…I'll also show you a sweet dream next night…

Senza Parole

Mentre scrivo questo post sto ascoltando Take Me Somewhere Nice dei Mogwai. Se vi va di provare a condividere il mio stesso sottofondo musicale (mi piaceva l’idea di sperimentare questo nuovo livello di sharing) fatemi sapere se vi piace e se vi è stato d’aiuto per immedesimarvi nell’argomento trattato. Comunque vada, buona lettura!

Frammento

Capita a volte di rimanere senza parole.
Spesso è perchè qualcosa ci sconvolge a tal punto da non sapere, al momento, cosa dire, ma ci sono anche volte in cui il silenzio è legato all’incapacità di esprimere con i termini giusti ciò che si prova. Magari un sentimento complesso, magari qualcosa mai sentito prima. O magari si ha un silenzio interiore tale da non sapere neanche da dove iniziare a descrivere quella innaturale quiete.

Questo è insomma il mio tentativo finale di spiegare la mia assenza da questo blog per tanto tempo. Non perchè io debba effettivamente delle spiegazioni a qualcuno (ho sempre detto che questo blog nasceva come metodo di confronto e di espressione per me, per aprire una finestra sul mondo, e che quindi avrei scritto solo quando ispirata da qualcosa) ma per condividere la mia volontà di esprimere questo qualcosa che finora non è voluto uscire nè dalla mia bocca nè dalla mia penna.

Volendo arrivare al punto: per mesi ho voluto scrivere di questa mia situazione, ma non riesco neanche io a capire cosa sto provando! Sono ufficialmente rimasta senza parole! E ogni volta che ho aperto questo blog, con la spinta di condividere qualcosa di emotivo con i lettori, il mio cervello si è ribellato, riportandomi ad un livello di analfabetismo tale che addirittura un bimbominkia (non so se nel resto d’Italia si dice così, ma qui da noi è molto gettonato) di nuova generazione avrebbe potuto rispondermi: “Ma cm kavolo Skrivi!“.

La verità è che quest’estate ho avuto mille cose da fare, sono corsa a destra e manca e, lo ammetto, spesso e volentieri mi sono anche divertita. Sono stata abbastanza bene. Però c’era anche qualcosa che non andava. E quel “qualcosa”, in realtà, dovrebbe suonare più come un “qualcuno”.

Perchè ho conosciuto “qualcuno”, un “qualcuno” come non ne avevo mai incontrati prima. E da subito ha risvegliato in me questa strana emozione a cui non so ancora dare un nome, che non riesco a spiegare, che ha un colore indefinito, troppo leggero per spiccare nella mia vita, ma abbastanza denso da diventare lo sfondo delle mie giornate.

I miei amici mi vedevano e mi chiedevano se stessi bene, perchè era palese che mi divertissi, ma quando non parlavo, non giocavo, non partecipavo in modo attivo a qualcosa, davo loro l’impressione di essere malinconica, triste, come se mi mancasse qualcosa. Vuota. Apatica. Avevo lo sguardo spento, a detta di alcuni di loro. Eppure stavo bene e ne ero consapevole.

E’ stato come se questo “qualcuno” mi avesse abbagliato e, pur impedendomi momentaneamente di mettere a fuoco il resto, lasciando tutto un po’ appannato, la sua vista mi avesse trasmesso una tranquillità tale che non riuscivo più a ritrovarla altrove. Ma non mi mancava veramente qualcosa, giuro che stavo benissimo!

Vedete?? Lo vedete quanta fatica sto facendo per cercare di spiegare questa cosa? Perchè è qualcosa di cui non ho mai neanche sentito parlare, non riesco a paragonarla a niente a me noto. Non è amore, non è odio, non è desiderio,nostalgia,empatia. Sento solo, a tratti, una discreta voglia di vederlo, che si intreccia a questo grigio ma luminoso stato emotivo, per poi scomparire e lasciare di nuovo il no-sense dentro di me.

