…I'll also show you a sweet dream next night…

Ultima

Pacchetti

Aprile e maggio sono stati due mesi ricchi di acquisti on-line, e quindi di lunghe attese (soprattutto per gli articoli provenienti dalla Cina) e di spacchettamenti.

Avendo uno sconto “prendi 2, paghi 1” sul sito Qwertee, io, mia sorella e il mio ragazzo abbiamo fatto un ordine di massa, comprando ben 8 magliette!

Mia sorella ha scelto le due magliette ispirate ad Alice in Wonderland, il mio ragazzo quella con l’occhio di Sauron e una di Korosensei di Assassination Classroom (che ho preso tale e quale, perchè era troppo simpatica per non accaparrarsela) e io ho comprato le restanti, ovvero una con un disco LP dallo stile vagamente nipponico, quella di “Dungeons&Cats” e… una di Your Name… che qui non compare, perchè, per sbaglio, mi hanno inviato la maglia con la stampa sbagliata. Poi, ovviamente, mi hanno reinviato anche quella giusta…

Anzi, già che ci siamo, c’è qualcuno di voi in grado di dirmi a quale opera fa riferimento la stampa rimanente, con i due pattinatori? Io, davvero, non ne ho idea…

Molto più di recente ho comprato delle nuove cover per  il mio cellulare, perchè la vecchia era totalmente consumata. Ero fortemente indecisa tra due, e quindi…

… le ho prese entrambe! Non ero sicura della qualità dei due prodotti, ma dato che erano in offerta ne ho approfittato. Così ora ne ho una più simpatica e una… un pelino più sobria (ma sempre molto colorata).

Parlando di altri acquisti, ho speso una piccola somma (tipo 3€ in tutto, per intenderci) per acquistare alcuni anelli particolari su Aliexpress.

La prima serie di anellini erano in un unico stock. Ne sto portando alcuni, ma gli altri sono un po’ troppo piccoli e non adattabili (eppure io non ho delle mani grandi, anzi, nei siti europei devo ordinare sempre S o la XS).
Quelli uniti con la catena, invece, sono degli anelli che ho cercato dopo averli visti simili in una serie tv. Anche qui, dato il prezzo praticamente inesistente, ho optato per prenderli in due varianti: argento e oro. Per fortuna sono regolabili, ma la qualità non è delle migliori (ovviamente, dato il prezzo) e l’effetto non è paragonabile a quello che desideravo. Spero di trovare, comunque, un occasione per metterli.

Avevo ordinato anche due orologi in stile vagamente Steampunk, uno per me e uno per il mio partner. Ma, mentre il suo è arrivato da quasi un mese, il mio è stato fermo in MALESIA per tipo 40 giorni e ora dovrebbe essere in Italia… ma continua a non arrivare! XD
Ergo, vi mostrerò la foto presa dal sito, sperando che il prodotto, dopo tanta attesa, sia almeno decente.

WANTED (ho preso quello col centurino nero, ‘cause “black is my happy color” cit.)

L’orologio “fortunato” del mio ragazzo è più o meno così.

Avete fatto qualche aquisto interessante, ultimamente? Comprate on-line o preferite fare shopping per negozi?

A presto,

Iya&Ceres

Flash Post – Ranpo Kitan, storie di personaggi storti

Io e la mia “Onee-chan” abbiamo recentemente sperimentato l’ebrezza di provare un anime molto particolare e… che tutt’ora non ho capito se e quanto mi sia piaciuto. Devo, però, ammettere che Ranpo Kitan non è un titolo scontato o incapace di colpire, quindi ho deciso di parlarne con voi.

Ranpo Kitan – Game of Laplace è un anime investigativo del 2015, costituito da soli 11 episodi, dai toni decisamente thriller e dagli avvenimenti piuttosto macabri.

