…I'll also show you a sweet dream next night…

Ultima

Altro che ciclo…

Ci sono molti pregiudizi fastidiosi legati al nervosismo femminile, tra cui, il principale e più odioso, vede le donne infuriarsi irragionevolmente “in quei giorni“. Perchè, si sa, perdere sangue ci rende dei mostri spaventosi e vogliosi di succhiare energie agli altri e sfogare la nostra ira sul prossimo (che poi, non so voi, ma io solitamente non ho neanche le forze per arrabbiarmi).
Per quanto quasi tutti i pregiudizi abbiano una base di verità, lo scarica barile che si fa nei confronti delle donne in questi periodi critici è veramente esagerato e, tra l’altro, quanto si può ritenere il ciclo responsabile di certe variazioni emotive?
Nel mio caso, le cause di instabilità sono solitamente altre e oggi vi parlo dei 3 fattori che più influenzano (REALMENTE) il mio umore.

1) IL SONNO e il pessimismo cosmico

La carenza di sonno è una delle condizioni che più mi caratterizzano e le cause più comuni sono: incubi notturni, rumori esterni (ho il sonno abbastanza leggero), ansia eccessiva, il troppo caldo, etc…
Generalmente il dormire poco una sola notte non comporta alterazioni sostanziali nella mia persona, ma quando il mio sonno viene disturbato per diversi giorni consecutivi, inizio ad accusarne le conseguenze. La prima a risentirne, ovviamente, è la mia capacità di concentrazione, quindi rendo meno, soprattutto nello studio, ma anche nel lavoro o nella scrittura (divento praticamente incapace di formulare frasi intere di senso compiuto). Più i giorni passano, più il percepire tutto in maniera ovattata mi fa sentire confusa e incapace. Sbaglio spesso nel parlare e devo dire che anche il mio aspetto fisico non ne giova (ho le occhiaie anche a riposo, figuriamoci se sono stanca), cosa che intacca ulteriormente la mia autostima.
Tutto questo, come è prevedibile, mi porta a uno stato di pessimismo cosmico, in cui non mi sento più in grado di portare a termine alcun progetto.
Altro che ciclo…

2) LA FAME e l’impazienza

Lo dico apertamente e senza vergogna: sono una persona che ama mangiare. Quantitativamente non mangio neanche troppo (a parte durante eventi gioiosi e feste, in cui mi permetto di divorare anche il tavolino), ma ho bisogno di sgranocchiare frequentemente qualcosina, soprattutto se studio o lavoro. Quando questo non è possibile, la fame arriva e va ad ondate: all’inizio è un leggero languorino (della serie “Ambrogio, portami un Mon Cheri!”), poi questo passa e pare si possa tornare a concentrarsi su quanto si stava facendo; poi però quella sensazione torna, più forte di prima, facendoti brontolare lo stomaco e sai che devi per forza trovare qualcosa per fermare la situazioni… perchè, se non ci riesci, arriva la fame nera, quel vuoto allo stomaco che a volte si unisce a un leggero senso di nausea e che ti corrode lentamente dall’interno e tutto ciò a cui riesci a pensare, a mo’ di zombie, è “ciboooo!”.
Conscia che allo step 2 segue inevitabilmente lo status zombie-like, già all’arrivo del rumoroso richiamo dello stomaco la mia mente inizia a riorganizzare gli impegni in maniera meno lucida, posticipando alla fase post-prandiale tutto ciò che è troppo lungo o difficile da fare, che “a stomaco pieno si lavora meglio!”. Anche se immagino che a vedermi da fuori sembrerò solo una persona stranamente frettolosa, che sospira ad ogni nuovo imprevisto perchè annoiata o alterata (mentre dentro di me già riescheggia la voce dello zombie:”fameeeeee… cibooooo!”).

