…I'll also show you a sweet dream next night…

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Finalmente… BERSERK!

PICCOLA PREMESSA:
Questo post riguarda esclusivamente l’anime ed è pressochè SPOILER-FREE.
Ma può contenere olio di palma.

Era da anni, anni, ANNI (potrei quasi azzardare la parola “decennio”) che posticipavo la visione di questo anime. La sua fama mi tormentava da molto ed ero sicura che avrei potuto trovarlo molto interessante. Ma sapevo di cosa si trattasse, mi era stata descritta come un’opera cruda e conoscevo, a grandi linee, la storia del protagonista. Tutto questo, non so per quale motivo, aveva fatto nascere in me la convinzione che fosse qualcosa di pesante e difficile da digerire, per cui ho continuato a rimandarne la visione, nonostante volessi assolutamente depennare questo titolo dalla lista dei miei “must see”.

Poi il mio ragazzo mi ha proposto alcuni titoli per sceglierne uno da vedere insieme (l’ultimo lo avevo scelto io, quindi spettava a lui proporre qualcosa) e nella sua lista figurava, appunto, il “temibile” Berserk. Così ho deciso di farmi coraggio e lanciarmi nella visione (accompagnata, manco fossi una bimba) di questo anime e ora mi sento di dire un paio di cose a riguardo.

Inizierei col dire che non l’ho trovato così pesante come pensavo che fosse. Certo, di tematiche pesanti e personaggi sfortunati ce ne sono piove se piovesse e sicuramente non ne consiglierei la visione a un ragazzino, ma la versione animata (che mi dicono essere più “light”, come spesso accade, della controparte cartacea) ha giusto qualche scena veramente pesante. A parte questo, l’opera è molto d’azione e l’ho trovata piuttosto scorrevole (alla fine, come sempre, mi sono fatta prendere e ho finito per divorarla in pochissimo tempo).

Altra cosa che mi sento di dire è che Berserk mi è piaciuto. Nonostante qualche pecca, ai miei occhi, qua e là, mi sono appassionata alla storia e non vedo l’ora di poter vedere il seguito. L’ho trovato un anime completo, che non manca nè d’azione nè di approfondimento emotivo, ma che, di tanto in tanto, lascia anche spazio a qualche risata. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidito è stata l’impressione che, qualche volta, le scene non siano state gestite nel migliore dei modi. Non so come spiegarlo, ma ci sono scene che iniziano in maniera troppo brusca o cambi di location non chiari… un po’ confusionario in certi passaggi, insomma. Inizialmente pensavo fosse una pecca legata al fatto che la prima serie è un po’ datata e, come altre degli anni ’90, porta con sè uno stile e un “sapore” di quel periodo. Invece queste piccole mancanze le ho riscontrate anche in alcuni episodi delle serie recenti (datate 2016 e 2017), quindi è proprio un carattere dell’anime di Berserk, forse legato a dei problemi di trasposizione di alcune scene dal manga? Comunque l’opera in sè non ne risente particolarmente e trovo possa essere considerato davvero un ottimo titolo.

Se avete visto quest’anime, potrete facilmente immaginare quali saranno i prossimi due punti.

Da dove cavolo vengono fuori disegni e animazioni della seconda stagione? Perchè hanno voluto punire i fan di quest’opera con questo stacco repentino dal disegno classico e quella cosa mezza 3D che si muove, in certi momenti, in maniera più legnosa dell’anime del 1997?
Magari sono io che non capisco l’innovazione e questo nuovo modo di fare anime è spettacolare, ma a me il gusto retro delle immagini della prima stagione è piaciuto un casino e l’ho trovato mille volte più delicato e adatto a delineare i personaggi. Prendiamo ad esempio [quella gran m***a di] Griffith (o “GRIFFISSSSTHSSSS”, se preferite): nella versione moderna ha dei tratti molto meno delicati rispetto alla vecchia rappresentazione. In certe immagini sembra quasi sproporzionato, finto. Che senso ha usare una grafica moderna se fa sembrare qualcosa più finto di quanto non sia un’immagine bidimensionale?

Veramente è meglio la seconda versione? E’ un mio problema perchè sono abituata agli anime vecchio stile? Se è così, per favore, ditemelo!

