

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Altro che ciclo…

Ci sono molti pregiudizi fastidiosi legati al nervosismo femminile, tra cui, il principale e più odioso, vede le donne infuriarsi irragionevolmente “in quei giorni“. Perchè, si sa, perdere sangue ci rende dei mostri spaventosi e vogliosi di succhiare energie agli altri e sfogare la nostra ira sul prossimo (che poi, non so voi, ma io solitamente non ho neanche le forze per arrabbiarmi).
Per quanto quasi tutti i pregiudizi abbiano una base di verità, lo scarica barile che si fa nei confronti delle donne in questi periodi critici è veramente esagerato e, tra l’altro, quanto si può ritenere il ciclo responsabile di certe variazioni emotive?
Nel mio caso, le cause di instabilità sono solitamente altre e oggi vi parlo dei 3 fattori che più influenzano (REALMENTE) il mio umore.

1) IL SONNO e il pessimismo cosmico

La carenza di sonno è una delle condizioni che più mi caratterizzano e le cause più comuni sono: incubi notturni, rumori esterni (ho il sonno abbastanza leggero), ansia eccessiva, il troppo caldo, etc…
Generalmente il dormire poco una sola notte non comporta alterazioni sostanziali nella mia persona, ma quando il mio sonno viene disturbato per diversi giorni consecutivi, inizio ad accusarne le conseguenze. La prima a risentirne, ovviamente, è la mia capacità di concentrazione, quindi rendo meno, soprattutto nello studio, ma anche nel lavoro o nella scrittura (divento praticamente incapace di formulare frasi intere di senso compiuto). Più i giorni passano, più il percepire tutto in maniera ovattata mi fa sentire confusa e incapace. Sbaglio spesso nel parlare e devo dire che anche il mio aspetto fisico non ne giova (ho le occhiaie anche a riposo, figuriamoci se sono stanca), cosa che intacca ulteriormente la mia autostima.
Tutto questo, come è prevedibile, mi porta a uno stato di pessimismo cosmico, in cui non mi sento più in grado di portare a termine alcun progetto.
Altro che ciclo…

2) LA FAME e l’impazienza

Lo dico apertamente e senza vergogna: sono una persona che ama mangiare. Quantitativamente non mangio neanche troppo (a parte durante eventi gioiosi e feste, in cui mi permetto di divorare anche il tavolino), ma ho bisogno di sgranocchiare frequentemente qualcosina, soprattutto se studio o lavoro. Quando questo non è possibile, la fame arriva e va ad ondate: all’inizio è un leggero languorino (della serie “Ambrogio, portami un Mon Cheri!”), poi questo passa e pare si possa tornare a concentrarsi su quanto si stava facendo; poi però quella sensazione torna, più forte di prima, facendoti brontolare lo stomaco e sai che devi per forza trovare qualcosa per fermare la situazioni… perchè, se non ci riesci, arriva la fame nera, quel vuoto allo stomaco che a volte si unisce a un leggero senso di nausea e che ti corrode lentamente dall’interno e tutto ciò a cui riesci a pensare, a mo’ di zombie, è “ciboooo!”.
Conscia che allo step 2 segue inevitabilmente lo status zombie-like, già all’arrivo del rumoroso richiamo dello stomaco la mia mente inizia a riorganizzare gli impegni in maniera meno lucida, posticipando alla fase post-prandiale tutto ciò che è troppo lungo o difficile da fare, che “a stomaco pieno si lavora meglio!”. Anche se immagino che a vedermi da fuori sembrerò solo una persona stranamente frettolosa, che sospira ad ogni nuovo imprevisto perchè annoiata o alterata (mentre dentro di me già riescheggia la voce dello zombie:”fameeeeee… cibooooo!”).

3) IL DENARO e il duo ansia-irrequietezza

Sono sempre stata della convinzione che i soldi non fanno la felicità, ma l’essere una studentessa perennemente al verde mi ha messo di fronte al fatto che, invece, l’assenza di denaro provoca in me una condizione di ansia perpetua (per cui, ecco, un po’ di denaro nella vita è auspicabile).
Vi spiego più o meno come è la mia situazione: vivo ancora a carico dei miei perchè studio (cosa che in sè è già abbastanza ansiogena di suo) ma i soldi che mi passano sono quasi interamente necessari per le spese base di uno studente fuori sede, quindi coprono affitto, trasporto e una spesa moderata. Se tutto va bene, i restanti dindini bastano anche per le bollette e per qualche, piccolo extra (es: un paio di fumetti al mese). Ma non sempre tutto fila liscio come l’olio e già il ritrovarmi con più bollette da pagare contemporaneamente o altre spese improvvise (come compleanni, feste di laurea, matrimoni, etc…) può alterare questo delicato equilibrio. Quando questo accade, mi ritrovo a calcolare al centesimo ogni mia spesa (anche alimentare, non crediate che le battute sugli studenti universitari che vivono di pasta con il tonno siano mere leggende metropolitane), pregando che non subentrino altri inconvenienti prima dei versamenti mensili dei miei genitori. Come potrete immaginare, essendo io già di mio una persona tendente all’ansia, in questi giorni di attesa divento emotivamente instabile e alterno momenti di tranquillità ad attimi di abbattimento o irrequietezza (che sfociano spesso in incubi e insonnia, il che ci riporta al punto 1!). E, si, forse in questo ultimo caso anche l’arrivo del ciclo ci mette del suo… se pensate a quanto costano gli assorbenti!

Detto questo, spero che questo post ironico vi abbia divertito. Il mio scopo, spero si sia capito, era quello di sottolineare quanto una persona sia complessa e non possa essere riassunta in uno stereotipo, soprattutto perchè, tra i tanti legati all’immagine femminile, questo è forse quello che, nella vita di tutti i giorni, più mi ritrovo davanti e quindi più mi dà fastidio.

Quali sono i pregiudizi che più vi danno sui nervi? E quali le cose che vi destabilizzano emotivamente?

A presto,

Iya&Ceres