…I'll also show you a sweet dream next night…

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Yuri!!! on Ice

Grazie al suggerimento di Nyu ho scoperto che la maglia che ho ricevuto per sbaglio dal sito Qwertee (vedi qui) è dell’anime Yuri!!! On Ice. Presa dalla curiosità suscitatami dalle immagini trovate su internet, ho deciso di lanciarmi nella visione del titolo e… mi sono divorata tutta la serie in meno di 48 ore.

Trama

Yuri Katsuki è uno dei migliori pattinatori artistici del Giappone. Nonostante sia riuscito ad arrivare al Grand Prix, una competizione mondiale, preso dall’agitazione e per via di alcuni avvenimenti personali che lo hanno scosso, finisce per classificarsi ultimo. Esce dalla competizione estremamente amareggiato e pensa seriamente di abbandonare la carriera agonistica. A scuoterlo dal suo torpore arriva però Victor Nikiforov, cinque volte medaglia d’oro nel pattinaggio artistico e suo idolo, che si propone come suo coach.

Commenti

Non so se sarò in grado di esprimere quanto questo titolo, inaspettatamente, mi abbia emozionata e coinvolta, ma ritenevo doveroso fare un tentativo. Perchè ho adorato ogni singolo episodio di questo anime.

Ma partiamo dall’inizio: Yuri!!! on Ice parla di pattinaggio artistico e, nonostante io non sia esperta in questo campo, non ho trovato quest’opera minimamente noiosa.  Spesso viene utilizzato il linguaggio tecnico, ma tutto ciò che serve per capire l’anime viene spiegato di volta in volta, così da non escludere uno spettatore meno esperto, e ai momenti  seri e dal maggiore impatto emotivo, come gare e allenamenti, si alternano scene e siparetti molto più di leggeri e qualche flashback inatteso. Questo bel mix rende l’opera emozionante e divertente, quindi, ai miei occhi, molto godibile.

Ho amato il fatto che, durante le varie esibizioni, oltre che ascoltare le bellissime musiche e osservare le coreografie, ci vengano mostrati i pensieri dei pattinatori e delle persone a loro vicine. Questo rende possibile non solo una maggior empatia col protagonista, Yuri, ma consente allo spettatore di percepire la personalità di ogni singolo personaggio messo in campo. Ogni gara non è solo una serie di movimenti armonici su una meravigliosa base, ma per ognuno rappresenta qualcosa di diverso e questo ci porta anche a contestualizzare gli errori, le espressioni e la determinazione di tutti. Per questo, in certi momenti, si finisce quasi per dispiacersi o tifare un po’ anche per gli avversari.

Ho apprezzato molto il fatto che, nonostante ognuno voglia vincere per continuare a inseguire i propri sogni, ci sia lealtà e rispetto tra tutti i concorrenti. E’ un anime che ci racconta che competizione e sportività possono coesistere e che avere degli avversari forti non sempre è un male, ma può essere un forte stimolo per dare il meglio. Ci viene chiaramente mostrato come Victor sia stato lo stimolo maggiore per alcuni degli altri pattinatori, che hanno accusato anche il suo ritirarsi dalle scene, e allo stesso modo Yuri, con la sua nuova determinazione e i suoi miglioramenti, è ciò che sprona i più giovani a giocarsi il tutto e per tutto. In particolare, a risentire della presenza del “Yuri giapponese” sarà il russo Yuri Plisetsky (soprannominato Yurio), appena entrato nella categoria senior e voglioso di lasciare il segno. Durante tutto l’anime seguiremo molto anche la sua storia, i suoi progressi e nonostante il carattere da gatto schivo, Yurio finirà per rimanere nel cuore non solo di Yuri e Victor, ma dello stesso spettatore.

Veniamo poi all’altra cosa che ho follemente amato di questo cartone: il rapporto tra Yuri e Victor.
Yuri ha sempre adorato Victor, lo ha sempre stimato come pattinatore e ha sempre desiderato di poter raggiungere la sua bravura. Victor, d’altro canto, è un grande campione che rimane affascinato dallo stile e dall’emotività che Yuri riesce ad esprimere. Ma questo, ovviamente, è solo l’inizio del loro rapporto, che è destinato a crescere e diventare immensamente profondo.
Grazie al suo coach, Yuri riscoprirà la passione per lo sport che li accomuna, ma si ritroverà tra le mani un sentimento ancor più forte, più ardente, una voglia di lottare e di dimostrare che la presenza di Victor gli ha cambiato la vita, lo ha fatto rinascere: il suo carattere introverso e insicuro muterà gradualmente, portandolo ad aprirsi, per mostrare al mondo chi è veramente e quanto forte possa brillare.
Dall’altra parte c’è Victor, inizialmente incuriosito da Yuri, che non si limierà a condividere con lui programmi ed esperienza, ma finirà per riversare in lui speranze, emozioni e ad ogni sua esibizione capirà di voler dare ancora di più, sia al suo pupillo che al mondo.
Un legame pressochè indissolubile, così ci appare alla fine dei 12 episodi, tanto da avermi sinceramente fatto sperare in qualcosa di più. Normalmente non sono una ragazza che vede connotazioni yaoi in ogni titolo che si ritrova davanti, ma ogni gesto compiuto dai due protagonisti nel corso della serie non ha fatto che enfatizzare la forza e la purezza del loro rapporto. Ogni abbraccio, ogni lacrima, ogni frase racchiude rispetto, complicità e, per l’appunto, amore. E tutto questo mi ha emozionata tantissimo.

