…I'll also show you a sweet dream next night…

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Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres


See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres


Flash – Crypt of the Necrodancer

Salvissimo followi!
Con questo flash post volevo presentarvi un videogioco molto simpatico che ho di recente acquistato su Steam. Sto parlando di Crypt of the Necrodancer.

Ci tengo a specificare che questa non sarà una vera e propria recensione, ma, appunto, un articolo molto rapido, perchè non sono una gamer e quindi non sono in grado di parlare dettagliatamente e in maniera tecnica di prodotti di questo tipo.

crypt-of-the-necrodancer-image

Crypt of the Necrodancer è sostanzialmente un videogioco a livelli in cui lo scopo è sconfiggere mostri su mostri fino ad arrivare al miniboss e, ogni 3 livelli, al boss di fine zona. Sconfiggendolo si sblocca la zona successiva e un pezzo dei ricordi della protagonista, Cadence.

A renderlo molto particolare ed estramente divertente (o frustrante, dipende molto dai vostri gusti) è il fatto che i movimenti  del nostro personaggio debbano essere fatti seguendo il ritmo della canzone. Lo stesso ritmo è, ovviamente, seguito anche dai molteplici nemici che si ritrovano nell’area, ognuno con un moveset (si può definire così, no?) particolare che va compreso per cercare di anticipare le mosse degli avversari e schivarne gli attacchi.

Sconfiggendo ogni nemico si guadagnano monete da poter usare, durante la partita, negli shop (uno per livello), mentre, esplorando la mappa, si possono trovare oggetti utili, come armi, armature e cure, o diamanti, da poter utilizzare nella lobby per sbloccare oggetti aggiuntivi e per equipaggiarci.

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Ci ho giocato un po’ e devo dire che l’idea di base è interessante e il gioco godibile. Le canzoni sono diverse per ogni livello e, nonostante il sound molto elettronico, anche ripetendo lo stesso livello più volte non ci si stanca particolarmente. Tra l’altro, tra le varie opzioni, è anche possibile personalizzare interamente la playlist del videogioco, inserendo le canzoni che più ci ispirano ritmo e… voglia di prendere a “sederate” il nemico!

E’ presente anche una modalità “Cop Locale”, ovvero è possibile giocare con due personaggi dallo stesso pc. Molto piacevole anche questa, è un buon modo per ingannare il tempo insieme a familiari o amici.

Forse potrebbe non ispirare a tutti, sicuramente è un prodotto particolare, ma mi sento di consigliarlo, soprattutto se, come me, potete approfittare di un qualche sconto. Io l’ho trovato in offerta su Steam e l’ho pagato 3,74€, un prezzo decisamente abbordabile e che, a mio parere, vale la pena spendere per questo titolo.

Vi lascio un video per farvi capire meglio come funziona il gioco.

Spero di essere riuscita a incuriosirvi anche solo un pochino. Se avete provato questo titolo fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres


Il suono del mio 2016

Un altro anno sta volgendo al termine.

Devo dire che, per la sottoscritta, il 2016 è stato un anno ricco di avvenimenti e di emozioni, discretamente strano e che, in tutta onestà, ha lasciato in me una discreta sensazione di pesantezza. Ma, in un modo o nell’altro, pare che io stia lentamente uscendo dalla sinistra influenza di quest’annata e già, ai miei occhi, si prospetta un 2017 di gran lunga più tranquillo e piacevole. Pregate per me affinché, per una volta, non mi sia portata sfortuna da sola con questa affermazione!

Come  è già accaduto in passato (ovvero nel 2014 e nel 2013) oggi sono qui per condividere quelli che per me sono stati i “must” dell’anno e, dato che non sono riuscita a dedicarmi come avrei voluto a film, serie, cartoni e quant’altro, la mia lista sarà interamente volta a illuminarvi sui brani musicali che i miei dispositivi più hanno riprodotto.

Eccovi, quindi, la lista delle mie canzoni del 2016!

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Questa è anche l’espressione che ho avuto per tutto il 2016!