3) IL DENARO e il duo ansia-irrequietezza

Sono sempre stata della convinzione che i soldi non fanno la felicità, ma l’essere una studentessa perennemente al verde mi ha messo di fronte al fatto che, invece, l’assenza di denaro provoca in me una condizione di ansia perpetua (per cui, ecco, un po’ di denaro nella vita è auspicabile).
Vi spiego più o meno come è la mia situazione: vivo ancora a carico dei miei perchè studio (cosa che in sè è già abbastanza ansiogena di suo) ma i soldi che mi passano sono quasi interamente necessari per le spese base di uno studente fuori sede, quindi coprono affitto, trasporto e una spesa moderata. Se tutto va bene, i restanti dindini bastano anche per le bollette e per qualche, piccolo extra (es: un paio di fumetti al mese). Ma non sempre tutto fila liscio come l’olio e già il ritrovarmi con più bollette da pagare contemporaneamente o altre spese improvvise (come compleanni, feste di laurea, matrimoni, etc…) può alterare questo delicato equilibrio. Quando questo accade, mi ritrovo a calcolare al centesimo ogni mia spesa (anche alimentare, non crediate che le battute sugli studenti universitari che vivono di pasta con il tonno siano mere leggende metropolitane), pregando che non subentrino altri inconvenienti prima dei versamenti mensili dei miei genitori. Come potrete immaginare, essendo io già di mio una persona tendente all’ansia, in questi giorni di attesa divento emotivamente instabile e alterno momenti di tranquillità ad attimi di abbattimento o irrequietezza (che sfociano spesso in incubi e insonnia, il che ci riporta al punto 1!). E, si, forse in questo ultimo caso anche l’arrivo del ciclo ci mette del suo… se pensate a quanto costano gli assorbenti!

Detto questo, spero che questo post ironico vi abbia divertito. Il mio scopo, spero si sia capito, era quello di sottolineare quanto una persona sia complessa e non possa essere riassunta in uno stereotipo, soprattutto perchè, tra i tanti legati all’immagine femminile, questo è forse quello che, nella vita di tutti i giorni, più mi ritrovo davanti e quindi più mi dà fastidio.

Quali sono i pregiudizi che più vi danno sui nervi? E quali le cose che vi destabilizzano emotivamente?

A presto,

Iya&Ceres

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Vacanze Sarde – Capitolo 2: Carloforte

Rieccomi a parlarvi del mio viaggio estivo in Sardegna.

Carloforte, come accenavo nello scorso post (qui) è l’unica città dell’isola di San Pietro e conta poco più di 6 mila abitanti. Pur essendo una località molto turistica, è di dimensioni modeste e molto tranquilla, per cui è perfetta per chi vuole godersi il sole e il mare, ma non ha interesse per la movida. Tra l’altro, gli edifici sono colorati, la città è molto pulita e la miriade di baretti e locali invogliano a fermarsi. Certo… è pur sempre una località turistica di mare, per cui i prezzi non sempre sono altrettanto invitanti.

 

 

Oltre alla cittadina, abbiamo già visitato diverse spiaggette. Il mio ragazzo, tra l’altro, è rimasto alquanto sconvolto nel vedere gran parte di queste ridursi drasticamente rispetto all’anno precedente. A quanto pare il mare, quest’anno, è stato abbastanza prepotente e le ha divorate.

La prima in assoluto è stata Girin. Molto più piccola che in passato, è comunque adatta a tutta la famiglia e anche per questo era decisamente affollata. Il mare è fantastico, l’acqua è trasparente e molto fresca.

Il giorno dopo siamo andati a Guidi. Questa, inizialmente, era una spiaggia mista, con rocce e sassi che lasciavano posto a una striscia di sabbia prima di arrivare al mare. Come potrete capire dalle foto qui sotto, la striscia sabbiosa è praticamente sparita, ergo rimane un posto ideale solo per chi non ha problemi a stare su una pavimentazione dura. Io, per esempio, l’ho trovata comunque piuttosto piacevole e sicuramente ha il vantaggio di essere molto meno affollata della precedente.

Infine abbiamo provato La Caletta, quella che ancora è la spiaggia più grande e che pare aver risentito meno dell’influenza del mare. A base sabbiosa, data la vastità del posto è meta prediletta delle famiglie. Unica pecca, per i miei gusti, è il tappeto abbastanza ampio di alghe che separa la riva dal mare “pulito”. L’acqua, tuttavia, rimane sempre limpida e assolutamente magnifica. Inoltre pare che, quando c’è un po’ di vento, si formino delle belle onde… quindi non escludo che potremmo provare ancora ad andarci (e io, da bambina viziata, mi farò nuovamente trasportare sulle spalle dal mio compagno per evitare il viscido muro di alghette).

Se osservate bene, in questa foto potrete avvistare due esponenti della razza felina, ahimè, piuttosto rara in quest’isoletta.

Spero che queste foto vi siano piaciute e vi abbiano un po’ fatto sognare, soprattutto se siete tra gli sfortunati che ancora non sono andati in ferie. L’esplorazione, comunque, continua, quindi spero di potervi aggiornare presto!

Iya&Ceres

Vacanze Sarde – Capitolo 1: Low Cost

Sono ufficialmente partita per le vacanze!