La bellissima opening, che vi posto qui sotto, è un’ottima rappresentazione di ciò che ho cercato di raccontarvi. Nonostante i disegni quasi abbozzati, la sigla esplime dolcezza, volontà di combattere, di riscattarsi, di emozionare.

Purtroppo molte delle opening trovate su YouTube sono state private della traccia audio, che viola i copyright, per cui spero che almeno questo link rimanga funzionante. Tra l’altro, questo video evidenzia la variazione tra la sigla del primo episodio e le altre 11, enfatizzando la rilevanza che ha avuto l’incontro tra i due protagonisti.

Vi consiglio di vedere anche la ending, molto bella ed energica, e di ascoltare alcune delle canzoni usate per le esibizioni, che tolgono il fiato. Sarò banale, ma quelle che ho preferito sono In regards to love – Agape e Eros e, ovviamente, Yuri on Ice.

Che altro dire? Sarò stata nel mood adatto per vedere questo titolo, perchè, contro ogni aspettativa, mi sono ritrovata a pregare con ogni mia forza affinchè Yuri riuscisse a farsi valere e, più ci si avvicinava al gran finale, più sentivo nascere in me aspettative, ansia e curiosità. Non vi nego che mi sono anche commossa e che sto desiderando ardentemente che arrivi, come ho letto in giro, una seconda stagione.

Spero che questo post vi abbia incuriositi e mi auguro di non essere sembrata eccessivamente prolissa o esagerata. Se avete visto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate e se vi ha colpiti come ha fatto con me.

A presto,

Iya&Ceres

 


Flash Post – Ranpo Kitan, storie di personaggi storti

Io e la mia “Onee-chan” abbiamo recentemente sperimentato l’ebrezza di provare un anime molto particolare e… che tutt’ora non ho capito se e quanto mi sia piaciuto. Devo, però, ammettere che Ranpo Kitan non è un titolo scontato o incapace di colpire, quindi ho deciso di parlarne con voi.

Ranpo Kitan – Game of Laplace è un anime investigativo del 2015, costituito da soli 11 episodi, dai toni decisamente thriller e dagli avvenimenti piuttosto macabri.

Trama

Kobayashi è un ragazzo delle medie, tranquillo e molto distaccato dalla realtà che lo circonda. Un giorno il giovane studente si risveglia nella sua classe, ignaro di come sia arrivato sul posto. Nello stesso luogo scopre il cadavere di un suo insegnante e finisce per essere accusato di omicidio. Nelle indagini verrà coinvolto un giovanissimo detective, Akechi, che risolverà facilmente il macabro giallo, affascinando l’apatico Kobayashi, che gli chiederà di diventare suo apprendista.

Commento

Durante la visione di questo anime non ho potuto che ripetere a me stessa (e a mia sorella, compagna di …sventure?) che questo anime è pieno di gente storta, moralmente o fisicamente.
Perchè, effettivamente, tutta la storia ruota attorno a personaggi strambi, pittoreschi, pazzi, malati… o incapaci di tenere una postura normale!
E ora starete pensando: “ma allora sarà una schifezza!“.
(Vi capirei, è quello che mi è balenato nella testa al primo episodio, però…)
No. Non proprio.

Ho dei sentimenti molto discordanti riguardo questo titolo, ma di sicuro posso dire una cosa: nonostante la partenza assurda, già dopo i primi due episodi è chiaro che tutti i casi affrontati, che tutti i personaggi incontrati, sono destinati a narrare qualcosa di più grande, mettendo le radici ad un caso ben più ingarbugliato e dalla forte componente psicologica. Perchè, al di fuori dei macabri e assurdi delitti, questo anime narra di  debolezze, di limiti, di scelte difficili e, a modo suo, ti mette davanti ad una domanda: io cosa avrei fatto in una situazione del genere? Perchè dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, guardando esternamente una vicenda, è sempre molto facile. Ma quando ci si ritrova impotenti davanti a delle realtà orribili, ma concrete, cosa saremmo effettivamente disposti a fare pur di non rimanere solo a guardare?

Di contro, l’anime presenta dei personaggi fin troppo assurdi, a volte stereotipati (si può veramente stereotipare un personaggio assurdo?) e alcuni episodi risultano decisamente meno interessanti e coinvolgenti di altri. Gli avvenimenti sono a volte sensati, altre volte un po’ troppo estremizzati e non ho ancora capito se questo sia o meno accettabile, tenendo in considerazione che stiamo parlando di un titolo molto particolare e che, in realtà, il focus non dovrebbe essere sui casi in sè, ma sull’emotività o sulla psiche dei personaggi.
Si, appunto, sono un po’ confusa a riguardo.

Due note sicuramente positive, tuttavia, posso citarle: sia io che mia sorella abbiamo apprezzato molto la scelta di rappresentare il mondo di Kobayashi come un mondo fatto di manichini grigi, che prendono forma solo quando accade qualcosa di rilevante. Un modo molto efficace per sottolineare il totale distacco del protagonista dalle persone che ha attorno. Allo stesso modo, nell’arco di tutto l’anime vengono usati degli stratagemmi scenici interessanti che possono attirare l’attenzione dello spettatore.

L’altra nota positiva, se mi conoscete un minimo, potrete facilmente indovinarla…

… Sto ovviamente parlando delle due sigle dell’anime, che vi posto qui sotto.
La opening è coinvolgente, sia per il ritmo che per le immagini, e lascia pregustare chiaramente l’atmosfera distorta che ci si ritroverà davanti.

La ending, invece, l’ho adorata ancor prima di vedere l’anime ed è, anzi, ciò che mi ha portato a scoprire questo titolo. Per questo condivido il video dell’artista, Sayuri, e non la sigla del cartone.