Inizierei dicendo che gran parte del mio anno è stata poco esplorativa a livello musicale e, dato il mio mood, ho messo in un infinito loop l’album That’s The Spirit dei Bring Me The Horizon (credo di avervi accennato qualcosa in passato) e non ho fatto che riascoltarmi le stesse canzoni per mesi, incapace di scostarmi, più di tanto, da questo genere. In questo album è anche contenuta quella che, più di altre, è stata la canzone del mio anno e che, forse, potrei considerare la canzone della mia vita. Ma non è questo il momento di parlarne… e non so se sarò mai in grado di condividere appieno, con voi, il significato che quel pezzo ha per me.

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Passerei, quindi, all’altro genere predominante del mio 2016, che, per assurdo, non ha nulla a che vedere con il precedente gruppo! Siccome sono una persona molto strana, infatti, al precedente periodo nero è seguita una fase molto più colorita e dai toni frizzanti. E’ iniziato quindi il periodo K-pop, in cui mi sono dedicata prevalentemente a due pezzi delle 4minute (Hate e Crazy) e alle BlackPink, che sono state in grado di intrigarmi con tutti e quattro i singoli da loro pubblicati (tutti, per altro, in quest’anno). Condivido con voi, nello specifico, Playing With Fire, perché è forse quella che ho ascoltato di più e di cui ho apprezzato tantissimo anche il video.

Rimanendo su pezzi provenienti dall’oriente, quest’anno, oltre a rispolverare la vecchia Gloria di Yui, sono andata in fissa per una canzone degli Stereopony, che si intitola Hitohira no Hanabira. Vi posto anche questa.

Ho anche recuperato alcuni brani tratti da anime. Il più significativo, per quest’anno, è senza dubbio Shinjitsu no Uta dei Do As Infinity, una delle sigle di chiusura di Inuyasha. Ve la consiglio tantissimo perchè la trovo meravigliosa e ogni volta che l’ascolto mi toglie il fiato.

Citando poi brani sicuramente più conosciuti, ho ascoltato anche diverse canzoni commerciali. Dalla stra-mandatissima Sofia di Alvaro Soler, passando poi, nei momenti di tristezza, per Faded di Alan Walker e concludendo, in quest’ultimo mese, con In The Name of Love di Martin Garrix ft. Bebe Rexha. Ricordo anche El Taxi (Osmani Garcia ft. Pitbull), che è stata la colonna sonora che ha accompagnato la mia fantastica ConfraNERDita durante il Lucca Comics (di cui vi ho parlato qui).

L’ultima canzone pop che vi menziono è sicuramente meno conosciuta, ma l’ho ascoltata tantissimo, fino ad arrivare quasi al punto di non poterla più tollerare. Eh già, ho dei problemi grossi. Sto parlando di Flashlight, nella versione Sweet Life Remix, che rientra nella colonna sonora di Pitch Perfect 2.

Molto spesso, quando il mio umore era variabile e incerto, ho ascoltato Guilt di Nero, un brano dalle note elettroniche ma dal sound a tratti molto cupo.

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Si… sempre con questa faccia!

Veniamo quindi ai pezzi più alternativi. Quest’anno sono andata in fissa per due canzoni degli Halestorm (Love Bites, So Do I e I Miss The Misery) e, in questi ultimi giorni, sto ascoltando moltissimo Warriors degli Imagine Dragons. Volevo inoltre segnalarvi Hello di Leo Moracchioli, cover dell’omonima canzone di  Adele.

Non posso ovviamente dimenticarmi dei due pezzi degli About Wayne, tratti dall’album Bagarre, che mi hanno stregato: Riverside e In The Reign of Flies (che ho amato alla follia).

Nell’ultimo periodo mi hanno fatto sentire una fantastica canzone dei Sonata Arctica (gruppo power metal) di cui mi sono innamorata. Sto parlando di My Selene.

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Come base musicale durante i periodi di studio ho spesso usato un brano tratto dalla colonna sonora de Lo Hobbit: The Misty Mountains Cold. Penso che i fan del mondo de Il Signore Degli Anelli e affini sappiano molto bene di cosa sto parlando…

Vorrei poi parlarvi di un gruppo metal italiano che… fa canzoni un po’ fuori dalle righe e pazzerelle. Sono i Nanowar of Steel e tra le loro canzoni quest’anno sono andata in fissa con Giorgio Mastrota – The Keeper of Inox Steel. Non chiedetemi come mai questo pezzo mi sia entrato così tanto nella testa… ma veramente non posso farne più a meno!

