…I'll also show you a sweet dream next night…

Articoli con tag “sentimento

Yuri!!! on Ice

Grazie al suggerimento di Nyu ho scoperto che la maglia che ho ricevuto per sbaglio dal sito Qwertee (vedi qui) è dell’anime Yuri!!! On Ice. Presa dalla curiosità suscitatami dalle immagini trovate su internet, ho deciso di lanciarmi nella visione del titolo e… mi sono divorata tutta la serie in meno di 48 ore.

Trama

Yuri Katsuki è uno dei migliori pattinatori artistici del Giappone. Nonostante sia riuscito ad arrivare al Grand Prix, una competizione mondiale, preso dall’agitazione e per via di alcuni avvenimenti personali che lo hanno scosso, finisce per classificarsi ultimo. Esce dalla competizione estremamente amareggiato e pensa seriamente di abbandonare la carriera agonistica. A scuoterlo dal suo torpore arriva però Victor Nikiforov, cinque volte medaglia d’oro nel pattinaggio artistico e suo idolo, che si propone come suo coach.

Commenti

Non so se sarò in grado di esprimere quanto questo titolo, inaspettatamente, mi abbia emozionata e coinvolta, ma ritenevo doveroso fare un tentativo. Perchè ho adorato ogni singolo episodio di questo anime.

Ma partiamo dall’inizio: Yuri!!! on Ice parla di pattinaggio artistico e, nonostante io non sia esperta in questo campo, non ho trovato quest’opera minimamente noiosa.  Spesso viene utilizzato il linguaggio tecnico, ma tutto ciò che serve per capire l’anime viene spiegato di volta in volta, così da non escludere uno spettatore meno esperto, e ai momenti  seri e dal maggiore impatto emotivo, come gare e allenamenti, si alternano scene e siparetti molto più di leggeri e qualche flashback inatteso. Questo bel mix rende l’opera emozionante e divertente, quindi, ai miei occhi, molto godibile.

Ho amato il fatto che, durante le varie esibizioni, oltre che ascoltare le bellissime musiche e osservare le coreografie, ci vengano mostrati i pensieri dei pattinatori e delle persone a loro vicine. Questo rende possibile non solo una maggior empatia col protagonista, Yuri, ma consente allo spettatore di percepire la personalità di ogni singolo personaggio messo in campo. Ogni gara non è solo una serie di movimenti armonici su una meravigliosa base, ma per ognuno rappresenta qualcosa di diverso e questo ci porta anche a contestualizzare gli errori, le espressioni e la determinazione di tutti. Per questo, in certi momenti, si finisce quasi per dispiacersi o tifare un po’ anche per gli avversari.

Ho apprezzato molto il fatto che, nonostante ognuno voglia vincere per continuare a inseguire i propri sogni, ci sia lealtà e rispetto tra tutti i concorrenti. E’ un anime che ci racconta che competizione e sportività possono coesistere e che avere degli avversari forti non sempre è un male, ma può essere un forte stimolo per dare il meglio. Ci viene chiaramente mostrato come Victor sia stato lo stimolo maggiore per alcuni degli altri pattinatori, che hanno accusato anche il suo ritirarsi dalle scene, e allo stesso modo Yuri, con la sua nuova determinazione e i suoi miglioramenti, è ciò che sprona i più giovani a giocarsi il tutto e per tutto. In particolare, a risentire della presenza del “Yuri giapponese” sarà il russo Yuri Plisetsky (soprannominato Yurio), appena entrato nella categoria senior e voglioso di lasciare il segno. Durante tutto l’anime seguiremo molto anche la sua storia, i suoi progressi e nonostante il carattere da gatto schivo, Yurio finirà per rimanere nel cuore non solo di Yuri e Victor, ma dello stesso spettatore.

