…I'll also show you a sweet dream next night…

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Relaxing Things

Salve a tutti!

Come ho già accennato, questo 2018 è cominciato in maniera abbastanza strana, ricca di imprevisti e quindi ci sono state giornate in cui ho acculato abbastanza stress (a cui si sono alternate, per fortuna, anche giornate tranquille, non è sempre tutto traggggico). Nei momenti di irrequietezza, per ritrovare la calma, mi aiuto con delle cosine/attività rilassanti, che oggi voglio condividere con voi.

Inizierei con ciò che da sempre mi aiuta a estraniarmi dal caos del mondo: la musica. Ultimamente sto ascoltando, soprattutto quando studio, delle tracce musicali molto belle e rilassanti, che ho ritrovato su YouTube. La prima è di un canale che condivide playlist di lofi music, che in questo caso ha pubblicato un album strumentale, interamente al pianoforte, fatto da Miro (musicista). La musica è molto delicata, dolce e di compagnia e credo possa piacere un po’ a tutti.

L’altra traccia che volevo consigliarvi è in realtà appartenente alla colonna sonora di un film discretamente famoso: Le Cronache Di Narnia. Ho scoperto questa pezzo tramite un tweet di ShantiLives e me ne sono innamorata. La trovo rilassante e motivante allo stesso tempo, per questo la uso non solo durante lo studio, ma anche al risveglio.

Tra le attività che mi aiutano a svuotare la mente ci sono sicuramente l’esercizio fisico e le pulizie (anche se, ahimè, queste si portano via, in cambio, un po’ del mio tempo e una parte delle mie energie). Se sono arrabbiata o ho bisogno di pensare, sistemare casa mi aiuta molto, un po’ perchè metto ordine nella mia vita, un po’ perchè mi aiuta a scaricare un po’ di energia negativa accumulata. Allo stesso modo, il nuoto è un toccasana per liberare momentaneamente il cervello. Nonostante io non ami questo sport come attività agonistica, l’effetto dell’acqua sul corpo è assolutamente fantastico. Sarà perchè ci si sente più leggeri e quindi tutto sembra esser meno opprimente o perchè l’acqua sembra cullarti, fatto sta che il nuoto è un ottimo esercizio fisico e un fantastico modo per sfogare paure, frustrazioni, ansie, e quant’altro. Certo, non è economico come ascoltare qualche traccia audio…

Un’altra cosa che ho scoperto darmi una sensazioni di calma e relax assoluto… è Pusheen! Non so se avete presente il gatto-fumetto più pacioccoso della storia, ma le sue rappresentazioni riescono sempre a strapparmi un sorriso. Deve essere lo spirito da gattara che è in me, che si risveglia ogni volta che lo vedo. In particolare, ultimamente hanno creato un oggetto mistico e meraviglioso che probabilmente non comprerò mai (per via del prezzo, circa 40€) ma che al solo vederlo mi mette di buon umore. Sto parlando del Super Pusheenicorn (vedi video qui sotto).

Infine aggiungerei che anche viaggiare e distaccarsi dagli impegni di ogni giorno deve essere parecchio rilassante. Certo… nel mio caso manca sempre il fattore “denaro”, che non è proprio da sottovalutare. Tuttavia ho di recente scoperto un’app per cellulare (che in realtà fa riferimento a un sito, a cui potete andare cliccando qui) il cui nome, Poracci in viaggio, già spiega tutto. Ci sono proposte low-cost per moltissime mete, italiane e estere, a dei prezzi decisamente abbordabili. Ovviamente queste offerte sono a tempo limitato e per date precise, quindi non sempre si riesce ad utilizzarle, ma trovo che sia un app piuttosto interessante. Io e Darling, al posto di scambiarci dei regali di compleanno, quest’anno abbiamo pensato fosse carino fare un viaggetto rilassante e, usufruendo di un super-sconto suggerito appunto da Poracci in viaggio, ci siamo regalati un week-end in una città italiana… ma di questo vi parlerò dopo esserci stata, per aggiornarvi sull’esperienza. :3

Spero di avervi fornito qualche spunto interessante, fatemi sapere cosa fate quando volete rilassarvi o svuotare la mente e diventicarvi dei cattivi pensieri.

