…I'll also show you a sweet dream next night…

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Altro che ciclo…

Ci sono molti pregiudizi fastidiosi legati al nervosismo femminile, tra cui, il principale e più odioso, vede le donne infuriarsi irragionevolmente “in quei giorni“. Perchè, si sa, perdere sangue ci rende dei mostri spaventosi e vogliosi di succhiare energie agli altri e sfogare la nostra ira sul prossimo (che poi, non so voi, ma io solitamente non ho neanche le forze per arrabbiarmi).
Per quanto quasi tutti i pregiudizi abbiano una base di verità, lo scarica barile che si fa nei confronti delle donne in questi periodi critici è veramente esagerato e, tra l’altro, quanto si può ritenere il ciclo responsabile di certe variazioni emotive?
Nel mio caso, le cause di instabilità sono solitamente altre e oggi vi parlo dei 3 fattori che più influenzano (REALMENTE) il mio umore.

1) IL SONNO e il pessimismo cosmico

La carenza di sonno è una delle condizioni che più mi caratterizzano e le cause più comuni sono: incubi notturni, rumori esterni (ho il sonno abbastanza leggero), ansia eccessiva, il troppo caldo, etc…
Generalmente il dormire poco una sola notte non comporta alterazioni sostanziali nella mia persona, ma quando il mio sonno viene disturbato per diversi giorni consecutivi, inizio ad accusarne le conseguenze. La prima a risentirne, ovviamente, è la mia capacità di concentrazione, quindi rendo meno, soprattutto nello studio, ma anche nel lavoro o nella scrittura (divento praticamente incapace di formulare frasi intere di senso compiuto). Più i giorni passano, più il percepire tutto in maniera ovattata mi fa sentire confusa e incapace. Sbaglio spesso nel parlare e devo dire che anche il mio aspetto fisico non ne giova (ho le occhiaie anche a riposo, figuriamoci se sono stanca), cosa che intacca ulteriormente la mia autostima.
Tutto questo, come è prevedibile, mi porta a uno stato di pessimismo cosmico, in cui non mi sento più in grado di portare a termine alcun progetto.
Altro che ciclo…

2) LA FAME e l’impazienza

Lo dico apertamente e senza vergogna: sono una persona che ama mangiare. Quantitativamente non mangio neanche troppo (a parte durante eventi gioiosi e feste, in cui mi permetto di divorare anche il tavolino), ma ho bisogno di sgranocchiare frequentemente qualcosina, soprattutto se studio o lavoro. Quando questo non è possibile, la fame arriva e va ad ondate: all’inizio è un leggero languorino (della serie “Ambrogio, portami un Mon Cheri!”), poi questo passa e pare si possa tornare a concentrarsi su quanto si stava facendo; poi però quella sensazione torna, più forte di prima, facendoti brontolare lo stomaco e sai che devi per forza trovare qualcosa per fermare la situazioni… perchè, se non ci riesci, arriva la fame nera, quel vuoto allo stomaco che a volte si unisce a un leggero senso di nausea e che ti corrode lentamente dall’interno e tutto ciò a cui riesci a pensare, a mo’ di zombie, è “ciboooo!”.
Conscia che allo step 2 segue inevitabilmente lo status zombie-like, già all’arrivo del rumoroso richiamo dello stomaco la mia mente inizia a riorganizzare gli impegni in maniera meno lucida, posticipando alla fase post-prandiale tutto ciò che è troppo lungo o difficile da fare, che “a stomaco pieno si lavora meglio!”. Anche se immagino che a vedermi da fuori sembrerò solo una persona stranamente frettolosa, che sospira ad ogni nuovo imprevisto perchè annoiata o alterata (mentre dentro di me già riescheggia la voce dello zombie:”fameeeeee… cibooooo!”).