Ho cercato di dire la mia su questo titolo, ma non sono sicura di essere riuscita ad esprimere tutto ciò che si poteva dire a riguardo. Spero però di avervi un pochino incuriositi e che qualcuno di voi mi offra il suo punto di vista su questo anime.

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post – Gosick

Tra le varie serie animate che sto recuperando ultimamente (sto cercando di completare alcune delle molte opere lasciate in sospeso in passato) c’è anche Gosick, anime a base investigativa di 24 episodi, terminato nell’ormai lontano 2011.

Trama

Kujo Kazuya è uno studente giapponese che va a studiare all’estero, nell’immaginario regno di Saubure, collocato sulle Alpi, tra Italia e Francia e in cui si parla, appunto, la lingua francese. E’ il 1924.
All’Accademia St. Marguerite, però, Kujo fatica a farsi amici, poichè la popolazione, molto superstiziosa, per via del suo aspetto (occhi neri, capelli neri), lo paragona da subito al personaggio di una delle tante storie di fantasmi del posto: il Dio della Morte Primaverile. In cerca del significato di questo soprannome, Kujo si avventura nell’immensa biblioteca scolastica, dove farà la conoscenza di Victorique, una ragazza dai lunghissimi capelli biondi, dall’aspetto angelico e dalla sovraumana intelligenza. Nonostante le prime incomprensioni, i due diventeranno molto amici e insieme risolveranno la moltitudine di casi misteriosi in cui si ritroveranno coinvolti, anche per via del fatto che il fratello di Victorique è un commisario di polizia.

Commento rapido

Devo dire che, a parte qualche pecca qua e là, ho trovato questo anime piacevole e abbastanza scorrevole. I vari casi sono abbastanza interessanti e ho apprezzato molto che alcuni di questi misteri portino a conseguenze anche nella vita dei protagonisti o che facciano avanzare la trama generale dell’opera: tutto ciò che viene esposto già dal primo episodio serve a rafforzare il rapporto tra Kujo e Victorique, così come a costruire lo scenario in cui i personaggi si muovono.
I personaggi sono abbastanza strani, a volte (pecca n°1) un po’ troppo ripetitivi nel loro modo di fare e stereotipati, ma hanno un loro ruolo nella storia e tutto sommato, anche non amandoli alla follia, non fanno storcere il naso. Lo stesso Kujo ne è un esempio: non fa che ripetere “Victorique” (ovviamente pronunciato in una lingua che di francese non ha nulla) e chiamare la sua partner per soccorerlo in ogni occasione, ma anche sembrando un po’ stupido e piagnone, in realtà è molto altruista e coraggioso. Ho apprezzato che, nel loro piccolo, alcuni dei personaggi principali evolvano nell’arco dei “soli” 24 episodi.
Nonostante sia un cartone che non fa eccessivo uso di scene splatter o brutali, non si risparmia alcuni avvenimenti abbastanza pesanti dal punto di vista umano: sacrifici di bambini, donne rapite e obbligate e partorire figli non voluti… insomma, per intenderci, pur non essendo visivamente brutale ha dei toni abbastanza macabri e per questo non lo farei vedere a dei bambini solo perchè i protagonisti sembrano “kawaii” e perchè ci sono pizzi e merletti ovunque.
In contrasto con questi avvenimenti crudi e col tentativo dell’anime di non sfociare nel surreale, il finale di alcune sottotrame, così come dell’anime in generale, possono risultare un po’ troppo buonisti (pecca n°2) e alcune scene possono sembrare particolarmente inverosimili o improbabili (pecca n°3).

Nel complesso è comunque un anime poco impegnativo che vi consiglio sicuramente, soprattutto se vi piacciono storie investigative e di misteri. Tenete, però, a mente che il riflettore sarà sempre e comunque puntato sui protagonisti, più che sui casi in sè.

Spero che questa mini-recensione vi sia stata d’aiuto. Come sempre, se avete visto questo titolo, fatemi sapere che ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres


Flash Post: “acida come una Claymore!”

Approfitto della mia breve convalescenza post-rimozione dell’ultimo (infamissimo) dente del giudizio per parlavi rapidamente di un anime che ho terminato da poco e che mi ha lasciato un po’ perplessa, sperando anche di potermi, così, confrontare con quanti di voi conoscano già il titolo.
Parliamo di Claymore.

Claymore è un fumetto “dark-fantasy” (grazie Wikipedia) e d’azione, da cui è stato tratto un anime, di cui ho recuperato i 26 episodi, tra l’altro nella versione doppiata in italiano.

La storia parla delle claymore, combattenti donne il cui scopo è sconfiggere dei demoni (yoma). La loro forza e le loro capacità speciali derivano da un duro allenamento e, soprattutto, dal sangue e dalla carne dei demoni stessi, che hanno assorbito per poter, appunto, affrontare questi spietati mostri ad armi pari. Tuttavia, l’utilizzo eccessivo dello yoriki (il potere demoniaco) in loro, le può portare a superare il limite e a risvegliarsi come yoma.
Tra queste combattenti conosciamo Clare, la nostra protagonista, il cui unico scopo è vendicarsi dello yoma che ha ucciso la sua amata Teresa, un’altra claymore che l’aveva salvata da ragazzina. Lungo la sua strada, però, Clare incontrerò Raki, un ragazzino umano che deciderà di seguirla e che porterà diversi cambiamenti nella sua vita.

Ogni claymore, oltre a un nome palesemente non-giapponese, ha un grado e un proprio simbolo di riconoscimento. Devo dire che questo aspetto mi è piaciuto molto! Notare, tra l’altro, dove è la nostra cara protagonista Clare.

