…I'll also show you a sweet dream next night…

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Chiacchiere di metà ottobre

Con delle chiacchiere vi ho lasciato quasi un mese fa e con chiacchiere di aggiornamento riprendo a scrivervi quest’oggi. Comincerei dicendovi che il tanto odiato e temuto ostacolo che mi si poneva davanti è stato superato con successo, levandomi di dosso uno stress non indifferente. Volendo andare ancor più nello specifico, posso dire di essere, finalmente, riuscita ad accedere all’ultimo anno dell’università che frequento e che quindi inizio a intravedere una piccola luce alla fine di questo lungo e tortuoso tunnel. Certo, di esami ancora ne mancano e sono i più tosti della facoltà (perchè, ovviamente, più si avanza, più ci si addentra nelle materie d’indirizzo) ma l’aver superato l’ultimo blocco crediti e l’aver svolto tutta la parte sperimentale della mia tesi (durante il famoso “maggio di fuoco” di cui vi ho parlato qui) mi fa sentire molto più vicina al raggiungimento della tanto agoniata e sudata laurea.

Ho inoltre finito il periodo di lavoro “part-time” che ho svolto da giugno a settembre e vorrei poter dire che anche questo mi riempe di gioia… ma dato che ancora non vedo arrivare i sonanti dindini che mi spettano, preferisco evitare di cantar vittoria. Tra l’altro il Lucca Comics, uno dei motivi per cui ho deciso di darmi da fare con questo lavoro, si avvicina rapidamente e io temo di non raggiungere in tempo il budget utile che ho tanto bramato, da poter sperperare in fumetti, anime e oggetti di ogni tipo. Non ci voglio pensare…

Quest’immagine potrei usarla all’infinito.

Comunque, qualche arrabbiatura a parte, sono carica e pronta a riprendere in mano tutto ciò che ho dovuto tralasciare in questo pesantissimo mese buio, compresa la cura di me stessa e il mio blog.
Tra le altre cose, è da un po’ che sto meditando sul cambiare un po’ qualche aspetto estetico di questo mio piccolo spazio virtuale e ho già iniziato a pensare a come farlo. Non so quanto riuscirò a combinare, anche perchè non sono poi così brava nel modificare immagini, ma spero di riuscire a tirar fuori qualcosa di carino. Per cominciare, l’immagine di inizio post è fatta da me e pensavo di tenerla fissa come intro agli articoli della categoria “Talking About it“. Che ne pensate? Vi piace?

Poi, lo scorso mese mi ero ripromessa di parlarvi della musica che stavo ascoltando per rilassarmi o come sottofondo per i momenti di studio e, invece, me ne sono totalmente dimenticata. Approfitto, quindi, di questa chiacchierata per rimediare.
Considerando che non posso ascoltare qualsiasi genere di musica mentre studio, perchè le canzoni che mi piacciono troppo o che mi viene da cantare mi distraggono da ciò che sto facendo, nell’ultimo periodo mi sono data a un sottogenere musicale che ho scoperto quest’anno: il Lofi Hip Pop o Chill Pop o in qualsiasi modo venga ufficialmente definito. Sono pezzi brevi, semplici, più o meno rilassanti, a volte con qualche traccia audio parlata o con effetti, come la pioggia, di sottofondo. Ovviamente, per farvi capire meglio, vi posto qualche sequenza che mi è piaciuta molto, presa YouTube.

Questi due mix li ho ascoltati moltissimo, soprattutto quando dovevo sgombrare la mente da altri pensieri al di fuori dello studio o di ciò a cui mi stavo dedicando. Come potete sentire, non sono pezzi canticchiabili o complessi, ma proprio per questo evitano di instaurarsi e prendere il sopravvento nella mia testolina bacata.

Sempre in questo periodo, ho recuperato i brani composti da un ragazzo che seguo da qualche mese, sempre su YouTube. Si chiama Adrian Von Ziegler e compone un sacco di bellissime canzoni, molte in stile celtico o con richiami al fantasy. Per questo, oltre ad ascoltarle per darmi la carica nei giorni subito prima dell’esame, le abbiamo spesso utilizzate, con i miei amici, per le sessioni di D&D. Anche in questo caso, vi posto alcuni dei miei pezzi preferiti, perchè penso che questo ragazzo meriti di essere conosciuto.