3) IL DENARO e il duo ansia-irrequietezza

Sono sempre stata della convinzione che i soldi non fanno la felicità, ma l’essere una studentessa perennemente al verde mi ha messo di fronte al fatto che, invece, l’assenza di denaro provoca in me una condizione di ansia perpetua (per cui, ecco, un po’ di denaro nella vita è auspicabile).
Vi spiego più o meno come è la mia situazione: vivo ancora a carico dei miei perchè studio (cosa che in sè è già abbastanza ansiogena di suo) ma i soldi che mi passano sono quasi interamente necessari per le spese base di uno studente fuori sede, quindi coprono affitto, trasporto e una spesa moderata. Se tutto va bene, i restanti dindini bastano anche per le bollette e per qualche, piccolo extra (es: un paio di fumetti al mese). Ma non sempre tutto fila liscio come l’olio e già il ritrovarmi con più bollette da pagare contemporaneamente o altre spese improvvise (come compleanni, feste di laurea, matrimoni, etc…) può alterare questo delicato equilibrio. Quando questo accade, mi ritrovo a calcolare al centesimo ogni mia spesa (anche alimentare, non crediate che le battute sugli studenti universitari che vivono di pasta con il tonno siano mere leggende metropolitane), pregando che non subentrino altri inconvenienti prima dei versamenti mensili dei miei genitori. Come potrete immaginare, essendo io già di mio una persona tendente all’ansia, in questi giorni di attesa divento emotivamente instabile e alterno momenti di tranquillità ad attimi di abbattimento o irrequietezza (che sfociano spesso in incubi e insonnia, il che ci riporta al punto 1!). E, si, forse in questo ultimo caso anche l’arrivo del ciclo ci mette del suo… se pensate a quanto costano gli assorbenti!

Detto questo, spero che questo post ironico vi abbia divertito. Il mio scopo, spero si sia capito, era quello di sottolineare quanto una persona sia complessa e non possa essere riassunta in uno stereotipo, soprattutto perchè, tra i tanti legati all’immagine femminile, questo è forse quello che, nella vita di tutti i giorni, più mi ritrovo davanti e quindi più mi dà fastidio.

Quali sono i pregiudizi che più vi danno sui nervi? E quali le cose che vi destabilizzano emotivamente?

A presto,

Iya&Ceres


Come un pezzo di carne

Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e questo mi spinge ad affrontare un argomento spinoso che volevo trattare da tempo, per la prima (ma forse non l’ultima) volta. Spero di riuscire a trasmettere qualcosa a chiunque legga questo post, sia esso uomo, donna, giovane o anziano, anche se il turbolento vortice di pensieri ed emozioni che questo argomento risveglia in me tende a farmi perdere la capacità di scrivere seguendo un filo logico. Speriamo bene…

Comincio, innanzitutto, condividendo in maniera chiara e diretta la mia posizione. E lo faccio con carta e “penna”, per ricordare che tutto ciò di cui si parla in questi giorni non è un’invenzione della rete o una leggenda metropolitana, ma è qualcosa di REALE e, per alcuni individui, estremamente TANGIBILE.

NoViolenza

Passo, poi, a raccontarvi, a grandi linee, il processo interiore che mi porta a mal tollerare comportamenti molesti e affermazioni misogene o superficiali da parte del prossimo. Voglio provare a ricostruire ciò che porta la mia bilancia personale a tendere sempre alla protezione del sesso femminile, anche se normalmente sono per la parità dei sessi. Vi voglio raccontare di quello che io, come donna, ho provato relazionandomi al mondo, perchè credo che per molte altre donne possa essere così e perchè penso che la violenza nasca, fondamentalmente, da un’incomprensione dell’altro e da una mancanza di rispetto nei confronti di qualcosa di diverso da noi stessi.

L’INIZIO

NascondinoFin da quando sei piccola ti insegnano che siamo tutti uguali. Non esistono differenza di età, di religione, di sesso, di ceto sociale o di razza, perchè è giusto che tutti abbiano gli stessi diritti e doveri, e anche tu, ragazzina delle elementari o delle medie, ne sei convinta! Infatti giochi con tutti i bambini allo stesso modo, siano essi maschi o femmine: prima nascondino, poi palla tra i due fuochi, poi mosca cieca… niente ti porta a pensare che ci possano essere differenze tra te e, per dire, il tuo migliore amico. E vivi tranquillamente le tue giornate.
Poi le cose cambiano, cresci e, nonostante tu rimanga un maschiaccio (nel mio personalissimo caso), inizi a sembrare un po’ più femminile, sia ai tuoi occhi, che a quelli dei tuoi familiari e, ovviamente, a quelli dei ragazzi. Inizi a capire che forse non siamo proprio tutti uguali, ma che effettivamente ci sono delle differenze non trascurabili, soprattutto a livello sessuale, tra maschi e femmine: si iniziano a differenziare interessi, modi di vestire e atteggiamenti, perchè LE adolescenti tendono a vedere le cose con un’ ottica un po’ diversa daGLI adolescenti. Ma questo non comporta necessariamente conseguenze negative. Però, mano a mano che il tempo passa, iniziano a giungerti alle orecchie concetti nuovi, che prima magari non riuscivi a percepire: il tg non parla più solo di omicidi, ma se si tratta di donne ci sono anche molti casi di stupri o di percosse; i tuoi genitori iniziano a farti capire che è meglio se non vai in giro da sola (perchè il tuo mondo, ovviamente, si è allargato rispetto a quando eri solo una bambina) ma al tuo migliore amico nessuno fa storie; ti viene proibito di stare fuori oltre una certa ora… mentre ai tuoi amici maschi no. Allora, agli inizi della tua adolescenza, cominci a realizzare che non è vero che tutti siamo uguali, che avremo pure gli stessi diritti ma non affronteremo le stesse battaglie.