Dato che sono una studentessa squattrinata, l’unico modo di fare una vera e propria vacanza, quest’anno, era recarmi nella casetta in Sardegna del mio amoroso, collocata in un’isola a sud-ovest, chiamata San Pietro, in cui l’unica città presente è Carloforte.
Considerando i miei livelli di poraggine, direi proprio di non potermi lamentare!

Ovviamente, viaggiando a budget limitato, anche la compagnia aerea era low cost e diciamo che i problemi non sono mancati. Più di un’ora di ritardo, alcuni passeggeri si sono visti mettere il bagaglio a mano in stiva per mancanza di posto e, nonostante sui fogli di check-in fossero indicati dei posti specifici, molti hanno dovuto dividersi o spostarsi per motivazioni non ancora del tutto chiare. Fortunatamente noi non abbiamo dovuto cambiare sedile, ma avrei preferito farlo, dato che qualche barbaro prima di me non solo aveva lasciato lo schifo a terra, ma aveva anche ben pensato di appiccicare una gomma da masticare sul foglio con le istruzioni per le emergenze!

Sia il decollo che l’atterraggio mi sono sembrati piuttosto turbolenti, molto più di come ricordassi… Sarà che non viaggio in aereo da un po’ e non sono più abituata! Tra l’altro questo viaggio mi ha riportato alla mente come mai non amo molto questo mezzo di trasporto (fondamentalmente perchè se capita un qualche incidente, per quanto poco probabile, le possibilità di salvarsi rasentano lo zero) e quindi durante il breve tragitto mi sono trovata più volte a pensare a come rendere più sicuro un aereo e ho deciso di esplicare il tutto mettendolo su carta:

Notare la mia elevata capacità artistica…

Per fortuna, comunque, dopo qualche imprevisto, un bus navetta e una piccola tratta in traghetto, siamo riusciti a raggiungere la meta (che vi mostrerò in un post successivo)!

In questi giorni, oltre a eventuali post normali, pensavo di condividere con voi foto e situazioni in tempo reale con dei mini articoli (che tuttavia saranno meno curati, dato che dovrò per lo più lavorare da cellulare), per cui, probabilmente, ci sentiremo più spesso!

A presto, 

Iya&Ceres

Come Viziarsi

Dato che il cibo è sempre una cosa gradita, io e la dolce metà, spesso, optiamo per cucinarci qualcosa di particolare, soprattutto perchè passiamo la settimana a mangiare piatti semplici e veloci e nel week-end o nelle occasioni speciali ci piace sperimentare qualche piatto nuovo. Diciamo che è uno dei nostri modi preferiti per viziarci reciprocamente.

Ecco alcune delle ricette semplici ma appetitose che abbiamo provato in questi mesi e che vi consiglio di sperimentare (anche da single, che per mangiare bene non serve essere accoppiati)!

Sweet Breakfast

Volendo variare dalle crèpes (che ormai sono un classico, quando si vuole fare la colazione ghiotta) ho optato per provare a preparare i pancakes. Metà li ho fatti con i mirtilli (che bramavo da tempo), mentre l’altra metà l’ho farcita, in cottura, con un po’ di Nutella (l’ingrediente infallibile).

La ricetta è molto semplice e veloce da preparare (ergo adatta anche per la colazione, se non ci si vuole svegliare 2 ore prima), e il risultato è davvero spettacolare.
Certo… non esagererei con le quantità, se poi si ha un pranzo importante…

Per le dosi, mi sono basata su questo sito qui, variando, ovviamente, la farcitura per quelli ai mirtilli.

Il grande classico: la pasta

Qualche mese fa, per il 6° mesiversario (si, eravamo ancora in fase romantica-pucciosa) la dolce metà ha deciso di festeggiare preparandomi una pasta ultra-ricca… a cui, ovviamente, ha voluto aggiungere un po’ di pancetta, perchè sennò rischiava di risultare poco saporita!

Sostanzialmente è una pasta con pomodoro, basilico, dadini di melanzane (leggermente) fritte e formaggio stagionato. Il tutto, ripassato in forno. Con, nel nostro caso, l’aggiunta extra di pancetta sopra “per rendere tutto un pochino più croccante” (cit.).

Se vi interessasse la ricetta… penso possiate ritrovarla su Giallo Zafferano (che my sweet heart bazzica spesso in queste occasioni), ma non posso garantirlo al 100%. Sorry.

Next, please

Un’altro primo di cui ci siamo innamorati e che abbiamo ripetuto spesso, per via sia della rapida preparazione che della leggerezza del piatto, è la pasta con il pesto di agrumi.