E per ora, questo è quanto. Sta volta credo di aver detto tutto ciò che volevo condividere con voi. Per cui, vi saluto e vi chiedo di dirmi se vi sono piaciuti i pezzi/generi che vi ho condiviso e di farmi sapere cosa ascoltate voi quando dovete rilassarvi o concentrarvi.

A presto,

Iya&Ceres

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Chiacchiere di settembre

Salve a tutti!

Oggi dedico il post alle chiacchiere, perchè volevo comunicarvi un paio di cose e condividere con voi la mia attuale condizione.

Inizierei con il dire che l’8 settembre Let’s Talk About It ha compiuto ben 6 anni! YEEEEE!!!
Sapendo che questo momento si stava avvicinando, avevo già iniziato a meditare sui prossimi post da fare e, per festeggiare, vorrei riprendere il format Le Origini, che avevo lanciato lo scorso complyblog, per concludere con la mia prima serie fumettosa (che avevo lasciato in sospeso) e, dato che lo sto rivedendo ora con la dolce metà, vorrei parlare anche di quello che considero il primo anime che ha segnato l’inizio della mia passione per questo mondo (ovviamente, dopo averlo concluso… ci vorrà ancora un po’).

Il problema è che tutto questo non arriverà prima di ottobre, perchè, purtroppo, si avvicina una scadenza molto importante per la mia vita, di quelle che potrebbero sballare tutti i miei piani e, onestamente, farmi sprofondare in un’immensa agonia qualora non dovessi riuscire a compiere quanto mi sono prefissata. Per questo motivo potrebbe accadere, nelle prossime settimane, che le pubblicazioni rallentino o che, addirittura, si stoppino. Ve lo sto dicendo proprio perchè so che sarà una questione temporanea e volevo sottolineare il fatto che non ho alcuna intenzione di scomparire, nuovamente, per mesi. Per cui vi prego di pazientare … e magari di incrociare le dita per me!

Tra l’altro, anche se vorrei solo concentrarmi sui miei obiettivi, ho diverse cose a cui pensare. Solo questo week-end ho ben due matrimoni e sono giorni che cerco di contattare l’assistenza del pc perchè ci sono dei tasti che minacciano di abbandonarmi, nonostante questo nuovo e fantastico computer sia stato comprato solo a fine marzo. Dite che ho una qualche maledizione? Perchè è incredibile quanto gli impegni importanti richiamino altri impegni (e le spese altre spese)!

Per il resto, ho finalmente terminato il trasloco nella nuova casa universitaria e posso finalmente godere della pace che, nella vecchia casa, mi era stata negata. Vi scrivo giusto ora dalla nuova postazione, sotto la guida nyan-osa di un sensei speciale

Il mio nuovo collaboratore e guardiano: Nyanko-sensei (versione tazza-portapenne)!

Che altro dire… Spero che i post di quest’ultimo periodo vi siano piaciuti e volevo approfittare di questa chiacchierata per chiedervi quale tipologia di articolo preferireste vedere nel prossimo futuro: ho tante idee in cantiere e diverse bozze lasciate in sospeso, per cui potrei anche optare per dare la precedenza alla categoria che preferite. Volete qualche articolo sugli anime? Preferite un post personale? O volete che continui con le pubblicazioni randomiche a sorpresa?

Come sempre, vi ringrazio per avermi seguita,

a presto!

Iya&Ceres

A Silent Voice – Il Film [Flashpost]

Mi è capitato di recente di imbattermi, grazie alla riproduzione automatica di Youtube (che mi fa scoprire sempre un sacco di cose interessantissime), in una canzone tratta dal film A Silent Voice (tradotto anche con The Shape of Voice), che ho riconosciuto immediatamente perchè, qualche tempo fa, lessi un articolo dell’omonimo fumetto. Sapendo che l’opera era, per l’appunto, tratta dalla controparte cartacea e non avendo molto tempo a disposizione per dedicarmi alla lettura, ho deciso di cimentarmi, per lo meno, nella visione del film, della durata di 129 minuti.