Volendo affrontare rapidamente questo argomento, senza analizzarlo nei dettagli, vado ad elencarvi quelli che, SECONDO ME (ed è un parere personalissimo) sono i pro e i contro di questo anime.

PRO

La storia è in sè interessante e abbastanza articolata. Di fianco a avvenimenti abbastanza scontati, si ritrovano dei buoni colpi di scena o episodi meno ovvi e sicuramente non è un cartone che mostra solo combattimenti, ma pone davanti agli occhi dello spettatore concetti come la discrepanza tra ciò che dicono le regole e ciò che è giusto, il senso di lealtà, l’amicizia.

Alcuni personaggi, nonostante il poco approfondimento delle relative storie e background, sembrano ben delineati e finiscono per attirare le simpatie dello spettatore.

I disegni sono abbastanza particolari e possono non piacere, soprattutto per quanto riguarda l’estetica dei volti, ma di sicuro rendono molto bene i combattimenti e le scene d’azione.

Sia la sigla d’apertura che quella di chiusura sono molto belle, nonostante abbiano un gusto un po’ retro (sono l’unica che nota una discreta differenza tra le sigle del passato e quelle odierne?)

Opening:

Ending:

CONTRO

Il doppiaggio non ottimale in italiano, accompagnato a dei dialoghi eccessivamente lunghi e frasi ripetute all’infinito solo per fare scena (tipo: “allora è questa una claymore“), rovinano parecchio la godibilità della storia. Allo stesso modo, l’infinito ripetersi di alcune scene flashback, per quanto volte a motivare lo stato d’animo dei protagonisti, rende alcuni passaggi veramente tediosi e piatti.

☆ Nonostante si possa intuire come mai le claymore siano sempre schive e di cattivo umore (considerando che rischiano la vita quotidianamente per degli esseri umani che le trattano come mostri, mosse come burattini da un’organizzazione che sembra non rispettarle affatto come entità viventi), pare che la loro paculiarità principale non sia la forza, bensì l’acidità: non si risparmiano battute e dialoghi gratuitamente snob o cattivi o, appunto, acidi fino al midollo, neanche se rivolti alle proprie compagne. Da qui il mio nuovo, personalissimo, detto: “sei acida/o come una claymore!”.

☆ Alcuni personaggi, inizialmente presentateci come spiacevoli o negativi, finiscono per scoprirsi buoni e piacevoli. Purtroppo, però, a fianco a questi ce ne sono altrettanti evidentemente minorati mentali, incoerenti, fuori di testa (e no, non sto esagerando, perchè non venitemi a dire che Ophelia o Priscilla sono personaggi sani di mente) e quindi estremamente fastidiosi. Lo stesso Raki, del quale si possono anche capire i sentimenti, finisce per comportarsi spesso all’opposto di quello che dovrebbe fare e questo, sarò onesta, me lo ha fatto odiare tantissimo.

Non c’è un vero finale: tutta la storia evolve per arrivare a un determinato punto, ma anche sfiorandolo, non lo raggiunge e diversi aspetti della trama rimangono irrisolti. Presumo che il manga avanzi ulteriormente rispetto alla controparte animata, ma di fatto l’anime è incompleto e può, per questo, deludere uno spettatore che, dopo tanti episodi di acidità e violenze, sperava di vedere sciogliere almeno qualche nodo della storia.

Concludendo:

Claymore è un anime con delle buone potenzialità ma che lascia l’amaro in bocca per diversi aspetti. Alcune cose mi rimarranno sicuramente nel cuore, tra cui le sigle e alcuni personaggi, ma nel compleasso lo trovo un po’ carente su tutto il resto. Sono contenta di averlo recuperato e terminato dopo tanto tempo, ma di sicuro non rientrerà mai nelle mie opere preferite e, tuttora, non so se è un titolo che consiglierei o meno.

Quindi vi chiedo: avete mai visto questo cartone? Che ne avete pensato? Ma soprattutto, c’è qualcuno di voi che può dirmi se il manga ha gli stessi difetti o se, invece, andrebbe recuperato per colmare le lacune dell’anime?

A presto,

Iya&Ceres


Il suono del mio 2016

Un altro anno sta volgendo al termine.

Devo dire che, per la sottoscritta, il 2016 è stato un anno ricco di avvenimenti e di emozioni, discretamente strano e che, in tutta onestà, ha lasciato in me una discreta sensazione di pesantezza. Ma, in un modo o nell’altro, pare che io stia lentamente uscendo dalla sinistra influenza di quest’annata e già, ai miei occhi, si prospetta un 2017 di gran lunga più tranquillo e piacevole. Pregate per me affinché, per una volta, non mi sia portata sfortuna da sola con questa affermazione!

Come  è già accaduto in passato (ovvero nel 2014 e nel 2013) oggi sono qui per condividere quelli che per me sono stati i “must” dell’anno e, dato che non sono riuscita a dedicarmi come avrei voluto a film, serie, cartoni e quant’altro, la mia lista sarà interamente volta a illuminarvi sui brani musicali che i miei dispositivi più hanno riprodotto.

Eccovi, quindi, la lista delle mie canzoni del 2016!

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Questa è anche l’espressione che ho avuto per tutto il 2016!

Inizierei dicendo che gran parte del mio anno è stata poco esplorativa a livello musicale e, dato il mio mood, ho messo in un infinito loop l’album That’s The Spirit dei Bring Me The Horizon (credo di avervi accennato qualcosa in passato) e non ho fatto che riascoltarmi le stesse canzoni per mesi, incapace di scostarmi, più di tanto, da questo genere. In questo album è anche contenuta quella che, più di altre, è stata la canzone del mio anno e che, forse, potrei considerare la canzone della mia vita. Ma non è questo il momento di parlarne… e non so se sarò mai in grado di condividere appieno, con voi, il significato che quel pezzo ha per me.

