…I'll also show you a sweet dream next night…

Tutto quello che non ti ho detto

Circa tra settimane fa è scomparsa la mia gattina. La stessa con cui ho dormito per un anno, che ho cresciuto come fosse sangue del mio sangue, che quando la chiamavo mi saliva sulle gambe e si avvicinava con il suo musetto come per darmi un bacino. E’ stata male e non ho avuto la prontezza di aiutarla, quindi è scappata e non l’ho più rivista. Mi sto logorando da allora, sapendo che non la rivedrò mai più, ma la cosa che più mi devasta è il fatto di non averle dedicato abbastanza tempo, in particolare nel suo ultimo mese. Rimandavo ogni volta, dicendo “il prossimo fine settimana le farò più compagnia” o “domani la coccolo prima di ripartire” e puntualmente non lo facevo, rimpiangendola e sentendone la mancanza per tutta la settimana. E anche all’ultimo, quando avrei dovuto starle accanto, presa dalle parole di rassicurazione di persone che non la conoscevano e non la amavano quanto me, ho dato poca rilevanza al suo malore, anche se avevo capito che c’era qualcosa che non andava, pensando che sarebbe passato o che se peggiorava avrei fatto in tempo a chiamare il veterinario. Invece, all’improvviso, è scomparsa dalla mia vita, andando a morire da sola, in qualche remoto, freddo, angolo di campagna, mentre avrebbe per lo meno meritato di essere abbracciata e amata fino all’ultimo. E anche se è umano sbagliare, non penso che riuscirò mai a perdonarmi questo errore.

Allo stesso modo (eppure, ovviamente, in maniera totalmente diversa) circa sei mesi fa si spegneva mio nonno. Stava male da tempo, quindi eravamo consapevoli che forse non ce l’avrebbe fatta, ma era migliorato molto negli ultimi mesi e sembrava che le terapie funzionassero. Invece, improvvisamente, un sabato notte ha avuto un crollo e ci ha lasciati. Sentiamo tutti la sua mancanza, soprattutto nel suo vagare insensato per casa e ai pranzi della domenica, ma anche qui la cosa che mi ha fatto più male è il sapere di non aver  ancora avuto modo di mostrargli di essere diventata grande e di potermela cavare da sola. Giusto quella domenica avevo intenzione di fargli vedere la mia prima uniforme da lavoro, poi, col tempo, avrei voluto dimostrare che ero in grado di finire l’università e di fare il lavoro che gli ho sempre promesso che avrei fatto. E anche quella volta non sono riuscita a portare a termine qualcosa, non per colpa mia, ma è comunque un dispiacere che va a sommarsi al fatto che forse, in questi ultimi anni, proprio per l’università, non c’ero stata molto.

Già da allora avevo iniziato a dare un significato diverso al tempo, ai gesti e alla perdita di qualcuno, a vederne una nuova faccia, ma se da un lato percepivo questo leggero senso di inquietudine e di nostalgia, il vero senso dell’incompiuto l’ho provato con la vicenda più recente. Perchè sta volta potevo fare qualcosa, potevo dare di più, potevo smuovermi e cambiare le cose. Se non altro non avrei dovuto vivere sapendo di essermi lasciata sfuggire qualcosa di importante dalle mani senza neanche aver tentato con tutte le mie forze di trattenerla.

Morale della favola: ci ho messo più di una settimana a scrivere quest’articolo, perchè l’unico modo che ho per non deprimermi è pensare ad altro, anche se ogni sera, inevitabilmente, il peso del rimpianto per quello che è stato mi logora. Passerà, probabilmente, un giorno; ma mentre il dolore per la perdita di qualcuno o qualcosa di speciale va lentamente attenuandosi con il tempo, i sensi di colpa per tutto ciò che non si è fatto o non si è detto rimangono e rimarranno (forse) per sempre.
Con tutto ciò, spero di essere riuscita a toccarvi abbastanza da spingervi a trovare un po’ di tempo in più per le persone che amate, per i vostri amici, familiari o animali o di avervi per lo meno ricordato di dire a chi avete vicino ogni giorno che gli volete bene.

A presto

– Iya&Ceres –

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8 Risposte

  1. Io credo che per quanto ci si possa sforzare, per quanto tempo e attenzione si possa dedicare, quando si perde qualcuno, rimane sempre un qualche rimpianto.
    Non potremo mai rassegnarci alla perdita di qualcuno e pensare “gli ho dato tutto di me”.

