…I'll also show you a sweet dream next night…

Il Giardino delle Parole

Come potrete intuire anche dal titolo, sono accorsa a vedere anche l’ultimo titolo della programmazione di film d’animazione sul grande schermo (originaria, alla quale è stato poi aggiunto, ad esempio, il terzo film di Madoka Magica) firmata Nexo Digital.

Oltre al film in sè, che dura meno di un’ora, questa proiezione comprendeva un cortointitolato Someone’s Gaze, dello stesso autore, Makoto Shinkai, e dei contenuti extra alla fine del storia principale, ovvero un’intervista con l’autore e alcuni membri del cast (della durata di circa 17 minuti) e uno speciale sulla trasformazione da bozza ad animazione.

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Trama

“La sera, prima di dormire, e la mattina, nell’istante in cui apro gli occhi, mi rendo conto che sto pregando perchè piova.”

Takao

La storia ha come protagonista un ragazzo quindicenne, Takao, molto maturo e indipendente ma al contempo un grande sognatore. Il più grande desiderio di questo giovane è poter creare scarpe. In un giorno di pioggia, condizione molto amata da Takao, il ragazzo incontrerà una donna misteriosa, più grande di lui, che lo colpirà e con cui inizierà, in seguito a svariati altri incontri (avvenuto sempre nei giorni piovosi), a stringere un legame del tutto particolare.
(Di più non vi dico, anche perchè la trama in sè è molto semplice e rischierei di spoilerarvi tutto il film)

Cosa mi è piaciuto

Sicuramente non si può dire che l’opera lasci insoddisfatto il pubblico visivamente: l’animazione è estremamente fluida, le immagini sono curate fino nei più piccoli dettagli (il simbolo sul cavello del cellulare, la ragazza che scorre lo sfondo dello smartphone alla fermata della metro, le sfumature sulle vetrate composte negli sfondi scolastici…) e ci sono momenti in cui i panorami o gli scorci naturali sembrano reali (il ramo del parco in cui Takao e la donna si incontrano, immagine che torna molto frequentemente, sembra reale, in ogni singola foglia che lo ricopre!). La componente principale e indubbiamente sfruttata alla perfezione è l’acqua: la pioggia, le scie di bagnato su vetri e indumenti, le gocce che cadono a terra o disegnano cerchi sullo stagno o smuovono l’acqua in un vaso, in qualsiasi forma appaia questo elemento è realistico e spettacolare.
I personaggi sono prevalentemente due, opposti e complessi, ma estremamente emotivi e comprensibili. La storia è coinvolgente e il messaggio che l’autore vuole passare è semplice ma interessante e sicuramente in grado di arrivare diretto allo spettatore.
Le musiche principali sono due, ovvero il motivetto al pianoforte, main dell’opera e che esprime appieno il senso sia di solitudine, ma anche di dolcezza e di delicatezza che il film trasmette (oltre a richiamare anche l’elemento pioggia) e la canzone finale, “Rain“, che l’autore ha volutamente scelto perchè affezionato a questo pezzo. Entrambe le canzoni sono valide e armoniose e, se vogliamo aggiungere anche il fatto che il doppiaggio in italiano è abbastanza buono, si può dire che il comparto audio merita.
Il corto che anticipa il film, Someone’s Gaze, sembra un po’ pensato per i bambini, ma a modo suo e in poco tempo riesce a trasmettere il suo messaggio e quindi ad arrivare anch’esso alla sensibilità del pubblico.
Gli extra finali sono carini e sicuramente vanno a riempire un tempo che altrimenti sarebbe stato morto (perchè per l’appunto Il Giardino delle Parole dura circa 50 minuti). La parte delle bozze portate ad animazione, che mostrava contemporaneamente, dividendo lo schermo a metà, sia il bozzetto che l’animazione delle scene, è stata molto carina e sicuramente molto più leggera e scorrevole dei 17 minuti di intervista all’autore che sì, a me non sono dispiaciuti, ma credo che molti in sala avrebbero evitato.

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Cosa non mi è piaciuto

L’opera in generale è molto buona e credo meriti di essere vista. L’unica pecca, a mio parere, sta nel fatto che l’introduzione alla vicenda è abbastanza lunga e pesata, mentre quello che possiamo definire “l’incontro finale” tra i protagonisti (incontro emotivo, non tanto fisico) viene un po’ forse acceleratoed eccessivamente enfatizzato con lacrime ed esplosioni di sentimenti repressi. Ho capito qual’è il messaggio che vuole passare l’autore, ma vista la cura messa nella preparazione dei personaggi e dello sviluppo fatto per portarli ad un certo punto, racchiudere la scena clou dell’opera in 5 minuti è un po’ un peccato. Tuttavia, ripeto, questo non danneggia l’opera nè la rende meno valida o meno interessante, è solo questione di mettersi un attimo nei panni dei personaggi e capire la situazione.

Concludendo

Ho molto apprezzato quest’opera per molte delle sue caratteristiche. Come dicevano anche nella pubblicità, si, si può considerare “un sogno ad occhi aperti“, perchè sicuramente non si può rimanere indifferenti alla bellezza delle scene e dell’ambientazione, mentre non sono abbastanza convinta che (riporto sempre quello che diceva la pubblicità) Makoto Shinkai si possa considerare il nuovo Miyazaki. La sensibilità sicuramente c’è e il tema della solitudine trattato in quest’opera è sicuramente importante e gestito in maniera interessante, ma credo che questo film non possa ancora essere considerato complesso o perfetto (nè tantomeno lungo) come i grandi titoli di Miyazaki. E’ sicuramente un autore da tenere d’occhio e che potrebbe regalarci ottime opere future. Per il momento, vi consiglio di dare comunque una possibilità a questo titolo, così come l’ho fatto io.

Fatemi sapere se lo avete visto e cosa ne pensate!

A presto

– Iya&Ceres –

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4 Risposte

  1. Io non l’ho ancora visto e non vedo l’ora di poterlo guardare.
    Forse se avesse avuto una durata “classica” di un’ora e 20 o 30 minuti, sarebbero riusciti a fare meglio.. chissà..
    Cmq lo vedrò e poi ne parlerò.. 😉

    23 maggio 2014 alle 07:59

    • Bene, non vedo l’ora di leggere cosa ne pensi! 😀

      23 maggio 2014 alle 08:32

  2. Ho scritto anche io la recensione (si pubblica stanotte) e devo dire che mi è piaciuto come film sia per la realizzazione sia per la crescita psicologica dei personaggi. Per me quello che manca è un flashback sugli avvenimenti di passato di Yukari. Con quello lo spettatore sarebbe stato più emotivamente coinvolto e avrebbe anche apprezzato maggiormente la parte finale ^^

    25 maggio 2014 alle 21:25

    • Cara Acalia, scusami tanto se ti rispondo solo ora ma ho avuto una settimana di fuoco!
      La penso anche io come te, sicuramente si intuiscono le sofferenze e i pensieri di Yukari, ma approfondire un pochino il suo personaggio (visto che di base i soggetti messi in campo sono pochi) sarebbe stato ottimo, soprattutto in vista di quella scena in cui c’è questa “esplosione dei sentimenti” dei due protagonisti. Complessivamente l’ho trovata un’opera molto interessante e (come dici anche tu sulla tua recensione) poetica, se non fosse stato per questa piccola pecca sarebbe stato uno dei titoli d’animazione giapponese più equilibrati e ben gestiti mai visti (da me! XD).

      30 maggio 2014 alle 07:15

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