E ora potrete anche odiarmi, oh voi fan di Berserk di vecchia data… ma mi dovete dire cosa cavolo è la prima sigla! Seriamente, ditemi: tolto l’affetto per l’opera in sè, vi sembra davvero una buona canzone? Perchè io, quando l’ho sentita la prima volta, mi sono immaginata che avessero preso un chitarrista che ha appena imparato a strimpellare e che ha scoperto che la sua chitarra può fare un suono stranissimo, allora ci ha fatto un’intera canzone, su cui poi hanno cantato i suoi amici, di cui uno ubriaco alla voce principale e l’altro, stonato, ai cori. Questo è l’effetto che mi ha fatto, ai primi ascolti, Tell My Why, la prima sigla di Berserk. E magari, al solito, sono io che non capisco un cavolo di musica, potrebbe anche essere, però, se la pensate così, dovete spiegarmi il lato positivo di questa sigla.

Le altre due, invece, le ho adorate e le sto continuando a sentire in loop da giorni. Sono entrambe dei 9mm Parabellum Bullet (gruppo di cui ho scoperto, grazie a queste opening, anche altre canzoni e che, devo dire, trovo interessante) e hanno un sound grintoso, ma rimandano anche a un senso di rabbia e/o malinconia. Due pezzi perfetti, se pensiamo a come ritroviamo in nostro caro Gatsu, il protagonista, dopo una certa Eclissi di cui non ho intenzione di parlare… [tra l’altro, per la serie “quando una parola normale acquisisce, d’un tratto, tutto un altro significato ai tuoi occhi”].

Tra l’altro, una piccola menzione se la merita anche un pezzo della soundtrack, Hai Yo, che si fa sentire ogni volta che il buon Gatsu entra in azione. Veramente bellissima e d’effetto, ve la posto qui sotto.

E questo è, a grandi linee, come ho trovato Berserk. Non volevo fare un post molto lungo e non volevo andare a parlare in dettaglio della trama o delle tematiche, perchè probabilmente non ne sarei uscita viva. Tuttavia, se avete piacere di confrontarvi su qualche punto, se ne può sempre parlare nei commenti!

Come al solito, fatemi sapere se avete visto quest’anime, se vi è piaciuto o se invece avete letto il manga e potete fornirmi qualche info o dettaglio interessante in più! E se non concordate su quanto ho detto, aspetto nei commenti il vostro punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 

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See you, space cowboy! [Cowboy Bebop FlashPost]

E’ da un po’ di tempo che sto meditando di recuperare molti degli anime che hanno segnato la mia infanzia per poterli rivalutare a distanza di anni, con una nuova consapevolezza e da un nuovo punto di vista. Dato il mio recente abbonamento a Netflix, ho voluto cominciare proprio da un titolo qui presente e risalente al lontano 1998. Oggi vi parlo, quindi, di Cowboy Bebop.

Trama

Siamo nel 2071 e l’essere umano ha abbandonato la Terra, spostandosi verso il più ampio universo. In questo vasto palcoscenico si muovono i nostri protagonisti, Spike e Jet, due cacciatori di taglie che, a bordo del Bebop, la loro navicella, solcano i cieli cercando di sbarcare il lunario. Sulla loro strada incontreranno personaggi molto vari, ognuno con una propria storia, dei desideri o in cerca di qualcosa.

Commento

Nonostante Cowboy Bebop tratti di cacciatori di taglie e sia ambientato in un lontano futuro, l’azione in sè costituisce solo una piccola parte del titolo. Sin dai primi episodi, lo spettatore si trova di fronte a immagini di una società decadente, in cui la tecnologia è avanzata, ma le persone sembrano scolorite, vuote e in cui la criminalità si espande a macchia d’olio. In questo malinconico panorama si delineano i profili dei nostri protagonisti, alcuni tormentati dal passato, altri in cerca di risposte o del proprio posto.

A creare le giuste atmosfere subentra la colonna sonora dell’anime, prevalentemente jazz (il “Bebop” è, per l’appunto, uno stile del jazz), che non solo è in grado di enfatizzare le situazioni descritte, ma contribuisce a dare al titolo un carattere tutto suo e difficilmente imitabile.

Ho scelto di recuperare questo titolo, tra i primi, non solo perchè relativamente breve (solo 26 episodi), ma principalmente perchè non avevo memoria di quale fosse la trama principale dell’anime, ma ne ricordavo solo alcune sfaccettature. Ed ora capisco la motivazione di quel vuoto mnemonico: nonostante il cartone ruoti intorno alla storia di Spike, non c’è una vera e proprio trama che leghi l’inizio e la fine, ma le disavventure del protagonista servono come pretesto per poter mostrare la vita di tutti gli altri personaggi. Per intenderci, la sola storia di Spike poteva essere riassunta in 3 episodi, ma l’anime punta a raccontare qualcosa di più dell’avventura di un singolo uomo.