    21 novembre 2013 alle 21:06

    • Sicuramente è così, anche perchè di fronte ad eventi come questi anche il “tutto” sembrerà sempre “non abbastanza”, ma ci sono rimpianti che pesano più di altri. Ma magari, dando tempo al tempo, anche queste ferite inizieranno a sembrare un po’ come tutte le altre… e anche portandole sempre con sè diventeranno un po’ più sopportabili.

      21 novembre 2013 alle 21:31

  2. Guarda, leggendo il tuo post mi sembra quasi di rivedere la storia della mia famiglia degli ultimi mesi (pur con qualche debita variante).

    Un mese fa è mancato mio nonno. Anche lui era malato da tempo e anche lui aveva un quadro clinico terrificante. Negli ultimi tempi, lui che era stato molto sveglio, stava perdendo lucidità e manualità. Una domenica mattina è stato male, più del solito. Il lunedì era morto.

    Martedì è morto il mio gatto. Aveva diciassette anni, un tumore incurabile da più di due e l’appetito di uno squalo (erano due anni che gli facevamo tutti i giorni le punture di cortisone). Sabato sera ha smesso di mangiare. Martedì a ora di pranzo l’abbiamo trovato morto.

    Per quale motivo ti scrivo questo? Sia mio nonno che il mio gatto sono stati curati e coccolati all’inverosimile dall’intera famiglia. Credo di essere andata a trovare mio nonno tutte le settimane da sempre (e gli portavo film e telefilm che si guardava poi sul pc. Adorava Big Bang Theory, Lost e i filmetti d’amore) e il mio gatto è stato curato, medicato, lavato (alla fine non si lavava più da solo) e coccolato da sempre (al punto che la veterinaria è rimasta molto stupita da tutto quello che abbiamo fatto per lui).

    Eppure quando sono morti il dubbio del “Potevo fare di più!”, “Potevo fare meglio”, “Forse è morto perché gli ho fatto una puntura di cortisone di troppo”, “Forse non dovevo fare quello” ha toccato anche me. Però io penso che pensieri distruttivi e retroattivi come questi non servano a nulla. Meglio far tesoro delle esperienze, anche dolorose, e piuttosto essere più attivi e partecipativi nelle prossime occasioni 😀

    Meglio fare una carezza ad un gattino vivo che sprecar tempo ed energie a rimpiangere il fatto di non averne fatta una ad uno morto ^^

    22 novembre 2013 alle 13:03

    • Effettivamente le nostre storie sono molto simili.

      Sono daccordo sul fatto che il rimpianto sia inutile, oltre che piuttosto logorante, e penso sarà una spinta per migliorarmi. Purtroppo, però, quello che si sa con la testa non sempre è facile farlo capire al cuore. Ma se ne farà una ragione anche lui, prima o poi…

      Grazie mille per aver condiviso con me anche la tua storia! 😀

      22 novembre 2013 alle 18:48

  3. Mi dispiace tanto per le persone e i Mici che sono mancati.
    Da qualche tempo, anche perché non sono più giovanissimo, cerco di far sapere alle persone e agli animali che amo, quanto grande e costante – benché sicuramente imperfetto – sia il mio amore per loro.
    Il tempo vola ed è sempre poco, ma è meglio spenderne sempre un (bel) po’ per coloro che amiamo (persone e animali, non faccio distinzioni), perché loro hanno bisogno del nostro amore, noi del loro.
    Lezione tardiva, ma che ho finalmente imparato.
    Vi abbraccio forte.
    Orlando

    22 novembre 2013 alle 21:00

    • Purtroppo sono sempre lezioni che si imparano quando si è avuta almeno un’esperienza del genere o la paura di perdere qualcuno. Tutto serve a farti aprire un po’ di più gli occhi.
      Grazie mille per le belle e giustissime parole, un abbraccio anche a te! 🙂

      23 novembre 2013 alle 12:09

  4. Ragazze mi è scesa la lacrimuccia, siete dolcissime.. vi voglio tanto bene!!!!

    23 novembre 2013 alle 08:58

    • Lascia perdere, mi sono commossa praticamente per ogni commento che avete lasciato! Siete stati davvero tutti molto carini, grazie per aver condiviso i vostri pensieri con me! 🙂

      23 novembre 2013 alle 12:11

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