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Lo stesso album contiene la meravigliosa To Kill The Dragon You Need A Sword! XD

Sempre per saltare da un genere all’opposto, chiudo con una cover che, se frequentate il pazzo mondo del rosso tubo, sicuramente avrete incrociato. Sto parlando di Hallelujah dei Pentatonix, un pezzo decisamente famoso e utilizzatissimo, ma che in questa versione a cappella sa affascinare ancor più che l’originale. Ve lo posto perché è, a mio parere, un pezzo musicale imperdibile di quest’anno.

Questo è quanto. Per l’ennesima volta vi  ho dimostrato quanto strani siano i miei gusti e quanto spazi tra generi totalmente diversi gli uni dagli altri.
Spero comunque che questa lista sia stata di vostro gradimento, che abbiate riconosciuto qualche titolo o che possa essere stata per voi di ispirazione.

Se avete voglia di condividere con me i brani musicali del vostro  2016 sarò lieta di ascoltarli, così come prenderò nota di eventuali titoli cinematografici o anime vorrete consigliare.

Vi auguro di passare una magica nottata e che il 2017 inizi, fin da subito, al meglio.

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Ci vediamo ad anno nuovo,

Iya&Ceres


San Marino Comics: Cronache (prolisse) di un concerto

Il week-end scorso si svolgeva il San Marino Comics, festival del fumetto, della musica, del cosplay e dello steampunk. Fino a un mese fa non sapevo neanche dell’esistenza di questo festival e… se ho partecipato (nonostante lo stesso fine settimana ci fossero altri due festival del fumetto ben più vicini a me) il motivo è solo uno: il gruppo di cover dei cartoni formato da alcuni miei amici è stato chiamato ad esibirsi per gareggiare con altre band dello stesso tipo, provenienti da un po’ tutta Italia.
Ebbene: queste sono le cronache di una fan-girl e sostenitrice di quel gruppo!

La giornata è iniziata alle 7:00, quando la sveglia ci ha ricordato che era arrivato il gran giorno. In sella ai nostri prodi destrieri (a 4 ruote) ci siamo diretti alla sala prove del gruppo, dove abbiamo caricato tutta l’attrezzatura nelle macchine. Dopo aver filosofizzato su quante vetture dovessimo prendere, quali e perchè e dopo aver giocato a tetris con amplificatori, chitarre, bassi e chi più ne ha più ne metta, abbiamo fatto una bella colazione per caricarci e siamo partiti per San Marino.

Fin qui, tutto regolare.

Arrivati a San Marino, dopo essere saliti fino al parcheggio 5 (indicatoci da uno degli organizzatori) abbiamo aspettato per capire esattamente come avrebbero fatto i componenti del gruppo a raggiungere il palco con l’attrezzatura. Abbiamo scoperto a breve che le macchine potevano entrare una per volta, con un permesso, per scaricare giusto l’attrezzatura, e poi dovevamo arrivare a parcheggiare non si sa dove.

Lasciata suddetta attrezzatura, le magiche vetture sono andate alla ricerca di un parcheggio a diversi metri (o km) dal palco e dopo aver pagato diversi euri per evitare multe di ogni genere, tutto il gruppo si è incamminato verso il palco per prepararsi a suonare.
Dopo una bella camminata, raggiungo, assieme a due componenti del gruppo, la piccola piazzetta Garibaldi, in cui doveva svolgersi il concerto. La prima cosa che constatiamo è che non c’è traccia d’ombra e quindi i miei amici dovranno suonare, dalle 11:30 a 12:30, sotto un sole molto prepotente. Segue la scoperta che qualche pezzo dell’attrezzatura è stato dimenticato in macchina… e che, negli spostamenti vari, si è perso non poco tempo e non si sa se si riuscirà a iniziare per l’orario prestabilito. Bene!