Trama

Shoya Ishida è un ragazzino delle elementari vivace come altri, con un ristretto gruppo di fedelissimi amici e molte energie da spendere. Un giorno nella sua classe arriva una ragazza sorda, Shoko Nishimiya, che viene inizialmente accolta a braccia aperte dai compagni, ma che, con il passare del tempo, inizia a sembrare quasi un peso agli occhi dei giovani e ancor egoisti esponenti della classe. In particolar modo, il gruppo di Shoya non la tollera e il ragazzo, per la sua indole impulsiva e fastidiosa, diventa il portavoce del bullismo contro la giovane e sfortunata Shoko. Le sue azioni, però, finiranno per ritorcerglisi drasticamente contro.

Commento

Quest’opera, come avrete facilmente dedotto dalla trama, parla principalmente di bullismo e disabilità. Ma tratta soprattutto delle conseguenze di questo bullismo, non solo sulla vittima, ma anche su chi è a lei vicina e, a volte, sugli stessi carnefici. E, a dirla tutta, ciò che più mi ha commosso non è stata la storia di Shoko, che ovviamente mi ha fatto tenerezza fin da subito, ma è stato vedere la sofferenza di Shoya, nata da un suo errore infantile e che il protagonista si porta con sè da sempre.

Non voglio ovviamente dire che il giovane Shoya non abbia sbagliato, il bullismo è sempre una cosa da rimproverare, ma ciò che ho trovato interessante è che, in quest’opera, ci si  focalizzi non solo sulla vittima “canonica”, ma si dia spessore anche a colui che, più di ogni altro, poteva sembrare il cattivo della storia. E che lo è, ma non è il solo e non è poi così malvagio. Perchè da piccoli, presi dalle proprie futili motivazioni, dall’egoismo e dall’inesperienza, si possono fare anche degli enormi errori… chi pensa di non averne mai fatti?
Quindi viene da chiedersi: è giusto giudicare una persona solo in base a quanto ha fatto in passato? E’ giusto etichettare una persona che ha sbagliato come una persona sbagliata?

Questi sono i quesiti che nascono nello spettatore, mentre vede passare tutta l’adolescenza di Shoya sullo schermo, con i suoi tentativi di riparare agli errori e con le evidenti cicatrici che questa vicenda ha scavato in lui, facendolo enormemente cambiare.

Dall’altra parte c’è Shoko, la vittima, che cerca di essere sempre disponibile perchè si sente un peso e che vorrebbe solo avere degli amici, ma ha, ovviamente, difficoltà a farsi comprendere e a percepire quello che la circonda. C’è una Shoko fragile che continua a farsi forza nel tentativo di trovare il suo posto nel mondo, ma che ovviamente deve fare i conti con i traumi passati.

Ci sono poi amici, familiari, altri punti di vista e altre situazioni che vengono delineate in A Silent Voice e anche per questo il titolo mi è piaciuto moltissimo (e mi ha fatto piangere tantissimo), quindi non potevo non proporvelo, anche se ho preferito non approfondire situazioni e personaggi per evitare di anticipare le principali svolte della trama. Spero di essere riuscita, comunque, ad incuriosirvi.

Come sempre, se avete visto o letto quest’opera, fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

 

Finalmente… BERSERK!

PICCOLA PREMESSA:
Questo post riguarda esclusivamente l’anime ed è pressochè SPOILER-FREE.
Ma può contenere olio di palma.

Era da anni, anni, ANNI (potrei quasi azzardare la parola “decennio”) che posticipavo la visione di questo anime. La sua fama mi tormentava da molto ed ero sicura che avrei potuto trovarlo molto interessante. Ma sapevo di cosa si trattasse, mi era stata descritta come un’opera cruda e conoscevo, a grandi linee, la storia del protagonista. Tutto questo, non so per quale motivo, aveva fatto nascere in me la convinzione che fosse qualcosa di pesante e difficile da digerire, per cui ho continuato a rimandarne la visione, nonostante volessi assolutamente depennare questo titolo dalla lista dei miei “must see”.