A presto,

Iya&Ceres

PS: forse non è Pusheen a rilassare… forse sono proprio i gatti ad avere una capacità rilassante naturale e intrinseca… o gli unicorni…

*immagine presa dal web*

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Chiacchiere di metà ottobre

Con delle chiacchiere vi ho lasciato quasi un mese fa e con chiacchiere di aggiornamento riprendo a scrivervi quest’oggi. Comincerei dicendovi che il tanto odiato e temuto ostacolo che mi si poneva davanti è stato superato con successo, levandomi di dosso uno stress non indifferente. Volendo andare ancor più nello specifico, posso dire di essere, finalmente, riuscita ad accedere all’ultimo anno dell’università che frequento e che quindi inizio a intravedere una piccola luce alla fine di questo lungo e tortuoso tunnel. Certo, di esami ancora ne mancano e sono i più tosti della facoltà (perchè, ovviamente, più si avanza, più ci si addentra nelle materie d’indirizzo) ma l’aver superato l’ultimo blocco crediti e l’aver svolto tutta la parte sperimentale della mia tesi (durante il famoso “maggio di fuoco” di cui vi ho parlato qui) mi fa sentire molto più vicina al raggiungimento della tanto agoniata e sudata laurea.

Ho inoltre finito il periodo di lavoro “part-time” che ho svolto da giugno a settembre e vorrei poter dire che anche questo mi riempe di gioia… ma dato che ancora non vedo arrivare i sonanti dindini che mi spettano, preferisco evitare di cantar vittoria. Tra l’altro il Lucca Comics, uno dei motivi per cui ho deciso di darmi da fare con questo lavoro, si avvicina rapidamente e io temo di non raggiungere in tempo il budget utile che ho tanto bramato, da poter sperperare in fumetti, anime e oggetti di ogni tipo. Non ci voglio pensare…

Quest’immagine potrei usarla all’infinito.

Comunque, qualche arrabbiatura a parte, sono carica e pronta a riprendere in mano tutto ciò che ho dovuto tralasciare in questo pesantissimo mese buio, compresa la cura di me stessa e il mio blog.
Tra le altre cose, è da un po’ che sto meditando sul cambiare un po’ qualche aspetto estetico di questo mio piccolo spazio virtuale e ho già iniziato a pensare a come farlo. Non so quanto riuscirò a combinare, anche perchè non sono poi così brava nel modificare immagini, ma spero di riuscire a tirar fuori qualcosa di carino. Per cominciare, l’immagine di inizio post è fatta da me e pensavo di tenerla fissa come intro agli articoli della categoria “Talking About it“. Che ne pensate? Vi piace?

Poi, lo scorso mese mi ero ripromessa di parlarvi della musica che stavo ascoltando per rilassarmi o come sottofondo per i momenti di studio e, invece, me ne sono totalmente dimenticata. Approfitto, quindi, di questa chiacchierata per rimediare.
Considerando che non posso ascoltare qualsiasi genere di musica mentre studio, perchè le canzoni che mi piacciono troppo o che mi viene da cantare mi distraggono da ciò che sto facendo, nell’ultimo periodo mi sono data a un sottogenere musicale che ho scoperto quest’anno: il Lofi Hip Pop o Chill Pop o in qualsiasi modo venga ufficialmente definito. Sono pezzi brevi, semplici, più o meno rilassanti, a volte con qualche traccia audio parlata o con effetti, come la pioggia, di sottofondo. Ovviamente, per farvi capire meglio, vi posto qualche sequenza che mi è piaciuta molto, presa YouTube.

Questi due mix li ho ascoltati moltissimo, soprattutto quando dovevo sgombrare la mente da altri pensieri al di fuori dello studio o di ciò a cui mi stavo dedicando. Come potete sentire, non sono pezzi canticchiabili o complessi, ma proprio per questo evitano di instaurarsi e prendere il sopravvento nella mia testolina bacata.

Sempre in questo periodo, ho recuperato i brani composti da un ragazzo che seguo da qualche mese, sempre su YouTube. Si chiama Adrian Von Ziegler e compone un sacco di bellissime canzoni, molte in stile celtico o con richiami al fantasy. Per questo, oltre ad ascoltarle per darmi la carica nei giorni subito prima dell’esame, le abbiamo spesso utilizzate, con i miei amici, per le sessioni di D&D. Anche in questo caso, vi posto alcuni dei miei pezzi preferiti, perchè penso che questo ragazzo meriti di essere conosciuto.

E per ora, questo è quanto. Sta volta credo di aver detto tutto ciò che volevo condividere con voi. Per cui, vi saluto e vi chiedo di dirmi se vi sono piaciuti i pezzi/generi che vi ho condiviso e di farmi sapere cosa ascoltate voi quando dovete rilassarvi o concentrarvi.

A presto,

Iya&Ceres


Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres


See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres


Flash – Crypt of the Necrodancer

Salvissimo followi!
Con questo flash post volevo presentarvi un videogioco molto simpatico che ho di recente acquistato su Steam. Sto parlando di Crypt of the Necrodancer.