Come potrete facilmente dedurre, a questo punto, Cowboy Bebop non è di certo un titolo leggero e fatto per gli amanti dell’azione e delle “botte facili“, perchè, tra una sparatoria e una gag costruita per strappare un sorriso, punta ad approfondire carattere e emotività dei personaggi messi in campo. Per questo motivo non è sicuramente un titolo adatto a tutti, ma per lo stesso motivo è uno dei titoli che rimangono nel cuore e nei ricordi di molti amanti dell’animazione giapponese.

E’ quindi il titolo perfetto?
A mio parere no, per alcuni motivi. Innanzitutto ci sono alcuni dialoghi un po’ incocludenti e fin troppo enfatizzati, di quelli che sembrano voler racchiudere il senso della vita, ma che risultano un po’ forzati nel contesto in cui vengono esposti. Inoltre qualche episodio risulta eccessivamente lungo, prolisso e, in determinate situazioni, alcuni dei protagonisti finiscono per agire in maniera fin troppo stereotipata.

Tuttavia queste possono essere considerate piccole pecche in un’opera dal sapore unico come Cowboy Bebop ed è per questo che vi consiglio di dargli una chance.

Come sempre, vi posto l’epica sigla:

Se, invece, non avete voglia di recuperare i 26 episodi e preferite darvi a una sintesi rapida e in chiave ironica del cartone, vi consiglio questo video di Lilletta Ely, trovato sempre su YouTube.

Avete visto mai questo anime? Che ne pensate? Ma soprattutto… siete anche voi tra quelli che si godevano questi titoli nell’ormai defunta MTV, quando ancora esisteva l’anime night?
[In quest’ultimo caso, unitevi a me in un pianto disperato, mentre rimembriamo i bei tempi che furono!]

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post: “acida come una Claymore!”

Approfitto della mia breve convalescenza post-rimozione dell’ultimo (infamissimo) dente del giudizio per parlavi rapidamente di un anime che ho terminato da poco e che mi ha lasciato un po’ perplessa, sperando anche di potermi, così, confrontare con quanti di voi conoscano già il titolo.
Parliamo di Claymore.

Claymore è un fumetto “dark-fantasy” (grazie Wikipedia) e d’azione, da cui è stato tratto un anime, di cui ho recuperato i 26 episodi, tra l’altro nella versione doppiata in italiano.

La storia parla delle claymore, combattenti donne il cui scopo è sconfiggere dei demoni (yoma). La loro forza e le loro capacità speciali derivano da un duro allenamento e, soprattutto, dal sangue e dalla carne dei demoni stessi, che hanno assorbito per poter, appunto, affrontare questi spietati mostri ad armi pari. Tuttavia, l’utilizzo eccessivo dello yoriki (il potere demoniaco) in loro, le può portare a superare il limite e a risvegliarsi come yoma.
Tra queste combattenti conosciamo Clare, la nostra protagonista, il cui unico scopo è vendicarsi dello yoma che ha ucciso la sua amata Teresa, un’altra claymore che l’aveva salvata da ragazzina. Lungo la sua strada, però, Clare incontrerò Raki, un ragazzino umano che deciderà di seguirla e che porterà diversi cambiamenti nella sua vita.

Ogni claymore, oltre a un nome palesemente non-giapponese, ha un grado e un proprio simbolo di riconoscimento. Devo dire che questo aspetto mi è piaciuto molto! Notare, tra l’altro, dove è la nostra cara protagonista Clare.

Volendo affrontare rapidamente questo argomento, senza analizzarlo nei dettagli, vado ad elencarvi quelli che, SECONDO ME (ed è un parere personalissimo) sono i pro e i contro di questo anime.

PRO

La storia è in sè interessante e abbastanza articolata. Di fianco a avvenimenti abbastanza scontati, si ritrovano dei buoni colpi di scena o episodi meno ovvi e sicuramente non è un cartone che mostra solo combattimenti, ma pone davanti agli occhi dello spettatore concetti come la discrepanza tra ciò che dicono le regole e ciò che è giusto, il senso di lealtà, l’amicizia.

Alcuni personaggi, nonostante il poco approfondimento delle relative storie e background, sembrano ben delineati e finiscono per attirare le simpatie dello spettatore.