Sta volta vi posto direttamente la ricetta da Giallo Zafferano: http://ricette.giallozafferano.it/Bavette-con-pesto-di-agrumi.html

Un piatto davvero fresco e pieno di vitamine, quindi adatto anche al clima caldo di questo periodo. Consigliatissimo. Noi lo abbiamo provato anche con gli anacardi al posto dei pinoli.

Dall’oriente, con furore (più o meno)

Dopo aver provato a preparare un pollo simil-teriyaki con la salsa si soia, ho deciso di tentare ancora e cucinare un piatto di spaghetti in stile vagamente orientale. Come si evince dall’incertezza espressa in queste due righe, non avevo una ricetta vera e propria su cui basarmi, ma mi sono lasciata ispirare da qualche video del canale YouTube Tasty e… il resto l’ha fatto l’intuito.

E’ andata più o meno così: ho lasciato il pollo a cubetti a marinare nella salsa di soia, a cui avevo aggiunto delle spezie e il sale. Nel frattempo ho preparato un soffritto con la cipolla e carote e sedano a pezzetti grandi. Dopo almeno una mezz’ora di marinatura, ho aggiunto il pollo (comprensivo di salsa in cui aveva marinato) e ho fatto cuocere. Intanto ho cotto anche gli spaghetti di riso (che ho dovuto prendere al posto delle simil-tagliatelle usate solitamente nell’udon, perchè al centro commerciale c’erano solo questi) e quando pronti li ho fatti saltare con il sugo/contorno.

Nonostante l’impiattammento infelice (che farebbe rabbrividire qualsiasi giapponese lo vedesse) devo dire che il risultato non è stato affatto male e il mio ragazzo ha gradito molto.
Certo, se avessi usato quelle fantastiche tagliatelle da udon…

Spero di avervi convinto a provare anche solo una delle ricette proposte. Ovviamente non sono le uniche che abbiamo testato in questi mesi… ma sono quelle che sono andate meglio o che più sono rimaste nella memoria. Se vi va, condividete con me qualche ricetta ghiotta che amate preparare quando volete coccolarvi un po’!

A presto,

Iya&Ceres

 

Anonymous Noise – Anonymous Anime? [FlashPost]

Avendo, in queste settimane, poco tempo a disposizione, ho deciso di dedicarmi alla visione di qualcosa di breve e leggero. Mi sono ricordata che, qualche tempo fa, bazzicando su YouTube, avevo incrociato il canale della Yamato Video e mi era caduto l’occhio su un anime sentimentale, di soli 12 episodi, che parlava anche di canto. Mi sono quindi data alla visione di Anonymous Noise.

Trama

Nino Arisugawa canta da quando era piccola. La sua voce, molto particolare, in passato l’ha fatta legare molto con due ragazzi, con cui, però, ha totalmente perso i contatti: Momo, il suo primo amore, e Yuzu, un suo amico. Entrambi, prima di sparire, gli dissero che l’avrebbero ritrovata grazie alla sua voce, per questo, Nino, non ha mai smesso di cantare. Arrivata alle superiori, tuttavia, le cose iniziano a prendere una nuova piega.

Commento

In generale posso dire che quest’anime non mi sia dispiaciuto, anzi: nonostante la sua brevità mi ha abbastanza coinvolta e incuriosita. Ci sono momenti piuttosto divertenti, altri più emotivi, lo stile musicale/visivo del gruppo in cui Nino entra è molto accattivante e mi sono di sicuro immedesimata nella protagonista, soprattutto per via della passione per il canto. Anche se la voce di Nino non è perfetta (anzi, a volte sembra quasi stonata), lei canta con tutta l’energia che ha, quasi per svuotarsi dei propri sentimenti. Tutto questo l’ho trovato, anche se tecnicamente a volte spiacevole, molto bello e… abbastanza familiare!
Tuttavia, credo che questo anime abbia qualche difettuccio da mensionare:

  • Nonostante i personaggi non siano fastidiosi in sè (anzi, nel complesso li ho trovati tutti piuttosto piacevoli), a volte sembrano un filino ripetitivi. Nino, ad esempio, lotta per inseguire il suo sogno di rincontrare Momo e Yuzu e ha una grande determinazione… tuttavia non perde occasione di farsi demoralizzare, per poi riprendersi, per poi farsi buttar giù da cose meno rilevanti di quelle di prima. Ok essere sensibili, ma a volte risulta quasi instabile, soprattutto per un personaggio che ha avuto la forza e il coraggio di continuare a cercare i suoi amici PER SEI ANNI, cantando OGNI GIORNO nel loro punto di incontro. Insomma, alla fine certi suoi comportamenti, così come alcuni di Momo e Yuzu, sembrano essere ripetuti a vuoto, tanto da rovinare l’equilibrio dei personaggi stessi.
  • Il finale non è aperto, è percepibilmente incompleto. Chi segue gli anime  è abituato a non avere dei veri e propri finali, quando i relativi manga sono ancora in corso, ma, di solito, se non si è certi di proseguire, non si termina l’opera lasciandola così dolorosamente aperta. In Anonymous Noise, invece, tutto è un crescendo verso l’ultimo episodio, che non è in grado di alleviare la curiosità dello spettatore. Soprattutto nel vedere Nino ancora così incerta, si rimane un po’ con l’amaro in bocca.
  • Il triangolo amoroso è interessante e non si sa se tifare per Yuzu o per Momo. Questo, per lo meno, all’inizio, quando ancora si parla del fantastico Momo-bambino, quello che trattava Nino come la cosa per lui più preziosa nel mondo. Invece, più si avanzava con gli episodi, più soffrivo a vedere Yuzu farsi in 600 per l’amica e non riuscire a farsi, a tratti, quasi notare quanto avrebbe dovuto. Capisco sia la sua posizione che quella di Nino, ma non vedere evolvere nemmeno un po’ il loro rapporto (salvo rare eccezioni) è stato un peccato.

    Yuzu che asciuga, nuovamente, le lacrime di Nino.

  • Stiamo parlando di un anime in 2D, quindi, secondo voi, che senso ha mettere qualche scena computerizzata con lo scopo di rendere, durante i live, l’effetto 3D? Vi rispondo io: non ha senso. Soprattutto se l’effetto è orribile, i movimenti dei personaggi sono legnosi, le immagini ripetute tali e quali per più volte e si alternano a sprazzi a disegni normalissimi.

Queste sono solo alcuni degli aspetti di Anonymous Noise, un anime con dell’ottimo potenziale, che probabilmente non brillerà per perfezione, ma che comunque potrebbe meritare la vostra attenzione, se siete interessanti a una storia che parla d’amore, d’amicizia, di sacrifici e di canto.

Come sempre, vi posto l’opening, per darvi un po’ l’idea dei disegni e dello stile dell’opera:

 

Se avete visto quest’opera, fatemi sapere come vi è sembrata e se siete daccordo con i punti che ho evidenziato. Vi piace la voce di Nino? Tifate per Momo o Yuzu?

A presto,

Iya&Ceres

EX-perienze e lezioni di vita

A volte, chiacchierando con persone nuove, parlando con amici di vecchia data che non si vedono da un po’ o condividendo memorie dei tempi passati, emerge il dolente argomento “EX.

Per la serie “cioè, cava, non puoi capive la soffevenza a stave con un esseve del geneve” e cose allegre di questo tipo. E… anche a me, sarò onesta, capita spesso di fare pensieri del genere. Soprattutto perché, aimè, le mie esperienze “amorose” non sono state proprio una pacchia. Tuttavia, se sono qui oggi a parlarvene, non è per lamentarmi di quanto è stato, ma per esaminare le mie esperienze in maniera più propositiva. Come si suol dire, “ciò che non ti uccide, ti rende più forte”, quindi volevo condividere con voi gli insegnamenti che ogni storia passata mi ha lasciato.

Certo… non ho comunque intenzione di trattenermi dal fare dell’ironia!

L’INIZIO

Due premesse mi sembrano doverose prima di iniziarvi a elencare le “fantastiche” avventure che hanno interessato la mia esistenza.
La prima è che nella mia categoria “Ex” non ricadono solo i fidanzamenti ufficiali, ma anche storie più superficiali o, come alcuni amano definirle, le “storiacce”.
Non che io abbia mai intenzionalmente iniziato avventure poco serie… ma ho finito inevitabilmente per rimanere coinvolta in situazioni del genere.
La seconda è che tutto ciò che sto per raccontarvi ha inizio con la mia vita universitaria. Perché, prima di addentrarmi nell’universo universitario, ero ancora in attesa della persona giusta… ma poi il vivere da sola, la spinta data dalla società, le voci delle amiche che “scarti troppo grasso” o “dagli una possibilità”… diciamo che ho finito per farmi trascinare a fondo da situazioni che prima avrei volentieri evitato. Mannaggia a me e a quando mi lascio trasportare!