Ci tengo a specificare che questa non sarà una vera e propria recensione, ma, appunto, un articolo molto rapido, perchè non sono una gamer e quindi non sono in grado di parlare dettagliatamente e in maniera tecnica di prodotti di questo tipo.

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Crypt of the Necrodancer è sostanzialmente un videogioco a livelli in cui lo scopo è sconfiggere mostri su mostri fino ad arrivare al miniboss e, ogni 3 livelli, al boss di fine zona. Sconfiggendolo si sblocca la zona successiva e un pezzo dei ricordi della protagonista, Cadence.

A renderlo molto particolare ed estramente divertente (o frustrante, dipende molto dai vostri gusti) è il fatto che i movimenti  del nostro personaggio debbano essere fatti seguendo il ritmo della canzone. Lo stesso ritmo è, ovviamente, seguito anche dai molteplici nemici che si ritrovano nell’area, ognuno con un moveset (si può definire così, no?) particolare che va compreso per cercare di anticipare le mosse degli avversari e schivarne gli attacchi.

Sconfiggendo ogni nemico si guadagnano monete da poter usare, durante la partita, negli shop (uno per livello), mentre, esplorando la mappa, si possono trovare oggetti utili, come armi, armature e cure, o diamanti, da poter utilizzare nella lobby per sbloccare oggetti aggiuntivi e per equipaggiarci.

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Ci ho giocato un po’ e devo dire che l’idea di base è interessante e il gioco godibile. Le canzoni sono diverse per ogni livello e, nonostante il sound molto elettronico, anche ripetendo lo stesso livello più volte non ci si stanca particolarmente. Tra l’altro, tra le varie opzioni, è anche possibile personalizzare interamente la playlist del videogioco, inserendo le canzoni che più ci ispirano ritmo e… voglia di prendere a “sederate” il nemico!

E’ presente anche una modalità “Cop Locale”, ovvero è possibile giocare con due personaggi dallo stesso pc. Molto piacevole anche questa, è un buon modo per ingannare il tempo insieme a familiari o amici.

Forse potrebbe non ispirare a tutti, sicuramente è un prodotto particolare, ma mi sento di consigliarlo, soprattutto se, come me, potete approfittare di un qualche sconto. Io l’ho trovato in offerta su Steam e l’ho pagato 3,74€, un prezzo decisamente abbordabile e che, a mio parere, vale la pena spendere per questo titolo.

Vi lascio un video per farvi capire meglio come funziona il gioco.

Spero di essere riuscita a incuriosirvi anche solo un pochino. Se avete provato questo titolo fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres


Il suono del mio 2016

Un altro anno sta volgendo al termine.

Devo dire che, per la sottoscritta, il 2016 è stato un anno ricco di avvenimenti e di emozioni, discretamente strano e che, in tutta onestà, ha lasciato in me una discreta sensazione di pesantezza. Ma, in un modo o nell’altro, pare che io stia lentamente uscendo dalla sinistra influenza di quest’annata e già, ai miei occhi, si prospetta un 2017 di gran lunga più tranquillo e piacevole. Pregate per me affinché, per una volta, non mi sia portata sfortuna da sola con questa affermazione!

Come  è già accaduto in passato (ovvero nel 2014 e nel 2013) oggi sono qui per condividere quelli che per me sono stati i “must” dell’anno e, dato che non sono riuscita a dedicarmi come avrei voluto a film, serie, cartoni e quant’altro, la mia lista sarà interamente volta a illuminarvi sui brani musicali che i miei dispositivi più hanno riprodotto.

Eccovi, quindi, la lista delle mie canzoni del 2016!

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Questa è anche l’espressione che ho avuto per tutto il 2016!

Inizierei dicendo che gran parte del mio anno è stata poco esplorativa a livello musicale e, dato il mio mood, ho messo in un infinito loop l’album That’s The Spirit dei Bring Me The Horizon (credo di avervi accennato qualcosa in passato) e non ho fatto che riascoltarmi le stesse canzoni per mesi, incapace di scostarmi, più di tanto, da questo genere. In questo album è anche contenuta quella che, più di altre, è stata la canzone del mio anno e che, forse, potrei considerare la canzone della mia vita. Ma non è questo il momento di parlarne… e non so se sarò mai in grado di condividere appieno, con voi, il significato che quel pezzo ha per me.

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Passerei, quindi, all’altro genere predominante del mio 2016, che, per assurdo, non ha nulla a che vedere con il precedente gruppo! Siccome sono una persona molto strana, infatti, al precedente periodo nero è seguita una fase molto più colorita e dai toni frizzanti. E’ iniziato quindi il periodo K-pop, in cui mi sono dedicata prevalentemente a due pezzi delle 4minute (Hate e Crazy) e alle BlackPink, che sono state in grado di intrigarmi con tutti e quattro i singoli da loro pubblicati (tutti, per altro, in quest’anno). Condivido con voi, nello specifico, Playing With Fire, perché è forse quella che ho ascoltato di più e di cui ho apprezzato tantissimo anche il video.