Veniamo poi all’altra cosa che ho follemente amato di questo cartone: il rapporto tra Yuri e Victor.
Yuri ha sempre adorato Victor, lo ha sempre stimato come pattinatore e ha sempre desiderato di poter raggiungere la sua bravura. Victor, d’altro canto, è un grande campione che rimane affascinato dallo stile e dall’emotività che Yuri riesce ad esprimere. Ma questo, ovviamente, è solo l’inizio del loro rapporto, che è destinato a crescere e diventare immensamente profondo.
Grazie al suo coach, Yuri riscoprirà la passione per lo sport che li accomuna, ma si ritroverà tra le mani un sentimento ancor più forte, più ardente, una voglia di lottare e di dimostrare che la presenza di Victor gli ha cambiato la vita, lo ha fatto rinascere: il suo carattere introverso e insicuro muterà gradualmente, portandolo ad aprirsi, per mostrare al mondo chi è veramente e quanto forte possa brillare.
Dall’altra parte c’è Victor, inizialmente incuriosito da Yuri, che non si limierà a condividere con lui programmi ed esperienza, ma finirà per riversare in lui speranze, emozioni e ad ogni sua esibizione capirà di voler dare ancora di più, sia al suo pupillo che al mondo.
Un legame pressochè indissolubile, così ci appare alla fine dei 12 episodi, tanto da avermi sinceramente fatto sperare in qualcosa di più. Normalmente non sono una ragazza che vede connotazioni yaoi in ogni titolo che si ritrova davanti, ma ogni gesto compiuto dai due protagonisti nel corso della serie non ha fatto che enfatizzare la forza e la purezza del loro rapporto. Ogni abbraccio, ogni lacrima, ogni frase racchiude rispetto, complicità e, per l’appunto, amore. E tutto questo mi ha emozionata tantissimo.

La bellissima opening, che vi posto qui sotto, è un’ottima rappresentazione di ciò che ho cercato di raccontarvi. Nonostante i disegni quasi abbozzati, la sigla esplime dolcezza, volontà di combattere, di riscattarsi, di emozionare.

Purtroppo molte delle opening trovate su YouTube sono state private della traccia audio, che viola i copyright, per cui spero che almeno questo link rimanga funzionante. Tra l’altro, questo video evidenzia la variazione tra la sigla del primo episodio e le altre 11, enfatizzando la rilevanza che ha avuto l’incontro tra i due protagonisti.

Vi consiglio di vedere anche la ending, molto bella ed energica, e di ascoltare alcune delle canzoni usate per le esibizioni, che tolgono il fiato. Sarò banale, ma quelle che ho preferito sono In regards to love – Agape e Eros e, ovviamente, Yuri on Ice.

Che altro dire? Sarò stata nel mood adatto per vedere questo titolo, perchè, contro ogni aspettativa, mi sono ritrovata a pregare con ogni mia forza affinchè Yuri riuscisse a farsi valere e, più ci si avvicinava al gran finale, più sentivo nascere in me aspettative, ansia e curiosità. Non vi nego che mi sono anche commossa e che sto desiderando ardentemente che arrivi, come ho letto in giro, una seconda stagione.

Spero che questo post vi abbia incuriositi e mi auguro di non essere sembrata eccessivamente prolissa o esagerata. Se avete visto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ha colpiti come ha fatto con me.

A presto,

Iya&Ceres

 

Annunci

Iya&Ceres – Le origini – Parte 1: le mini-serie

Come anticipato qualche giorno fa, eccomi a parlare dei primi manga del mio passato, quelli che sono stati i piccoli mattoncini dal quale ho iniziato a costruire la mia – ancora scarsa – conoscenza del mondo dei fumetti. Prima di lanciarmi nelle recensioni, però, mi pare d’obbligo fare una piccola introduzione.

ic-origini

Tutto è iniziato, credo come per molti altri, dalla passione per i cartoni animati. Già da piccola seguivo le serie che andavano in onda su Italia1 e a questa rete sono legati tanti ricordi. Qui ho scoperto Sailor Moon (che è stata, penso, la prima protagonista su cui mi sono veramente fissata), poi Sakura, Holly e Benji e mille altri titoli, tra cartoni famosi e meno. Tuttavia, a far nascere la passione per il mondo dell’animazione non sono stati tanto questi cartoni, che al tempo erano visti un po’ da tutti i ragazzini della mia età, ma la scintilla si è accesa quando mi sono avvicinata all’ormai defunta Mtv. Qui ho scoperto tanti degli anime che più mi hanno segnata e che ricordo ancora con grande nostalgia, come YuYu Hakusho, Slam Dunk, Neon Genesis Evangelion, Saiyuki, Le situazioni di Lui e Lei… e tanti altri che, con il tempo, hanno alimentato sempre più questa scintillina, trasformandola in una vera e propria fiamma.