Poi il mio ragazzo mi ha proposto alcuni titoli per sceglierne uno da vedere insieme (l’ultimo lo avevo scelto io, quindi spettava a lui proporre qualcosa) e nella sua lista figurava, appunto, il “temibile” Berserk. Così ho deciso di farmi coraggio e lanciarmi nella visione (accompagnata, manco fossi una bimba) di questo anime e ora mi sento di dire un paio di cose a riguardo.

Inizierei col dire che non l’ho trovato così pesante come pensavo che fosse. Certo, di tematiche pesanti e personaggi sfortunati ce ne sono piove se piovesse e sicuramente non ne consiglierei la visione a un ragazzino, ma la versione animata (che mi dicono essere più “light”, come spesso accade, della controparte cartacea) ha giusto qualche scena veramente pesante. A parte questo, l’opera è molto d’azione e l’ho trovata piuttosto scorrevole (alla fine, come sempre, mi sono fatta prendere e ho finito per divorarla in pochissimo tempo).

Altra cosa che mi sento di dire è che Berserk mi è piaciuto. Nonostante qualche pecca, ai miei occhi, qua e là, mi sono appassionata alla storia e non vedo l’ora di poter vedere il seguito. L’ho trovato un anime completo, che non manca nè d’azione nè di approfondimento emotivo, ma che, di tanto in tanto, lascia anche spazio a qualche risata. L’unica cosa che mi ha un po’ infastidito è stata l’impressione che, qualche volta, le scene non siano state gestite nel migliore dei modi. Non so come spiegarlo, ma ci sono scene che iniziano in maniera troppo brusca o cambi di location non chiari… un po’ confusionario in certi passaggi, insomma. Inizialmente pensavo fosse una pecca legata al fatto che la prima serie è un po’ datata e, come altre degli anni ’90, porta con sè uno stile e un “sapore” di quel periodo. Invece queste piccole mancanze le ho riscontrate anche in alcuni episodi delle serie recenti (datate 2016 e 2017), quindi è proprio un carattere dell’anime di Berserk, forse legato a dei problemi di trasposizione di alcune scene dal manga? Comunque l’opera in sè non ne risente particolarmente e trovo possa essere considerato davvero un ottimo titolo.

Se avete visto quest’anime, potrete facilmente immaginare quali saranno i prossimi due punti.

Da dove cavolo vengono fuori disegni e animazioni della seconda stagione? Perchè hanno voluto punire i fan di quest’opera con questo stacco repentino dal disegno classico e quella cosa mezza 3D che si muove, in certi momenti, in maniera più legnosa dell’anime del 1997?
Magari sono io che non capisco l’innovazione e questo nuovo modo di fare anime è spettacolare, ma a me il gusto retro delle immagini della prima stagione è piaciuto un casino e l’ho trovato mille volte più delicato e adatto a delineare i personaggi. Prendiamo ad esempio [quella gran m***a di] Griffith (o “GRIFFISSSSTHSSSS”, se preferite): nella versione moderna ha dei tratti molto meno delicati rispetto alla vecchia rappresentazione. In certe immagini sembra quasi sproporzionato, finto. Che senso ha usare una grafica moderna se fa sembrare qualcosa più finto di quanto non sia un’immagine bidimensionale?

Veramente è meglio la seconda versione? E’ un mio problema perchè sono abituata agli anime vecchio stile? Se è così, per favore, ditemelo!

E ora potrete anche odiarmi, oh voi fan di Berserk di vecchia data… ma mi dovete dire cosa cavolo è la prima sigla! Seriamente, ditemi: tolto l’affetto per l’opera in sè, vi sembra davvero una buona canzone? Perchè io, quando l’ho sentita la prima volta, mi sono immaginata che avessero preso un chitarrista che ha appena imparato a strimpellare e che ha scoperto che la sua chitarra può fare un suono stranissimo, allora ci ha fatto un’intera canzone, su cui poi hanno cantato i suoi amici, di cui uno ubriaco alla voce principale e l’altro, stonato, ai cori. Questo è l’effetto che mi ha fatto, ai primi ascolti, Tell My Why, la prima sigla di Berserk. E magari, al solito, sono io che non capisco un cavolo di musica, potrebbe anche essere, però, se la pensate così, dovete spiegarmi il lato positivo di questa sigla.