Così ho deciso di conoscere questo “qualcuno”. E stranamente sono riuscita a farmi strada e avvicinarmi abbastanza da poterlo ammirare da vicino. Mai, nella mia vita, mi era stato tanto facile scansare le mie paure e le mie insicurezze, per “buttarmi” in questa strana situazione. Ed è seguito altro. A questo punto è arrivato l’interesse, la nostalgia, il desiderio, la voglia di passare del tempo insieme, e mentre tutto restava comunque relativamente quieto, mentre stavo cercando di vivere il tutto con consapevolezza della situazione, con calma e senza pressare il “qualcuno”, in me è nata anche l’incertezza, la sensazione di non essere abbastanza, di non essere voluta, di non essere rilevante quanto serve per andare avanti. E in un modo o nell’altro, sono giunta (anzi, siamo giunti) alla conclusione che questo non è il “nostro” tempo, ma è il mio tempo e il suo tempo, e in questo frammento di esistenza è per noi impossibile camminarci fianco a fianco. Volendo riassumere, nonostante il reciproco interesse (volendoci fidare anche delle altrui parole), ora come ora abbiamo necessità troppo diverse per riuscire a far combaciare i nostri stranissimi e particolarissimi caratteri.

E sto bene. So di aver fatto la scelta giusta. So che, almeno per ora (ma probabilmente per sempre), per noi era impossibile legarci. Ma mentre tutte le altre emozioni scemano, mentre mi abituo a non vederlo, a non sentirlo, a non pensarlo, a non volerlo, quella sensazione che c’era all’inizio, quel silenzio che annulla e attenua tutto il resto è ancora lì. Tutto va e lui rimane. E ogni volta che cerco di esprimere ad una mia amica che si preoccupa per me, vedendomi momentaneamente assente, ciò che sento, realizzo che ancora non sono riuscita a dare un nome a questa mia condizione. Ma sto imparando a conviverci, e magari un giorno, quando sarò più grande e più matura o quando avrò conosciuto qualcuno in grado di spiegarmi cosa significa questo sfocato sottofondo, riuscirò anche a chiamarlo per nome, dandogli la giusta collocazione nella mia vita.

Intanto, comunque, tornerò a condividere qualcos’altro con voi, in modalità “dislessica e insensata“, come sempre!
Magari lentamente, magari inconstantemente, ma continuerò a parlarvi di ciò che incontro sul mio (a volte strano) cammino.

Per cui, a presto!

– Iya&Ceres –
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4 Risposte

  1. Sembri essere in un limbo.. forse devi ancora metabolizzare meglio l’accaduto prima di tornare alla routine.
    Sarà sempre lo scorrere del tempo ad aiutarci.. 😉

    17 settembre 2014 alle 08:39

    • Già, a volte sembra che lo scorrere del tempo sia la risposta a tutto. Ma non so se è qualcosa che devo metabolizzare, anche perchè è venuto prima ancora dei sentimenti veri e propri. E non influisce sulla mia routine, che nel frattempo non si è mai fermata. Solo c’è. Magari andando avanti ne capirò la natura e allora non sarà più qualcosa di strano e chissà che non possa divenire addirittura qualcosa di positivo.

      17 settembre 2014 alle 19:04

  2. E’ molto difficile “commentare” questo tuo post, così intenso, profondo e intimo, dicendo cose un minimo sensate…
    Quindi non lo faccio.
    Ma ti leggo sempre e faccio il tifo per te.
    A presto.
    O.

    18 settembre 2014 alle 07:50

    • Grazie mille per il tuo sostegno e il tuo calore. 🙂
      Capisco che commentare un sentimento no-sense potrebbe generare caos nel lettore. XD Ma mi ha fatto piacere condividere questo qualcosa con voi ed è sempre bellissimo vedere che c’è chi è pronto a rispondere anche ai miei deliri. 🙂

      18 settembre 2014 alle 08:30

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