Solo arrivata a questo punto, il mio cervello mi ha proposto di intraprendere un viaggio di scoperta anche nell’ambito cartaceo e quindi, verso i quattordici anni, inizia il mio interessamento ai manga.

Infine devo fornirvi un altro piccolo dettaglio, per meglio farvi comprendere il quadro generale: vivendo in un piccolo paese non avevo a disposizione una fumetteria vera e propria, per cui i primi volumi di cui vi parlerò (in questo post e nel prossimo) sono titoli che ho ritrovato nella limitatissima edicola del paese. Saranno comunque fumetti interessanti? Solo chi leggerà il seguito potrò dirlo!

free-collars-kingdom

Free Collars Kingdom
di Takuya Fujima

Edizioni Star Comics, 3 volumi (serie completa)

Trama

Sian è un cucciolo di abissino ed è molto affezionato al suo padroncino Kokoro. Tuttavia, quando Kokoro si ammala e deve assentarsi per un lungo periodo per farsi curare, i suoi genitori abbandonano Sian nello scantinato del condominio, perchè il solo vederlo ricorda loro del figlio malato. Sian si ritrova quindi a socializzare con un gruppo di randagi, i Free Collars, in perenne lotta difendere il loro territorio, il Nyan-Man, da tutti gli altri gatti che bramano di prenderne il controllo. Il giovane e sempliciotto Sian decide quindi di entrare a far parte del gruppo, di proteggere il palazzo a cui è legato e di guadagnarsi la propria libertà.

Commento

Gatti antropomorfi che combattono tra loro?
Quando sfogliai il primo volume di questa serie e ne lessi il riassunto, ormai più di dieci anni fa, questa premessa mi sembrò ottima. Free Collars Kingdom prometteva azione e morbidosità, per cui perchè non provare? Penso che, se mi trovassi un titolo del genere tra le mani ora, probabilmente, lo scarterei in un nanosecondo, ma l’inesperienza e la scarsa fornitura dell’edicola giocarono a mio svantaggio.

Free Collars Kingdom è uno di quei fumetti che vuole dirti seicento cose e poi non riesce a mostrarti correttamente nessuna di queste, finendo per sembrare piuttosto vuoto. Se non fosse per il tema gattoso, probabilmente sarebbe uno di quei titoli che finirebbe nel dimenticatorio in un batter d’occhio.

La trama è molto semplice: il gruppo dei Free Collars, residenti al Nyan-man, combatte contro il gruppo rivale, capeggiato da Siam (nemica a cui avrebbero potuto dare un nome diverso, giusto per non farlo confondere col protagonista Sian). Ci sono alcuni scontri, in cui gli animali combattono a suon di magie e superpoteri e tutto è ambientato nel normale mondo degli uomini, esseri che, a quanto pare, non si rendono minimamente conto di tutto ciò che questi animaletti combinano. Tra l’altro, gli scontri non brillano proprio per fantasia e il più del tempo viene dedicato all’approfondimento di altre tematiche, come la libertà e l’amicizia, e alle vicende personali dei protagonisti.

gatti-con-vestiti

E gli uomini vedono solo… dei gatti con i vestiti. ^^’

Detto questo, penserete che almeno i personaggi abbiano un minimo di tridimensionalità. E invece, mi dispiace deludervi, ma non è così: ogni capitolo dedicato ai protagonisti mostra una qualche nuova sfaccettatura del gatto in questione, senza però dar mai l’impressione di approfondire il carattere del soggetto o di scavare veramente nel suo passato. Tutto si limita a affermazioni del tipo “sono stato abbandonato”, “la mia razza ha questa caratteristica particolare”, “mi piace suonare”, etc… Anche il passato e il ruolo dei “nemici” (perdonatemi le virgolette, ma di cattivo questi nemici non hanno nulla) ci viene quasi sempre spiegato a parole dall’avversaria di turno (perchè, si, sono quasi tutti scontri tra gatte… poi capirete perchè), tramite dialoghi troppo diretti e superficiali.