Le altre due, invece, le ho adorate e le sto continuando a sentire in loop da giorni. Sono entrambe dei 9mm Parabellum Bullet (gruppo di cui ho scoperto, grazie a queste opening, anche altre canzoni e che, devo dire, trovo interessante) e hanno un sound grintoso, ma rimandano anche a un senso di rabbia e/o malinconia. Due pezzi perfetti, se pensiamo a come ritroviamo in nostro caro Gatsu, il protagonista, dopo una certa Eclissi di cui non ho intenzione di parlare… [tra l’altro, per la serie “quando una parola normale acquisisce, d’un tratto, tutto un altro significato ai tuoi occhi”].

Tra l’altro, una piccola menzione se la merita anche un pezzo della soundtrack, Hai Yo, che si fa sentire ogni volta che il buon Gatsu entra in azione. Veramente bellissima e d’effetto, ve la posto qui sotto.

E questo è, a grandi linee, come ho trovato Berserk. Non volevo fare un post molto lungo e non volevo andare a parlare in dettaglio della trama o delle tematiche, perchè probabilmente non ne sarei uscita viva. Tuttavia, se avete piacere di confrontarvi su qualche punto, se ne può sempre parlare nei commenti!

Come al solito, fatemi sapere se avete visto quest’anime, se vi è piaciuto o se invece avete letto il manga e potete fornirmi qualche info o dettaglio interessante in più! E se non concordate su quanto ho detto, aspetto nei commenti il vostro punto di vista.

A presto,

Iya&Ceres

 

 

 

I Nani

Dato che Nyu me l’ha richiesto (la mia prima rischiesta!) vi parlo dei piccoli nanetti che stiamo ospitando a casa. Per farlo, però, dobbiamo fare un passo indietro e partire dall’inizio.

Foto de I Nani, direttamente dal post precedente…

Ho una casa in campagna, in cui mia nonna alleva animali e coltiva frutta e vegetali per il nostro consumo domestico. Da che ne ho memoria, abbiamo sempre avuto gatti in questa casa, ma, come si può ben immaginare, non sono animali molto addomesticati: gli si dà un po’ di crocchette, gli avanzi del cibo e accesso alla stalla, ma per il resto vivono liberi, cacciando topi e scorrazzando per il mondo. Questo stile di vita libero e selvaggio potrebbe sembrare l’ideale per un gatto, ma porta con sè delle ovvie conseguenze. Infatti, per via del loro girovagare e di qualche vicino non particolarmente amante dei gatti, il numero di questi animali è mantenuto costante nonostante non siano castrati o sterilizzati perchè c’è un continuo ricambio. Alcuni scompaiono, altri vengono ritrovati morti mesi dopo… fatto sta che la vita media del più di loro si aggira sull’anno e mezzo e la massima è di 3 anni.

Ovviamente è una situazione che non mi riempe particolarmente di gioia, ma non posso neanche farci granchè, dato che mia nonna è irremovibile su alcune scelte e dato che in questo contesto campagnolo vige la filosofia “meglio una vita breve ma libera piuttosto che lunga rinchiusi in appartamento“. E, da una parte, potrei anche essere concorde, se non fosse che ho sempre la sensazione che alcuni vengano fatti fuori da estranei per futili motivi (e questo mi fa imbestialire).

Detto ciò, in questo instabile contesto è nata una nuova cucciolata di micini, composta, appunto, dai due nani in questione. Sembrava che tutto andasse per il meglio ed eravamo stupite nel vedere che anche mamma gatta, che con la scorsa cucciolata ha dimostrato l’istinto materno di un sasso, al punto che per farle allattare i cuccioli l’abbiamo dovuta chiudere per settimane in casa con solo i due piccoli, si stava impegnando. Poi, però, mamma gatta è scomparsa e non ha più fatto ritorno e i cuccioli, che avevano solo una settimana, hanno rischiato di fare una brutta fine.