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Passerei, quindi, all’altro genere predominante del mio 2016, che, per assurdo, non ha nulla a che vedere con il precedente gruppo! Siccome sono una persona molto strana, infatti, al precedente periodo nero è seguita una fase molto più colorita e dai toni frizzanti. E’ iniziato quindi il periodo K-pop, in cui mi sono dedicata prevalentemente a due pezzi delle 4minute (Hate e Crazy) e alle BlackPink, che sono state in grado di intrigarmi con tutti e quattro i singoli da loro pubblicati (tutti, per altro, in quest’anno). Condivido con voi, nello specifico, Playing With Fire, perché è forse quella che ho ascoltato di più e di cui ho apprezzato tantissimo anche il video.

Rimanendo su pezzi provenienti dall’oriente, quest’anno, oltre a rispolverare la vecchia Gloria di Yui, sono andata in fissa per una canzone degli Stereopony, che si intitola Hitohira no Hanabira. Vi posto anche questa.

Ho anche recuperato alcuni brani tratti da anime. Il più significativo, per quest’anno, è senza dubbio Shinjitsu no Uta dei Do As Infinity, una delle sigle di chiusura di Inuyasha. Ve la consiglio tantissimo perchè la trovo meravigliosa e ogni volta che l’ascolto mi toglie il fiato.

Citando poi brani sicuramente più conosciuti, ho ascoltato anche diverse canzoni commerciali. Dalla stra-mandatissima Sofia di Alvaro Soler, passando poi, nei momenti di tristezza, per Faded di Alan Walker e concludendo, in quest’ultimo mese, con In The Name of Love di Martin Garrix ft. Bebe Rexha. Ricordo anche El Taxi (Osmani Garcia ft. Pitbull), che è stata la colonna sonora che ha accompagnato la mia fantastica ConfraNERDita durante il Lucca Comics (di cui vi ho parlato qui).

L’ultima canzone pop che vi menziono è sicuramente meno conosciuta, ma l’ho ascoltata tantissimo, fino ad arrivare quasi al punto di non poterla più tollerare. Eh già, ho dei problemi grossi. Sto parlando di Flashlight, nella versione Sweet Life Remix, che rientra nella colonna sonora di Pitch Perfect 2.

Molto spesso, quando il mio umore era variabile e incerto, ho ascoltato Guilt di Nero, un brano dalle note elettroniche ma dal sound a tratti molto cupo.

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Si… sempre con questa faccia!

Veniamo quindi ai pezzi più alternativi. Quest’anno sono andata in fissa per due canzoni degli Halestorm (Love Bites, So Do I e I Miss The Misery) e, in questi ultimi giorni, sto ascoltando moltissimo Warriors degli Imagine Dragons. Volevo inoltre segnalarvi Hello di Leo Moracchioli, cover dell’omonima canzone di  Adele.

Non posso ovviamente dimenticarmi dei due pezzi degli About Wayne, tratti dall’album Bagarre, che mi hanno stregato: Riverside e In The Reign of Flies (che ho amato alla follia).

Nell’ultimo periodo mi hanno fatto sentire una fantastica canzone dei Sonata Arctica (gruppo power metal) di cui mi sono innamorata. Sto parlando di My Selene.

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Come base musicale durante i periodi di studio ho spesso usato un brano tratto dalla colonna sonora de Lo Hobbit: The Misty Mountains Cold. Penso che i fan del mondo de Il Signore Degli Anelli e affini sappiano molto bene di cosa sto parlando…

Vorrei poi parlarvi di un gruppo metal italiano che… fa canzoni un po’ fuori dalle righe e pazzerelle. Sono i Nanowar of Steel e tra le loro canzoni quest’anno sono andata in fissa con Giorgio Mastrota – The Keeper of Inox Steel. Non chiedetemi come mai questo pezzo mi sia entrato così tanto nella testa… ma veramente non posso farne più a meno!

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Lo stesso album contiene la meravigliosa To Kill The Dragon You Need A Sword! XD

Sempre per saltare da un genere all’opposto, chiudo con una cover che, se frequentate il pazzo mondo del rosso tubo, sicuramente avrete incrociato. Sto parlando di Hallelujah dei Pentatonix, un pezzo decisamente famoso e utilizzatissimo, ma che in questa versione a cappella sa affascinare ancor più che l’originale. Ve lo posto perché è, a mio parere, un pezzo musicale imperdibile di quest’anno.

Questo è quanto. Per l’ennesima volta vi  ho dimostrato quanto strani siano i miei gusti e quanto spazi tra generi totalmente diversi gli uni dagli altri.
Spero comunque che questa lista sia stata di vostro gradimento, che abbiate riconosciuto qualche titolo o che possa essere stata per voi di ispirazione.

Se avete voglia di condividere con me i brani musicali del vostro  2016 sarò lieta di ascoltarli, così come prenderò nota di eventuali titoli cinematografici o anime vorrete consigliare.

Vi auguro di passare una magica nottata e che il 2017 inizi, fin da subito, al meglio.

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Ci vediamo ad anno nuovo,

Iya&Ceres


Sailor Moon Crystal – La resurrezione di un idolo

Intro

Per il ventesimo compleanno di uno dei personaggi storici dell’animazione giapponese, la fantastica paladina della legge che veste alla marinara, Sailor Moon, la Toai Animation ha proposto un riadattamento della sua storia, con l’intenzione di creare una serie animata più fedele al fumetto originale.