adolescenza

LA PAURA

vicolo-buioPiù ne senti parlare, dalla tv, dai giornali, dagli insegnanti, più ti rendi conto quanto pericoloso possa essere il mondo per una ragazza. Più capisci cos’è il sesso e gli dai un significato personale, più capisci quanto orribile sia uno stupro. Più frequenti posti nuovi e ti allontani dai tuoi soliti confini, più realizzi quanto terrificante possa sembrare una strada buia o poco affollata. E inizi, inevitabilmente, ad avere paura. Perchè basta incrociare la persona sbagliata che può succederti di tutto. Cerchi di farti furba, di evitare situazioni ambigue e di stare sola, ma anche il giocare scherzosamente con i tuoi amici come facevi da piccola ti mette davanti all’inevitabile evidenza che, crescendo, la tua struttura fisica si è differenziata dalla loro, e sei diventata più fragilementre ogni maschio, crescendo, si è fatto più forte. Impari che non puoi scontrarti con nessuno, che devi essere vigile e, in caso di pericolo, cercare di difenderti in ogni modo. Anche quando non ci pensi direttamente, sotto sotto stai facendo caso a dove sei e con chi; pure se non sei vittima del terrore, attraversare il corso al buio per arrivare alla macchina ti fa stare costantemente con i sensi in allerta. Mentre, ovviamente, i tuoi amici possono farsi i chilometri a piedi per andare a comprarsi un gelato o le sigarette. Come da bambina, devi temere il buio, mentre loro no.

IL FASTIDIO

Con il tempo inizi a convivere pacificamente con la tua paura e, pur mantenendo le consuete norme di auto-tutela messe a punto nell’arco degli anni, ti rilassi di più anche quando esci la sera e cominci ad interagire maggiormente con elementi dell’altro sesso (sempre in condizioni non pericolose). Ti sembra quasi che i rischi siano minori di come li avevi valutati, che se sei conscia delle situazioni non devi temere il mondo. Contemporaneamente, però, diventi consapevole che, nella maggior parte dei casi, la differenza tra femmina e maschio non si limita solo all’aspetto fisico, ma che crescendo anche i caratteri e la logica si sono allontanati. La cosa inizialmente non ti dà fastidio, in fondo ognuno è libero di pensarla come vuole, ma poi capiti in una serie di situazioni in cui percepisci che l’uomo non solo pensa diversamente dalla donna, ma sa di essere più potente e si sente “il cacciatore”. Ti senti osservata se fai una passeggiata, senti gli occhi addosso se ti vesti carina per una serata, ti arrivano commenti e battutine di ogni tipo, con la coda dell’occhio intravedi sorrisetti o ghigni distorti e, nei casi peggiori, ti becchi anche qualche palpatina “accidentale”, soprattutto se hai avuto la malsana idea di andare a ballare in discoteca.