Parlando di dialoghi… devo dire che il manga ha qualche problemino anche da quel punto di vista: il più delle volte i protagonisti parlano all’infinito, le battute non sono sempre ben collegate tra loro e spesso i dialoghi stessi sono inutili, ripetitivi o vuoti, anche quando i personaggi cercano di far trapelare un qualche valore importante.

dialoghi

<<Mettetevi seduti, da bravi, che vi racconto perchè sono diventata “cattiva”!>>

Le poche volte in cui il manga sembra voler sensibilizzare l’uomo nei confronti del benessere degli animali e dei loro sentimenti, le scene finiscono per perdersi e sembrare, al solito, troppo banali, troppo brevi, o terminano con qualche gag comica/ecchi, smontando quindi il poco di atmosfera creata.

E qui arriviamo al “punto di forza”, il vero fulcro di questo fumetto. In verità, questa storia di randagi dai superpoteri ha, alla base, un argomento importante e plurime volte sottolineato nell’arco delle varie vicende…

l’importanza delle tette!

fanservice

Perdonate le immagini esplicite… ma se neanche quelli che hanno rilasciato il fumetto si sono premurati di mettere un avvertimento, presumo che questo tipo di fanservice sia considerato totalmente innocente.

Ebbene sì, Free Collars Kingdom è un continuo susseguirsi di scene ecchi, fan-service smisurato e battutine sulle forme femminili! Il che spiega come mai gran parte dei personaggi messi in campo siano femmine e come mai l’autore sia sbizzarrito così tanto nel creare mille cambi d’abito alle suddette “ragazze”.
Per carità, non voglio puntare il dito contro questo tipo di fanservice, in certi casi può essere anche tollerato o sensato (vedi Kill La Kill), ma in una storia che avrebbe potuto dire tanto e invece si è persa nelle basi, pare veramente che il fulcro di questi 3 volumi siano solo ed esclusivamente le tette.

L’unica nota che, ancora oggi, trovo simpatica è il fatto che, di tanto in tanto, vengono spiegate alcune caratteristiche delle razze trattate.

Per cui, se non si è capito, a malincuore (perchè è stato comunque il mio primo fumetto) vi sconsiglio di dedicarvi a quest’opera… sempre che non siate interessati a delle gatte semi-nude!

il-fiore-del-sonno-profondo

Il fiore del sonno profondo
di Yuana Kazumi

Edizioni Star Comics, 2 volumi (serie completa)

Trama

Yuki è una studentessa con un potere particolare: tramite dei sogni, riesce a prevedere il futuro. Nonostante la dote straordinaria, la ragazza è vista da molti compagni di scuola come una sciagura, perchè tutto ciò che predice si avvera, anche se si tenta in ogni modo di cambiare il futuro.
Yuki però non si rassegna alla sua impotenza e ogni giorno cerca di impedire che degli avvenimenti infausti accadano. Tutto cambia, però, quando la sorella, Yuka, cade in un misterioso sonno profondo. Chi è la bambina che appare nei sogni di Yuki? Come è connessa al sonno di Yuka? Riuscirà la nostra protagonista, con l’aiuto dei nuovi compagni Ryune e Ryunosuke, a salvare la sorella e altri ragazzi dal sonno profondo?