E’ così che è (ri)nata la serie di Sailor Moon Crystal, rilasciata l’anno scorso nel sito internet Niconico (con tanto di sottotitoli in diverse lingue) e comprendente i primi due archi narrativi della storia. A seguire, quest’anno, la terza stagione, Bishōjo senshi Sailor Moon Crystal Season III (anche detta Infinity) è stata trasmessa, come serie televisiva, dall’emittente giapponese Tokyo MX.

Nonostante delle vocine su questa cosa mi fossero già arrivate, la mia mente non ha veramente metabolizzato il concetto fin quando, un mesetto fa, mi sono imbattuta nell’opening della prima stagione e… non ho potuto evitare di lanciarmi nella riscoperta del mio primo idolo.

Se non sono ancora riuscita a suscitare il vostro interesse, mi auguro che la sigla (che posto subito qui sotto) possa sortire su di voi lo stesso effetto che ha avuto su di me!

Prima parte: Season 1 e 2

“Io non sarò mai più la principessa di una tragedia”

Nonostante questa prima parte comprenda due distinti archi narrativi, due sono i motivi per cui vanno considerati, a mio parere, a parte rispetto alla terza stagione. Per prima cosa, non esiste una fine esatta della prima stagione: il 14° episodio della serie non solo conclude il primo arco narrativo, ma introduce l’inizio del secondo e la contiguità tra i due è dimostrata, ulteriormente, dal permanere della stessa sigla di apertura e di chiusura. Altra particolarità è legata ai disegni: mentre il character design è lo stesso nella prima parte, cambia in maniera evidente nella terza stagione, Infinity.

Fatta questa precisazione, vado a presentarvi la trama delle due serie! Non credo che ci sia ancora qualcuno all’oscuro della trama principale di questo cartone, ma per correttezza vi segnalo che la seguente parte può contenere spoiler!

Crystal titolo

Primo arco narrativo

Come in passato, il primo arco narrativo è quello che ci presenta tutti i personaggi intorno a cui ruoterà la storia. Conosciamo così Usagi Tsukino, la nostra sbadata protagonista, la cui vita cambierà drasticamente dopo l’incontro con Luna, una piccola gatta nera, con, appunto, una macchia a forma di luna sulla fronte. Usagi scopre di essere la reincarnazione di una guerriera della luna, Sailor Moon, e che deve difendere il mondo da uno sconosciuto nemico, insieme all’aiuto delle sue compagne. Una dopo l’altra, puntata dopo puntata, alla dolce protagonista di uniscono le altre Sailor: Mercury, Mars, Jupiter e Venus. Intanto fa la sua comparsa anche un’altra figura, Taxedo Kamen, di cui la stessa Luna non conosce l’identità.
Sarà un amico o un nemico? Per cosa combatte? Riusciranno le nostre neo-eroine a recuperare i ricordi del loro passato e ad affrontare il male che minaccia l’amata Terra?

Secondo arco narrativo

Dopo aver riportato la pace sulla Terra, Usagi spera di potersi dedicare, finalmente, all’ amato Mamo-chan, ma… all’improvviso, dal cielo, piove una bambina dai capelli rosa, che sostiene di essere Usagi Tsukino e che sembra volersi impadronire del Cristallo d’argento illusorio della nostra paladina. Mentre le Sailor cercano di capire da dove venga Chibiusa [che non è un nome a sé, come venne tradotto da noi, ma che significa Chibi-Usagi, ovvero piccola Usagi!] un nuovo gruppo di loschi individui minaccia la Terra. Riusciranno le Sailor a far fronte anche a questo nemico?

Crystal intermezzo 1

Sailor Moon Crystal – Infinity (Season 3)

“Radunate i tre talismani. La luce a cui condurranno segnerà l’inizio della rovina”

Sembra regnare finalmente la pace sul pianeta Terra, ma Usagi vive nella perenne sensazione che le tutto muterà di nuovo. In poco tempo iniziano a verificarsi strani eventi intorno alla prestigiosa accademia Mugen e le Sailor e Tuxedo Kamen iniziano a fare strani sogni. Quando sono ormai convinti che stia arrivando un nuovo male, a sconvolgerli ulteriormente è la comparsa di tre nuove Sailor, che sostengono di non essere loro alleate.
Chi è veramente il nemico che minaccia la Terra? Quale è il vero obiettivo delle Sailor apparse?

Crystal intermezzo 2

Infinity VS le prime due stagioni

La prima cosa su cui cade l’occhio confrontando la prima parte dell’anime e la terza stagione è, come già anticipato, l’evidente cambio nello stile del disegno. Soprattutto la fisionomia dei personaggi esce migliorata nella stagione Infinity: i corpi sono anatomicamente più corretti e i disegni, in generale, sono più curati. Tuttavia, io e mia sorella (che abbiamo affrontato la visione di Sailor Moon Crystal insieme) siamo piuttosto d’accordo che per alcuni dei protagonisti queste variazioni sono state fortemente positive mentre per altri un po’ meno. A prescindere dai gusti personali, anche se ho apprezzato lo stile delle prime due stagioni, non posso che dare ragione a mia sorella quando sostiene che la testa di Usagi aveva delle dimensioni e delle proporzioni fortemente sballate; ma allo stesso modo siamo entrambe convinte che il personaggio di Mamoru esca fortemente penalizzato da questo cambio nel character design (ed è forse l’unico che veramente è preferibile nella versione “Crystal 1.0”).

Mamoru Chiba (confronto)

Sono l’unica a preferirlo nella prima versione? Ma soprattutto… non vi sembra ci sia qualcosa che non va nel profilo della sua testa nelle versione Infinity?