 

1 – L’AMICONE DEL CUORE

Tutto ha inizio con una me stessa un po’ fragile: appena lasciata casa, non ammessa per un pelo all’università desiderata, scopro di avere qualche problemino di salute e subentrano altre mille cose destabilizzanti a incasinarmi la vita. A tenermi un po’ a galla sono i miei due coinquilini, amici di vecchia data, che adoro. Uno dei due, in particolare, è il mio super-confidente, di quelli con cui parli di tutto senza problemi, con cui condividi tutto e con cui ti scambi consigli. Una bella relazione in fondo… finchè lui non si lascia con la ragazza storica e tenta l’approccio. Inutile dire che succede il finimondo, perché io, guidata soprattutto dal fatto che era una delle poche figure stabili della mia vita, cado come una scema tra le sue braccia, ma lui… “ho appena chiuso una storia importante, non ho voglia di legarmi, ho bisogno di tempo per me”. Ma allora, perché ci hai provato?
La cosa va avanti per mesi, con un tira e molla in cui io aspettavo di capire cosa L’AMICONE volesse fare, mentre lui non si risparmiava qualche scappatella con ragazze random dell’università. Ovviamente, se provavo io a guardare un altro ragazzo, apriti cielo!

Morale della favola: dopo quasi un anno di “relazione”, faccio mente locale e mi si apre un mondo. Capisco non solo che quella persona non faceva per me e che il mio legame per lui era nato solo per un mio periodo di smarrimento, ma anche che, ai miei occhi, era caduto infinitamente come uomo. Non solo non era più papabile come ragazzo, ma neanche come amico. La cosa divertente, ovviamente, è che quando ho deciso IO di mettere il punto alla storia, lui si è messo a tampinarmi per mesi perché mi rivoleva indietro ed era geloso di vedermi parlare con altri uomini e tante altre banalità del genere.

Take-home message

  • L’umiliazione che si prova ad essere presi in giro (soprattutto se a farlo sono persone a te vicina) è immensa e difficile da dimenticare. Ma è un ottimo spunto per evitare di ripetere lo stesso errore.
  • Se una persona è veramente interessata a te, non gli servirà “tempo per stare da sola”. O, nel raro caso in cui davvero ne abbia bisogno, sicuramente non passerà il suo tempo baciando/sentendo/rincorrendo qualcun altro!
  • Negare l’evidenza è uno spreco di tempo: è inutile che si giustifichi a parole, se non dimostra di tenerci con i fatti e continuare a giustificarlo e a sperare in lui è solo autolesionismo. Un inutile spreco di energie. Prima si capisce cosa davvero vuole la persona di fronte a noi, prima la si può mandare a quel paese (ovviamente, se serve).

2 – IL DONNAIOLO

Liberatami finalmente dalle pesanti catene della situazione che vi ho appena narrato, ho tutta l’intenzione di riprendere le redini della mia vita e di rimettermi in campo come ragazza più sicura di sé e delle proprie possibilità. Ah già, perché stavo dimenticando di dirvi che “L’AMICONE”, proprio in veste del suo ruolo di amico, non si è mai trattenuto dal sottolineare le mie pecche fisiche o far battute sulle mie imperfezioni. Che simpaticone!
Fatto sta che inizio di nuovo ad uscire, a far serata con le amiche, a frequentare qualche festa universitaria… finché un tipo, il classico “amico di una mia amica”, inizia a provarci. Ma, sarò onesta, non mi ispirava fiducia: sembrava il classico donnaiolo viscido che ti punta come se fossi un premio da portare a casa. Quindi lo rifiuto una volta, due volte, tre volte. Poi, però, lui inizia ad essere sempre più presente dentro casa (perché l’amica in comune era anche la mia nuova coinquilina) e fà il lavaggio del cervello all’altra mia coinquilina, che “mi ha parlato di te, sembra così preso, dice che sei diversa da tutte le ragazze con cui è uscito” e tante altre cavolate del genere. Gira che ti rigira, però, finisco per abituarmi alla sua presenza e al suo modo di fare e, poco per volta, cedo. Ci frequentiamo più o meno per un paio di mesi, ma ogni volta che mi avvicino lui si allontana (perché, evidentemente, ottenuto il trofeo, non è più stimolato a darmi attenzioni) e quando invece mi allontano, lui riprende a fare lo splendido. La classica persona che ti vuole ai suoi piedi, ma che non vuole te nello specifico.

Morale della favola: Ho ovviamente preso le distanze da lui e, dopo una settimana, rincontrandolo, mi sono sentita anche in dovere di specificare che non volevo assolutamente avere più niente a che fare con lui. Non che gliene sia mai fregato qualcosa!

Take-home message

  • A volte la prima impressione è azzeccata, per cui è importante non dimenticarsi del proprio istinto.
  • Non importa se una persona, sotto sotto, è buona e simpaticase fuori fuori è comunque una persona di cacca!
  • Diffida sempre di chi, non sapendo come arrivare a te, cerca di farsi bello agli occhi delle tue amiche. Sono solo sotterfugi per chi, probabilmente, non ha manco intenzione di impegnarsi davvero.