Mentre preghiamo affinchè uno dei musicisti ritrovi i pezzi mancanti nelle vetture parcheggiate in un qualche remoto angolo sammarinese, faccio l’unica cosa che una fan  e sostenitrice del gruppo può (e nel mio caso, sà) fare: attacco all’asta della cantante il mio cartellone di incitamento e riscrivo le scalette per l’esibizione (dato che al solito mi sono premurata di portare carta, scotch e l’astuccio per ogni evenienza). Dopo di chè non ci resta che attendere, sperando che i nostri eroi riescano ad iniziare in tempo…

Go Crostini

Il cartellone d’incitamento… magari non è il massimo, ma almeno ci ho provato!

Purtroppo non è così, e senza neanche essere riusciti a fare il sound-check, i Crostini d’Avena, che sono riusciti almeno ad indossare i loro pesanti costumi, si sono avventurati nella loro prima esibizione a questo comics. E’ stato così che un Lupin, un Naruto, una Stella della Senna (da Il Tulipano Nero), un Pegasus e un Butt-head (di Beavis and Butt-head) si sono conquistati la poca folla presente (ma anche i numerosi passanti!) sulle note di alcune delle più belle sigle dei cartoni animati, dagli anni ’70 ai ’90… letteralmente con il sudore della fronte! Infatti i poveri ragazzi, con i loro pesanti travestimenti, hanno lottato con tutte le loro forze, rischiando a momenti anche lo svenimento (la mia amica cantante, dopo un acuto in Alvin Superstar, è praticamente sbiancata e ha fatto una facciaccia, mentre il chitarrista e cantante era talmente paonazzo che l’arancione della divisa di Naruto sembrava sbiadito in confronto), ma alla fine sono riusciti a fare un’ottima figura e a guadagnarsi un po’ di meritato riposo.

Laterale

I nostri eroi all’opera!

Dopo aver recuperato acqua fresca e birra per gli assetati (e ormai disidratati) membri del gruppo, faccio il poco che posso per aiutare a smontare (praticamente ho tolto il cartellone che avevo appeso in precedenza, pensate quanto sono utile!) e poi mi metto a collassare con gli altri all’ombra, mentre la band che gareggiava con il “nostro” gruppo si posizionava sul palco e faceva il sound-check (perchè, per fortuna, loro sono riusciti a farlo).

Attendiamo… non so neanche bene cosa… forse che si smaltisca l’affaticamento e l’adrenalina per poi pensare a cuor leggero al pranzo. Dato che nessuno sembra volersi muovere, mi avventuro per qualche ripida salita, ma non trovando bancarelle di alcun tipo e dato che la fame e il caldo iniziano a farsi sentire, torno al nostro “accampamento” momentaneo e decido con gli altri il da farsi per la pappa.

Alcuni membri vanno al ristorante, mentre io, la mia amica cantante, il chitarrista-tastierista (ovvero il mio ragazzo) e il batterista optiamo per un più semplice panino e rimaniamo di fianco al palco improvvisato, sotto un porticato, all’ombra, a tener d’occhio l’attrezzatura. Ci diamo intanto alla socializzazione con alcuni membri del gruppo avversario, anche loro fermi in quel punto per i nostri stessi motivi. Ad un certo punto, scherzando, viene fuori un’idea stramba ma decisamente interessante: “facciamo che, chiunque vinca, alla fine si sale sul palco insieme per l’altro concerto?“.

A breve tornano anche i ragazzi dispersi per il pranzo e gli avversari, i Fantabuggy, si preparano per la loro esibizione. Al contrario degli altri membri del mio gruppo, mi alzo per poterli vedere meglio e ci godiamo questo nuovo concerto, che inizia alle 15:15, in un caldo ancor più sconvolgente del precedente. Nonostante le situazioni climatiche, il gruppo riesce a coinvolgerci e a farci ridere, rivisitando alcune sigle in maniera particolare e simpatica (Mila e Kenshiro mi ha fatto morire!) e dando ai pezzi una base un po’ rock.