Andando, invece, a soffermarsi sui singoli personaggi e i loro ruoli, è molto piacevole, arrivati alla terza stagione, vedere riaffermarsi le quattro Sailor “classiche”, ovvero Mercury, Mars, Jupiter e Venus, che nel secondo arco narrativo sono state fiacche, deboli e di poco aiuto. In Infinity, al contrario, le ritroviamo energiche, forti, attive… finalmente di nuovo degne di stare al fianco della loro principessa.

Altro personaggio che migliora notevolmente è Chibiusa, veramente (e storicamente) odiosa nell’arco narrativo in cui viene presentata. Da prepotente, egoista e infantile, in poco tempo, la bambinetta viziata evolve e diventa una ragazzina dolce e altruista. Certo… deve aver lavorato parecchio sul suo galoppante ed esasperato complesso di Edipo!

Per il resto, poche sono le differenze da sottolineare. Potrei dire che vengono cambiate alcune trasformazioni, in particolare quelle di Sailor Moon (che è sempre in progressiva evoluzione) e Sailor Venus, ma sono dettagli poco rilevanti ai fini dell’anime.

Voglio, invece, chiudere questa confronto portando la vostra attenzione sulle sigle.
A mio parere, l’opening della terza stagione è molto meno d’effetto rispetto alla precedente “Moon Pride”, molto orecchiabile e coinvolgente. Per quanto riguarda le ending, invece, abbiamo una situazione pressoché opposta: si vede che è anche il lato musicale è stato molto curato e in Infinity ritroviamo ben tre sigle di chiusura, rispettivamente dedicate a Sailor Uranus e Sailor Neptune (episodi 1-4 e 13), a Chibiusa (episodi 5-8) e Taxedo Kamen/Mamoru (9-10). Se le ultime due non mi hanno particolarmente entusiasmata, la prima, quella dedicata all’amore delle due Sailor, è decisamente particolare e degna di essere ascoltata fino alla fine (forse anche più della lenta ending della prima parte).

Sailor Moon Crystal VS la storica Sailor Moon

Sarò totalmente onesta e diretta con voi: da piccolissima mi innamorai della vecchia Sailor Moon e delle sue compagne, delle sue trasformazioni e del suo amore… ma rivedendo il cartone qualche anno dopo ne rimasi veramente delusa. Bunny non era l’eroina che ricordavo, ma era infantile e sciocca, sempre presa in giro dalle sue acide amiche, gli episodi mi sembravano banali, vuoti e la storia fortemente diluita. Per questo, il realizzare che era uscita una nuova serie, più fedele al manga, mi ha fatto sperare che qualcosa fosse cambiato e che il mio idolo potesse tornare, in un qualche modo, ad affascinarmi e a emozionarmi.

E devo dire che, sotto molto punti di vista, la nuova Sailor Moon è riuscita in questa missione!

Mamoru e Usagi

Evolution of Usagi and Mamoru!

I personaggi di Sailor Moon Crystal sono molto meno banali, meno esagerati, meno isterici che nella vecchia serie. Usagi, in particolare modo, non è solo una Sailor che ha sotto di sé dei soldati pronti a proteggerla, ma è il cuore del gruppo. Riesce a diventare amica delle singole ragazze, a farsi posto nei loro cuori, senza bisogno di ricorrere al suo ruolo di Principessa. E’ la loro leader perché la amano e la rispettano, anche con i suoi difetti e le sue sbadatezze, non perché Luna ha dato loro dei poteri e un obiettivo da raggiungere.
Grazie al suo cuore, Usagi si avvicina all’intelligente Ami, alla bella Rei, alla forte ma romantica Makoto e alla coraggiosa Minako. Tutte ragazze speciali e uniche, ma a modo loro molto sole, che vengono travolte dal calore di una protagonista un po’ goffa, ma dolce e gentile, pronta ad accettarle per le loro particolarità.
Mi è anche piaciuto molto che Usagi sia stato in grado di “riconoscerle”, in un certo senso, anche attraverso i suoi sensi, dettaglio che ho trovato molto romantico.

Sailor Moon Crystal - Group

Altra differenza che non ho potuto ignorare, rispetto alla serie originale, è che il bel Mamoru Chiba (in passato noto come Mylord) finalmente non si limita a lanciare rose, ma cerca di trovare il suo posto nella storia, restando al fianco della sua amata. Pur non avendo grandi poteri, Mamo-chan riesce a percepire le variazioni nel suo mondo, ha delle premonizioni, ha una grande forza e il coraggio di stare al fianco delle sue amiche, incoraggiandole e sostenendole anche quando non ha modo di combattere il nemico. E’ un peccato che, nel corso dell’ultima stagione, il suo personaggio venga un po’ trascurato e messo in secondo piano… e anche che sia la persona più ipnotizzabile della storia!

Una ulteriore caratteristica che ho apprezzato è che i cattivi hanno un character design molto carino e non si servono, cosa che in passato avveniva di frequente, di sottoposti dalle forme assurde e per nulla spaventosi (che ho come l’impressione avessero l’ingrato compito di “diluire il brodo” aggiungendo episodi inutili alla serie).

Dulcis in fundo, questa nuova versione non ha molte delle grandi censure fatte in passato. Uranus e Neptune hanno una storia d’amore, non celata dietro ad ambigui rapporti di amicizia o familiari, ma relativamente alla luce del sole, tanto che, anche se non ci sono gesti ecclatanti, i due personaggi vengono, fin dall’inizio, presentati come una coppia. Allo stesso modo non vengono censurati i famosi baci di Haruka verso Usagi e, altrettanto importante, quelli tra Usagi e Mamoru (che questa volta non vengono confinati alle fantasie della ragazza). Infine, anche se non mostrato in maniera diretta, ma in modo molto dolce e soft, ci viene anche fatto capire che il rapporto tra la coppia Usagi e Mamoru diventa molto intimo e i due arrivano a manifestare fisicamente il loro amore.