Un’immagine che mette i brividi… quindi piuttosto azzeccata!

 

3 – IL RAGAZZO APPARSO ALL’IMPROVVISO

Per mesi e mesi sto da sola. In fondo, c’ero sempre stata, prima di arrivare all’università, risparmiandomi un sacco di incavolature! Arriva l’estate e approfitto dell’aria condizionata della scuola per studiare, perché a casa, come spesso accade, l’ambiente non è molto favorevole. In biblioteca faccio la conoscenza di un ragazzo simpatico, tranquillo, carino… però mai visto. Si chiacchiera, ci si vede in giro ai pub e, alla fine, ci si scambia i numeri. Tutto poi evolve e crolla a una velocità allucinante: si inizia a smessaggiare, si esce un paio di volte, ci si scambia qualche bacino e poi arriva la magica chiamata del “scusa, sono ancora innamorato della mia ex”. Fine.

Morale della favola: Al rientro dalle vacanze estive scopro che il tipo aveva la fama di essere uno che ci provava con tante per non concludere mai nulla. Manco un donnaiolo, semplicemente… un chiacchierone? Non ho mai saputo se la storia della ex fosse vera, ma poco importa: sicuramente non l’ho più cercato.

Take-home message

  • Diffidare sempre di chi parla troppo della propria ex: o ce l’ha ancora in testa o sta facendo paragoni che non dovrebbe fare.
  • E’ importante non dar credito a tutto ciò che dicono gli altri… ma se non si conosce affatto una persona, fare qualche domanda preliminare in giro potrebbe risparmiare tante fregature.

4 – THE ICE MAN (alias L’UOMO GHIACCIOLO)

Passa più di un anno e io mi faccio beatamente i fatti miei. Praticamente quasi non ho più contatti con il mondo esterno ed esco pochissimo. Questo fin quando faccio amicizia con una ragazza straniera, arrivata nella mia università perché partecipante all’erasmus. Data la sua presenza, comincio a farle un po’ compagnia nelle uscite serali e, rullo di tamburi, accade qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Il primo (e ultimo) colpo di fulmine della mia vita. Di quelli che fissi una persona per ore con la bavetta alla bocca o arrossisci da morire ogni volte che ne incontri lo sguardo. Il destino ha voluto che quel ragazzo fosse una conoscenza della mia amica straniera (che evidentemente era mille volte più socievole di me) e così, grazie anche al sostegno di lei, io e il tipo misterioso abbiamo iniziato a frequentarci. Esteticamente mi piaceva molto, ma era sempre molto distaccato. Di quelli che ti scrivono una volta ogni due giorni, a cui va bene di vedersi una volta a settimana… mentre io, un po’ per indole, un po’ perché ero attratta come una zanzara dalla luce, ero “on fire”.

Morale della favola: Ci siamo frequentati per circa un paio di mesi, vedendoci comunque pochissimo. Lui diceva di essere interessato e giustificava il suo distacco dicendo che, oltre ad essere un po’ freddo di carattere, non voleva legarsi troppo, perché era incerto se partire per andare a studiare/lavorare all’estero (in un posticino abbastanza lontano). Io, però, ero stanca di vivere nell’incertezza e nel gelo invernale (nonostante fosse estate e facessero 40°), per cui ho deciso di chiudere.

Take-home message

  • Puoi essere immensamente attratto da una persona, ma se i vostri caratteri sono totalmente opposti (e assolutamente impossibili da conciliare) difficilmente la storia andrà a buon fine. E, decisamente, le persone troppo fredde non fanno per me.
  • Sono sempre più convinta che, in determinate situazioni, o decidi di metterti in gioco o rimani a guardare. Fare un passo verso l’altra persona, senza essere sicuro di volerla raggiungere, è inutile: non si può avere una relazione a metà.

Affondata dal ghiaccio… come il Titanic! [paragoni brutti]

5 – IL TIPO “IO VORREI… NON VORREI… MA SE VUOI”

Mentre mi stavo sentendo con L’uomo ghiacciolo, si fa avanti un ragazzo che conosco, che mi chiede di uscire. Ma io non sono proprio una che mette il piede in due scarpe, quindi, molto candidamente, gli dico che mi sto già sentendo con qualcun altro. Passato però ilmomento Ice Man”, qualche tempo dopo, lo rivedo e, sta volta, opto per proporgli io di prendere un caffè (in fondo, chi lo ha detto che le donne devono solo aspettare, no?). Lui accetta, ci diamo appuntamento e, all’ultimo, si tira indietro, apparentemente per via di imprevisti. Però passano i giorni e non si fa vivo. Nel mentre, perdo il cellulare e sono quindi costretta a tornare al precedente dispositivo, decisamente poco performante e senza whatsapp. E, ovviamente, per tre settimane, nessuna traccia del suddetto personaggio, se non una domandina remota lasciata su una chat di WA (riemersa una volta recuperato un nuovo smartphone). Quanto può essere interessata una persona che, resasi conto che non ti connetti da due settimane, manco cerca di mandarti un messaggio normale?