I disegni sono abbastanza particolari e possono non piacere, soprattutto per quanto riguarda l’estetica dei volti, ma di sicuro rendono molto bene i combattimenti e le scene d’azione.

Sia la sigla d’apertura che quella di chiusura sono molto belle, nonostante abbiano un gusto un po’ retro (sono l’unica che nota una discreta differenza tra le sigle del passato e quelle odierne?)

Opening:

Ending:

CONTRO

Il doppiaggio non ottimale in italiano, accompagnato a dei dialoghi eccessivamente lunghi e frasi ripetute all’infinito solo per fare scena (tipo: “allora è questa una claymore“), rovinano parecchio la godibilità della storia. Allo stesso modo, l’infinito ripetersi di alcune scene flashback, per quanto volte a motivare lo stato d’animo dei protagonisti, rende alcuni passaggi veramente tediosi e piatti.

☆ Nonostante si possa intuire come mai le claymore siano sempre schive e di cattivo umore (considerando che rischiano la vita quotidianamente per degli esseri umani che le trattano come mostri, mosse come burattini da un’organizzazione che sembra non rispettarle affatto come entità viventi), pare che la loro paculiarità principale non sia la forza, bensì l’acidità: non si risparmiano battute e dialoghi gratuitamente snob o cattivi o, appunto, acidi fino al midollo, neanche se rivolti alle proprie compagne. Da qui il mio nuovo, personalissimo, detto: “sei acida/o come una claymore!”.

☆ Alcuni personaggi, inizialmente presentateci come spiacevoli o negativi, finiscono per scoprirsi buoni e piacevoli. Purtroppo, però, a fianco a questi ce ne sono altrettanti evidentemente minorati mentali, incoerenti, fuori di testa (e no, non sto esagerando, perchè non venitemi a dire che Ophelia o Priscilla sono personaggi sani di mente) e quindi estremamente fastidiosi. Lo stesso Raki, del quale si possono anche capire i sentimenti, finisce per comportarsi spesso all’opposto di quello che dovrebbe fare e questo, sarò onesta, me lo ha fatto odiare tantissimo.

Non c’è un vero finale: tutta la storia evolve per arrivare a un determinato punto, ma anche sfiorandolo, non lo raggiunge e diversi aspetti della trama rimangono irrisolti. Presumo che il manga avanzi ulteriormente rispetto alla controparte animata, ma di fatto l’anime è incompleto e può, per questo, deludere uno spettatore che, dopo tanti episodi di acidità e violenze, sperava di vedere sciogliere almeno qualche nodo della storia.

Concludendo:

Claymore è un anime con delle buone potenzialità ma che lascia l’amaro in bocca per diversi aspetti. Alcune cose mi rimarranno sicuramente nel cuore, tra cui le sigle e alcuni personaggi, ma nel compleasso lo trovo un po’ carente su tutto il resto. Sono contenta di averlo recuperato e terminato dopo tanto tempo, ma di sicuro non rientrerà mai nelle mie opere preferite e, tuttora, non so se è un titolo che consiglierei o meno.

Quindi vi chiedo: avete mai visto questo cartone? Che ne avete pensato? Ma soprattutto, c’è qualcuno di voi che può dirmi se il manga ha gli stessi difetti o se, invece, andrebbe recuperato per colmare le lacune dell’anime?

A presto,

Iya&Ceres


Bunraku – Quando la trama non è tutto!

Finalmente sono riuscita a vedere un film su cui avevo posato gli occhi da tempo e che mi incuriosiva moltissimo. Come avrete capito dal titolo, sto parlando di Bunraku, film d’azione americano del 2010.

bunraku

Trama

“Molto tempo prima della comparsa dell’uomo, il conflitto era già una componente implacabile della vita. Le creature condividevano la terra con altre creature, ma era solo una questione di tempo, perché prima o poi avrebbero lottato per la supremazia sulle risorse.

Gli uomini non erano diversi, anche loro subivano il fascino perverso della violenza. L’uomo e la civiltà si prodigarono per inventare soluzioni sempre più innovative per annientare esseri umani, a discapito di ciò che è necessario per la sopravvivenza.