Ohohoh!

Che dire… la nuova versione cerca di colmare ogni lacuna e riparare ad ogni mancanza del passato, per cui, a meno che non si sia rimasti particolarmente affezionati al profilo e allo stile del vecchio cartone, penso sia difficile non apprezzare le novità portate da questa serie!

Conclusioni

Come si sarà già intuito in diversi punti di questo post, sono rimasta molto soddisfatta da questo riadattamento di Sailor Moon e non vedo l’ora che esca anche la prossima stagione! Sicuramente è un titolo che consiglio a tutti coloro che vogliano rivalutare questo famosissimo anime o approcciarsi per la prima volta a questi coloratissimi e conosciutissimi personaggi.

Una precisazione, tuttavia, è d’obbligo: a prescindere dalle migliorie apportate, Sailor Moon Crystal rimane, in tutto e per tutto, un anime del genere Majokko (clicca qui per sapere di cosa si tratta), per cui, alla base, ci sono sempre temi shojo, appariscenti trasformazioni (anche se molto meno ripetute rispetto al passato), gonnelline svolazzanti come abiti da combattimento, tante frasi ad effetto e attacchi dai nomi fantasiosi. Il titolo è quindi fortemente consigliato solo a quanti sanno apprezzare o, quanto meno, tollerare questa tipologia di opera!

Per quanto mi riguarda, volendo dare un parere tutto mio delle tre stagioni, quella che mi è piaciuta di più è sicuramente la prima: adoro come sono stati presentati tutti i personaggi, come il gruppo si sia lentamente creato e il forte legame d’amicizia nato tra le Sailor. Poi mi è piaciuto tantissimo che non si sapesse da subito il ruolo di Taxedo Kamen, che si sia dato spazio alla sua storia e alle sue motivazioni, oltre che a quelle delle protagoniste femminili. Inoltre, con lo spirito di una quattordicenne innamorata, non ho potuto che apprezzare tutto il lato romantico e l’evoluzione nel rapporto tra Usagi e Mamoru (anche se, lo ammetto, nella terza stagione ho anche un po’ sperato in una tresca con Haruka… mi sento una bimbominkissima teen-ager!)

Ballo in maschera

Awww… che voglia di rivedere la prima serie!

D’altro canto (sempre un parere personalissimo) ho trovato che i finali di tutte e tre le stagioni fossero un tantino carenti rispetto al resto: tutte e tre gli archi narrativi sono un continuo crescendo fino al momento dello scontro finale con un nuovo, potentissimo nemico ma… al contrario che in molti shonen, forse proprio per la tipologia a impronta sentimentale dell’opera, il tutto si è sempre più o meno concluso con poca azione ma grazie a tante dolci parole e al cuore e al coraggio di Sailor Moon. E’ un male? Probabilmente no, ma questo accentua ancora di più la mia opinione sul fatto che bisogna amare il genere per poter apprezzare Sailor Moon in tutto, dall’inizio alla fine.

Una cosa molto carina che volevo dire (e poi concluderò anche questo enorme mallop-post, mannaggia a me e a quando non ho le mezze misure) e che mi ha fatto molto piacere constatare, è che, tra le Sailor principali, oltre ad essere ovviamente affezionata a Sailor Moon, da piccola avevo un debole per Makoto, non ricordo neanche perché. Bene, anche in questa nuova serie, è decisamente tra le ragazze che più mi è rimasta nel cuore e questo ritorno di fiamma (o, meglio, un nuovo “colpo di fulmine”, dato il potere di Sailor Jupiter) è stato per me la ciliegina sulla torta, che mi ha un po’ emozionata e fatto riassaporare, con un velo di nostalgia, la mia infanzia.

Makoto

Sono commossa, sigh sigh!

Spero che questo post vi abbia incuriositi o sia stato di vostro gradimento.
Se avete visto Sailor Moon Crystal fatemi assolutamente sapere cosa ne pensate, cosa vi è piaciuto (se vi è piaciuto) o cosa non è stato di vostro gradimento!

A presto,

Iya&Ceres

Crystal final

 

Ps [fuggite finchè siete in tempo]: Devo dire che, nonostante abbia adorato questa serie, un po’ di domande e perplessità mi sono rimaste…
Perché i cattivi non-cattivi della prima stagione sono gli unici che non vengono fatti resuscitare? Perché non viene approfondito il rapporto tra Makoto e il ragazzino biondo mostrato nella seconda stagione? Perché Luna, nel terzo arco narrativo, se ne sta praticamente sempre chiusa nella base segreta? E poi… se è un gatto, da dove tira fuori, ogni volta, tutti gli scettri e le penne e le spille e chi più ne ha più ne metta? Perché i nemici di Infinity si chiamano Mister Pharaon 90 e Mistress 9 (li hanno forse prodotti in serie)? Perché se Haruka è fidanzata con la bella Sailor violinista dai lunghi capelli verdi, si spomicia beatamente Sailor Moon e poi non viene spiegato nulla a riguardo? Ma soprattutto… perché Mamo-chan mette subito in secondo piano Usagi quando arriva Chibiusa, alimentando eccessivamente il complesso di Edipo più grande mai visto (dopo Edipo stesso)?

[Perdonate il delirio, ma non ho resistito! Ora potete odiarmi!]