Finita anche questa esibizione, la giuria si allontana qualche istante per votare il gruppo vincitore. Mentre anche il secondo gruppo si dedica alla rimozione dell’attrezzatura dal palco, uno dei giudici viene a comunicarci che la vittoria è dei Crostini… che tuttavia non sanno se gioire o meno di questa novità. Come avrete intuito, il premio per il gruppo vincitore era una seconda esibizione, questa volta sul palco maggiore. Il che comportava spostare nuovamente tutta l’attrezzatura, senza per altro poter ricorrere a macchine o camioncini, per due “livelli” sammarinesi. Per fortuna l’organizzazione riesce a procurare ai ragazzi almeno un carrellino su cui caricare i pezzi più pesanti, per cui, mentre tre di loro cercano di spostare i “pezzi grossi” per le due grandi discese di dislivello tra i due palchi, io e l’altra ragazza, assieme ai due membri restanti del gruppo, ci carichiamo i pezzi mancanti e tagliamo per un’infinita serie di scalette.

Portato tutto al palco principale, mentre i Crostini sistemano nuovamente la strumentazione, io parto alla ricerca di una pila per il chitarrista… e quindi mi rifaccio le scale e mi scontro con qualche commessa inacidita, fino a trovare l’oggetto magico in questione (e una bottiglietta di thè freddo, indispensabile per recuperare liquidi e zuccheri e evitarmi lo svenimento). Recapitata la merce, segue un ulteriore preparazione e faccio nuovamente ciò che solo una Crostiner molto organizzata può fare: ricopio le nuove scalette per tutti i componenti del gruppo!
Si, sono discretamente inutile, lo so!

Poi, mentre i ragazzi finiscono di sistemare, mi godo il primo vero momento vuoto della giornata… ma dato che rischio veramente di collassare e di non rialzarmi mai più dal marciapiede su cui mi sono accasciata, decido che c’è solo una cosa rimasta da fare: dare un’occhiata alle bancarelle! Così mi dirigo verso l’ennesima salita, un po’ barcollante, sperando di trovare qualcosa di carino da comprare.

Le bancarelle erano davvero poche, ma sono riuscita a trovare qualcosina di interessante: una maglietta azzurra di Pusheen per una mia amica che ha da poco finito gli anni e, udite udite, una collanina di Nana, per la precisione quella con la chiave dell’appartamento 707!

pusheen

La maglietta di Pusheen per la mia amica…

Devo dire che sono rimasta piuttosto stupita di trovare un pezzo così carino di Nana, in primis perchè non è più molto di moda (e come si sa, ultimamente le bancarelle, ai comics, puntano solo su anime e manga che più vanno al momento), poi perchè, tra tanti altri oggetti di qualità non proprio eccelsa, questa non era male e non mi è capitato spesso di trovarne simili in giro (si trova molto più frequentemente il lucchetto di Ren con la chiave di Nana Osaki o l’anello di Vivienne Westwood).

Nana collanina

… e la collanina di Nana, come quella che mi sono comprata! ♡

Insomma, sono stata super felice del mio personale acquisto, e dopo aver ritrovato un po’ di gioia di vivere, sono tornata dal gruppo, che aveva appena iniziato il sound-check (ebbene si, sta volta sono riusciti a farlo!) sulle note di Forza Sugar!

Finalmente anche il concerto sul palco principale ha inizio e i Crostini, sempre più vicini all’esaurimento, spingono al massimo per rendere al meglio anche in questa occasione, accompagnati in due pezzi, come proposto inizialmente, dai simpatici Fantabuggy. E tutto fila liscio come l’olio, con noi fan che cerchiamo ancora di saltellare e tenere il loro ritmo.

fusione

“FU……SIO…..NEEEEEE!!!!!” Cit.

Sono le 18:30 circa quando il gruppo scende dal palco e dopo una lunga intervista per AnimeClick, si pone nuovamente il dilemma attrezzatura: come si fa a caricare tutto nelle macchine?
L’organizzazione ci comunica che, dato che il palco è ora occupato da una nuova esibizione, è impossibile far avvicinare le vetture, per cui c’è solo una scelta: rifarsi i chilometri a piedi fino alle macchine, portarle il più vicino possibile e caricare pezzo per pezzo, trasportandolo per 200 metri di peso (o, nella migliore delle ipotesi, trascinandolo). Così, dopo circa 30 minuti e l’ennesima partita a tetris, non so bene come, siamo riusciti a far rientrare tutto (noi compresi) nelle macchine e a ripartire per rientrare a casa.