Commenti

Ve lo dico fin da subito: io ho adorato questo fumetto! Probabilmente non sarà perfetto, ma ho adorato i personaggi, i disegni, la storia, i sentimenti, i brividi che mi vengono ogni volta che Yuki cade in trance e si affaccia nel mondo dei sogni.

trance

I personaggi principali sono principalmente quattro: le sorelle Yuki e Yuka e i due nuovi compagni di scuola di Yuki, Ryune e Ryunosuke, anche loro fratelli. Tutti e quattro i protagonisti sono dotati di poteri particolari, più o meno positivi, che li hanno portati a crescere e a relazionarsi con se stessi e con il mondo in maniera diversa e molto personale. La storia ruota interamente intorno ai loro sentimenti, al loro legame, al peso della diversità e al modo di reagire dei singoli agli avvenimenti che li circondano. I disegni particolari di questa autrice riescono a dar voce alla profondità di ognuno dei ragazzi, così come a dipingere un mondo onirico che, sarò onesta, nonostante la sua semplicità, ogni volta mi colpisce, mi affascina e mi inquieta un po’.

yuki

A volte le tempistiche non sono perfettamente scandite e si passa repentinamente da una scena all’altra, ma ho trovato che questo fattore giochi a favore del fumetto, perchè questo tempo alterato aiuta a creare, come ogni salto verso il mondo dei sogni, un senso di smarrimento nel lettore.

Non sono sicura di essere in grado di descrivere correttamente quello che Il fiore del sonno profondo mi fa sentire, ma è un titolo che parla di paura, di sofferenza, ma anche di tenerezza, di affetto e di legami. Lo consiglio a tutti coloro che amano storie incentrate sull’emotività dei protagonisti e che riescono ad apprezzare un fumetto breve ma con qualcosa di particolare.

brividi

Una delle scene che, ogni volta, mi emoziona di più.

Con queste piccole recensioni spero di essere riuscita a intrattenervi e trasmettervi qualcosa e che questo primo salto nel mio passato mangoso sia stato di vostro gradimento.
Come sempre, se avete letto una delle sopracitate opere, non esitate a farmi sapere cosa ne pensate, anche qualora il vostro parere dovesse essere totalmente discordante dal mio!

A presto,

Iya&Ceres


Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto

Mr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto è un film drammatico uscito nelle sale italiane a novembre 2015.

Mr.Holmes - locandina

Trama

Il famoso Sharlock Holmes ha da tempo abbandonato la sua professione da investigatore e si è ritirato a vivere in campagna, isolato dal mondo come un eremita. Le uniche persone con cui ha costantemente contatti sono la domestica e il figlio di lei, Roger. Sarà proprio l’ intraprendente bambino, così attento, perspicace e voglioso di imparare, a riaccendere, nell’ormai anziano Mr. Holmes, la voglia di risolvere enigmi, portandolo a riaffrontare il suo unico caso irrisolto, quello che ha messo fine alla sua carriera.

Attenzione: Il pezzo successivo contiene piccoli spoiler. Per quanti non vogliano, per questo motivo, continuare la lettura ma si sentono attratti dal film, mi sento in dovere di specificare che, nonostante parli di un anziano Sherlock Holmes, il film ha prettamente un carattere drammatico, molto predominante rispetto al lato giallo. Così, giusto per prepararvi al fatto che non è un classico film “Sherlock-iano“.

Commenti

La cosa straordinaria di questo film, che per questo ho molto apprezzato, è che tenta di mostrare uno Sherlock Holmes come nessuno se lo aspetterebbe: anziano, indebolito e con la memoria che lo sta sempre più abbandonando, tanto che non riesce neanche a ricordare i nomi delle persone con cui parla. Ciò nonostante, l’ uomo mantiene gran parte delle sue caratteristiche, ed è infatti cocciuto, brillante, elegante, colto e ancora fiducioso di poter trovare una cura alle perdite di memoria legate alla senilità. La sua cura più grande sarà Roger che, ricordandogli  probabilmente una versione più giovane e molto intraprendente di sé stesso, riaccende in lui la voglia di fare e anche di dare.

mr-holmes-ian-mckellen

Un motivato Holmes dopo un bagno nelle fredde acque del mare, in compagnia del suo nuovo piccolo amico Roger.

