…I'll also show you a sweet dream next night…

Punto di rottura

Parlando con una mia amica di alcune sue esperienze recenti non ho potuto non rivedere in lei la me stessa di qualche anno fa. Ogni parola che usciva dalla sua bocca mi ricordava qualcosa che avevo detto o pensato e, in seguito, analizzato da un punto di vista esterno. Voglio quindi condividere quello che per me è stato uno degli insegnamenti più grandi della vita (almeno fino ad ora), ovvero che solo noi possiamo uscire da una situazione che non ci fa star bene, e possiamo farlo solo quando desideriamo veramente il nostro bene.

Detto così potrebbe non avere molto senso per voi, ma lasciate che ampli il discorso per cercare di farvi vedere quello che anche io, dopo molto tempo, sono stata in grado di realizzare.
Tutto inizia con una storia, apparentemente normale, tra due persone. Da fuori potresti pensare che non ci siano problemi (o che non ci sia una relazione!) ma il legame che si crea tra questi soggetti e forte. Lo potremmo chiamare amore, ma col senno di poi penso che si tratti di qualcosa di diverso, forse ossessione, mista ad affetto, paura, insicurezza… ma mettiamo pure che inizialmente sia un sentimento puro. Passa il tempo e una delle due parti comincia a mostrare comportamenti strani, diversi, aggressivi o incuranti, o magari comincia a sentirsi con qualcun altro o ad uscire con altre persone (vi ricordo che non stiamo necessariamente parlando di un fidanzamento o di una relazione ufficiale); come dovrebbe sentirsi, a questo punto, l’altra parte? Magari si arrabbierà e lascierà perdere, magari si consolerà con altro (o con qualcun altro…), magari farà storie, urlerà, chiuderà ogni rapporto e andrà avanti… oppure no. Perchè si può anche scegliere di rimanere, convinti che si vuole combattere per quella persona, che non la si può perdere, che tutto passerà e le cose si aggiusteranno, i torti subiti verranno cancellati e si giungerà ad un happy ending.

A questo punto non so dirvi in che percentuale le cose possano veramente andare così e non ho idea di cosa potrebbe succedere se veramente si realizzasse quell’ipotesi. Posso solamente dirvi cosa succede spesso, cosa accade altrimenti.

Si cerca di andare avanti, non pensando ai tradimenti, alle parole non dette o agli insulti, alle violenze (fisiche o non), ai comportamenti sgarbati o al mancato rispetto. Si cerca di vedere solo l’affetto che si prova per quella persona e ci si fa bastare l’affetto che questa prova nei nostri confronti. Ma l’affetto in una relazione non è abbastanza. Non importa che mi vuoi bene se non mi rispetti o se non posso fidarmi di te. Non esiste amore se c’è la paura che si torni al solito punto, non si può vivere con l’ansia del “ci sarà un’altra?” o con la sicurezza che le cose precipiteranno di nuovo. Di fatto questo non è amore. O magari non lo è più. Una frattura può forse rimarginarsi, ma c’è un punto di rottura oltre al quale le cose non possono più aggiustarsi o tornare come erano. Perchè non è proprio più possibile vedere l’altro com’era, ma solo com’è ora e com’è stato in quel momento in cui ci ha fatto vedere l’inferno, ci ha ferite, ci ha annullato.

Quello che io posso dire, per esperienza, è che se ne esce. Ma non per merito degli amici o della famiglia o di chiunque altro. Non che la loro presenza non sia importante (lo è sempre), ma purtroppo la spinta per superare questo tipo di esperienza può solo ed esclusivamente partire da dentro di noi. Non importa quanto gli altri ci dicano “ti meriti di meglio” o “si è comportato malissimo con te” o “non vedi che ti sta usando” o “questo non è amore”, solo quando noi sentiremo che questo è vero, è nostro, in nostro “io” crede in queste affermazioni, solo a quel punto si può andare avanti. E vi garantisco che non è una cosa necessariamente graduale.
Puoi alzarti, una mattina, conscio di quanto è stato e di quello che vuoi. Conscio di esistere, di essere tuo e di volerti abbastanza bene da non scendere a compromessi. Perchè non puoi essere la cura per una persona che non è malata, ma è proprio sbagliata (e se non di per sè, almeno è sbagliata per te!). E lo vedi. Vedi quel futuro che ti sei preclusa per tanto tempo, pensando che tutta la tua vita fosse li, mentre al di là di quello che ti eri ridotta ad essere (che non è che il fantasma della persona che sei) c’è un mondo di possibilità, di persone più adatte a te, di sogni da inseguire, di libertà da assaporare.

Questa è la storia di come una persona può disintossicarsi dalla sua ossessione. Alla fine, forse, non è un discorso neanche molto diverso da quello che si potrebbe fare sulle droghe, sull’alcol o su qualsiasi altra dipendenza. Fatto sta che si può superare tutto, se si vuole, e la volontà può solo nascere dalla coscienza che noi siamo qui per vivere la nostra vita in primis per noi stessi: siamo qualcuno, siamo vivi e siamo i protagonisti della nostra storia, non i personaggi secondari nel film di qualcun altro.

Capitelo. Sentitelo in voi, ascoltatevi e vivete.
Penso che non smetterò mai di dirvelo…

– Iya&Ceres –

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4 Risposte

  1. Bellissimo post.. anche io ho vissuto esperienze simili ma poi anche io ho capito!
    Penso che un po’ tutti viviamo qualcosa del genere nella nostra vita!

    21 ottobre 2013 alle 08:59

    • E’ una tappa abbastanza comune, solo che tante persone non se ne rendono neanche conto e una volta che si ritrovano davanti ad una situazione simile finiscono per ricommettere lo stesso errore. Ma prima o poi si impara e si cresce! 🙂

      21 ottobre 2013 alle 12:50

  2. Il problema è che uno può dare tutti i consigli saggi del mondo ma è l’altra persona che deve acquisire consapevolezza di quello che le sta succedendo. Finché non succede è tutto inutile. Purtroppo.

    21 ottobre 2013 alle 10:02

    • Vero. E talvolta coesistono sia la consapevolezza della propria situazione sia la volontà di tener duro. Ma alla fine anche gli sciocchi si rendono conto che non si può andare avanti con qualcun altro che ti calpesta! E io sono stata mooolto sciocca, ma comunque ne sono uscita e ora non mi lascio più schiacciare da nessuno! 😉

      21 ottobre 2013 alle 12:53

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