Esistono molti uomini per uccidere un uomo. Poi esiste un modo per fare il pane o per fare l’amore. Mentre questi ultimi sono limitati, l’uomo ha superato ogni possibile immaginazione e con la sua capacità di distruggere la vita, ora gli basta solo premere un pulsante. Tra il crimine incontrollato che regna per le strade e la guerra crescente alla frontiera, era solo una questione di tempo… *boom*
… dalle ceneri nacque un mondo nuovo. Le nazioni superstiti finalmente realizzarono che l’inarrestabile sete di distruzione dell’uomo doveva essere contenuta. Venne rigorosamente applicato un divieto per tutte le armi da fuoco e, proprio come la spada cedette il passo alla pistola, la pistola lasciò il posto alla spada, permettendo alle autorità di portare pace e speranza alle loro nazioni sulla punta di una lancia, ignorando che la natura autodistruttiva dell’uomo non poteva essere fermata. Non c’è abbastanza amore, in questo mondo, o abbastanza denaro, per permettere che questo eterno cerchio venga interrotto.

Quando il tempo sarà maturo, il male prenderà il sopravvento. Nel nostro caso, viene personificato da un taglialegna: Nicola è il suo nome, e questa è la sua città, la sua terra, un luogo dimenticato da Dio, dove la nostra storia ha inizio.

E come esistono infiniti modi per uccidere un uomo, esistono infiniti modi per raccontare questa antica storia di lotta.

L’introduzione del Narratore

La trama di questo film è piuttosto semplice: il paese è governato dallo spietato Nicola, che ha instaurato una specie di dittatura e, grazie ai suoi fedeli “9 Killer” e ai numerosi leccapiedi, mantiene il controllo assoluto della zona. Un giorno, però, a bordo di un treno, arrivano due stranieri solitari, ognuno con la propria storia e il proprio obiettivo, ma che si ritroveranno a lottare uniti contro un nemico comune.

Personaggi

Numerosi sono i personaggi che si muovono e si scontrano in questo coloratissimo film, ma i protagonisti con una reale caratterizzazione sono una manciata e non tutti ci svelano il proprio nome.

Inizierei a introdurvi Il Vagabondo (Josh Hartnett), uno degli stranieri solitari che giunge in città, alla palese ricerca di qualcosa. Non ci verrà svelato il suo vero nome, ma fin da subito è chiaro che sà menare forte e non ha intenzione di mollare prima di aver raggiunto il suo obiettivo.

“C’è sempre qualcuno più potente di te”.

Il Vagabondo

straniero

Allo stesso modo, Yoshi (Gackt), un coraggioso samurai giapponese, si recherà a trovare lo zio, in cerca di risposte, ma finirà per mettersi nei guai. Presto scoprirà che, per ottenere ciò che desidera, dovrà lottare molto più duramente di quanto si aspettasse.

“La vita è un bene che ogni uomo considera prezioso. Ma l’uomo buono ritiene che l’onore sia molto più prezioso della propria vita. Soprattutto se l’uomo in questione è giapponese!”

Narratore, riferendosi a Yoshi

yoshi

A guidarli nella direzione giusta (dopo essersi goduto diverse risse e scontri all’ultimo pugno) ci sarà Il Barista (Woody Harrelson), un uomo che crede nella giustizia e spera ancora di potersi liberare dal dominio del freddo Nicola, con cui ha dei conti in sospeso.

“La gente ha bisogno di qualcuno a cui ispirarsi. Non è detto che debba essere il più forte. A volte è solo colui che trova la strada giusta.”

Il Barista

il-barista

A reggere la trama ci sono poi, ovviamente, i cattivi: Nicola e i suoi sottoposti.
Nicola (Ron Perlman) è un uomo molto potente, che non si fa scrupoli per ottenere ciò che vuole. Così ha ottenuto il potere e così lo mantiene. Ma anche in Nicola, ormai segregato nella sua dimora per non svelare il reale aspetto, inizia a nascere il desiderio di trovare qualcuno veramente alla sua altezza.

“Se vuoi uccidere un uomo come me sarà meglio che lo pugnali alle spalle, è questo il trucco. L’uomo d’onore… beh, è duro a morire, ma anche lui muore. Gli uomini come me (…) sono in grado di comprendere che la vittoria non riguarda chi ha ragione, ma chi resta. Vedi queste mani, figliolo? Queste mani hanno preso la vita di centinaia di uomini; questi occhi hanno visto gli ultimi respiri fluire da centinaia di polmoni e questi piedi hanno calpestato centinaia di stolti che pensavano di uccidermi. Ma il mio cuore ancora pulsa forte e aspetta qualcuno che sia alla sua altezza.
(…) Vuoi sapere la verità, figliolo? Tutto si riduce al giorno dopo. Quando sorge il sole e capisci che la vita va avanti. Non c’è nessun giudice  nel momento della morte.”