Il vecchio Sherlock, che poco per volta riporta a galla ogni dettaglio del sul caso irrisolto, arriverà a capire che c’è qualcosa che, nonostante la sua incommensurabile intelligenza, non ha mai saputo valutare e interpretare: i sentimenti delle altre persone e le loro incertezze. Si renderà conto di quanto poco sensibile è stato in passato e di quanto abbia trascurato il lato emotivo delle persone con cui si relazionava, arrivando così anche a dare un significato ai suoi errori e al suo isolamento.

Nonostante non fosse esattamente come me lo aspettavo, il film ha saputo stupirmi, interessarmi e, in un certo senso, l’ho trovato quasi romantico. Il protagonista è accattivante come ogni Sherlock che si rispetti, ma data la sua condizione fa nascere nello spettatore anche un sentimento di tenerezza. Non si può che sperare che l’investigatore giunga alla soluzione del caso prima che sia troppo tardi, per trovare quella pace interiore di cui, senza quasi rendersene conto, ha molto bisogno.

immagine_mr-holmes

Una delle scene che più mi ha colpito e emozionato

L’opera è molto psicologica ed è frequentemente arricchita di flashback che ci mostrano a volte il viaggio del signor Holmes in Giappone, alla ricerca di una miglior cura alla sua degenerazione mentale, altre volte immagini e scene del caso irrisolto, che riaffiorano nella mente dell’uomo. Inoltre, all’anziano Sherlock è perseguitato quasi da allucinazioni (perdonate il termine improprio, ma non saprei proprio come definirle), delle visioni sfalzate della realtà che coinvolgono la donna del caso irrisolto e si realizzano ogni volta che un avvenimento lo riporta a quanto accaduto in quella situazione. Queste scene, dal gusto quasi onirico, contribuiscono a dare l’idea della confusione del protagonista e di quanto sia emotivamente coinvolto nel suo famoso ultimo caso.

Conclusioni

Mr. Sherlock – Il mistero del caso irrisolto è a mio parere un buon film, che offre una versione non comune del detective, alle prese con il suo passato e in continua lotta con il suo presente. Un detective apparentemente non curante del resto del mondo, ma che cela una forte sensibilità.
Lo consiglio a tutti coloro che non temono di scontrarsi con questa inusuale immagine del famoso personaggio e che sono aperti a una storia meno avventurosa, ma che scava più a fondo nei sentimenti del protagonista.
Inoltre, se può essere di incoraggiamento a eventuali spettatori, l’attore che interpreta Sherlock Holmes è Ian McKellen (noto per lo storico ruolo di Gandalf ne Il Signore degli Anelli o di Magneto nei diversi X-man), che rende perfettamente onore alla genialità e all’unicità del detective.

Holmes-744x419

Se avete visto questo film, qualunque sia il vostro parere, lasciate pure un commento qui sotto e ditemi cosa ne pensate, che sono estremamente curiosa!

A presto,

Iya&Ceres


Hotarubi no Mori e – I ♡ Yuki Midorikawa

Vagando random in rete, come spesso succede, mi sono imbattuta in un’opera molto interessante di Yuki Midorikawa, stessa autrice del mio amato Natsume Yuujinchou (di cui ho già parlato qui).
L’opera in questione è un lungometraggio di circa 45 minuti, tratto da un manga autoconclusivo dell’autrice che racchiude 4 storie, ognuna ambientata in una diversa stagione dell’anno. Hotarubi No Mori e è, nello specifico, quella riguardante l’estate.

hotarubi-no-mori-he

Storia

Nell’estate dei suoi sei anni, Hotaru è ospite a casa dello zio per le vacanze e si addentra nella vicina foresta, perdendosi. In suo soccorso arriva Gin, un demone dalle sembianze umane, con cui inizierà un dolce rapporto di amicizia. I due si incontreranno ogni anno, durante il periodo estivo, e Hotaru, crescendo, si renderà sempre più conto che i suoi sentimenti stanno cambiando.

[Essendo una storia piuttosto breve e decisamente semplice, non mi spingo più in là con la trama, perchè rischierei di spoilerarvi tutto lo spoilerabile!]