Trama

Kobayashi è un ragazzo delle medie, tranquillo e molto distaccato dalla realtà che lo circonda. Un giorno il giovane studente si risveglia nella sua classe, ignaro di come sia arrivato sul posto. Nello stesso luogo scopre il cadavere di un suo insegnante e finisce per essere accusato di omicidio. Nelle indagini verrà coinvolto un giovanissimo detective, Akechi, che risolverà facilmente il macabro giallo, affascinando l’apatico Kobayashi, che gli chiederà di diventare suo apprendista.

Commento

Durante la visione di questo anime non ho potuto che ripetere a me stessa (e a mia sorella, compagna di …sventure?) che questo anime è pieno di gente storta, moralmente o fisicamente.
Perchè, effettivamente, tutta la storia ruota attorno a personaggi strambi, pittoreschi, pazzi, malati… o incapaci di tenere una postura normale!
E ora starete pensando: “ma allora sarà una schifezza!“.
(Vi capirei, è quello che mi è balenato nella testa al primo episodio, però…)
No. Non proprio.

Ho dei sentimenti molto discordanti riguardo questo titolo, ma di sicuro posso dire una cosa: nonostante la partenza assurda, già dopo i primi due episodi è chiaro che tutti i casi affrontati, che tutti i personaggi incontrati, sono destinati a narrare qualcosa di più grande, mettendo le radici ad un caso ben più ingarbugliato e dalla forte componente psicologica. Perchè, al di fuori dei macabri e assurdi delitti, questo anime narra di  debolezze, di limiti, di scelte difficili e, a modo suo, ti mette davanti ad una domanda: io cosa avrei fatto in una situazione del genere? Perchè dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, guardando esternamente una vicenda, è sempre molto facile. Ma quando ci si ritrova impotenti davanti a delle realtà orribili, ma concrete, cosa saremmo effettivamente disposti a fare pur di non rimanere solo a guardare?

Di contro, l’anime presenta dei personaggi fin troppo assurdi, a volte stereotipati (si può veramente stereotipare un personaggio assurdo?) e alcuni episodi risultano decisamente meno interessanti e coinvolgenti di altri. Gli avvenimenti sono a volte sensati, altre volte un po’ troppo estremizzati e non ho ancora capito se questo sia o meno accettabile, tenendo in considerazione che stiamo parlando di un titolo molto particolare e che, in realtà, il focus non dovrebbe essere sui casi in sè, ma sull’emotività o sulla psiche dei personaggi.
Si, appunto, sono un po’ confusa a riguardo.

Due note sicuramente positive, tuttavia, posso citarle: sia io che mia sorella abbiamo apprezzato molto la scelta di rappresentare il mondo di Kobayashi come un mondo fatto di manichini grigi, che prendono forma solo quando accade qualcosa di rilevante. Un modo molto efficace per sottolineare il totale distacco del protagonista dalle persone che ha attorno. Allo stesso modo, nell’arco di tutto l’anime vengono usati degli stratagemmi scenici interessanti che possono attirare l’attenzione dello spettatore.

L’altra nota positiva, se mi conoscete un minimo, potrete facilmente indovinarla…

… Sto ovviamente parlando delle due sigle dell’anime, che vi posto qui sotto.
La opening è coinvolgente, sia per il ritmo che per le immagini, e lascia pregustare chiaramente l’atmosfera distorta che ci si ritroverà davanti.

La ending, invece, l’ho adorata ancor prima di vedere l’anime ed è, anzi, ciò che mi ha portato a scoprire questo titolo. Per questo condivido il video dell’artista, Sayuri, e non la sigla del cartone.

Ho cercato di dire la mia su questo titolo, ma non sono sicura di essere riuscita ad esprimere tutto ciò che si poteva dire a riguardo. Spero però di avervi un pochino incuriositi e che qualcuno di voi mi offra il suo punto di vista su questo anime.

A presto,

Iya&Ceres

Un maggio di fuoco

Cari lettori, salve!