Nicola

nicola

Unico altro villain che spicca tra le schiere di soldati del Taglialegna è Killer n°2 (Kevin McKidd), un uomo violento che usa la propria bravura nel combattimento per tenere a bada coloro che sfidano il capo o per punire severamente chi si mostra inadatto a servirlo. Un uomo senza sentimenti, che vive solo per assaporare il momento della vittoria.

killer-n-2

Commenti

Come sarà ormai chiaro a quanti di voi sono arrivati a leggere fin qui, a livello di trama e personaggi il film non ha nulla in più da offrire rispetto ad altri titoli. Dunque, perchè ve ne sto parlando?

Perchè ho trovato che questo titolo, nella sua linearità, sappia affascinare lo spettatore grazie al fantastico comparto visivo e intrattanere con i suoi scontri improntati come se fossimo in un videogame (con tanto di nemici comuni, boss dell’aria e final-boss)

nicola-giardino

Gli scenari sono bellissimi, molti sfondi e ambientazioni richiamano lo stile giapponese ed è quasi strano vederci muovere personaggi di ogni tipo, come lo stesso Vagabondo, che ricorda un cowboy, o alcuni Killer del Taglialegna, che sembrano usciti da un film gangster. Porte che scorrono e luci colorate creano atmosfere particolari e non tutto viene mostrato direttamente, ma raccontato dalle ombre o espresso con qualche altro espediente.  A volte, come il titolo lascia intendere, tutto viene spiegato come in uno spettacolo in stile Bunraku (tipo di teatro giapponese in cui i personaggi sono grandi marionette, manipolate da sagome nere), mentre altre volte le città e gli sfondi scivolano via come se il mondo fosse un enorme libro pop-up. Non per altro…

“Ogni uomo deve avere un hobby. Il mio è creare buffi pop-up.”

Il Barista

barista

La narrazione, a tratti scherzosa, è lasciata alla voce fuoricampo, e il comparto audio è travolgente, con musiche molto varie  e suoni enfatizzati che a volte richiamano lo stile dei videogiochi. Mi è piaciuto molto questo uso degli effetti sonori, come ad esempio quando alla soundtrack si somma il ritmo scandito dal bastone del Killer n°2, in attesa, che crea una base molto ritmata per gli scontri che stanno avvenendo nelle altre stanze.
[Scusate se sono stata poco chiara nell’esprimere quest’ultimo concetto; confido che, se guarderete il film, sarete in grado di capire di cosa sto parlando!]

sottotitoli-ai-dialoghi

Le ultime parole famose… Comunque ho apprezzato molto anche la scelta di trattare i sottotitoli alla lingua giapponese come dei veri e propri dialoghi di un fumetto.

A scene di combattimento molto coreografiche si affiancano piccoli siparietti che fanno sorridere e tutto questo, sommato ai sopracitati reparti visivi e sonori, rende l’opera discretamente godibile e abbastanza scorrevole.

Gli attori, pur non sono sempre perfetti (a parte Killer n°2, che è talmente viscido da mettere i brividi), sembrano nati per interpretare questi ruoli. Lo rivedrò sicuramente in lingua originale, un po’ perché alcuni dialoghi mi sono sembrati un po’ sconnessi o incompleti, ma anche perché la voce del solitario protagonista, Josh Hartnett (che io conosco per l’importante ruolo in Penny Dreadful) ha un tono molto diverso e molto più adatto al personaggio.

Concludendo

Sarà ormai chiaro a tutti che questo film mi è piaciuto moltissimo e l’ho apprezzato ancora di più perchè evidenzia un concetto che mi ritrovo a pensare spesso, ovvero che non servono trame ultra-complesse o colpi di scena improbabili per creare una bella opera. Certo, se ben gestiti sono degli ottimi aiuti, ma anche delle scelte stilistiche particolari possono contribuire a creare un titolo unico. E questo, per me, è l’effetto che fa Bunraku.

Forse qualcuno potrebbe trovarlo troppo pacchiano o un po’ troppo confusionario, presumo che sia anche una questione di gusti, ma mi sento veramente di consigliarlo a chi cerca un film d’azione che si distacca dai soliti canoni da “americanata semplice” o chi è incuriosito dai titoli coloriti e con atmosfere particolari.

Se lo avete visto, come al solito, non esitate a farmi sapere cosa ne pensate, sia che il film vi sia piaciuto, sia che vi abbia annoiato, che il confronto è sempre gradito ospite in questo blog!

A presto,

Iya&Ceres