Hotarubi.no.Mori.e.full.1011408

 

Commento

I personaggi messi in campo dalla Midorikawa sono fondamentalmente due, Hotaru e Gin, entrambi ben caratterizzati e in continua crescita (anche fisica, dato che in 45 minuti di film ci passano davanti anni e anni di vita della ragazza). Come spesso accade, da un’amicizia inizia a nascere qualcos’altro, ma la diversa natura dei protagonisti renderà praticamente impossibile il rapporto tra i due, che evolverà, regalando loro momenti gioiosi prima, poi sempre più difficili addii e un crescente profondo desiderio di vedersi.

giphy2Così come con Natsume, le cose che ho apprezzato di questa storia sono sicuramente le ambientazioni e la dolcezza dei sentimenti raccontati.
Su sfondi naturali dai colori pastello si muovono armoniosamente personaggi umani e yokai, in un’atmosfera a tratti onirica. giphyNonosante la trama sia semplice, il film è in grado di regalarci una storia dal tono dolce-amaro, con un finale piuttosto prevedibile ma inevitabile. Perchè non si possono controllare nè il mutare degli eventi nè la crescita di un sentimento e, anche quando tutto cambia, non si può che far tesoro dell’esperienza vissuta e dei ricordi. La Midorikawa sottolinea ancora una volta questi concetti, affrontando nuovamente il tema della solitudine, a lei caro.tumblr_m2aavesuBz1qbwsyc A qualcuno possono sembrare argomenti banali e noiosi, ma a me piacciono molto, per cui vi consiglio veramente di dare una chance a quest’opera, soprattutto se non siete in cerca di azione gratuita, ma di qualcosa di più armonioso e struggente.

Come al solito, se vi capita o vi è capitato di vederlo, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate!

A presto,

– Iya&Ceres –


Senza Parole

Mentre scrivo questo post sto ascoltando Take Me Somewhere Nice dei Mogwai. Se vi va di provare a condividere il mio stesso sottofondo musicale (mi piaceva l’idea di sperimentare questo nuovo livello di sharing) fatemi sapere se vi piace e se vi è stato d’aiuto per immedesimarvi nell’argomento trattato. Comunque vada, buona lettura!

Frammento

Capita a volte di rimanere senza parole.
Spesso è perchè qualcosa ci sconvolge a tal punto da non sapere, al momento, cosa dire, ma ci sono anche volte in cui il silenzio è legato all’incapacità di esprimere con i termini giusti ciò che si prova. Magari un sentimento complesso, magari qualcosa mai sentito prima. O magari si ha un silenzio interiore tale da non sapere neanche da dove iniziare a descrivere quella innaturale quiete.

Questo è insomma il mio tentativo finale di spiegare la mia assenza da questo blog per tanto tempo. Non perchè io debba effettivamente delle spiegazioni a qualcuno (ho sempre detto che questo blog nasceva come metodo di confronto e di espressione per me, per aprire una finestra sul mondo, e che quindi avrei scritto solo quando ispirata da qualcosa) ma per condividere la mia volontà di esprimere questo qualcosa che finora non è voluto uscire nè dalla mia bocca nè dalla mia penna.

Volendo arrivare al punto: per mesi ho voluto scrivere di questa mia situazione, ma non riesco neanche io a capire cosa sto provando! Sono ufficialmente rimasta senza parole! E ogni volta che ho aperto questo blog, con la spinta di condividere qualcosa di emotivo con i lettori, il mio cervello si è ribellato, riportandomi ad un livello di analfabetismo tale che addirittura un bimbominkia (non so se nel resto d’Italia si dice così, ma qui da noi è molto gettonato) di nuova generazione avrebbe potuto rispondermi: “Ma cm kavolo Skrivi!“.

La verità è che quest’estate ho avuto mille cose da fare, sono corsa a destra e manca e, lo ammetto, spesso e volentieri mi sono anche divertita. Sono stata abbastanza bene. Però c’era anche qualcosa che non andava. E quel “qualcosa”, in realtà, dovrebbe suonare più come un “qualcuno”.