Come spesso accade, mi sono ecclissata per un mesetto dalle pubblicazioni e, come sempre, non l’ho fatto per mancanza di voglia di scrivere ma per un discreto quantitativo di impegni personali.

Tolta una bella settimana di malattia, passata a vegetare, inerme, sul divano di casa, ho trascorso maggio lavorando duro e saltando qua e là per l’Italia, per partecipare a due convegni e per accompagnare la dolce metà a un colloquio di lavoro in una sede… leggermente distante da dove mi trovo io.

Volendo unire l’utile al dilettevole, ho pensato di condividere con voi qualche foto rubata in alcuni dei luoghi che mi hanno ospitata.

Tra le mete del mio girovagare per l’Italia c’è stata Napoli. Non mi ero mai fermata a lungo in questa città e… purtroppo non l’ho fatto neanche questa volta! Sono rimasta solo una notte, ma almeno ho potuto godere di una piacevole passeggiata lungomare e di un bellissimo tramonto (oltre, ovviamente, ad una buonissima pizza napoletana).

Le altre due tappe che vi mostro, invece, sono situate più a nord, nella splendida Toscana…

Monteriggioni è un piccolo paesino racchiuso da mura medievali, situato a circa 20 minuti di distanza dalla più famosa Siena. Molto carino e dall’atmosfera pacifica, nonostante le dimensioni, Monteriggioni offre ai visitatori delle bellissime mura, a cui si può accedere per ammirare il panorama circostante, e un piccolo museo delle armi e armature, in cui si possono addirittura provare diverse attrezzature da combattimento. Non sarà di sicuro un grande centro turistico, ma se passate da queste parti, fateci un pensierino, perchè merita!

Ovviamente, capitando in zona, nonostante la breve permanenza, potevamo ignorare la bellissima Siena?! Ovviamente no!

Anche se ci siamo fermati solo per mezza giornata, io e la dolce metà abbiamo fatto un bel giro della città e, oltre a godere dell’aspetto meraviglioso degli edifici, abbiamo volentieri assaporato l’ottima cucina della zona. Vorrei tornarci ora!

E questo è quanto, gente!
Spero di avervi un po’ intrattenuto con questa carrellata di foto. Io continuo ad appuntarmi post da scrivere e, avendo sistemato almeno 3 questioni esistenziali che mi attanagliavano l’esistenza da mesi, confido di riuscire a pubblicarne almeno qualcuno nelle prossime settimane.

Se di recente avete fatto qualche viaggio o siete in procinto di farlo, parlatemene pure. Avete mai visitato Napoli o qualche bel posto in Toscana? Come è stato il vostro maggio? Let me know!

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 

Cose che mi fanno arrabbiare – Capitolo 2: cinema e film di animazione.

Ci sono cose che non mi spiego. Il non capire mi innervosisce. Quindi ne parlo qui con voi, ora, e vediamo se qualcuno mi dà ragione o riesce a trovare delle spiegazioni valide che possano placare il fastidio che sto provando in questo momento.

L’11 e il 12 Aprile, in alcuni cinema, è stato proiettato il primo film di Makoto Shinkai (stesso autore de Il Giardino delle Parole e Your Name). Tutto questo rientra nella consueta programmazione anime della Nexo Dygital, che crea questi eventi speciali durante l’anno, portando nelle nostre sale titoli Made In Japan che altrimenti non vedremmo mai sul grande schermo.

Il mio disappunto è convertibile in 3 semplici domande:

  1. Perchè non se ne parla mai?
    Per quale motivo anche i pochi cinema in tutta Italia che ospitano questi eventi li pubblicizzano pochissimo e, se sei interessato, devi andarti a cercare info in continuazione, mentre ti travolgono di trailer e locandine per il resto dei film?
  2. Perchè gli unici spettacoli disponibili sono piazziati in mezzo alla settimana, spesso in orari scomodi per chi lavora o ha altri impegni?
    Io, se avessi voluto vedere questo film, mi sarei dovuta fare 45 minuti di strada ed essere al cinema per le ore 18:30, orario in cui molti appassionati di animazione giapponese (che ricordiamo essere, di solito, una tipologia di prodotto non indirizzata ai piccolissimi) lavorano. Già che li si tiene per solo 1 o due giorni (perchè non tutti i cinema hanno aderito per entrambe le date possibili), perchè piazzarli in orari proibitivi per una buona fetta del pubblico?
  3. Perchè mi chiedono 10€ per un film in 2D?
    Capisco che sia una programmazione speciale, ma 10€ per uno spettacolo al cinema inizia ad essere un pochino impegnativo (specialmente se, per questi eventi, tocca spostarsi così tanto). L’unica motivazione che mi fa giustificare il prezzo è il fatto che lo spettacolo interessi a una fetta ridotta della popolazione, ma questo va in contrasto con i due punti citati sopra: se mettessero il film ad un orario agibile e lo pubblicizzassero un po’ di più, non sarebbe meglio? Così da attirare una maggior quantità di clienti e poter ridurre il prezzo ALMENO a quello dei normali film.

Non so se si è già capito, ma non ho potuto vedere il film di Makoto Shinkai, nonostante mi interessasse molto e nonostante fossi disposta a farmi 45 minuti di strada per potermelo godere. Ma i miei dubbi su questa questione rimangono e spero veramente che qualcuno riesca a darmi degli spunti di riflessione interessante a riguardo.

Fatemi sapere cosa ne pensate, se vi siete trovati nella mia stessa situazione o in situazioni affini.

A presto,

Iya&Ceres

Commenti agli acquisti di Lucca 2016 (parte 2) – Black Clover e Addio, Stregone

Salve a tutti e bentornati al format più ritardatario della storia! Perchè commentare ora gli acquisti di ottobre fa un po’ ridere… ma di tempo per leggere ne ho avuto solo ora e per questo, anche oggi, mi esprimerò su fumetti che probabilmente molti di voi avranno già recuperato da tempo (o beatamente deciso di ignorare).

E dopo questa ottima premessa, aggiungerei che oggi parlo di altre due opere della Planet Manga: il primo numero di uno shonen intitolato Black Clover e Addio, Stregone, una mini-serie ispirata alla vita del pittore Vincent Van Gogh.

Black Clover
di Yuki Tabata

Planet Manga, primo volume, 4,50€

Trama

Ci troviamo in un mondo in cui la magia è una delle doti più apprezzate e per questo il potere spetta alla figura dell’Imperatore Magico, un personaggio dalle immense abilità, incaricato di mantenere l’ordine e difendere il paese.
In questo stesso mondo vivono Asta e Yuno, due orfani, cresciuti insieme e desiderosi di unirsi alle armate imperiali per difendere il loro paese e portare prestigio alla chiesa che li ha accolti. C’è solo un problema: mentre Yuno è un talentuoso mago dalle forte potenzialità, Asta, il più chiassioso dei due, nonostante le grandi ambizioni, non è in grado di produrre il benchè minimo incantesimo.

Commento

Sarò onesta con voi: ho seriamente rischiato di dar fuoco al volume durante le prime 5 pagine. Asta, il protagonista, è sembrato l’ennesimo personaggio tutto fumo e niente arrosto, che va sventolando ai quattro venti le sua grandi ambizioni e il suo voler diventare, in futuro, Imperatore Magico… senza però avere la benchè minima capacità magica (zero, niente di niente, neanche per sbaglio). Un bel controsenso, non vi pare? Al suo fianco il serissimo Yuno, il ragazzo super dotato, composto, ammirato da tutti… il classico amico-rivale del protagonista, a volte freddo ma sotto sotto buono. Sembrava tutto trito e ritrito e seriamente mi stavo dispiacendo dell’acquisto. Finchè questi due personaggi non hanno mostrato un po’ di grinta e di carattere, tentando di allontanarsi un po’ dalle sagome stereotipate che erano. Asta non è solo un chiacchierone, ma ha veramente voglia di riscattarsi, di cancellare le povere origini e portare gloria a chi lo ha salvato, da piccolo. Yuno, invece, nonostante il talento e il carattere schivo, adora Asta e lo considera il suo più grande rivale, ammirando la sua determinazione e il suo coraggio.
Ha preso così il via una storia che parla di azione, ma anche di ingiustizie, di discriminazioni (non solo in base al talento magico, ma anche alla provenienza) e di voglia di migliorare.