Morale della favola: rispondo al suo remoto messaggio whatsapp e lui, molto incerto, mi lascia intendere che devo decidere io se vederci o meno. Ovviamente, dato il suo immenso interessamento, decido che non è il caso. Tre settimane dopo, lui cambia la sua immagine di profilo per mette una foto con la sua nuova ragazza, dove si sbaciucchiano. Che teneri!

Take-home message

  • Diffida sempre di chi a tratti vuole, a tratti non sa, poi trova scuse: molto probabilmente la verità è che non gli piaci abbastanza. O che sta già tastando il terreno altrove…
  • Certi treni passano una sola volta e il tempismo, in queste cose, è molto più importante di quel che normalmente si pensi.

6 – L’UOMO DAI MILLE HOBBY

Passano altri mesi e, per via di amicizie in comune, riprendo a frequentare lo stesso gruppo che frequentavo a 16 anni. In questo gruppo c’è anche un ragazzo a cui ero molto affezionata e che, a suo tempo, si era preso una bella cotta per me. Sarà per il tempo passato, sarà per le esperienze fatte (nel mio caso abbastanza spiacevoli e inconcludenti), ma il rapporto tra di noi cambia e iniziamo a frequentarci. In breve tempo ufficializziamo la cosa e ci fidanziamo. Lo presento anche in famiglia, perché tutto sembra procedere tranquillo. E così rimane, per qualche mese. Poi però abbiamo una bella discussione. E poi altre. E ogni volta tocca a me fare un passo in avanti per far pace. E sono anche quella che cerca di passare più tempo insieme, anche a costo di fare i salti mortali. E sono anche quella che, se c’è qualcosa che non va, cerca un confronto o, se ha dei pensieri, un consiglio. Però, evidentemente, è un mio problema. Perché sono io che me la prendo sempre per tutto, che dò sempre troppa importanza alle cose e alle persone. E più il tempo passa, più mi rendo conto che, in un certo senso, è così. Perché io dò molta importanza alle persone, cosa che lui, invece, evidentemente non è abituato a fare. In un anno e qualche mese finisco per spegnermi del tutto, per iniziare a distaccarmi e a non fidarmi più di questa persona che non si rende conto di quanto impegno io metta nella nostra storia, mentre lui è solo preso dai suoi gruppi, dai suoi impegni, dai suoi hobby… che sembrano venire sempre e comunque prima di me.

Morale della favola: A inizio estate ho detto al mio ragazzo che le cose non andavano più e che i miei sentimenti erano cambiati. Poi ho aspettato qualche mese, per essere sicura di valutare bene la situazione (“non si buttano un anno e mezzo di relazione”, ho pensato) e per vedere se qualcosa cambiava. Ma, ovviamente, lui non ha detto nè fatto niente. “Pensavo si fosse risolto da solo” ha detto quando l’ho lasciato. Il che non ha fatto che confermare che stavo facendo la scelta giusta.

Take-home message

  • Una persona apparentemente tranquilla e posata a volte si dimostra tale solo perché non viene toccata da nulla.
  • Quando in una relazione fai tutto da sola, c’è qualcosa che non va.
  • La comunicazione è sempre importante. Se dall’altra parte qualcuno risponde sempre controvoglia, a mezza bocca e con aria di sufficienza, forse è il caso di lasciarlo ai propri interessi (del quale, evidentemente, non si fa parte).

Questo è quanto. Ho fatto un bel resoconto delle mie sbandate e di tutte le volte che sono caduta, per poi rialzarmi. Spero davvero che questo post non sia risultato pesante, perché non volevo assolutamente tediarvi, e spero di avervi fornito qualche spunto di riflessione o di avervi fatto sorridere.

Se c’è qualche mia disavventura che vi è rimasta impressa o qualche altra lezione che avreste estrapolato dai suddetti contesti, non esitate a dirmelo! Ovviamente sono pronta ad ascoltare qualsiasi vostra esperienza vogliate condividere.

A presto,

Iya&Ceres

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