Apro qui una parentesi, perchè ci tengo a chiarire dei concetti, soprattutto per eventuali lettori di sesso maschile. Quando si parla di comportamenti fastidiosi non si parla quasi mai di un atto in sè, ma della malizia che l’uomo cela dietro ad essi. Un “buongiorno“, un “ciao” o un “sei carina“, in bocca a persone educate, donne o uomini che siano, non è fastidioso. Anzi, è palese che è piacevole! Mentre, quando sono dette con quella voce profonda e/o quel fare porco e di chi cerca di farti capire che sarebbe ben felice di metterti le mani addosso, è un’altra cosa. Per cui non fate gli ingenui dicendo che un “ciao” è un “ciao-e-niente-di-più“, perchè il viscidume che qualcuno riesce a lanciare anche con commenti così banali è veramente scandaloso, e se da una parte ad una donna piace apparire carina ed essere apprezzata, non significa che potete trattarla come merce (non per altro ho detto apprezzata e non prezzata!) o approfittare di ogni situazione per tirare fuori i vostri istinti primordiali. Altra cosa: ho sentito persone, o addirittura miei amici, dire che alle donne piace essere palpate. E’ una grandissima CAZZATA (perdonate la volgarità)! Ci sono ANCHE donne a cui PUO’ piacere, ma oltre ad essere la MINORANZA, sono per lo più persone con un rispetto di se stesse pari a zero o che pensano che la loro vita possa ruotare intorno al loro aspetto fisico (e non sto dicendo che solo quelle belle si comportino così); per il resto delle donne, le mani addosso sono fastidiose, se non sono quelle della persona che si desidera.

Tornando a noi, quei comportamenti e quei commenti che prima di una certa età non avevi considerato, ora iniziano a sembrarti delle freccie infuocate e la paura di prima si converte, in parte, in un latente fastidio verso tutte le battute o le affermazioni anche solo lontanamente misogene. Perchè mentre “l’uomo” si diverte a giocare al cacciatore, tu senti sempre più d’essere paragonata alla preda, manco fossi un pezzo di carne al supermercato, con tanto di scritta “offerta speciale” sopra. Non solo non sei uguale ad un uomo, ma l’uomo, sempre più spesso, si sente dominante rispetto a te, manco fosse un cane. E finisci per odiare “l’uomo”, anche quando non ce l’hai con uomini in particolare.

Donne...

Ecco un semplice screenshot di cosa accade se si ricerca “donne” su Google immagini. Temo renda abbastanza bene l’idea di come la massa ci consideri…

LA RASSEGNAZIONE

Vuoi o non vuoi, questo è il mondo e qui si deve vivere. Finisce che, se sei donna, alcune cose ti costano più che ad un uomo e alcune situazioni ti daranno sempre fastidio, ma tu dovrai passarci sopra, perchè non c’è una vera soluzione. Tutto sembra allo sfascio e le figure maschili e femminili non sono da meno. Forse arriverà il giorno in cui si comincierà nuovamente ad educare i giovani al rispetto e da questo nascerà una nuova percezione della figura femminile, ma purtroppo non credo che tali cambiamenti arriveranno a breve. Per cui, quello che posso fare, così come molte altre donne, è lamentarmi e offendermi per questa condizione, sperando che anche solo un uomo nel mondo possa in qualche modo recepire questo messaggio e capire che non sono bugie, che non è finzione, che non è un caso isolato, ma che il peso di “portare la gonna” è uno stato emotivo con cui molte donne sono costrette a convivere. E che, ovviamente, non siamo nè un pezzo di carne nè un giocattolo con cui divertirsi una sera.

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Mi scuso con tutti gli uomini che si sentiranno ingiustamente tirati in causa con questo discorso, la mia intenzione non è quella di attaccare il sesso maschile in generale, ma fare capire quale è la concezione della donna che molti hanno o dimostrano. Per coloro che, invece, credono ancora che atteggiamenti da gallo e palpeggiatine siano apprezzate, ho un messaggio molto più breve e diretto: “LASCIATECI IN PACE!“.

Mi scuso poi con le donne, perchè sicuramente non ho trattato molti punti come avrei dovuto e ho trascurato questioni importanti come la violenza familiare, ma il mio voleva essere un primo tentativo di approcciarmi a questo tema. Ad ogni modo, a voi donne, voglio dire che non c’è niente da temere, che non è giusto vivere una vita a metà e neanche accontentarsi di essere guardate ma non rispettate. Amatevi voi stesse, per prime, e rispettatevi, e vedrete che troverete qualcuno che non vi tratterà come un essere inferiore, ma pronto a proteggervi dalle ingiustizie di un mondo in cui, purtroppo, essere uomo o essere donna non è la stessa cosa.

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Spero che questo post vi sia piaciuto almeno un po’, sono comunque sempre aperta ai vostri commenti, di qualsiasi tipo siano (purchè fatti con senso e un livello minimo di educazione!).
Fatemi sapere se vi siete mai sentite così, se quello che ho vissuto è condiviso anche da voi e se, a volte, vi sentite appesantite dall’essere donne.

A presto,

– Iya&Ceres –

#NoAllaViolenzaSulleDonne