Rimanendo su pezzi provenienti dall’oriente, quest’anno, oltre a rispolverare la vecchia Gloria di Yui, sono andata in fissa per una canzone degli Stereopony, che si intitola Hitohira no Hanabira. Vi posto anche questa.

Ho anche recuperato alcuni brani tratti da anime. Il più significativo, per quest’anno, è senza dubbio Shinjitsu no Uta dei Do As Infinity, una delle sigle di chiusura di Inuyasha. Ve la consiglio tantissimo perchè la trovo meravigliosa e ogni volta che l’ascolto mi toglie il fiato.

Citando poi brani sicuramente più conosciuti, ho ascoltato anche diverse canzoni commerciali. Dalla stra-mandatissima Sofia di Alvaro Soler, passando poi, nei momenti di tristezza, per Faded di Alan Walker e concludendo, in quest’ultimo mese, con In The Name of Love di Martin Garrix ft. Bebe Rexha. Ricordo anche El Taxi (Osmani Garcia ft. Pitbull), che è stata la colonna sonora che ha accompagnato la mia fantastica ConfraNERDita durante il Lucca Comics (di cui vi ho parlato qui).

L’ultima canzone pop che vi menziono è sicuramente meno conosciuta, ma l’ho ascoltata tantissimo, fino ad arrivare quasi al punto di non poterla più tollerare. Eh già, ho dei problemi grossi. Sto parlando di Flashlight, nella versione Sweet Life Remix, che rientra nella colonna sonora di Pitch Perfect 2.

Molto spesso, quando il mio umore era variabile e incerto, ho ascoltato Guilt di Nero, un brano dalle note elettroniche ma dal sound a tratti molto cupo.

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Si… sempre con questa faccia!

Veniamo quindi ai pezzi più alternativi. Quest’anno sono andata in fissa per due canzoni degli Halestorm (Love Bites, So Do I e I Miss The Misery) e, in questi ultimi giorni, sto ascoltando moltissimo Warriors degli Imagine Dragons. Volevo inoltre segnalarvi Hello di Leo Moracchioli, cover dell’omonima canzone di  Adele.

Non posso ovviamente dimenticarmi dei due pezzi degli About Wayne, tratti dall’album Bagarre, che mi hanno stregato: Riverside e In The Reign of Flies (che ho amato alla follia).

Nell’ultimo periodo mi hanno fatto sentire una fantastica canzone dei Sonata Arctica (gruppo power metal) di cui mi sono innamorata. Sto parlando di My Selene.

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Come base musicale durante i periodi di studio ho spesso usato un brano tratto dalla colonna sonora de Lo Hobbit: The Misty Mountains Cold. Penso che i fan del mondo de Il Signore Degli Anelli e affini sappiano molto bene di cosa sto parlando…

Vorrei poi parlarvi di un gruppo metal italiano che… fa canzoni un po’ fuori dalle righe e pazzerelle. Sono i Nanowar of Steel e tra le loro canzoni quest’anno sono andata in fissa con Giorgio Mastrota – The Keeper of Inox Steel. Non chiedetemi come mai questo pezzo mi sia entrato così tanto nella testa… ma veramente non posso farne più a meno!

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Lo stesso album contiene la meravigliosa To Kill The Dragon You Need A Sword! XD

Sempre per saltare da un genere all’opposto, chiudo con una cover che, se frequentate il pazzo mondo del rosso tubo, sicuramente avrete incrociato. Sto parlando di Hallelujah dei Pentatonix, un pezzo decisamente famoso e utilizzatissimo, ma che in questa versione a cappella sa affascinare ancor più che l’originale. Ve lo posto perché è, a mio parere, un pezzo musicale imperdibile di quest’anno.

Questo è quanto. Per l’ennesima volta vi  ho dimostrato quanto strani siano i miei gusti e quanto spazi tra generi totalmente diversi gli uni dagli altri.
Spero comunque che questa lista sia stata di vostro gradimento, che abbiate riconosciuto qualche titolo o che possa essere stata per voi di ispirazione.

Se avete voglia di condividere con me i brani musicali del vostro  2016 sarò lieta di ascoltarli, così come prenderò nota di eventuali titoli cinematografici o anime vorrete consigliare.

Vi auguro di passare una magica nottata e che il 2017 inizi, fin da subito, al meglio.

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Ci vediamo ad anno nuovo,

Iya&Ceres