Nonostante l’inghippo iniziale, quindi, la lettura è risultata abbastanza interessante e scorrevole. I disegni sono piacevoli, discretamente dettagliati e rendono bene movimenti e azioni. Tutto molto shonen, insomma!

Esito lettura

Sono rimasta piacevolmente sorpresa da questo titolo e devo dire che mi sento piuttosto incuriosita dalla storia. Non so se ad accendere la mia attenzione, alla fine, siano stati i personaggi o la tematica “giustizia e riscatto” che tanto mi sta a cuore, ma credo che in futuro potrei farci un pensierino. Certo… considerando che potrebbe essere l’ennesima infinita serie shonen, mi prenderò un po’ di tempo per vedere come procede la pubblicazione dei vari volumi prima di iniziare l’acquisto.

Addio, Stregone (Sayonara, Sorcier)
di Hozumi

Planet Manga, 2 volumi, 4,50€ cad.

Trama

Theodorus è un rinomato mercante di quadri di Parigi. Nonostante lavori in un ambiente estremamente legato ai canoni classici, Theo vede la necessità di portare l’arte a un nuovo livello, introducendo opere che rappresentino un nuovo tipo di bellezza, in grado di essere percepita e capita anche dalla gente comune. I suoi ideali e i suoi sforzi sono ispirati dalla figura di suo fratello maggiore, Vincent Van Gogh, uno dei talentuosi artisti disconosciuti dagli esperti d’arte dell’epoca.

Commento

Nonostante si tratti di un’opera in due volumi, non mi dilungherò nel parlarvi della storia perchè rischierei di spoilerare le poche dinamiche in campo. Credo che per descrivere questo fumetto basti dire che ha dei disegni veramente molto belli (ho adorato le rappresentazioni dei personaggi) e cerchi di ricostruire, in maniera alternativa, la vita del pittore Vincent Van Gogh e di suo fratello Theodorus. Personalmente l’ho trovato piuttosto particolare e a modo suo interessante, anche se in alcuni punti è sembrato un po’ troppo estremizzato, soprattutto nei dialoghi e nei modi di fare eccessivamente teatrali di alcuni personaggi. C’è una scena, in particolare, che non mi è andata particolarmente a genio, poichè una situazione apparentemente drammatica viene risolta con una lunga serie di chiacchiere e improbabili rivelazioni dei personaggi. Per il resto è sicuramente un’opera che cerca di dare spessore ai personaggi dei due fratelli e di descrivere appieno il loro modo di vedere il mondo e i loro obiettivi. Il finale è quasi toccante e, da sè, vale forse più dei restanti 2/3 del fumetto, che possono risultare, a volte, un po’ piatti (salvo i grandi risvolti della trama).

Esito lettura

Sicuramente Addio, Stregone è un titolo poco impegnativo, sia dal punto di vista economico che a livello di concentrazione richiesta per la lettura. Anche per questo lo consiglierei a quanti vogliano distaccarsi dai classici generi principali (come shonen e shojo) per dedicarsi a un’opera di fantasia che cerca di ricostruire realisticamente un certo periodo storico, con le sue problematiche e con le sue novità, ma soprattutto che cerca di esaltare la figura dell’artista Vincent Van Gogh e di colui che (in questa storia) ha agito nell’ombra per farlo diventare grande, Theodorus, il vero protagonista dell’opera.