Alle 22 eravamo di nuovo in sala prove a lasciare il tutto, recupere le altre macchine e, infine, ci siamo potuti concedere una bella cena, anche se eravamo piuttosto provati per la lunga giornata.

Facendo due conti, a fine giornata, posso dire che quest’esperienza ha avuto pro e contro: sicuramente è stata una faticaccia stare dietro ai ritmi del gruppo e cercare di aiutare il più possibile  e non si può dire che l’organizzazione del comics fosse delle miglioriMA in fondo il San Marino comics è solo alle primissime edizioni e deve ancora crescere e prendere forma. Spero che si riesca ad aggiustare il tiro e rendere il tutto più vivibile, anche perchè la location è molto bella (anche se non in piano…) e sicuramente meriterebbe di essere visitata.

I cosplayer non erano moltissimi, ma erano per lo più curati e dettagliati, soprattutto quelli in stile steampunk (che avevano degli eventi dedicati nell’arco delle due giornate) e quelli di ritorno al futuro.

Nonostante il gruppo abbia gareggiato prevalentemente per la gloria, è riuscito a farsi notare e speriamo che, tra interviste e contatti scambiati, la band possa acquisire maggiore visibilità e tornare a esibirsi presto, magari per qualche altro festival o comics.

Vittory

VITTORIA!

Quest’occasione ci ha anche fatto conoscere un altro gruppo interessante che si occupa sempre di sigle di cartoni, i Fantabuggy, e a forza di girare per eventi e fiere chissà che non ci sia modo di incontrarli di nuovo… io spero di si! Anche perchè mi devono ancora la sigla di Kurochan!

Detto questo, dopo aver sproloquiato veramente tanto (troppo) su questo argomento, che in fondo potrebbe non interessare a nessuno, vi lascio tornare alle vostre vite!

Fatemi sapere se vi è capitato di visitare questa fiera o se ne avete viste altre in questo periodo!

A presto,

Iya&Ceres


30 giorni di… Revolution! Giorno 27 – Il tuo sogno proibito

Eccoci con una nuova risposta per il meme di Acalia Fenders di Prevalentemente Anime e Manga!

Di sogni proibiti… in realtà ne avrei diversi e probabilmente sono uno più irrealizzabile dell’altro. Il che potrebbe risultare un po’ deprimente… ma sono una sognatrice nata, di quelle che sono abituate a fantasticare giorno e notte  (e a occhi aperti), per cui succede spesso che di fianco a desideri un po’ strambi o difficili da ottenere, ce ne siano altri totalmente impossibili da raggiungere! Great!

Volendo evitare di sprofondate in discorsi troppo surrali e personali, il sogno proibito che sto lentamente rincorrendo è… *rullo di tamburi*…
… quello di cantare!

Ho iniziato a prendere lezioni di canto da un annetto (anche se praticamente sono riuscita, tra impegni, malattie e imprevisti, a frequentare a malapena 6 mesi di corso) e il mio sogno è quello di riuscire a mettere su un gruppetto. Ovviamente questo richiede una buona preparazione, per cui penso non lo si possa considerare un obiettivo realizzabile in breve, dato il mio livello, ma sapere che ci sto lavorando mi mette già un po’ di ottimismo in corpo.

Rosa e Microfono

Volendo proprio proprio esagerare nel tirar fuori questo sogno dal cassetto… non mi dispiacerebbe mettere su un gruppo che fa cover di sigle dei cartoni animati, ma rigorosamente quelle originali giapponesi!

… probabilmente non ce la farò mai! XD
Ma l’importante è provarci… 😛

Voi che sogni avete nel vostro cassetto? Qualcosa di realizzabile o vi piace fantasticare ad occhi aperti come la sottoscritta?

A presto con un altro post per questo meme.

Iya&Ceres