Perchè ho conosciuto “qualcuno”, un “qualcuno” come non ne avevo mai incontrati prima. E da subito ha risvegliato in me questa strana emozione a cui non so ancora dare un nome, che non riesco a spiegare, che ha un colore indefinito, troppo leggero per spiccare nella mia vita, ma abbastanza denso da diventare lo sfondo delle mie giornate.

I miei amici mi vedevano e mi chiedevano se stessi bene, perchè era palese che mi divertissi, ma quando non parlavo, non giocavo, non partecipavo in modo attivo a qualcosa, davo loro l’impressione di essere malinconica, triste, come se mi mancasse qualcosa. Vuota. Apatica. Avevo lo sguardo spento, a detta di alcuni di loro. Eppure stavo bene e ne ero consapevole.

E’ stato come se questo “qualcuno” mi avesse abbagliato e, pur impedendomi momentaneamente di mettere a fuoco il resto, lasciando tutto un po’ appannato, la sua vista mi avesse trasmesso una tranquillità tale che non riuscivo più a ritrovarla altrove. Ma non mi mancava veramente qualcosa, giuro che stavo benissimo!

Vedete?? Lo vedete quanta fatica sto facendo per cercare di spiegare questa cosa? Perchè è qualcosa di cui non ho mai neanche sentito parlare, non riesco a paragonarla a niente a me noto. Non è amore, non è odio, non è desiderio,nostalgia,empatia. Sento solo, a tratti, una discreta voglia di vederlo, che si intreccia a questo grigio ma luminoso stato emotivo, per poi scomparire e lasciare di nuovo il no-sense dentro di me.

Così ho deciso di conoscere questo “qualcuno”. E stranamente sono riuscita a farmi strada e avvicinarmi abbastanza da poterlo ammirare da vicino. Mai, nella mia vita, mi era stato tanto facile scansare le mie paure e le mie insicurezze, per “buttarmi” in questa strana situazione. Ed è seguito altro. A questo punto è arrivato l’interesse, la nostalgia, il desiderio, la voglia di passare del tempo insieme, e mentre tutto restava comunque relativamente quieto, mentre stavo cercando di vivere il tutto con consapevolezza della situazione, con calma e senza pressare il “qualcuno”, in me è nata anche l’incertezza, la sensazione di non essere abbastanza, di non essere voluta, di non essere rilevante quanto serve per andare avanti. E in un modo o nell’altro, sono giunta (anzi, siamo giunti) alla conclusione che questo non è il “nostro” tempo, ma è il mio tempo e il suo tempo, e in questo frammento di esistenza è per noi impossibile camminarci fianco a fianco. Volendo riassumere, nonostante il reciproco interesse (volendoci fidare anche delle altrui parole), ora come ora abbiamo necessità troppo diverse per riuscire a far combaciare i nostri stranissimi e particolarissimi caratteri.

E sto bene. So di aver fatto la scelta giusta. So che, almeno per ora (ma probabilmente per sempre), per noi era impossibile legarci. Ma mentre tutte le altre emozioni scemano, mentre mi abituo a non vederlo, a non sentirlo, a non pensarlo, a non volerlo, quella sensazione che c’era all’inizio, quel silenzio che annulla e attenua tutto il resto è ancora lì. Tutto va e lui rimane. E ogni volta che cerco di esprimere ad una mia amica che si preoccupa per me, vedendomi momentaneamente assente, ciò che sento, realizzo che ancora non sono riuscita a dare un nome a questa mia condizione. Ma sto imparando a conviverci, e magari un giorno, quando sarò più grande e più matura o quando avrò conosciuto qualcuno in grado di spiegarmi cosa significa questo sfocato sottofondo, riuscirò anche a chiamarlo per nome, dandogli la giusta collocazione nella mia vita.

Intanto, comunque, tornerò a condividere qualcos’altro con voi, in modalità “dislessica e insensata“, come sempre!
Magari lentamente, magari inconstantemente, ma continuerò a parlarvi di ciò che incontro sul mio (a volte strano) cammino.

Per cui, a presto!

– Iya&Ceres –