Ed è così che, a pochi giorni dall’inizio delle mie vacanze sarde (vedi qui, qui, qui e qui), mia madre mi comunica che ha portato i nani a casa mia, che si sta occupando lei di allattarli… e che questo gravoso onere di badarli, al mio ritorno, sarebbe stato scaricato sulle mie spalle.
[Grazie mamma, che prendi sempre le decisioni al mio posto senza consultarmi. Grazie tante.]

Sono quindi pronta a presentarvi I Nani:

Attenta a cosa fai con noi…

Cosa posso dire de I Nani?

Innanzitutto, che sono adorabiliquando dormono! Perchè da svegli sono iperattivi come tutti i cuccioli e quando devono mangiare vengono posseduti dal demonio. Ancora pigolano al posto di miagolare, ma quando li metti davanti alla siringa con il latte (perchè ancora fanno una certa difficoltà a bere dal piattino) diventano indemoniati, si arrampicano con le loro tenere e dolorosissime unghiette sulle gambe, perforando con estrema facilità qualsiasi pantalone, si azzuffano a vicenda per avere la precedenza e, se non vengono immobilizzati anteriormente durante l’allattamento, iniziano a graffiarsi da soli, muovendo le zampette come se stesseo nuotando, per cercare di acchiappare la siringa.
Dei piccoli geni, insomma.

Sono due maschietti e nonostante siano fratelli, sono abbastanza diversi tra di loro.

Il più piccolo è quello un po’ meno autonomo, che impiega più tempo per imparare a mangiare autonomamente, ma per questo è quello più feroce e spietato quando ha fame e deve bere dalla siringa. E’ quasi ingestibile, in certi momenti! Ha sviluppato meno anche fisicamente, rimanendo un po’ più corto dell’altro, un po’ più goffo e con lo sguardo ancora un po’ perso. Gioca spesso con il fratellino, ma gradisce molto anche fare delle belle pause sulle sue “mamme” (ovvero io e mia madre, coloro che li sfamano) e dormire ciucciandosi la zampetta, come farebbe un bambino piccolo con il pollice.
E’ un po’ il mammone dei due!

Perdonate le immagini mosse, ma i nani non stanno mai fermi!

Il più grande, invece, oltre ad essere cresciuto più velocemente, è anche quello più intraprendente e che apprende prima. Questo deve essere legato al fatto che, quando mia nonna si è resa conto che mamma gatta non si vedeva da un po’, lui era quello che più ne aveva risentito ed era talmente mal messo che non riusciva più neanche a miagolare. Per questo motivo è stato, presumo per istinto di sopravvivenza, quello che ha imparato in fretta ad adattarsi anche all’allattamento artificiale e che quindi ha superato in breve tempo il fratellino nella crescita. E’ un gran giocherellone e cerca sempre di predare il fratello per gioco, preparando agguati e lanciando sfide (tra l’altro vederli mettere di fianco e gonfiarsi per sembrare più grossi, ma rimanere delle dimensioni di un nano-peto, mi fa sempre morire dal ridere).
Anche lui ama le coccole, ma solo quando ha corso in lungo e in largo per casa, quando lo prendi in braccio e inizi a fargli i grattini sul pancino o sulla testa. A quel punto cade nel mondo dei sogni e ci rimane anche se il più piccolo abbandona la sua posizione comoda sulla “mamma” e inizia a morderlo prepotentemente perchè vuole giocare.

Nonostante richiedano ancora non poche attenzioni, sono due amori e devo dire che mi ci sto affezionando. Però non hanno ancora dei nomi, perchè non è certo che rimangano qui da me.
Mia nonna è convinta che verranno riportati in campagna e mia madre, nonostante sotto sotto li adori alla follia, non fa che lamentarsi del fatto che non può stargli dietro e che la nostra gatta li odia. Cosa non del tutto falsa, in realtà, ma perchè nessuno li ha fatti avvicinare gradualmente e lei, che è un gatto abbastanza poco socievole (e pure un po’ stupido), si è ritrovata due cose lamentose e puzzolenti nella sua proprietà. Pare che un pochino si stia abituando alla loro presenza, pur continuando ad odiarli, ma sembra proprio che mia madre sia intenzionata a rimpatriarli appena saranno autonomi a tutti gli effetti.