Come sempre, spero di avervi fornito uno spunto interessante di lettura o di avervi piacevolmente intrattenuti. Se avete letto queste opere, date pure il vostro parere o, se preferite, consigliatemi qualche titolo simili che vi è piaciuto.

A presto,

Iya&Ceres

Flash Post – Gosick

Tra le varie serie animate che sto recuperando ultimamente (sto cercando di completare alcune delle molte opere lasciate in sospeso in passato) c’è anche Gosick, anime a base investigativa di 24 episodi, terminato nell’ormai lontano 2011.

Trama

Kujo Kazuya è uno studente giapponese che va a studiare all’estero, nell’immaginario regno di Saubure, collocato sulle Alpi, tra Italia e Francia e in cui si parla, appunto, la lingua francese. E’ il 1924.
All’Accademia St. Marguerite, però, Kujo fatica a farsi amici, poichè la popolazione, molto superstiziosa, per via del suo aspetto (occhi neri, capelli neri), lo paragona da subito al personaggio di una delle tante storie di fantasmi del posto: il Dio della Morte Primaverile. In cerca del significato di questo soprannome, Kujo si avventura nell’immensa biblioteca scolastica, dove farà la conoscenza di Victorique, una ragazza dai lunghissimi capelli biondi, dall’aspetto angelico e dalla sovraumana intelligenza. Nonostante le prime incomprensioni, i due diventeranno molto amici e insieme risolveranno la moltitudine di casi misteriosi in cui si ritroveranno coinvolti, anche per via del fatto che il fratello di Victorique è un commisario di polizia.

Commento rapido

Devo dire che, a parte qualche pecca qua e là, ho trovato questo anime piacevole e abbastanza scorrevole. I vari casi sono abbastanza interessanti e ho apprezzato molto che alcuni di questi misteri portino a conseguenze anche nella vita dei protagonisti o che facciano avanzare la trama generale dell’opera: tutto ciò che viene esposto già dal primo episodio serve a rafforzare il rapporto tra Kujo e Victorique, così come a costruire lo scenario in cui i personaggi si muovono.
I personaggi sono abbastanza strani, a volte (pecca n°1) un po’ troppo ripetitivi nel loro modo di fare e stereotipati, ma hanno un loro ruolo nella storia e tutto sommato, anche non amandoli alla follia, non fanno storcere il naso. Lo stesso Kujo ne è un esempio: non fa che ripetere “Victorique” (ovviamente pronunciato in una lingua che di francese non ha nulla) e chiamare la sua partner per soccorerlo in ogni occasione, ma anche sembrando un po’ stupido e piagnone, in realtà è molto altruista e coraggioso. Ho apprezzato che, nel loro piccolo, alcuni dei personaggi principali evolvano nell’arco dei “soli” 24 episodi.
Nonostante sia un cartone che non fa eccessivo uso di scene splatter o brutali, non si risparmia alcuni avvenimenti abbastanza pesanti dal punto di vista umano: sacrifici di bambini, donne rapite e obbligate e partorire figli non voluti… insomma, per intenderci, pur non essendo visivamente brutale ha dei toni abbastanza macabri e per questo non lo farei vedere a dei bambini solo perchè i protagonisti sembrano “kawaii” e perchè ci sono pizzi e merletti ovunque.
In contrasto con questi avvenimenti crudi e col tentativo dell’anime di non sfociare nel surreale, il finale di alcune sottotrame, così come dell’anime in generale, possono risultare un po’ troppo buonisti (pecca n°2) e alcune scene possono sembrare particolarmente inverosimili o improbabili (pecca n°3).

Nel complesso è comunque un anime poco impegnativo che vi consiglio sicuramente, soprattutto se vi piacciono storie investigative e di misteri. Tenete, però, a mente che il riflettore sarà sempre e comunque puntato sui protagonisti, più che sui casi in sè.

Spero che questa mini-recensione vi sia stata d’aiuto. Come sempre, se avete visto questo titolo, fatemi sapere che ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

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