Dopo la fatica che abbiamo fatto per salvarli, riportarti in un posto in cui vivrebbero al massimo 2 anni mi sembra un pochino triste, ma dato che a breve ricomincerò con gli impegni universitari e che, comunque, è mia madre a spesare le bestiole di casa, so di non avere molta voce in capitolo.

Chissà come andrà a finire… Intanto cerco di godermeli e curarli al meglio, senza farmi troppe illusioni.

Ninne su “mamma”

Avete esperienze simili con gli animali? Siete per la “vita wild” o per far crescere i gatti in ambienti relativamente protetti? Fatemi sapere cosa ne pensate.

A presto,

Iya&Ceres

Vacanze Sarde – Capitolo 4: Sayonara Carloforte, rientro e souvenir

Come potrete facilmente dedurre dal titolo, questo è l’ultimo post riguardo le mie vacanze. Purtroppo sono già rientrata a casa da una settimana e devo dire che il ritorno alla vita reale è stato piuttosto brusco, tanto che ho dovuto rimettermi a lavorare il 15 stesso e, nei giorni seguenti, mi sono occupata del trasloco all’università (ho cambiato appartamento per via di un’incompatibilità viscerale con il nuovo coinquilino).
Ma, volendo tornare ad argomenti più piacevoli, sono qui per mostrarvi le ultime foto che ho scattato prima di rientrare, oltre, ovviamente, ai diversi souvenir che ho riportato con me.

Dato che avevo necessità di essere “a lavoro” il 15 sera, siamo partiti la mattina molto presto (sveglia alle 6:00, partenza da Carloforte alle 6:45). Anche se chiudere le vacanze con una sveglia così presto è abbastanza demoralizzante, lo spettacolo che l’alba ci ha offerto ha reso il tutto molto più confortevole, anche se mi ha dato da subito l’impressione che avrei sentito la nostalgia di questo piccolo angolo di paradiso.

Ho portato diversi souvenir a casa con me, impresa che non è stata semplice, dato che viaggiavo in aereo con il solo bagaglio a mano. A darmi più problemi, sia per lo spazio che per i controlli in aeroporto, è stato il regalo preso per mia madre, ovvero un Bonsardo, un bonsai della macchia mediterranea, per la precisione una piantina di mirto che ho deciso di chiamare Mirtina. Ho scelto questa piantina sia perchè mi sembrava un regalo molto particolare da fare (e molto tipico), sia perchè le foglie e i rametti possono essere usati in cucina (soprattutto per insaporire la carne) e le bacche del mirto possono essere usate per fare l’omonimo liquore (forte, ma molto buono). Spero che mia mamma sappia prendersene cura e farlo fruttare (nel vero senso della parola).

Gli altri souvenir, invece, sono più canonici. Ho preso delle presine fatte dalle signore del luogo per le mie nonne, calamite e prodotti di oggettistica vari per gli amici e per mia sorella. Ho deciso di fare due vasetti con sassi, sabbia e conchiglie (il regalino home made è sempre carino) e il risultato non mi è sembrato male. Uno di questi credo lo terrò per me, così come il telo che ho comprato nei primi giorni e che ho portato per me durante tutti gli spostamenti per le spiagge dell’isola.

Non c’è che dire, i souvenir di Carloforte sono troppo carini!

 

Foto brutta di un bel telo.

Spero che abbiate gradito queste ultime immagini della vacanza, che dal prossimo post si torna a parlare di tutt’altro.
Mi auguro che vi stiate divertendo e che abbiate goduto anche voi delle vostre ferie.

A presto,

Iya&Ceres

Ps: nel mio pacchetto di cose da fare al rientro, è compresa anche l’impresa “allattamento nani“.

 

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